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Messaggi di Maggio 2024

Introduzione per una pubblicazione curata dalla collega Miraslowa Zalewska Pavlak dell'Universitŗ di Lodz, le vicende

Post n°1193 pubblicato il 21 Maggio 2024 da giuliosforza

 

1087

   Una  collega dell’Università di Łodz), Miroslawa Zalewska Pawlak, con la quale negli anni ho più volte felicemente collaborato, in Polonia e in Italia, mi ha chiesto l’autorizzazione di pubblicare come introduzione a  un testo di Autori vari da lei curato, e dedicato ai destini e ai ruoli dell’Educazione estetica in Europa e fuori, una riflessione che avevo scritto per introdurre il volume Musica mundi della compianta mia collaboratrice Maria Teresa Luciani, poi ripubblicata nel volume Vitam impendere Pulchro dell’Editrice Anicia. Naturalmente gliela accordai volentieri, ignaro delle complicazioni che la legge dei diritti porta con sé. Le difficoltà nacquero dal rettore e dall’editore che volevano giustamente i riferimenti alle fonti delle poche citazioni presenti nel mio testo, principalmente di quella conclusiva di Elias Canetti riguardante il tema stesso del volume in corso di stampa, sul ruolo della musica nell’educazione estetica. La cosa mi infastidì non poco: io cito sovente a mente, grazie alla buona memoria di cui il buon Dio mi ha dotato. Ma per i polacchi la questione era essenziale, per cui ne seguì uno scambio di lettere tra me e Mira di cui cito quella che per me avrebbe dovuto essere risolutiva, anche se negativamente. Scrissi:

 Cara Prof Mira,

   mi sento obbligato a rispondere negativamente alle sue insistenti richieste. Dovrei rovistare senza successo fra le montagne di libri che giacciono ormai morti e polverosi affastellati sugli scaffali delle mie librerie. E non ritiene anche Lei che a novanta anni e sei mesi io abbia altro a cui dedicare il poco tempo che mi resta?  In uno dei libri di Canetti in mio possesso (sicuramente ‘Massa e Potere’, ‘Autobiografia’, ‘Auto da fé’ e forse qualcun altro) troverei la ...'carta di identità' che vi serve, ma sarebbe come cercare un ago in un pagliaio e io sinceramente non ne ho le forze. Non sono mai stato un topo di biblioteca, nemmeno delle mie. E poi mi rendo conto che lo stile affabulatorio e declamatorio così poco scientifico che mi caratterizza, e che è anche del mio contributo, poco s'addirebbe al vostro testo, la cui dignità scientifica finirebbe per compromettere. Quindi tagliamo la testa al toro: eliminate il contributo con le  mie ciance da esaltato e non se ne parli più. La serietà e credibilità del vostro volume certamente ne guadagneranno. Non perdete altro tempo con me. Ne sarei dispiaciuto. Vi chiedo perciò scusa e mi ritiro in buon ordine Ed auguro alla vostra impresa la bella riuscita che sicuramente  merita.

Con affetto e stima immutati.

   Mira mi scongiurò di recedere dalla determinazione e mi misi alla ricerca. Ricordai che tanti anni fa una mia ex allieva, Maria Clotilde Nera, aveva discusso con me la sua tesi di laurea sulle ”Implicazioni educative del pensiero canettiano”. Ne ritrovai il telefono e mi diede la preziosa indicazione: il brano da me citato era tratto da Elias Canetti, La provincia dell’uomo, Adelphi, Milano 1978, p. 35. Ora mi chiedo anche perché mai io abbia citato Canetti, se la mia opinione è alquanto diversa e più complessa della sua e da me solo in parte condivisa. O forse proprio per questo meritava di esser citata?

   Eccola comunque, e non mi dispiace che col titolo Musica e dis-educazione estetica. Un tragittto ventennale sia piaciuta agli amici polacchi e con essa vogliano introdurre il loro volume collettaneo dedicato a Frau Musika e al suo auspicabile contributo alla super-umanizzazione dell’Uomo ancora sospeso tra la scimmia e il Super (Oltre) Uomo.

   «La musica è la migliore consolazione già per il fatto che non crea nuove parole.

Anche quando accompagna delle parole, la sua magia prevale ed elimina il pericolo

delle parole. Ma il suo stato più puro è quando risuona da sola. Le si crede senza

riserve, poiché ciò che afferma riguarda i sentimenti. Il suo fluire è più libero di

qualsiasi altra cosa che sembri umanamente possibile, e questa libertà redime.

   Quanto più fittamente la terra si popola, e quanto più meccanico diventa il modo di

vivere, tanto più indispensabile deve diventare la musica.

