Creato da coluci il 05/09/2010

L'onda è il mare

Viaggio del cuore e della mente

 

 

Pagine di diario

Post n°205 pubblicato il 16 Ottobre 2019 da coluci
 

IL SENTIERO, IL PANORAMA,
LA VETTA

Anche il ricordo più bello e commovente, se non passa,
preclude la voglia di aprirsi al futuro

Umberto Galimberti

Spogliati di tutto!
Plotino

Ciò che mi distrugge, mi rende più forte
F. Nietzsche

La montagna, più sali e più si restringe nel presentarti la cima. E vai, e sali, consumi passi, ritmi il respiro, semplifichi i gesti. E vai su, su, verso l’alto dove tutto si assottiglia, si affila, si delimita.

Alla fine, l’arrivo, la vetta. Lì l’immensità del cielo cattura nel suo abbraccio ciò che rimane del ristretto e sfidante agglomerato di rocce e sabbia granulosa che ancora ti sostiene e ti lega alla terra.

L’infinità del mistero sembra ingoiarti. Rimani paralizzato. Sì, il cielo ti attira e ti intimorisce. La paura di perderti nell’incommensurabile, l’angoscia dell’oltre. L’enigma, l’inconosciuto.

Sì, il cielo ci attira e ci intimorisce. Desideriamo l’indefinito senza rinunciare al finito, le alture e le pianure, le ali e i piedi, la mente e il cuore, corpo e psiche, materia e spirito, un’instabile sintesi esistenziale. Un amalgama faticoso, spesso spossante.
Il sentiero si inerpica e il passo si fa pesante, sfibra.

Succede allora di voltarsi indietro e guardare in basso. Lì sotto, la bellezza del panorama, un marasma di colori, di rilievi, di movimenti, di sagome, di ricordi disegnati nella mente e nel cuore, un bagaglio pesante.

Il passato paralizza, ghermisce!
Il passato appesantisce, è ingombrante!

Bisogna decidersi!

Non si può affrontare la montagna e il cielo gravati da troppi impicci fisici, culturali, emotivi, economici.

Meglio essere leggeri, liberi da fardelli. Difficile. Spogliarsi esige coraggio e accuratezza.

Non c’è ciclista che, prima del traguardo, non butti via ciò che possa rallentare le sue ultime pedalate.

Ogni privazione, ogni distacco parla al cuore. Il linguaggio delle emozioni, dei sentimenti. La mente potrebbe dire cose diverse.

Ci si libera di un lavoro, diciamo basta ad un’attività che ci appassionava, ci si libera di esperienze oramai datate, e andando più addentro si sfoltiscono attaccamenti, amicizie, e persino gli affetti più intimi si raffinano ed essenzializzano.

Tra le cose “alle quali siamo affezionati” ci ripuliamo di scritti decennali, di pagine di diario impregnate di momenti intensi di affetti, di sofferenze e entusiasmi, di fervore amoroso, di idealità, di utopie, affidiamo al calore di qualche fiamma fogli di riflessioni culturali, di fede, scritti artistici, ci disfiamo di oggetti cari cui ci legano ricordi.

Sfrondare, semplificare, svuotare, staccarsi.


Nudità è separazione.

Nudità è vulnerabilità.
Nudità è solitudine.
Nudità è ri-nascita.

Nudità è ri-trovare l’immagine originaria della radice.

Nudità è consegnarci senza orpelli nelle braccia materne dell’ignoto che ci ha partorito
e continua a creare nuova vita.

 
 
 

Pagine di diario

Post n°204 pubblicato il 06 Ottobre 2019 da coluci
 

A METÀ DELL’OPERA

Nel precedente Post n°200 in relazione al mio progetto “IL MURO NARRANTE” scrivevo:

“A Celleno, un borgo medioevale dell’alto viterbese, il muro di cinta del Convento, che costeggia la strada principale che porta al Borgo Antico e al Castello, si tramuterà in “muro narrante”, dialogante, accogliente. E narrerà un passato di spiritualità, di riservatezza e di servizio, di povertà e gioie semplici, di presenze fulgide, ma anche di difficoltà, soppressioni e esclusioni”.

Sono passati alcuni mesi e finalmente siamo a metà dell’opera:

tre Pannelli Pittorici su 6 sono completati e il quarto è in elaborazione.

