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a taddarita

Post n°873 pubblicato il 21 Marzo 2020 da feliperun

Questi giorni, in cui si rimane quasi sempre in casa, ogni occasione di uscita diventa un momento da gustare in ogni dettaglio.
Fino a qualche settimana fa quando c’era da buttare la pattumiera si vedevano musi lunghi e smorfie illuminate dalla luce dello smart phone, adesso è diventata una attività contesa, una magnifica occasione da cogliere dopo lo scoccare delle ore 18.00.
Ed era proprio l’imbrunire, il mare calmo con una barca intenta a calare la rete accompagnata dal borbottare del motore, le nuvole all’orizzonte colorate di un rosa irreale, la strada deserta.
A solcare il cielo descrivendo traiettorie imprevedibili, c’è un volatile famelico che fa incetta di ogni insetto invisibile a occhio umano, “A taddarita A’ taddarita”! esclama una signora che infrange il silenzio ascetico.
Fari comu una taddarita, si dice in dialetto per indicare chi si agita senza sosta e forse anche senza criterio.
Ma la taddarita vola guidata dal suo radar non ha bisogno di vedere per sapere dove va, cambia direzione, schiva i pali della luce, pattuglia il suo territorio diviso da un confine invisibile da quello del collega del palo più avanti, nessun rumore tradisce gli arditi cambi di direzione solo movimenti perfetti di dita sottili unite da pelle finissima ed elastica.
Un enorme SUV bianco irrompe rombante immettendosi all’incrocio senza alcuna cautela, sfreccia veloce, il pilota in guanti di gomma e mascherina antivirus, forse ha fretta di tornare o di andare chissà dove.
Si torna a casa ad non dare alcuna occasione al nemico invisibile e subdolo di moltiplicarsi.

 
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