Creato da lapassante0 il 11/02/2008

Chiaraviola

"Ci sono persone che lottano tutta la vita è di loro che non si può fare a meno" B. Brecht

 

 

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Fenomeno Facebook: la grande babele virtuale finalmente trasparente.

Post n°124 pubblicato il 13 Ottobre 2008 da lapassante0
 

Una nuova realtà virtuale si è imbattuta sulle nostre vite, come se non fossero già abbastanza tecnologizzate... per molti di noi facebook è una nuova scoperta.

Eh sì dico nuova perchè siamo di fronte a qualcosa che raramente si è visto prima: certo c'è chi da anni aveva aperto un blog sulle varie piattaforme che permettono di aprirne uno gratis (splinder, libero, alice, wordpress, etc), c'è chi utilizza windows messenger che permette di chattare istantaneamente, c'è chi si collega ai vari forum e chat, spesso con tematiche particolari e passioni comuni (sport, calcio, politica, arte, motori, donne, gossip o chi vuoi tu...), c'è chi aveva aperto una pagina su myspace (altro grande, ma più macchinoso social network).

Ma niente assomiglia a facebook: lo posso dire con quasi certezza, io che navigo la rete ormai dal 1997, quando con il mio vecchio pc IBM andavo alla scoperta del mondo e fui conquistata definitivamente da internet e dalla sua capacità di reperire informazioni ovunque. Da allora è stato un viaggio continuo, una ricerca ossessiva di nuovi modi di comunicare, di nuove amicizie, di emozioni, di delusioni... e di pensieri e di parole.

Perchè nessun dubbio che la vita vera è fuori dalle mura di casa, nella nostra città, nel nostro quartiere, tra le persone che ci circondano e non in uno schermo del pc che rischia pure di rovinarci gli occhi, è anche vero, però, che la profondità che si instaura dietro le tastiere, la complicità che si prova leggendo e scrivendo, le riflessioni che nascono attraverso la parola scritta raramente si riesce a trovarle fuori, con quella parlata, dove trionfa in realtà l'effimero e la frivolezza... e forse anche solo per timidezza non si ha quasi mai il coraggio di manifestare pensieri profondi, succede a me come a tantissime persone.

Una cosa che mi piaceva meno di internet e della vita virtuale, è che quasi sempre mi capitava di conoscere persone, il cui volto mi era quasi sempre sconosciuto... e spesso si nascondevano dietro a nick dal nome impronunciabile. Ciò creava in me una grande diffidenza e mi impediva di lasciarmi andare del tutto... mancava secondo me uno dei valori più importanti, a mio avviso, dell'amicizia: la trasparenza.

Facebook ha abbattuto perfino questo tabù: ha reso trasparente la comunità virtuale e finalmente ho trovato uno spazio dove incontrare tantissima gente anche della mia città: qui ho trovato i miei compagni delle elementari, medie, liceo, università e perfino i miei colleghi! Ho ritrovato amici che avevo già incontrato sempre nella vita virtuale e poi in quella reale. Un miracolo... nemmeno ai matrimoni succede qualcosa di simile...

Avevo da qualche mese un blog, dove mettere on line tutto quello che mi passava in testa: immagini, parole, pensieri... ma era una sorta di diario moderno che non interessava a nessuno, se non a qualche coraggioso amico, che scriveva commenti più per pietà che per altro... quasi forzatamente. Piano piano mi accorgevo che i miei post non li commentava più nessuno... andavo a senso unico, e mi rendevo conto che era assurdo avere un blog senza che nessuno partecipasse. Mi sentivo ridicola... anche se ammetto che mi aiutava ugualmente a mettere ordine ai miei pensieri e rileggere le mie riflessioni (sempre meglio di niente).

Ecco che si è risolto anche il problema della comunicazione: facebook è bello e coinvolgente, ma nello stesso tempo mi spaventa... rischia di diventare una droga per chi se ne appassiona, difficile farne a meno e non avere la voglia di andare a vedere se qualcuno ci ha scritto e commentato appena si accende il pc la mattina al lavoro.

