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Atmananda. John Martin Sahajananda Kuvarapu

Post n°1158 pubblicato il 19 Febbraio 2023 da giuliosforza

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   L’eremita calabrese Sri Atmananda Swami, di cui il mio ex allievo Antonio Pintimalli, che vive ed opera nel Catanzarese, è seguace e che me lo ha fatto conoscere, mi ha sempre parecchio incuriosito, avendo trovato la sua mistica visione del mondo e di Dio molto prossima a quella mia panteistica di matrice idealistico-hegeliano-gentiliana. Antonio sovente mi aggiorna sulle vicende spirituali di ‘Atmananda’ e io me ne nutro come di un miele quotidiano. In attesa di condividere per i miei amici, a consenso ottenutone, brani del diario dell’eremita, prendo la breve ma precisa presentazione che del personaggio fa in rete, martedì 15 gennaio 2002, Marco Cannavaro:

   “Sembra incredibile, eppure la storia di Piero Bucciotti, 54 anni, potrebbe essere la storia di ognuno di noi. Quante volte abbiamo detto: "Lasciamo tutto, lavoro, famiglia, traffico e stress ed andiamo a vivere completamente da soli, in un luogo sperduto". Buciotti ha avuto questo coraggio. Dopo aver passato i primi e turbolenti 14 anni ad Orvieto, Piero ha cominciato a vagare per il mondo. Da 20 anni vive in un piccolo paese in provincia di Catanzaro, Cerva, in un casolare senza acqua e senza luce. Predica una religione che lui stesso definisce indocristiana ed ha assunto il nuovo nome di Svami Atmananda. Ha raccolto i suoi pensieri in un diario che è stato pubblicato dalla Ursini Editore 'Diario di un samnyas indocristiano'. ha vissuto in Israele, Nepal, Shri Lanka ma soprattutto in india, terra che ha determinato il suo modo di vivere e pensare. La sua unica fonte di sostentamento è un orticello, cammina scalzo anche sulla neve, fa il bagno nelle gelide acque di un fiume. Predica tutti gli esseri viventi e parla poco perchè come è scritto nel suo diario "ogni parola può essere superflua". Molti pellegrini lo vanno a trovare per condividere con lui il silenzio e la pace di Madre Natura”.

   Più densa la breve biografia, presente in rete, anonima ma immagino dovuta ad Antonio Pintimalli, che mi comunica di starne preparando una voluminosa. 

   “Breve biografia.

    Il corpo fisico di Atmananda nasce a Orvieto nel 1948. Vive una giovinezza turbolenta e un'adolescenza ribelle, a Roma dove la famiglia si trasferì in seguito alla perdita del padre. Nel Maggio '68 è sulle barricate parigine, e qui che realizza l'insegnamento sull'inutilità della violenza, impartitogli, prima della della partenza, da colui il quale Atmananda considera come primo maestro, Don Lorenzo Milani. Poco dopo il rientro da Parigi e la morte di Don Lorenzo, proprio mentre leggendo una rivista apprende della sua dipartita, il giovane ribelle è atterrato "da un cazzotto in testa da parte del Signore", la sua mente è annullata, il suo corpo come morto, la Presenza Beata si rivela nello spazio della sua Coscienza. Da allora inizia un percorso di approfondimento di quell'esperienza, che lo porterà a scoprire la propria Coscienza Cristica. Prima monaco di clausura presso la Trappa delle Tre Fontane a Roma, poi monaco Camaldolese in Toscana, si abbandona infine alla sua vera vocazione: la Solitudine dell'Eremita. Abruzzo, Sicilia ecc ed infine Calabria, dove viene invitato dall'allora parroco di Cerva, piccolo paesino della pre-Sila catanzarese. Viaggia, in Israele e poi in India e Nepal. Nel sud dell' India incontra Padre Bede Griffiths presso il Satchitananda Ashram, che egli dirigeva. L'ashram, fondato nel 1950 da due missionari francesi, Jules Monchanin e Henry Le Saux, era il primo tentativo di fondare in India una comunità cristiana che seguisse i costumi di un ashram e s'adattasse, nel modo di vivere e di pensare, allo stile indù e che fondesse le verità ultime di queste ed in sostanza di tutte le tradizioni iniziatiche, le quali hanno a fondamento l'unica Verità Essenziale. Qui riceve la Sannyasa, è iniziato alla Rinuncia ed entra nell'antico ordine degli Swami con il nome di Atmananda (Anima Beata). Abbraccia la filosofia Advaita Vedanta, la più ardita delle metafisiche trascendentali, che annulla qualsiasi mediazione tra l'atma individuale e l'Essenza Eterna/Dio. Da oltre trent'anni conduce una vita semplice e solitaria all'Eremo dell'Armonia Primigenia, senza denaro, corrente elettrica e nessuna delle comodità della vita moderna, egli vive nella pienezza dello Spirito, testimone silenzioso della Tradizione Eterna, Sanatana Dharma, in continuità e comunità con i maestri di ogni tempo e luogo”.