   Verrà un giorno in cui essa soltanto permetterà di sfuggire alle strette maglie delle

funzioni, e conservarla come possente e intatto serbatoio di libertà dovrà essere il

compito più importante della vita intellettuale futura. La musica è la vera storia

vivente dell’umanità, di cui altrimenti possediamo solo parti morte. Non c’è bisogno

di attingervi, poiché esiste già da sempre in noi, e basta semplicemente ascoltare,

perché altrimenti si studia invano»

 *

Rimpiango l’epoca dei piombi.  

   Sono a circa metà lettura (per doverosa ulteriore informazione, dopo le mie prese di posizione nei confronti del Giambattista Vico padre quale emerge dal racconto di Marcello Veneziani) de “Il figlio di Giambattista Vico” del giovane Giovanni Gentile, nella recente ristampa, da parte dell’editrice Primiceri di Padova, dell’edizione napoletana di Pierro del 1905, che narra le vicende di Gennaro, il figlio prediletto che, dopo infinite umilianti  riverenze e infiniti baciamani suoi e di suo padre, riuscì a succedergli nella cattedra di Retorica. Già provo fatica e rabbia. Fatica per la ricchissima meticolosa documentazione del giovane Gentile che ho molta difficoltà a seguire (non ho la natura del topo di biblioteca, non ho la pazienza dello storico: preferisco che altri si dia da fare per me nella faticosa opera di ricerca, preferisco che mi si metta, per parafrasare il Poeta, innanzi onde poi per me mi cibi). Rabbia perché sono tali e tanti i refusi del volume, che si tratta di una vera e propria indecenza. Un solo esempio fra le centinaia: il verso virgiliano Felix qui potuit rerum cognoscere causas diventa Felix qui potuti veruni cognoscere causas! E in traduzione rerum, delle cose, diventa della malattia. La punteggiatura poi sembra messa a casaccio, e non si contano gli strafalcioni incomprensibili dovuti alla semplice digitazione. Sarebbero questi i miracoli delle nuove tecnologie? Dove i correttori di bozze che sappiano almeno leggere e scrivere? Ma la colpa non è delle tecnologie, sebbene dell’ignoranza, dell’ignavia e dell’amor sceleratus habendi di stampatori ed editori.

   Sì, rimpiango l’epoca dei piombi gutemberghiani.

______________________  

  

   Chàirete Dàimones!

   Laudati sieno gli dei, e magnificata da tutti viventi la infinita, semplicissima, unissima, altissima et absolutissima causa, principio et uno (Bruno Nolano)

 

 

 
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Taube e Schwalbchen,Jacobelli Isoldi,Steiner, Di Nicola, A Farewell

Post n°1192 pubblicato il 18 Maggio 2024 da giuliosforza

 

1086

   Le prime rondini sfrecciano nel cielo arabescando.

   In quale cielo di quale galassia starà giocando la mia rondinella Schwälbchen che fece il suo primo nido nel mio cuore?

   Ed è tornata, tubando con la poca e roca voce che le rimane, la vecchia colomba Taube. Si è affacciata sul verone giusto il tempo di lasciare per me un saluto fecale. L’unico, ritiene, ch’io meriti.

   Cattiva e ingrata d’unaTaube! Ma io perdono, da quel santo che sono!    

*

Da quando ho dichiarato guerra alla morte sto meglio, e sono sereno. Vincerà lei, ma io avrò l’onore delle armi.

*

   Oggi la rifaccio un po’ lunga, per compensare la mia inusuale laconicità e i silenzi degli ultimi giorni. Lo esige la natura dei miei sogni, il sogno del sonno e quello del risveglio.