Io mi conosco e sono praticamente dipendente dai mezzi tecnologici, non riesco più a fare a meno del cellulare (sms) e del pc che sono diventate le mie protesi tecnologiche... sono giustificata certo (non posso telefonare), ma vi avviso... dobbiamo cercare di darci un rigore comportamentale e non farci condizionare da tutto questo mondo bellissimo, ma dispersivo...

In mio soccorso arrivano puntuali le parole del mio grande amico Roberto, critico cinematografico per passione e fondatore di un bellissimo blog sul cinema (cinemavistodame.splinder.com) che parla del film Babel di Alejandro Inarritu, con Brad Pitt e Cate Blanchett, e la docente del Politecnico di Milano (facoltà di design) Eleonora Fiorani, epistemologa di fama mondiale che ha osservato brillantemente il rapporto tra uomo e tecnologia.

Buon divertimento!

Le parole di Roberto, un amico conosciuto nel mondo virtuale:

"(...) Dobbiamo ammetterlo proprio noi blogger che lavoriamo con questi nuovi mezzi di comunicazione.

Più, paradossalmente, aumentano i media e meno le persone riescono a comunicare tra loro ed a comprendersi. Questa è, peraltro, la metafora infondo usata anche nel titolo dell'opera Babel di Inarritu.

Ecco allora che il regista ex DJ ci compone gradualmente un quadro in cui il tema centrale dell'opera, quello della incomunicabilità (che giustifica, peraltro, pienamente il titolo), viene sviluppato intrecciando storie che vivono nel medesimo momento le conseguenze dell'incapacità dell'uomo contemporaneo di ascoltare e di comprendere l'altro. González Iñárritu
invece usa la sordità.

In questo altro visto sempre con diffidenza, in questa assenza di fratellanza fra le genti a volte persino all'interno di una coppia di sposi, si palesa forse l'intento primario di comunicazione del regista.

Nessuno degli esistenti è in grado, forse anche avendone la potenzialità, di comunicare con gli altri.

Ogni gesto, ogni piccolo accadimento è foriero di equivoci, di errate interpretazioni.

Michelangelo Antonioni - forse il più importante regista italiano che ha affrontato, nel suo cinema, il tema della incomunicabilità - utilizzava, spesso, nei suoi film la metafora della nebbia quale elemento formale di suggello di tale condizione umana.


Kôji Yakusho - Yasujiro

La principale funzione drammaturgica dell'esistente Yasujiro, splendidamente interpretato dalla giovane attrice Kôji Yakusho è proprio quella di creare una storia centrale in cui l'handicap della ragazza fornisce spunti filmici molto evocativi grazie alle sequenze in cui il linguaggio audiovisivo si priva della traccia sonora per trasmetterci amplificandolo, lo stato d'incomunicabilità di quell'esistente, quale metafora unificante un po' tutti gli altri eventi e gli altri esistenti del film.
(tratto da Roberto Bernabò, Recensione del film Babel)
Le parole di Eleonora Fiorani:
"Dobbiamo capire che le strutture esterne lavorano sulla nostra interiorità, sulla nostra dimensione profonda, generando in quella sede i nuovi bisogni.
In realtà, però, i veri bisogni, le vere necessità, restano insoddisfatti.
Noi infatti, nella situazione attuale, siamo sempre più circondati da oggetti, ma in realtà siamo sempre più poveri, poveri rispetto alla capacità di comunicare, di elaborare stimoli, di interpretare ciò che ci circonda, pur nell’iperstimolazione che ci proviene dalle parole e, ancora di più, dalle immagini.
Certamente io sono dell’idea che le cose vadano molto male; penso che
quello che sta capitando è che stiamo cercando di fare a noi stessi quello che abbiamo fatto alla Natura, vogliamo dimenticarci la nostra dimensione originaria, remota, e questo mi fa molta paura, mi spaventa molto.
Vogliamo cercare di adeguare i ritmi umani, biologici, del corpo, che hanno i loro tempi, ai ritmi dell’artificiale, mentre sarebbe giusto vivere anche, ma non solo, la dimensione artificiale e tecnologica.
Noi pensiamo di manipolare le macchine, ma in realtà anche le macchine manipolano noi, agiscono su di noi; non è mai un rapporto unilaterale, ma di scambio.
E’ il problema della cosiddetta “deriva tecnologica”, cioè la tecnologia che non è più in funzione dell’Uomo ma del mercato, ed è questo che non funziona. Non è la tecnologia in se stessa ad essere un male, ma il modo in cui la società la vive e la gestisce.

