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Impressioni ed appunti attraverso scarpe diverse

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a taddarita

Post n°873 pubblicato il 21 Marzo 2020 da feliperun

Questi giorni, in cui si rimane quasi sempre in casa, ogni occasione di uscita diventa un momento da gustare in ogni dettaglio.
Fino a qualche settimana fa quando c’era da buttare la pattumiera si vedevano musi lunghi e smorfie illuminate dalla luce dello smart phone, adesso è diventata una attività contesa, una magnifica occasione da cogliere dopo lo scoccare delle ore 18.00.
Ed era proprio l’imbrunire, il mare calmo con una barca intenta a calare la rete accompagnata dal borbottare del motore, le nuvole all’orizzonte colorate di un rosa irreale, la strada deserta.
A solcare il cielo descrivendo traiettorie imprevedibili, c’è un volatile famelico che fa incetta di ogni insetto invisibile a occhio umano, “A taddarita A’ taddarita”! esclama una signora che infrange il silenzio ascetico.
Fari comu una taddarita, si dice in dialetto per indicare chi si agita senza sosta e forse anche senza criterio.
Ma la taddarita vola guidata dal suo radar non ha bisogno di vedere per sapere dove va, cambia direzione, schiva i pali della luce, pattuglia il suo territorio diviso da un confine invisibile da quello del collega del palo più avanti, nessun rumore tradisce gli arditi cambi di direzione solo movimenti perfetti di dita sottili unite da pelle finissima ed elastica.
Un enorme SUV bianco irrompe rombante immettendosi all’incrocio senza alcuna cautela, sfreccia veloce, il pilota in guanti di gomma e mascherina antivirus, forse ha fretta di tornare o di andare chissà dove.
Si torna a casa ad non dare alcuna occasione al nemico invisibile e subdolo di moltiplicarsi.

 
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la corsa ai tempi del virus

Post n°872 pubblicato il 21 Marzo 2020 da feliperun

La corsa ai tempi del virus

è fatta di gare annullate,
di chat intasate,

di biglietti perduti,
di allenamenti in gruppi sparuti,

di sguardi strani a chi tossisce,
di atteggiamenti che ciascun ferisce,

di mancate strette di mano
di saluti da lontano,

ma prima d’ora è stato così
e si capisce quant’era meglio colì.

 
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Uno, dieci, cento, mille modi di correre

Post n°871 pubblicato il 06 Febbraio 2020 da feliperun

 

E’ appena stata pubblicata la classifica dei podisti italiani che hanno completato almeno una maratona nel 2019.
Sono circa 36.000 tra uomini e donne. Negli ultimi anni in verità i maratoneti stanno leggermente diminuendo (mentre le maratonete si accrescono), ma a ben vedere non è un segnale di crisi visto che non esiste solo la maratona.
Il movimento master è estremamente più variegato ed in particolare nell’endurance è ormai normale spingersi oltre la maratona, con le 6 ore, le 50 km, le 100 km, e così via.
E poi c’è il trail. Anche in questo caso da poche decine di km fino a distanze ragguardevoli e dislivelli importanti.
Il trail spesso strega chi si avvicina, e come potrebbe non essere così? Prendete ad esempio un circuito storico come Ecotrail sicilia, nel 2020 propone 9 tappe, distanze, ambienti (non solo i rilievi più importanti e suggestivi di Sicilia) da scoprire mese dopo mese. Una sorta di viaggio in Sicilia. Come non comprendere il podista che una volta saturo di ripetute e cronometro, è tentato dal cogliere fior da fiore in questa proposta di corsa in Natura.
Dopo il circuito ecotrail Sicilia sono nate altre proposte di gare trail aumentando la possibilità di scelta, una ottima opportunità per chi ha intenzione di allenarsi per le blasonate gare alpine o desertiche.
Ad assorbire maratoneti, oltre al trail, è intervenuto anche il triathlon. Prima fenomeno un po’ di nicchia ora è una moda, in tanti si approcciano a questa disciplina, e dopotutto (nuoto e bici) nell’ironman la maratona si corre per davvero.
C’è anche chi rimane a correre sull’asfalto, magari distanze più brevi, meno impegnative da preparare (almeno in termini di tempo), ci sono anche quelli innamorati della pista a dispetto degli anni (un club esclusivo che calza chiodate con orgoglio) e tutti quelli che a sentire la parola gara gli viene l’orticaria.
Insomma meno maratoneti non significa meno praticanti e a giudicare da tanti podisti in giro a tutte le ore e latitudini l’impressione è ci siano sempre più modi di correre e che non ce ne sia uno più giusto degli altri.