 

Il lavoro è un po’ lento perché i tre artisti, ai quali mi lega lunga amicizia, lo fanno a titolo gratuito e nei ritagli di tempo, in genere la sera, dopo il loro lavoro.

Vi sono comunque non poche spese per il materiale specifico usato e per i costi preventivati per la messa in opera sul muro stesso.

Ringrazio l’amica Giovanna per il prezioso contributo.

Prevedo che l’opera completa sarà pronta per la primavera del 2020.

Chi intendesse collaborare può farlo attraverso Bonifico Bancario:

BANCA LAZIO NORD, CREDITO COOPERATIVO SCPA

AGENZIA DI CELLENO

IBAN: IT38 L089 3173 0100 0002 0884 755

Intestato a: Comini Luciano Giuseppe

Causale: “muro narrante”


 
 
 

Pagine di diario

Post n°202 pubblicato il 12 Settembre 2019 da coluci
 

Fuori dal tuo piccolo mondo,

c’è un altro mondo

Ermes, il dio che ha le ali ai piedi. È sì, materiale, carnale, concreto, come lo sono i piedi che battono la terra, ma la sua natura è volatile, inafferrabile, come l’intuizione, come le cose dell’anima, le cose sottili

(Raffaele Morelli)

C’è una terapia medica molto economica e sempre più diffusa, la CAMMINATA, ricostituente, piacevole e socializzante.

Quando il mattino presto, qui nel mio paesello, esco di casa e mi avvio per raggiungere l'edicola dei giornali, mi imbatto in queste, non ancora frotte, ma presto sì, di camminanti.

C’è chi cadenza passi regolari, chi va di buon passo, altri, pochi per il vero, trotterellano sbuffando a intervalli. Da soli o in coppia, in gruppetti sparuti che conversano con andatura un po’ ansimante.

Tra i molteplici benefici che la medicina evidenzia, l’attività fisica del camminare incide anche sul benessere psicofisico: migliora l’attività mentale, stimola il rilascio di endorfine (sostanze presenti nel cervello) che, oltre a ridurre il dolore, favoriscono il rilassamento generando un senso di calma e benessere.

Da qui, la METAFORA dell’USCIRE, dell’andare oltre, del guardare avanti, del procedere senza paura, con SGUARDO APERTO.

Se il pensiero ti chiude in casa, il cammino ti lancia sulla strada, ti libera. La sfida dell'OLTRE, del NUOVO, dell'IMPREVISTO.

Fuori dal tuo piccolo mondo, personale e familiare, c’è un altro mondo, magari più bello del tuo.

Scavalca la palizzata del tuo recinto e si apriranno praterie di bellezza.

Il tuo passo abbia il rimo del tuo cuore, i tuoi occhi il riflesso dell’armonia dei colori, il tuo respiro l’alito delle foglie, la tua mente lo stupore del mistero.

Il tuo procedere sia danza corale, la tua parola concerto di bontà.

NON GUARDARE INDIETRO è proprio di chi sa percepire, valutare strada e passo, di chi scava nel profondo ed estrae energie nascoste e sempre nuove. Un modo di essere, un metodo di vita?

E poi fidati del sentiero scelto, seguilo, ti preserva, ascoltalo, ti ispira e ti provoca, ringrazialo per il racconto che ti regala, piangi e gioisci con lui nel percorrerlo.

Non condannarlo se si interrompe, può succedere. Non rimpiangerlo, anche i sentieri hanno un inizio e una fine, come i passi della vita.

 
 
 

Versicula

Post n°201 pubblicato il 09 Giugno 2019 da coluci
 

Lì dove abita poesia alberga amore

VERSICULA
una favola per bambini

Quando tutto è assordante e insignificante, palcoscenico di finzioni e cinismo, la POESIA e la FAVOLA possono sprigionare quel po' di umano che ancora ci nobilita.


 
 
 

Pagine di diario

Post n°200 pubblicato il 17 Marzo 2019 da coluci
 

IL MURO NARRANTE

IN TEMPI DI RESPINGIMENTI

 

Il male non lo si vince esorcizzandolo o solo contrastandolo, ma tramutandolo in bene. È quanto si sta realizzando al Convento di Celleno. Di fronte al fenomeno inarrestabile e spesso tragico delle migrazioni i muri sembrano essere l’unica risposta per difendersi e sentirsi sicuri.