Per uscire da questa situazione Noi non abbiamo che Noi stessi. Le risposte devono venire da noi stessi. Certamente stiamo attraversando un periodo molto difficile, di transizione, che non sappiamo quanto potrà durare e dove ci porterà; io non ho delle risposte ma so che non abbiamo che noi stessi, non c’è niente e nessuno che può aiutarci. "

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Commenti al Post:
Nuta
Nuta il 14/10/08 alle 11:03 via WEB
non so giudicare: come sai anch'io mi sono iscritto a face book, ma non sono in grado di capirne la bontà. Sinceramente all'inizio mi è parso un territorio complicato, ma so anche che con l'abitudine tutto diventa familiare. Personalmente non ho questo tipo di dipendenza: sono più fragile su altri punti, in quelli la compulsività rischia spesso di prendere il sopravvento. Io mi muovo con molta rapidità nel mondo dei blog, che sia il portale di libero o altro, nel senso che tendo velocemente ad uscirne. Sento anch'io la voglia di esprimere delle idee, di avere uno spazio pubblico, ma mi scontro continuamente con una realtà - che non è virtuale, ma reale, perché qui dentro ci sono persone vere come noi due - che non corrisponde a quanto mi piacerebbe corrispondesse e che non recepisce come vorrei ciò che scrivo. Allo stesso tempo non trovo qui, salvo rare eccezioni, spazi che catturano la mia attenzione a dai quali imparo e conosco cose che vorrei imparare e conoscere. Se son rose, comunque, fioriranno. Vedremo 'sto face book...
 
 
lapassante0
lapassante0 il 14/10/08 alle 22:34 via WEB
Vedo in te una certa diffidenza verso questi strumenti virtuali e in parte posso capirla, ma la questione è troppo personale per potere darti ragione... a me, per esempio, ha letteralmente cambiato la vita e nettamente in meglio. Nella vita reale per me è molto difficile provare le stesse emozioni che mi capita di frequente qui... ho conosciuto persone che nemmeno avrei sognato di conoscere nella mia città, mi sono però accorta di conoscere pochissimo Bergamo e che è giunta l'ora di iniziare ad accettare serenamente la realtà dove vivo e la gente reale che mi circonda, migliore o peggiore di me non importa... ci proverò.
 
   
Nuta
Nuta il 16/10/08 alle 23:09 via WEB
non è diffidenza, è che non fanno per me. Ognuno è diverso. Io non riesco a stare troppo su libero o su qualsiasi altro territorio virtuale. Lo stesso effetto, con le dovute differenze, che mi fa la televisione. Per questo non sono la persona adatta a lasciare un giudizio sull'argomento
 