   Per meglio intendere cosa dell’induismo attrae l’Eremita di Cerva, ho cercato ancora una volta aiuto nella   rete ed ho trovato un testo abbastanza chiaro di un John Martin Sahajananda Kuvarapu, dal titolo Cosa rende l'Induismo superiore alle altre religioni in India?, dal titolo 

   Come in più parti di questo diario ho riferito, io da parte mia dedicai all’Induismo un anno di corso con l’intento di fare una lettura filosofico-pedagogica oltre che lirica della parte più famosa del poema epico Mahābhārata, il Bhagavadgītā, ed ebbi modo in quell’occasione di enucleare dal testo con gli studenti  alcuni concetti fondamentali capaci di fare con chiarezza intendere le differenze e le eventuali complementarità tra due visioni del mondo, quella occidentale e quella indiano-vedica. Quelle differenze e quelle complementarità ritrovo ora esposte con chiarezza nell’articolo citato di John Martin Sahajananda, in grado di fare intendere, collocate nel loro contesto più autentico, anche la filosofia e la mistica di Piero Bucciotti. Egli fa riferimento tra l’altro alla scuola Advaita Vedanta, la più radicale sostenitrice del monismo, cioè del principio dell'indivisibilità del Ātman dall'Unità (Brahman)..

   “Non si può dire che l'induismo nel suo complesso sia superiore ma la visione advaitica (non duale) dell'induismo dà il rapporto divino-umano più alto possibile rispetto alle religioni abramitiche …

   L'induismo non è una religione ma una congregazione di molte religioni o sistemi di credenze. Tra tutti i sistemi di credenze indù il sistema Advaita o non dualisitico dà il più alto rapporto divino-umano possibile.    In questo sistema una persona può evolversi e dire: aham Brahma asmi, io sono Brahman, meglio dire 'il mio sé infinito è Brahman. (Non l'anima umana è Brahman). Questa è la visione che gli Upanishad presentano. Ogni Upanishad lo presenta nel suo modo unico.

   Le religioni abramitiche, l'ebraismo, il cristianesimo, l'Islam e la fede dei Baha'i, offrono relazioni creatore- creatura. Dio è il creatore e la creazione, che comprende gli esseri umani, è una creatura di Dio. C'è un divario tra Dio e le creature. È una visione dualistica. Anche dopo la morte gli esseri umani saranno separati da Dio. (Le correnti mistiche di queste religioni offrono anche più del rapporto creatore-creatura ma non sono così affermative come la tradizione advaitica).

   Gesù Cristo ha trasceso questa visione dualistica e ha realizzato una visione non dualistica. "Io e il Padre siamo uno", ha dichiarato. È meglio dire 'nel livello più profondo io e Dio siamo uno’. (Ayam atma Brahma). Il terreno del mio essere (Atman) e il terreno dell'universo (Brahman) sono uno.