A nuove domande, le solite risposte obsolete, meschine se non disumane.

A Celleno, un borgo medioevale dell’alto viterbese, il muro di cinta del Convento, che costeggia la strada principale che porta al Borgo Antico e al Castello, si tramuterà invece in “muro narrante”, dialogante, accogliente. E narrerà un passato di spiritualità, di riservatezza e di servizio, di povertà e gioie semplici, di presenze fulgide, ma anche di difficoltà, soppressioni e esclusioni.

La solita ambiguità di ogni confine e di ogni muro.

Per eventuali informazioni e contributi mi potete inviare un messaggio e vi risponderò sollecitamente.

Per facilitare un eventuale contributo:

attraverso Bonifico Bancario:

BANCA LAZIO NORD, CREDITO COOPERATIVO SCPA
AGENZIA DI CELLENO
IBAN: IT38 L089 3173 0100 0002 0884 755
Intestato a: Comini Luciano Giuseppe
Causale: “muro narrante”

oppure, per chi è più esperto con internet:

https://www.produzionidalbasso.com/project/il-muro-narrante/

Grazie infinite!

 
 
 

Pagine di diario

Post n°199 pubblicato il 10 Febbraio 2019 da coluci
 

PER UN PIATTO DI LENTICCHIE

 

A mezzanotte i colori si fondono in una cupa tonalità grigiastra. Anche i principi morali hanno perso i loro caratteri distintivi: per l’uomo moderno, la ragione assoluta e il torto assoluto dipendono da ciò che fa la maggioranza. Il giusto e lo sbagliato sono legati ai gusti e alle abitudini di una particolare comunità.
Martin Luther King

 È sotto i nostri occhi una escalation individuale e collettiva della incultura dell’odio, dell’anti-amore, del rifiuto, della segregazione, del respingimento dell’Altro in qualunque forma esso appaia.
Massimo Recalcati

 Il tempo ti cambia fuori, l'amore ti cambia dentro,

basta mettersi al fianco invece di stare al centro.

L'amore è l'unica strada, è l'unico motore.

Simone Cristicchi

È notte! Notte profonda, buia. E nella notte le ombre si tramutano in mostri!

Non stupisce la cattiveria, la rudezza, la volgarità, sconcerta il CONSENSO ACRITICO, l’indifferenza, il battimani opportunista e approfittatore, il gregge.

Si annusa rancore, rabbia, cattiveria, rifiuto dell’altro. L’indiscusso: il mio ombelico, la mia pancia!

Si vende la primogenitura per un piatto di lenticchie. Si baratta il valore primordiale della dignità umana con la clack del momento.

In pubblica piazza c’è chi non ci si vergogna di esibire spudoratamente i simboli cristiani di una fede che predica amore mentre con meschine ragioni si alliscia al consenso abbandonando in mare poveri disgraziati in fuga dall’inferno. Un po’ alla volta arriveremo a dire che le vittime di soprusi, stupri, violenze non sono degne del nostro Paradiso, perché solo NOI ne siamo degni, i puri. Un vocabolo, questo della "purezza", che mi fa rabbrividire pensando ad un passato tragico e non lontano di disumanità. Forse i nuovi rivoluzionari, oramai altezzosi e tronfi di prestigio, sono poco dediti allo studio e non conoscono la preziosa regola morale kantiana: “Trattare l’uomo sempre come un fine e mai come mezzo.

E quei bimbi, mamme e padri “caricati”… mi stava sfuggendo la parola “deportati” … per destinazione ignota su pulmann (non più treni di maledetta memoria) per ostentare SICUREZZA, che sicurezza non è, per accontentare le “vogliuzze populiste”.

E poi, quante contraddizioni!!! Quante ipocrisie!!! Quanti rimbalzi di responsabilità!!! Questo è il vento che tira. Un vento che sta spazzando via indistintamente barlumi di ragionevolezza insieme a ragioni fondanti la convivenza umana.  

Si aggira una commistione di personalismi e saperi, più finzioni che convinzioni, molta, ma molta teatralità. Privilegio il gruppo, la comunità reale alle piattaforme virtuali!

Ciò che spaventa sono gli spettatori che confondono la farsa con la realtà, che inneggiano all’inconsistenza.