   Ho incontrato stanotte la professoressa Angelamaria Jacobelli Isoldi che, smessi gli abiti di filosofa, indossava nella ‘finzione’ onirica quelli di una illustre geriatra e psicoterapeuta che si curava dei miei acciacchi e deliri, per fortuna non trementes, senili. Nella vita ‘reale’ era stata presidente di Commissione alla mia Maturità da privatista ad Imperia nel 1948, e l’avrei poi reincontrata, guarda il Caso, o la Provvidenza vichiana, da umile suo collega all’Università di Roma. Alla prova di maturità l’avevo subito avuta alleata, più che giudice, con evidente giustificato fastidio dell’acida commissaria di chimica, offesa della mia semi-ignoranza nel suo campo, avendo io imbottita la mente di migliaia di formule (effetto di un insegnamento puramente formale) ma del tutto ignorante essendo dell’uso pratico di molti semplici prodotti chimici, tipo l’ammoniaca. Si mostrava visibilmente gelosa delle preferenze da me riservate alle discipline filosofico-linguistico-letterarie, nelle quali brillavo. Rispondevo alle domande della Presidente (con la quale s’era subito prodotta una spontanea profonda intesa, figlia di quel sentimento di romantica Ahnung -foscoliani amorosi sensi o goethiane affinità elettive-, che noi diciamo, spesso abusandone ed equivocando con simpatia, naturale empatia) con fervore esaltato; dicevo di Bruno, Campanella, Vico, Kant, Nietzsche, Gentile, Bergson , Marcel…, gli autori da lei nelle sue ricerche di studiosa approfonditi, da me prediletti, con foga inarrestabile. Qualche maligno sussurrava di una nostra pre-intesa. Nulla di più falso. Io fino a quel momento l’avevo conosciuta solo come moglie di un già noto giornalista destinato a una gloriosa carriera, quel Jader Jacobelli dalla famosa, per i miei orecchi indisponente ma a suo modo simpatica, zeppola, uno tra i migliori giornalisti del tempo.

   La conclusione fu che nel giudizio finale fui molto, da lei non solo, assai lodato, nonostante la stizza della commissaria di chimica e qualche altra insignificante riserva da parte del prof di ginnastica, e risultai di gran lunga il primo non solo dei privatisti ma di tutti i candidati della Commissione. Feci colpo, come si dice.

   Ricorderò sempre con stima ed affetto grandi Mariangela Jader Jacobelli, morta assai anziana nel 2018. E la risognerei volentieri nella veste di curatrice delle mie senili dianoie, metanoie, paranoie.

 

   Ora dirò del bel sogno fatto nella ‘realtà’ del risveglio.

   Se con Goethe e i suoi pensieri ‘Durch das Jahr 2024’ (Lungo l’anno 2024) ogni sera son solito addormentarmi, col Rudolf Steiner dello ‘Seelenkalender’ (Calendario dell’Anima) una volta a settimana mi desto.

   Questa mane è la volta della ‘Dritte Woche’ (terza settimana) di ‘Frühling’ (Primavera), che è proprio quello che mi ci vuole per risollevare il mio spirito tentato di depressione. La strofa in versi liberi è quella che, appresa a mente, sovente quasi giaculatoria mi ripetevo negli anni della giovanile esaltazione, e che riassume l’essenziale di quell’olismo, sentimento stordevole del proprio esserci nell’Esserci di tutte le cose, che animò e diede senso ai momenti più belli della mia vita.

   “Er spricht zum Weltenall / Sich selbst vergessend / Und seines Urstands eingedenk, / Des Menschen wachsend Ich: / In dir, befreiend mich / Aus meiner Eigenheiten Fessel, / Ergründe ich mein echtes Wesen”.

   “Così parla all’Universo, di sé dimenticandosi e memore del suo primordiale stato, l’IO dell’uomo in crescita: in te liberandomi dalle catene della mia particolarità, io scopro la mia vera Essenza.

 A questa strofa ero solito unire quella dello steineriano Arturo Onofri, finissimo poeta illuminato, trascurato dalla tronfia incultura post-bellica. Si tratta dell’inizio di ‘Terrestrità del Sole’, che con la seguente invocazione alla Natura steinerianamente recita:

   “Madre, ch’io mi dimentichi della mia forma arcana / per confondermi in te nella tua Vita immensa: / Ch’io rompa le strettoie della mia fosca tana, / ove sto nella triste obliquità che pensa, / per sentir nel mio sangue il brivido solare / della tua pura vita….”.

   Buon Tutto a tutti.

*

   Il musicologo Paolo Di Nicola, caro nostro amico e compaesano, mi fa sapere con gioia di essere finalmente riuscito ad avere dei biglietti per il tempio wagneriano di Bayreuth, il Festspielhaus  costruito in maggior parte per volontà dello sventurato Ludwig II di Baviera, ‘folle’, come è risaputo, di Wagner, ove dal 1876 si svolge un festival dedicato esclusivamente alle opere del Compositore lipsiense. Crepo d’invidia. Io ho tentato tutta la vita di averli, ma non mi è mai riuscito, nemmeno col …patrocinio di altissimi personaggi che ebbi, per via indiretta e per ragioni affettive, modo di frequentare: il festival di Bayreuth, mi si disse, rappresenta per chi vi è ammesso, uno status simbol,  un  palcoscenico per  oligarchi di tutto il mondo e relativi codazzi, la maggior parte dei quali non capisce un accidenti dell’arte di Euterpe, non può importargliene di meno, e a Frau Musica preferisce altro tipo di amanti. Pare, dice Paolo, che dall’anno scorso qualcosa sia cambiato. Me l’auguro per voi, amici miei. Io, ormai…

   Un’amara considerazione.

