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Il tempo di Natale

Post n°40 pubblicato il 14 Dicembre 2009 da blu_dada
 

Il tempo di Natale

Non so perché, ma quando arriviamo a questo punto del mese
di dicembre, io non ci capisco più niente, o meglio, non capisco perché non si capisce più niente.
ll lavoro si fa più intenso, le giornate scorrono in fretta.
La gente, per le strade, sembra impazzita.
Ma io cerco di non farmi contagiare dalla frenesia del Natale.
Mi dissocio.
Me ne sto per conto mio.
È come se uscissi dal mio corpo per osservare tutto da un’ottica differente, distaccata dallo stress.
Perché questo percepisco a guardare gli altri che vivono il periodo natalizio: lo stress.
Cerco di godermi 
i miei momenti,
me li assaporo. Elaboro  una scansione del tempo che è diversa.
Seguo una scaletta tutta mia.
È uno slow-christmas  quello che mi piace, quello che voglio.
Adoro le luci sull’albero di Natale. Impiego “solo” due giorni per fare l’albero.
Mentre sto sulla scala, ogni tanto, chiamo le mie figlie e chiedo:
“Com’è... a colpo d’occhio?”La risposta è sempre: ” WOW!”
Amo stare a casa con le mani impegnate a fare fiocchi, giocare con le bacche rosse, le candele, cucinare, scrivere,
piantare fiori nuovi in giardino.
La mia casa si trasforma in un laboratorio, colla e forbici sempre a portata di mano.
Fantasticamente slow.
Una volta finito l’albero... comincio con i pacchi regalo.
Mica faccio pacchi semplici. “Progetto” pacchi regalo.
Sono una  professionista nell’incartare doni.
Ho un’intera gamma di carte di tutti i tipi.
Nastri abbinati, ovviamente.
Compro anche il profumo per i pacchi regalo.
Poi arriva la fase in cui la cucina diventa una fabbrica di dolci natalizi e cioccolatini.
Giorni interi ad impastare, decorare, confezionare sofisticati pacchetti da regalare.
Richiestissimo è  anche il “mio”, ormai famoso, liquore  al cioccolato.
Sono questi i regali che faccio ai miei amici più cari.
Insomma, mi  godo l’intimità di casa mia.
È un’atmosfera "laboriosa" che mi riporta indietro nel tempo a quando ero bambina.
A quando il tempo di Natale si percepiva dai sapori e dai profumi.
Il Natale di allora aveva il sapore di marzapane e il profumo delle castagne arrostite misto alle bucce di mandarini appena colti.
Il tempo era dilatato, c’era la calma, seguita dall’attesa.
Si aspettava il tempo di Natale.
Era tempo di Natale quando stavamo a casa a costruire le casette per il presepe, con le scatoline delle medicine, che mia madre conservava apposta. Tagliavamo i buchi per le finestrelle e stavamo ore con i pennelli a dipingere quelle casine, per poi fare a gara a chi doveva mettere la stella cometa sulla capanna.Il muschio  del presepe era quello vero, scovato, con cura, nel lato nord del giardino di casa. I miei fratelli ed io uscivamo, senza giubbotto,  per cercare il muschio e mia madre ci richiamava in casa perché faceva freddo. Ma noi facevamo finta di non sentire e continuavamo a cercare quei piccoli pezzi di  velluto verde, con le mani così gelate che diventavano viola-blu. Che bello, però, rientrare con il nostro bottino e trovare il tepore di “dentro”! Era tempo di Natale quando scrivevo la letterina ai miei genitori e la nascondevo sotto il piatto di mio padre. Anche adesso, la mattina di natale, mi sveglio  molto presto, e mi ritrovo a scrivere lettere d’amore, non più ai miei genitori, ma alle mie figlie, e le appendo  ai rami dell’albero.  
Al loro risveglio, le osservo mentre le cercano prima ancora di fare caso ai  regali.
Ed arriva puntuale il mio tempo di Natale, “very slow”, quando dopo averle lette mi abbracciano forte
e sottovoce mi dicono in un orecchio: ti voglio bene.

 

 

 
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