ilike06
ilike06 il 15/10/08 alle 08:17 via WEB
ti lascio un saluto :)
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
Anonimo il 23/10/08 alle 10:31 via WEB
Non ho letto tutto il tuo post, ma credo ciò che basta a scrivere ciò che penso. Il problema non è Facebook, splinder, myspace.. è l'uso che la gente ne fa. E' come - scrivi tu - ne diventa DIPENDENTE, quasi non si rendesse più conto in effetti che la realtà non è lì dentro, ma fuori da loro e intorno a loro. C'è chi comincia a confondere le due cose, questo è gravissimo. Ho saputo di persone iscritte a Facebook, in particolare, che fanno vanto di avere ben 80-90 oltre 100 AMICIZIE. Ma davvero si può credere che quelle siano AMICIZIE? Persone che magari non vedrai mai, non guarderai mai negli occhi, non ci prenderai mai un caffè... è possibile definirle: AMICIZIE?!! Il problema è che ci si crede davvero, con una conseguente perdita di valori nei rapporti umani e sociali. Sembra che qui sia tutto un fatto di numeri. Più amici hai e più accettato e ben inserito "socialmente" sei e solo questo conta. Non la qualità dei rapporti, ma la quantità ( tanti e superficiali, nel fondo ). Inoltre, chiediti perchè parlare con uno sconosciuto raccontando un'intera vita risulta più facile che con gente che già conosci perchè ne temi il giudizio. La verità: perchè ci si sente estremamente SOLI. E nemmeno con chi ci è amico da una vita - ma sul serio -si riesce a parlare onestamente di noi, quindi bisogna sfogarsi col primo anonimo che passa e che ci tende una mano viruale. DIPENDENZA è una brutta parola, tanto più leggerla qui, o altrove come mi è capitato, riferita a un social network di fantomatiche persone che nel tuo quotidiano non vivrai mai - forse - ma che ti tengono compagnia riempinedo la solitudine e il vuoto che si sente. Perchè la realtà è questa.
 
 
lapassante0
lapassante0 il 23/10/08 alle 13:14 via WEB
Grazie per avere scritto il commento, molto interessante, su cui mi soffermerei ore a discutere... è indubbio che ciò che scrivi è vero ed è l'amara verità, aggiungerei. Purtroppo diventare DIPENDENTI da questi strumenti tecnologici è una seria possibilità e può colpire persone anche solitamente diffidenti e abituati a non abusare troppo delle cose. In particolare l'uso del pc è diventato di fenomeno mondiale, ormai tutti lavoriamo con il pc sotto gli occhi ed è molto raro che siano in pochi a non averlo ancora imparato ad usarlo. Io stessa sono una persona abbastanza timida, e raramente nella vita normale riesco ad avere la spontaneità che mi capita di avere qui nel virtuale, dove riesco ad avere il pieno controllo delle cose a 360 gradi... nel quotidiano le cose appaiono più sfuggenti, difficili, superficiali... nello stesso tempo concordo con te nell'usare con cautela la parola AMICIZIA... ovvio che la vera amicizia è quella costruita in molti anni, io stessa penso di averne pochissimi.. quasi li conto con le dita delle mie mani. Ma su internet ne ho conosciuti tanti altri che magari ho visto solo 3-4 volte, ma che ugualmente riesco ad avere un rapporto sincero e schietto... e la molla è stato proprio quello dell'incontrarci successivamente di persona.. lì scatta immediata la fiducia, per poi tornare a cercarsi nel virtuale per scambiarsi, parole, immagini, emozioni.. questo secondo me è il bello di facebook. Un esempio l'ho vissuto in prima persona: una mia vecchia compagna di università ha fondato un gruppo di ex allievi di un laboratorio di progettazione del 1998, ci siamo ritrovati tutti lì a scambiarci immagini, commenti e discussioni... e alla fine si è aggiunto anche il nostro professore di allora! Molto emozionante e a tratti commovente e divertentissimo... così divertente che stiamo organizzando una bella scampagnata tutti insieme per andare a trovare il Professore. Ecco questo è l'esempio migliore per cercare di capire come utilizzare al meglio questi strumenti informatici senza esserne troppo dipendenti. Anche solo rispondere al tuo commento mi aiuta ad essere migliore e ti ringrazio per essere passato di qui. A presto. Chiara p.s.- non ci conosciamo vero? perchè sul commento non ti sei firmato e mi piacerebbe sapere almeno il tuo nome... grazie.
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
Anonimo il 23/10/08 alle 15:36 via WEB
Mi chiamo Sara. Piacere. Sono capitata qui per caso, non credo di conoscerti. Concordo con te quando dici che si può fare un uso appropriato di questi social network "agganciando" persone che poi si è capaci di incontrare e con cui ci si può confrontare nel quotidiano prima che la virtualità - la fantasia - prenda il sopravvento. Vi sono molti di questi pseudo rapporti che di fatto non si concretizzano mai proprio perchè la vitualità nel tempo ha sostituito la realtà e si teme di conseguenza e a lungo andare il sano approccio diretto con la persona. Ecco, io critico coloro che hanno fatto della realtà virtuale la loro unica realtà e non sono più capaci di scindere le cose. Per il resto credo che la maturità, l'intelligenza, le capacità di relazionarci con i nostri pari basata su una sufficiente stima di se stessi, devono far da timone alla nostra vita sociale e alle future relazioni da intraprendere. Grazie a te di avermi risposto Chiara. Sara
 