   Come rilevai, qualche tempo fa l’assenza, in un manifesto pubblicitario di una casa editrice musicale di Lipsia ove erano rappresentati  i più grandi musicisti dell’otto-novecento, di un italiano salvo Puccini, così noto che all’inaugurazione del Teatro wagneriano, che coincise con la prima rappresentazione assoluta di quel miracolo che per me rappresenta  la Tetralogia Der Ring des Nibelungen (L'anello del Nibelungo, 13- 17 agosto 1876, con Hans Richter direttore regia del compositore, Lilli Lehmann e Heinrich Vogl protagonisti alla presenza di Franz LisztEdvard GriegCésar CuiWalter DamroschHermann LeviNikolai RubinsteinAnton BrucknerGustav MahlerCamille Saint-SaënsFriedrich NietzscheLev Tolstoj, l'imperatore Guglielmo I di Germania e re Ludovico II; il critico musicale era Pyotr Ilyich Tchaikovsky.) anche qui nemmeno un italiano: eppure il mio amico Richard amò tantissimo l’Italia, fece di Ravello la sua Bayreut italiana, ammirò ed amò la sua storia, la sua cultura passata, anche musicale, in Italia, a Venezia, trasse l’ultimo respiro. E nell’anno del comune centenario girò un simpatico medaglione (che a me piacque tanto da farne uno dei più cari fermagli dei miei foulards) che ritraeva i loro due volti in un solo. Perché il mio amatissimo Richard non invitò almeno il suo coetaneo Verdi? O fu Verdi a rifiutare? Non me ne do pace.

*

   In una remota epoca  un simpatico già scheletrico, per non dire ischeletrito, Brother John, reduce dalle missioni delle Seychelles, tentò di farmi amare la imbarbarita, ai miei orecchi, lingua di Shakespeare (destinata a vieppiù imbastardirsi in bocca agli yenkees), anche attraverso delle canzoncine folkloristiche, una delle quali mi chiese un giorno di accompagnare al piano per i compagni di corso ignari di lettura musicale una canzoncina che mi piacque assai. Si trattava di un motivetto popolare in Inghilterra su testo di Charles  Kingsley e musica di ignoto (o di Kingsley stesso’). Kingsley era un fervente ecclesiastico anglicano ortodosso finito  cappellano della Regina Vittoria, zelante attivista socialista (ma la sua ideologia non gli impedì di essere un feroce razzista, soprattutto nei riguardi degli irlandesi, rei di reclamare l’indipendenza,  che  chiamava ‘repellenti scimpanzé’),  amico di Darwin e suo corrispondente. La canzoncina mi piacque ed era destinata a mai uscirmi di memoria. Negli anni l’ho anche usata come ninna nanna, fra le mille, per le mie figlie, e fatta spesso cantare dal mio Gruppo corale ‘Metanoesi’. Pure stamane mi sono alzato col motivetto nelle orecchie e tutto il giorno me lo sono involontariamente ricanticchiato (quando sogno musica, tutto il giorno non esco, chissà perché, mai di sogno). Eccone il delicato testo; per la musica dovrete contentarvi della mia trascrizione a mente, non so quanto fedele all’originale. In rete non l’ho trovata e non ho ancora imparato a riprodurre musica sull’ordinateur (il francese è un dispetto agli anglofoni), come lo chiamò nel Seicento quel geniaccio bigotto di Pascal, vero scopritore del diabolico aggeggio. Nelle poche frasi musicali è racchiusa una immensa malinconia. C’è un bambino che parte, e il papà o il nonno o la mamma hanno per lui un estremo dono: un bellissimo insegnamento di vita racchiuso in una malinconica melodia che non ha bisogno di essere scritta in tonalità minore per esprimere tutta la carica di sentimento che implica una separazione.

A FAREWELL

My fairest child, I have no song to give you;
No lark could pipe in skies so dull and gray;
Yet, if you will, one quiet hint I'll leave you,
For every day.

I'll tell you how to sing a clearer carol
Than lark who hails the dawn or breezy down
To earn yourself a purer poet's laurel
Than Shakespeare's crown.

Be good, sweet maid, and let who can be clever;
Do lovely things, not dream them, all day long;
And so make Life, and Death, and that For Ever,
One grand sweet song.

La melodia, che purtroppo non sono in grado di riprodurre qui, non è meno raffinata delle parole.

______________________  

  

   Chàirete Dàimones!