Quando cominciano a sfumarsi, a venir meno i SENTIMENTI, quando il nostro cuore non pulsa di commozione per una vittima, di gioia per una mano tesa, di perdono per un colpevole, di accoglienza per un diverso, di affetto e comprensione per chi soffre, di amore per l’Universo dobbiamo ammettere che si sta vendendo l’anima per un piatto di lenticchie.

 
 
 

Natale 2018

Post n°198 pubblicato il 23 Dicembre 2018 da coluci
 

QUESTO, NON È IL MIO NATALE

Il Natale, per secoli, ha rappresentato in Occidente un Evento di fede! Ora non più, raramente.

Anche le Metafore vengono svuotate dal tempo e dalla crudezza della realtà!

Metafore disabitate di Valori,

Evento delocalizzato nel Passato.

Il Natale, un prodotto avariato! La sua etichetta riporta ingredienti opposti a quelli del marchio d’origine: sicurezza, non più accoglienza; orrore e violenze, non più rispetto, mediazioni e armonia; sensibilità e dolcezza, non più, ma sopraffazione e bullismo socio-culturale-politico; il vero, non più, ma parole desautorate, incoerenza mistificata, ipocrisia; consolazione e misericordia, non più, ma addobbi presepiali sulla pelle, nera o bianca che sia, dei disperati.

Il Natale, la Metafora, pensavo anni fa, avrebbe avutola forza di cambiarCi, di farci scoprire ciò che di grande l’Evento nascondeva e trasformarCi in “Eventi di vita solidale”, invece è rimasto solo metafora, statuine del presepio senza vita, insignificanza, sfoggio, esibizioni, apparenze, interessi di parte e di pancia.

Quel tempo non c’è più e gli “eventi” sono rimasti, senza Metafora, drammatici “eventi” di ingiustizie, violenze, sfruttamento.

Questo Natale, non lo chiamo più cristiano, perché di cristiano non ha nulla; ha i connotati del rifiuto, dello sproloquio, dell’ego-ombelicale che, con ignorante ampollosità, alcuni, non tutti, definiscono “identità culturale nazionale”, con venature razziste!

Qui e ora, come secoli fa a Betlemme, non c’è posto, per l’Altro, per chi è diverso, straniero!

Qui c’è solo la nostra approssimativa impronta, non so se ancora nobile, di popolo-casta sulle difensive e che, miseramente tronfia, si autocelebra.

Si sproloquia con prosopopea di “Cultura Cristiana, Diritti dell’Uomo, Solidarietà tra i Popoli, Aiuto Mutuo delle Nazioni, Interscambio Culturale” e intanto si ergono Muri, si chiudono vie di accesso, si abbandona ad un tragico destino chi bussa, stremato da chilometri di atroci sofferenze o da campi di detenzione e tortura. Bussano per un possibile e sperato approdo umano.

Non c’è posto!

Che tornino a casa loro, e non ultimo, con cinismo ammantato di legalismo, che riposino in pace nei fondali di un mare di disumanità!

Diciamocelo fuori dai denti, gli addobbi, il presepio, l’alberello, le liturgie augurali sono metafore vuote, perché dietro alla metafora c’è il nulla, ci sono un cuore e una mente malati, plagiati se non malvagi.

Questo non è il mio Natale!!!

Non può esserlo!

Il Natale, quello dell’Evento, velato dalla semplicità della Metafora, non lo voglio confondere con lo schiamazzo che mi circonda.

Del mio Natale, semplice, fragile, indifeso, ma pieno di speranza, non mi vergogno! Lo custodisco gelosamente nel profondo.

 
 
 

Pagine di diario

Post n°196 pubblicato il 17 Ottobre 2017 da coluci
 

LA PAZZA CON LA VIOLETTA
postilla alla bruttezza egocentrica

(Agnes)

"Si disse: quando un giorno l'assalto della bruttezza fosse diventato del tutto insostenibile, si sarebbe comprata dal fioraio una violetta, una sola violetta, quello stelo delicato col suo minuscolo fiorellino, sarebbe uscita in strada e tenendolo davanti al viso l'avrebbe fissato spasmodicamente, per vedere solo quello, per vederlo come fosse l'ultima cosa che voleva conservare, per se stessa e per i suoi occhi, di un mondo che aveva ormai smesso di amare. Sarebbe andata così per le strade di Parigi, la gente presto avrebbe cominciato a conoscerla, i bambini l'avrebbero rincorsa, derisa, le avrebbero tirato oggetti addosso e tutta Parigi l'avrebbe chiamata: la pazza con la violetta..."