 
lapassante0
lapassante0 il 23/10/08 alle 20:52 via WEB
Piacere mio Sara... le parole che ho messo sul post di Eleonora Fiorani sembrano quelle che esprimono meglio quale sarebbe l'uso migliore di queste tecnologie. "penso che quello che sta capitando è che stiamo cercando di fare a noi stessi quello che abbiamo fatto alla Natura, vogliamo dimenticarci la nostra dimensione originaria, remota, e questo mi fa molta paura, mi spaventa molto. Vogliamo cercare di adeguare i ritmi umani, biologici, del corpo, che hanno i loro tempi, ai ritmi dell’artificiale, mentre sarebbe giusto vivere anche, ma non solo, la dimensione artificiale e tecnologica. Noi pensiamo di manipolare le macchine, ma in realtà anche le macchine manipolano noi, agiscono su di noi; non è mai un rapporto unilaterale, ma di scambio." Comunque concordo con te la preoccupazione della mancanza di comunicazione sociale... i ragazzi sono sempre più chiusi nelle loro camere ipertecnologizzate, fanno ricerca su internet e non vanno più nelle biblioteche, si impigriscono mentalmente e conoscono meno dei ragazzi delle generazioni precedenti lo spirito di sacrificio e l'impegno. Perfino i giornalisti italiani scrivono gli articoli basandosi su informazioni recuperate su google e con telefonate superficiali e troppo brevi... Io penso che oggi come oggi fare ricerca non è facile e sapere cercare bene è la stessa cosa sia in biblioteca che su internet. Io ho una dote abbastanza rara, riconosco abbastanza velocemente il tipo di persona che ho a che fare dal modo di scrivere... si capisce tantissimo! Poi ovviamente non basta... ma è già un indizio importante. Tu per esempio scrivi molto bene e ti esprimi con una chiarezza invidiabile. A presto e grazie ancora. C.
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
Anonimo il 24/10/08 alle 09:36 via WEB
Io credo che sì, si possa intuire molto di una persona dal modo in cui si esprime attraverso la scrittura ma ci sono ancora altrettante sfumature da cogliere che delle parole messe bene in fila non potranno mai rivelarti di chi è al di là di un monitor o di un foglio di carta qualsiasi. Ad esempio, si possono esporre concetti e idee che mostrano una certa maturità, cultura, intelligenza, profondità, ma ciò non sta comunque ad indicare una Maturità di altro tipo: quella del sapersi poi di fatto relazionare con gli altri - ad ogni tipo di livello sia - in modo "sano" e costruttivo. Si può essere anche persone estremamente mature o intelligenti dal punto di vista strettamente teorico ma scadere drasticamente nell'ambito delle relazioni - reali - perchè sprovvisti di una "intelligenza emotiva". E cos'è che più conta allora se poi non si riesce a mettere in pratica davvero ciò che si pensa o esprime? L'intelligenza? La cultura? Il saper essere abile con le parole tanto da sedurre gli altri? O ciò che più conta in fine è la CONCRETEZZA, i fatti. Chiara, mi ha fatto piacere quanto hai scritto, ma so che sai che bisogna saper guardare sempre oltre. E logicamente ci tengo a dirti che se ti parlo così, o ho parlato in un certo modo dei social network in generale, è perchè in passato anch'io sono stata tra coloro che ne fanno un abuso. E tanti e tanti si riescono ad incantare con le chiacchere, ma poi... Grazie di avermi dato la possibilità di "dialogare" con te, e in un modo tanto costruttivo, almeno per me. Davvero. Buona giornata. Sara
 
