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Panebianco

Post n°758 pubblicato il 09 Dicembre 2009 da habral
 
Tag: poltica

Chissà perché ogni volta che leggo il Professor Panebianco mi girano quelli che Camilleri chiama i cabezzisi.

Sulla manifestazione di sabato a Roma dice che tanto non cambierà niente, che non sono le manifestazioni a cambiare le cose, che non sono mai state le manifestazioni a cambiare le cose e che fa bene il PD di Bersani a starsene lontano.

Ora: non entro nella questione se faccia bene o male il PD di Bersani a stare dove sta, ma che le manifestazioni di piazza non abbiano mai cambiato nulla mi pare una tale corbelleria da far girare per l'appunto le sorelle dei famosi cabezzisi, le altrettanto celebri coconnes.

Ci sono stati fior di manifestazioni che hanno spinto al cambiamento, sia nel novero di quelle, reiterate, che hanno portato ad una rivoluzione, che nel gruppo di quelle più modestamente estese che hanno indotto riflessioni, pensieri, domande, i quali, a loro volta, hanno fatto cambiare opinione ai più.

Quella di sabato non rientra né tra le prime, né tra le seconde? Può essere, ma che Panebianco abbia il coraggio di dirlo, di dire che un dissenso vero, profondo a Berlusconi oggi in Italia non c'è o se c'è non è sufficientemente diffuso e morta lì. Questa è l'opinione del Professore, valida come ogni altra, ma che la piazza non serva, dirlo, dire questo, che la piazza non serve, dimostra una concezione ben strana e particolare della democrazia, tipica, ahimé, direi, della nostra povera Italia, quel gioioso paese in cui tutto cambia perché nulla cambi.

La piazza? dei poveretti. La gente? dei poveretti. La democrazia? una finzione. Le elezioni? una inutile perdita di tempo. Questo è quel che pensa il politologo esimio Professor Panebianco?

 
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