Milan Kundera, da L'immortalità, 1990.

Non se ne può più di inconsistenza, di egocentrismo.
Ognuno si crede il TUTTO.

L'IO che vuol divorarsi il NOI.

Questo IO famelico che si gonfia ridicolmente e ruba la scena ad ogni pluralità.

Il contenuto, tutto bianco o nero, nulla di sfumato.
Lo riscontriamo in primo luogo nel protagonista della scena domestica: il grande comunicatore, quel marchingegno inanimato che si anima e ci parla del mondo intero.

A chi, che cosa sarà funzionale a chi, a che cosa?
Al teatrino o agli attori?

Quali valori? I contenuti o la patina scenica, le fattezze genuine o la cosmesi, il reale possibile o l'effetto speciale?

Non c'è dibattito, interpersonale, di gruppo, televisivo, talk show (il teatrino della parola!) in cui si abbia l'onestà se non l'umiltà di riconoscere una parvenza di verità nell'interlocutore.
No, l'Altro va distrutto, questa la legge dell'arroganza.

Un'ideuzza, partorita dall'ignoranza o da luoghi comuni, viene riciclata e venduta come Logos.
Cicaleccio, paroloni infondati, retorica gratuita, frasi senza capo né coda, proclamati come Oratio ciceroniana.

Sorrisetti furbi, sventolìo della testa come diniego, finto ascolto, gestualità ben studiata e mirata per il consenso: tutto funzionale al proprio narcisismo e dogmatismo discorsivo, nonché a salvaguardia del proprio interesse economico e professionale.
Rientrano in questa categoria di facciata oramai anche alcuni ben noti giovani giornalisti di parte (parte negata, come da consuetudine, perché la parte supporrebbe un NOI, mentre è il loro IO che deve spiccare!).

Ma si sa, meno si è veri, attenti e interessati ai bisogni degli altri, più si è ossessionati dalla propria faccia.

Tutti a pontificare.

Minaccia o promessa, il FUTURO?

Voglio continuare a sognare un mondo abbellito dalla follia di donne e uomini che abbiano il coraggio di uscire per strada stringendo in mano un minuscolo fiorellino, una violetta.

 
 
 

Pagine di diario

Post n°195 pubblicato il 25 Agosto 2017 da coluci
 

Verbo in disuso

S E R V I R E

Liberamente servi e non sarai servo.
Menandro

C'è più gioia nel dare che nel ricevere.
Atti 20,35

Se uno vuol essere il primo,
sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti.

Mc 9,35

Il vocabolo "Servo" è un vocabolo per nulla gradevole e gradito. Abominevole.
Porta scritto nel suo codice genetico memorie odiose di sottomissione, sfruttamento, maltrattamenti, prevaricazioni,
oltraggi. Sangue e pianto.
Memoria di ingiustizie.

Essere "cosa", "proprietà" di un padrone.
Annullamento di ogni soggettività.

La vergogna della schiavitù, le sue brutture ripugnanti.

Un fenomeno che ha percorso in modo spregevole secoli di storia.

Ma è l'uomo che fa la storia e le parole ne narrano, colorano, definiscono solo alcuni segmenti. E la storia non sta ferma.
Nuova consapevolezza origina nuova esperienza.
Un significato inedito si svela.
La parola ri-sorge, ri-vive, si adorna di sfumature sorprendenti, perché la storia è sorpresa.

Anche la parola "servizio" ha avuto un suo svelamento, un sussulto di significato.
Inaspettatamente entra in scena un certo Gesù di Nazareth, per alcuni profeta, per altri figlio di Dio, per altri un saggio, per altri ancora un folle. Provocatoriamente e all'apparenza senza scossoni nobilita ciò che il potere ha deturpato.