 
lapassante0
lapassante0 il 24/10/08 alle 14:11 via WEB
Ancora una volta le tue parole colgono nel segno... lette e rilette, non sono concetti nuovi, almeno per me, già elaborati almeno nel pensiero anche se raramente condivisi e commentati con altre persone. Le tue osservazioni mi interessano molto perchè coinvolgono anche me stessa e il mio rapporto con la tecnologia e la vita sociale. Semmai non penso di avere problemi di sincerità o di persuasione, per fortuna sono stata costretta fin da piccola a fare i conti con la realtà e poi faccio anche un lavoro che mi costringe tutti i giorni ad essere sincera con me stessa, con i colleghi e con le cose che progetto... altrimenti non potrei mai diventare un buon architetto. Relazionarsi con gli altri non è mai operazione semplice e ricordo ancora oggi un sms di una cara amica quando mi lamentavo delle difficoltà di dialogo con tante persone... mi rispose così "Con gli altri si può sempre imparare a stare, il casino è stare bene con se stessi". Ecco una frase che mi ha colpito e che non sono più riuscita a dimenticare. Penso che ci voglia equilibrio... ci vuole intelligenza e nello stesso modo sapere rispondere con i fatti, un pò come il mestiere dell'architetto... a cosa serve l'idea, il progetto se poi non viene mai realizzata? Però esiste anche il problema contrario... ovvero ne conosco di gente che fa le cose senza ragionare, senza pensare, senza avere profondità... quelle sono le persone che mi spaventano di più e purtroppo sono in grande aumento. Non è una caso che oggi la società premia maggiormente le persone che urlano, che si fanno notare in modo spudorato, che curano l'estetica, la forma, senza dare importanza ai ragionamenti, alle parole, ai pensieri... la parte sana della società è discreta, timida e concentrata... per questo viene scavalcata sempre da chi sa usare meglio certi mezzucci discutibili. Grazie di partecipare a questa discussione... andrei avanti per ore... e spero di ritrovarti ancora qui. C.
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
Anonimo il 24/10/08 alle 15:06 via WEB
Al contrario di te, sono più spaventata da coloro che mettono insieme solo a parole tanti bei discorsi sensati, corretti e maturi e poi non li sanno applicare nella realtà, piuttosto di coloro che alla fine vivono di superficialità quanto nei gesti che nelle parole. In quel caso non esiste un “abisso” profondo tra teoria e pratica, non c’è una sorta di “manipolazione”- più o meno consapevole - che agisce attraverso il dialogo o la parola scritta al fine di… per questo tendo a “giustificare” di più quella tipologia di persone che si rapporta agli altri con maggiore superficialità perché – magari sbagliando, non so – l’associo ad una ingenuità di fondo, ad una scarsa capacità d’introspezione, di esperienze elaborate al fine di una crescita: di “spessore umano”. Ho riletto più volte il messaggio della tua amica che riporta queste parole: “Con gli altri si può sempre imparare a stare, il casino è stare bene con se stessi" OK, verissimo. Ma è davvero possibile stare bene con gli altri se non lo si è con se stessi? Più che imparare a stare con gli altri, io credo ci si adatti agli altri. Dico: se non sono in sintonia con me stessa, se non mi sento “forte di me”, tutto ciò che faccio o esprimo durante la giornata diventa solo un mascherare una mia realtà interiore per meglio adeguarla a quella circostante pur di mantenere rapporti comunque APPARENTEMENTE soddisfacenti. E qui torniamo al discorso dell’apparire a discapito dell’Essere, ciò che tu scrivi bene, premia la società di oggi, la stessa che poi se ne lamenta. Vedi Chiara, quanto ho scritto in questi commenti , proviene da una persona che ha sofferto molto il peso di quei falsi valori di cui siamo stati e continuiamo ad essere nutriti e che solo da pochissimo – quasi me ne vergogno - si è SVEGLIATA scoprendo che essere se stessi, o cercare di esserlo il più possibile, costa sì tanta fatica e coraggio, ma ti rende ASSOLUTAMENTE LIBERA e meno “paurosa”. Il timore della solitudine, del vuoto, il malessere che si prova nel non potersi esprimere apertamente – perché troppo influenzati dall’esterno - e che porta al mascheramento pur di compiacere ed essere socialmente ben accolti, col tempo svaniscono. E questo non ha prezzo. Credimi – anche se sento bene che lo sai -. Grazie di nuovo. Non voglio diventare stucchevole a forza di ringraziamenti, ma sai, questo è uno dei rari casi in cui sento, almeno qui sul web, di poter avere“un confronto”che mi arricchisce. Buon fine settimana. Sara
 