   I suoi leader religiosi hanno rifiutato le sue affermazioni. Le sue dichiarazioni erano considerate blasfeme.   Per quello doveva morire sulla croce.

   Nel cristianesimo ci sono due visioni: dualistiche e non dualistiche.

   Per i cristiani, è una visione dualistica. I cristiani sono creature di Dio e Dio è il creatore. C'è un divario tra Dio e i cristiani. I cristiani non possono mai pretendere di essere tutt'uno con Dio. Possono andare in paradiso solo dopo la morte, ma non potranno mai rendersi conto di essere tutt'uno

   Per Cristo è una visione non dualistica. Gesù Cristo non è una creatura di Dio. Egli è l'incarnazione di Dio e l'uno con Dio. Ma questa esperienza o realizzazione si limitano solo a Cristo, non una possibilità per nessun altro essere umano.

   Quindi il cristianesimo è la combinazione di visione dualistica (per i cristiani) e visione non dualistica (per Cristo). È la combinazione di visione abramica per i cristiani e visione advaitica per Cristo. Una gamba è nella visione abramomica e un'altra è nella visione advaitica.

   Secondo la mia comprensione Gesù Cristo ha aperto la porta alla possibilità di un'esperienza non dualistica di Dio ad ogni essere umano ma la tradizione cristiana la limitava solo a Cristo e chiuse la porta ai cristiani. 'Io sono la luce del mondo' (aham brahma asmi) e 'tu sei la luce del mondo' (tat vam asi), ha dichiarato Gesù Cristo. La tradizione cristiana ha sottolineato la prima affermazione e in qualche modo ha trascurato la seconda.

   Gesù Cristo non può essere inserito completamente nella categoria delle religioni abramitiche.  Naturalmente è nato lì e ci è cresciuto ma la sua esperienza di Dio ha trasceso Dio abramotico. 'Prima che   Abramo fosse, io sono' ha dichiarato. Il suo Dio non era un Dio settario di un unico gruppo esclusivo ma un Dio universale, il Dio dell'umanità intera e della creazione.

   L'ebraismo, l'Islam e la fede dei Baha'i credono in un Dio creatore. Tutti sono creature di Dio, compreso Gesù Cristo. Il cristianesimo sostiene che Gesù Cristo è pienamente umano e pienamente divino.

   La persona di Gesù Cristo divide il cristianesimo dall'ebraismo, dall'Islam e dalla fede dei Baha'i. L'altra questione controversa è il concetto di Dio come Trinità.

   La tradizione advaitica dell'induismo non avrà alcuna difficoltà ad accettare l'esperienza advaitica di Gesù Cristo, ma quell'esperienza è possibile a tutti e non si limita solo a Gesù Cristo. Questo è ciò che divide il cristianesimo dalla visione advatica dell'induismo. Anche questa è una grande sfida al cristianesimo.

   In questo senso possiamo dire che non l'induismo nel suo complesso è superiore ma la visione advaitica dell'induismo dà il più alto possibile rapporto umano- divino rispetto alle tradizionali religioni abramitiche.    Certo che le correnti mistiche nelle religioni abramitiche vanno oltre la visione dualistica, aprono la porta all'esperienza non dualistica di Dio…”.

 *

Il periodo della quiete alcionia, o del Fuoco e del Sole Zarathushtriani, o della Stella di Betlemme, sono particolarmente adatti agli approfondimenti mistici, al ripiegamento sul onde trovi senso nel Sé (nel significato che questi termini avevano prima che la ‘scienza’ psicanalitica se ne appropriasse e li laicizzasse).

   Io per la prima volta l’ho vissuto intensamente ed ha inaugurato, spero, una fase nuova (l’Eternità ha le sue fasi che chiamiamo impropriamente Tempo), quella advaitica di una Vita sempiterna.

   Tat tvam asi.

   _________________

  Chàirete Dàimones!

   Laudati sieno gli dei, e magnificata da tutti viventi la infinita, semplicissima, unissima, altissima et absolutissima causa, principio et uno (Bruno Nolano)

 

 
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