Servire non è più atto indegno di sottomissione, schiavitù, possesso, ma può trasfigurarsi in premura, sollecitudine, disponibilità, dono, solidarietà, libertà, Amore.
Al dominio della minaccia subentra la libertà della scelta, alla sofferenza della costrizione la serenità d'animo del dono.
Il Servizio travalica, fugge dai suoi lugubri, atroci e cruenti significati e si esalta come regalo di vita.
Tensione unificante e non divisiva. Unire è di chi vuol condividere, amalgamare, dividere è di chi vuol salvaguardare, conservare.

Empatia prima, scelta dopo.
Cuore prima, mente dopo.
Le ragioni degli altri prima, le mie ragioni dopo.

Si tratta di arrivismo? Certamente no! Meritocrazia? Certamente no! Sopraffazione? Certamente no!  Razzismo? Certamente no! Successo? Certamente no! Privilegi? Certamente no! Tornaconto? Certamente no! Prepotenza? Certamente no! Orgoglio? Certamente no! Violenza? Certamente no!

Forse si tratta di auto-consapevolezza dei propri limiti, umiltà, semplicità, intelligenza e nobiltà d'animo.

Che sia RISPETTO?
Che sia GENTILEZZA?
Che sia STIMA?

Che sia AMORE?

 
 
 

Pagine di diario

Post n°194 pubblicato il 24 Luglio 2017 da coluci
 

NON FATE DELL'AMORE
UN LACCIO

Ma vi siano spazi nella vostra unione,
e fate che i celesti venti danzino tra voi.

Amatevi reciprocamente,
ma non fate dell'amore un laccio:
lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto
tra le sponde delle vostre anime.

Riempia ognuno la coppa dell'altro,
ma non bevete da una coppa sola.

Scambiatevi il pane,
ma non mangiate dalla stessa pagnotta.

Cantate e danzate e siate gioiosi insieme,
ma che ognuno di voi resti solo,
così come le corde di un liuto son sole,
benché vibrino della stessa musica.

Datevi il cuore,
ma l'uno non sia in custodia dell'altro,
poiché solo la mano della Vita
può contenere entrambi i cuori.

E restate uniti,
benché non troppo vicini insieme,
poiché le colonne del tempio
restano tra loro distanti,
e la quercia e il cipresso
non crescono l'una all'ombra dell'altro.

Kahlil Gibran

Ogni legame "istituzionalizzato" può ACCECARE, o almeno, ANNEBBIARE la vista.

Un legame è fatto di infiniti fili, o interessi velati, che spesso inficiano una valutazione equilibrata, serena del partner. Soprattutto in contesti di interscambio con altri o altre coppie.

Partner che si difendono vicendevolmente.
Non hanno il coraggio dell'oggettività fuori dal proprio guscio.
Le emozioni che filtrano le esperienze passate, la solidità del ruolo, gli interessi latenti, le paure affettive influiscono sulla mente; ne consegue una visione-valutazione non completa, a volte miope e difforme di chi vive con noi.   

Non esiste la coppia perfetta,
esiste la coppia che si CREDE perfetta.

Di fronte agli altri!

Dicono di non pensarlo, ma lo pensano, e gli altri lo constatano.

La difesa vicendevole tra conviventi, meglio la cecità protettiva sui limiti vicendevoli, è condizione di accordo.
Di fronte agli altri!
Si vivacchia per convivere.

Se gli altri si permettono di svalutare questa presunta, esagerata autostima, si trasformano in vittime, schiavi della situazione, si sentono emarginati. E nel lamento cercano la propria rivalutazione.
Le colpe sono sempre fuori!
Sono le coppie, ombelico del mondo!

Non si riconoscono difetti in chi rientra nella cerchia del PROPRIO POSSESSO affettivo. Ne andrebbe della personale onorabilità!
Ogni eventuale comportamento discutibile della persona legata istituzionalmente è pur sempre giustificabile, per nulla criticabile.

Di fronte agli altri!

La propria moglie o compagna è la più bella, intelligente, indefessa, delicata, intuitiva, capace... e l'uomo che mi sta accanto è il più instancabile lavoratore, forte, intelligente, amorevole, protettivo, onesto.

I difetti albergano fuori casa. Una sorta di castrazione preventiva del discernimento per salvaguardarsi come coppia.

Di fronte agli altri!

Nelle apparenze!

Ma, nell'intimità della propria mente non ci si può imbrogliare... compatire, sì!

Non fate dell'amore un laccio...

 
 
 
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