 
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o la borsa o la corsa

Post n°870 pubblicato il 06 Febbraio 2020 da feliperun
 

Come farebbe un podista senza la sua borsa? Custode degli strumenti fondamentali per andare a correre!
A volte viene meticolosamente preparata la sera prima, in previsione dell’allenamento successivo. E per meticolosa preparazione si intende la scelta delle scarpe specifiche per l’allenamento da eseguirsi, dei calzini, ma quelli giusti adatti alle scarpe, della maglia coordinata con tutto il resto, una borsa in cui nulla è lasciato al caso.
Altre volte invece è riempita afferrando a casaccio gli indumenti, quelli hanno tutto diviso in cassetti dedicati: pantaloncini, magliette manica corta, manica lunga, canotte, leggins, afferrano un indumento a cassetto, e la borsa è pronta in 22” tra apertura e chiusura cerniera.
Quando si verifica la malagurata mancanza di qualcosa, entrambi i gruppi evocano le Erinni, ma i secondi scavano fino a trovare un residuato dimenticato ma ancora funzionale.

A proposito di residuati ci sono tasche che conservano alcuni oggetti per anni: il pettorale della pistoia abetone del 2004, gli integratori alla papaya della Siberia (che nessuno ha mai osato di assaggiare per quanto omaggio), le spillette da balia arruggite, un orologio a brandelli, un paio di medagliette del cross dove perse le scarpe il Signore.
Ma una tasca invece ha la sua rilevanza superiore: quella del lucchetto. Grazie a quel piccolo accessorio è possibile riporre il tutto nell’armadietto e correre leggeri.
Una tasca, o uno scomparto è dedicato alle ciabatte ed alle scarpe. E qui entra in gioco l’abitudine di svuotare quotidianamente la borsa! Se questa regola aurea viene infranta, la punizione sarà eterna! Infatti gli indumenti sudati, l’accappatoio bagnato e ciabatte umide costituiscono una vera bomba ecologica, una arma chimica non convenzionale nella disponibilità di ciascuno! L’innesco è dato semplicemente da una notte di confino, ma l’apoteosi si raggiunge quando vi dimenticate la borsa in quelle condizioni in auto sotto il sole. Ecco che allora la popolazione batterica darà il meglio, si impegnerà (riuscendoci benissimo) a permeare ogni fibra di scarpe, ciabatte, indumenti, ed ogni trama della borsa dell’aroma sopraffino del cetaceo spiaggiato. E da allora vi accompagnerà sempre riemergendo malgrado i lavaggi e le notti sul balcone, ma vi ricorderà sempre che quella borsa è vostra e solo vostra (e dei vostri batteri).

 
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Prima che tramonti la Luna

Post n°869 pubblicato il 19 Ottobre 2019 da feliperun
 

Mentre allaccio le scarpe mi accorgo che la Luna non è tramontata ed illumina tutto di luce riflessa mentre il Sole non è ancora sorto.
I cani dei vicini, di solito molto rumorosi, dormono così profondamente che non si accorgono né del rumore del cancello né dei passi sul suolo, silenzio.
La luce filtra dalla finestre del panificio, ma ancora non si propaga alcun profumo di brioche, per quello è necessario attendere ancora una mezz’ora.
Il mare calmo è punteggiato di poche lampare tremolanti sul fluido color del vino..
Solo il rumore dei passi, un signore incita il runner con allegro ”alè alè” con un francese dall’accento marocchino, un altro infagottato scruta l’orizzonte, senza proferire parola.
La prima auto in movimento del giorno sfreccia veloce.
Un altro runner si muove a piccolissimi intorpiditi passi.

Inizia il giorno di un podista che, come tanti, corre prima che giornata abbia inizio per i più...#felipe

 
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