 
lapassante0
lapassante0 il 24/10/08 alle 19:46 via WEB
Cara Sara, sapessi quanta gente (in Italia poi) parla, parla, parla e poi non applica ciò che dice nei fatti... la nostra classe politica non è un esempio? E anche la parte sana della società non è esente da colpe, penso agli scrittori, ai registi, ai professori universitari che preferiscono chiudersi in se stessi e non partecipare nella vita sociale... non è una forma di egoismo anche questo? Io sono nell'opinione che sia quasi indispensabile sentirsi un pò pecora nera (almeno nel passato) per capire certe cose... solo attraverso la sofferenza capisci il senso della vita, chiaramente parlo per me... perchè anche io ho avuto un passato non facile e ancora oggi sento di non avere del tutto chiuso con certi problemi... Comunque essere liberi è un lusso che va conquistato giorno per giorno... costa tantissima fatica e quasi quasi la sensazione di sentirsi arrivato non lo puoi nemmeno sfiorare... oggi poi che siamo travolti tutti i giorni dai mass media, dai rumori, dalle telefonate, da tante parole superficiali, dalle immagini, è sempre più difficile. Nonostante tutto rimango ottimista. Buona serata e buon week end anche a te. C.
 
cinemagora
cinemagora il 29/10/08 alle 17:18 via WEB
ciao Chiara..credo di essere tremendamente in ritardo per le segnalazioni di film/frontiera che mi avevi chiesto..ho avuto parecchio da fare. dove ti posso rintracciare? su facebook? vediamo di utilizzare al meglio questo strumento tanto (s)parlato..buona serata con la Fiore?!
 
 
lapassante0
lapassante0 il 29/10/08 alle 17:47 via WEB
Assolutamente non sei in ritardo... ci mancherebbe... Già stasera Fiorentina Inter senza Gilardino e Mutu... boh... vedremo se Jovetic e Pazzini riescono a rimpiazzarli al meglio. Scrivimi pure in una mail... ti aspetto qui: chiamanz@tin.it Buona serata e grazie! C.
 
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(Renzo Piano)
Questi sono i miei progetti, l'architettura è il mio lavoro nonostante non abbia mai scelto di farlo...
 

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La ragione l'è dei bischeri

Il fiorentino ama la rissa (verbale) , il dissenso aperto, la battuta pronta e diffida di chi gli dà facilmente ragione, perché ci tiene ad averla, ma quando si sente dire "L'ha ragione, l'ha ragione..." sospetta che lo si prenda in giro (per bischero) e che uno gli dia ragione per poter continuare a fare quello che gli pare.

In passato era ben vivo il gusto per le allusioni, la battuta con o senza doppio senso da cogliere al volo o dimenticare per sempre. Perché una battuta spiegata è un disastro. (Caterina)

Io con Caterina, la mia sorellina di cuore...

