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Gheddafi

Post n°732 pubblicato il 12 Giugno 2009 da habral
 

La ragion di stato. In passato come Italia l'avevamo vista all'opera poco o punto. Qui siamo ai massimi: un dittatore condannato da un tribunale europeo quale mandante dell'omicidio, della strage di 270 civili sui cieli scozzesi accolto come un re, con tutti gli onori, i meriti, le aperture e chiusure di porte, i salamelecchi in quel di Roma!

Tutto perché siamo sotto la sua minaccia, ricatto, di aprire le coste ed invadere il nostro paese con migliaia di profughi che non sapremmo gestire e che non vogliamo gestire. Tutto, quindi, per continuare a stare bene, per non avere problemi, per non avere grattacapi. Complici di un assassino conclamato e reo confesso pur di stare in pace.

Molti sono i ricatti a cui è stata sottoposta l'opinione pubblica europea. Non si sa da dove far cominciare la lista, ma certamente essa comprende anche e soprattutto Hitler, tollerato e segretamente ammirato fino a quando non ci trascinò nella pazzia di una guerra globale.

Accostare Hitler a Gheddafi è azzardato? Più che accostarlo Admadinejad? Quello che nega l'olocausto? Ma l'iraniano è un dittatore? Non pare, visto con gli occhiali occidentali. Lui, Ahmadinejad le elezioni le fa e le vince o le perde. E Gheddafi? No, lui no. Lui nega i diritti civili, impedisce alla gente di espatriare. Manda la polizia a chi non la pensa come lui. Gheddafi è un dittatore. E' certo che lo sia.

Facciamo affari con lui? Tutto l'occidente ha sempre fatto così. In segreto, in silenzio si fanno gli affari. Qui è diverso: qui è l'apoteosi, qui è lo smacco, l'umiliazione: quello viene qui con le foto appuntate sul petto che ricordano i delitti dei fascisti e imputa a noi quei delitti, forte della logica che un Alemanno è o è stato un fascista, fascista convinto. A questo ci trascina questa classe politica, lo sdoganamento del partito fascista sotto mentite spoglie, il valico di Fiuggi, fatto con le truppe che inneggiavano e inneggiano ancora al duce e con i generali che tacciono e parlano di ventunesimo secolo, come se il passare del tempo possa servire a qualcosa se le idee, i sentimenti non cambiano.

E comunque è un merito di questo governo il fatto che un dittatore venga a casa nostra a tenere lezioni di storia italica.

Ricorda Settimio Severo, che pare fosse libico di nascita, ma, ricordo, romano di cultura. E Gheddafi di che cultura è? Italiana? Occidentale? Uno che dice in pubblico che democrazia viene dall'arabo? Non sembra. Francamente non sembra.

Ci sarebbe da scendere in piazza, ma televisioni, paura e petrolio ci tengono ben chiusi nelle nostre casette.

 
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