I Fiorentini sono dei passionali trattenuti e la fiorentinità è loro scudo. Prendono in giro gli altri soprattutto quando fanno cose che farebbero anche loro, in un festival perverso di autoironia. Questo scudo li rende spesso un po' chiusi, un po' orsi, tanto sono diffidenti, sospettosi, sempre pronti a pensare che gli altri li vogliano fregare. Ma è anche la loro salvezza: Firenze difficilmente si plasma, difficilmente si piega. Il loro terreno non è fertile per chi vuole piazzare le tende delle limitazioni alla libertà, e di questo i Fiorentini ne saranno sempre tremendamente orgogliosi e fieri! (Sandro)

I miei amici con i quali condivido la mia passione viola... Sandro, Caterina, Cristian, Simone e Salvatore, intelligenza e cuore: persone splendide.

 

E LA FIORENTINA

E’ tutto peggiorato nel mondo, non solo nel calcio, e allora bisogna partire da se stessi: in Italia si amano i riti, anche quelli falsi, evidenti, ridicoli… il calcio è un po’ tutto questo. Non so se siamo tifosi idioti, ma so che siamo veramente innamorati e che allo stadio andremo ancora. E sia chiaro:  non vogliamo regali, anche perché sappiamo che così è più bello vincere e non ce ne frega niente se siamo gli unici a farlo (o forse qui mi illudo?). Siamo rimasti solo noi? E allora diamo il meglio di noi stessi, non ci pentiremo, ma soprattutto teniamoci ben stretta la nostra diversità.

... penso all’urlo collettivo di Firenze, a quel modo di gridare al mondo la propria voglia di esserci.
Non esistono tifoserie capaci di esplodere d’amore infinito come i fiorentini. Una parte dell’Italia se ne è accorta, ma sinceramente non ci interessa… in fondo quelli che ora ci fanno i complimenti, sono gli stessi che hanno cercato di distruggerci… ipocriti…
Ci guardiamo in faccia e ci accorgiamo di avere negli occhi una luce nuova, intensa, brillante…quella luce è la Fiorentina. Hanno provato a portarcela via, non ci sono riusciti. E sapete perché? Immaginate di chiudere gli occhi, di riaprirli e accorgersi di vivere un sogno vero. Un sogno chiamato Fiorentina. Squilla il telefono, è un’amica, non tifosa, ma evidentemente contagiata…”Chiara, sono strafelice per te…un amore sincero non muore mai”.

 

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Mettici la pancia: www.nontoccarla.it Un movimento di uomini e donne che vogliono esprimere una volontà semplice: 194, non toccarla. 

 

Essenso figlia privilegiata di due ex sessantottini il mio cuore è inevitabilmente ROSSO... Posso vantarmi di essere sempre rimasta fedele alle mie idee, anche se i tempi cambiano e la politica di oggi non è granchè. VORREI PIUTTOSTO AVERE LA STESSA DIGNITA' E FORZA MORALE DI QUESTI GRANDI UOMINI E DONNE, ALCUNI DI LORO VERI MARTIRI... SALVADOR ALLENDE, ERNESTO CHE GUEVARA, FIDEL CASTRO, JOSE' ZAPATERO, ENZO BIAGI, NILDE IOTTI, ENRICO BERLINGUER, PALMIRO TOGLIATTI, ALDO MORO. NELL'ATTUALITA', OLTRE A WALTER VELTRONI E ZAPATERO, ABBIAMO ROBERTO SAVIANO, UN RAGAZZO ECCEZIONALE E SONO ORGOGLIOSA CHE CI SIA UN ITALIANO, COETANEO CAPACE DI RIMANERE COSI' INTEGRO, LUCIDO, INTELLIGENTE E FORTE... LA SUA TRAGICITA' MI RICORDA PER CERTI VERSI QUELLA DI PASOLINI, LA SUA COERENZA INTELLETTUALE E' LA STESSA DI ENZO BIAGI, LA SUA PASSIONE PARI A QUELLA DI INDRO MONTANELLI... FINCHE' SCRIVERANNO PERSONE COME LUI, POTREMO ANCORA AVERE SPERANZA IN QUESTO MONDO.

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