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Ridata visibilitŗ a Dis-Incanti, comunicazione di Kika Joobs, con Muzio Attendolo e Vittoria Colonna a Pescara

Post n°1191 pubblicato il 14 Maggio 2024 da giuliosforza

 

1085

  ANNULLATO L'OSCURAMENTO DEL BLOG.

  Avevo appena finito di scrivere per fb:

   “Il Big Brother orwelliano continua nella sua opera di ag-gregazione ('ad-gregem') alias massificazione, alias ingreggiamento, e riattiva sotto altri nomi Indici e Roghi. Spiriti liberi, Allerta!

  quando mi è arrivata la seguente laconica comunicazione:

  ‘Ciao Giulio Sforza. Libero Community ha deciso di riattivare il tuo blog Dis-Incanti. A presto’.

  Tre giorni fa avevo a mia volta inviato la seguente lettera:

  Gentili Signori, Spett.le Italiaonline SPA,

  mi rivolgo a voi per contestare la sospensione del mio blog su Libero, avvenuta senza preavviso né specificazione esatta delle presunte violazioni che hanno condotto a tale decisione. In quale post è contenuto il testo incriminato? Non è dato sapere.

   Come creatore di contenuti dal 2008, ho sempre operato nel rispetto delle linee guida della piattaforma, ed è mia premura assicurarmi che i contenuti pubblicati siano conformi alle norme vigenti e rispettosi dei diritti altrui.

   Il mio blog non è solo un hobby, ma una componente essenziale della mia espressione personale e interazione con la comunità, particolarmente significativa anche vista la mia età avanzata. La sospensione improvvisa del servizio non solo mi ha privato di questo fondamentale strumento di comunicazione, ma mi sta anche causato notevole stress e disagio fisico per i quali spero di non dover ricorrere a cure mediche.

   Vi chiedo cortesemente di specificare quali contenuti del mio blog sono stati ritenuti una violazione delle normative, di indicarmi precisamente il post di blog contenente la violazione stessa,  fornendomi in tal modo la possibilità di rettificarlo, o al limite, se necessario, di cancellarlo e poi ripubblicarlo in forma modificata..

   Sollecito il ripristino immediato del servizio, come previsto dalle buone pratiche in materia di gestione dei contenuti e diritto di autore. La rimozione totale e immediata del blog senza specifiche indicazioni viola il principio di proporzionalità e giustizia, soprattutto considerando il lungo periodo durante il quale il blog è stato attivo e il rispetto dimostrato nei confronti delle norme comunitarie.

   Confido nella vostra collaborazione per risolvere questo malinteso e ripristinare il mio blog al più presto.    Resto in attesa di un vostro sollecito riscontro.

   Mi auguro non vogliate costringermi a ricorrere all’assistenza di un Legale.

   Cordiali saluti,

   Professor Giulio Sforza”.

    Sono felice che la brutta faccenda si sia risolta senza complicazioni. Ringrazio la Community di Libero per essersi dimostrata illuminata e sensibile e torno sereno e rassicurato al mio lavoro.  

 *

   Leggo su fb la seguente comunicazione di Kika Joobs:

   Ciao a tutti, spero stiate bene!

Volevo condividere con Voi un progetto speciale a cui Jimmi ed io stiamo lavorando di recente: il canale YouTube 'Julia Con La J':

https://www.youtube.com/@IngleseConJulia

   Su questo canale nostra figlia Julia insegna l'inglese di base ai bambini italiani, in modo divertente e coinvolgente, con l'aiuto di simpatici personaggi animati.

    È un'iniziativa che ci sta molto a cuore, e saremmo felici se poteste seguirci e supportarci!

   Ogni visualizzazione e condivisione é preziosa per noi e ci aiuta a far crescere questo progetto che, speriamo possa essere utile a tanti piccoli appassionati dell’inglese!

   Finisce che Julia con la J riconcilia con la lingua di Shakespeare anche quel bambinone novantunenne dal nome Giulio con la G suo dirimpettaio, che le vuole un sacco di bene, le fa tanti complimenti ed auguri, estensibili a mamma Francesca, a Papà Jimmi. per il successo della splendida iniziativa.

*

   Visto il carattere vagamente esoterico (nei personaggi riprodotti e nei simboli) degli anelli cartacei o metallici che uso per sciarpe e foulards, spesso mi si chiede se appartengo a qualche setta. Certo, rispondo, a una importante, aristocratica setta, aristocratica tanto da aver un sol membro: Giulio Sforza.

*

   Era di Maggio, a metà del percorso di mia vita, circa 45 anni fa, ed ero a Pescara a presiedere un Concorso Magistrale. Era il periodo più turbolento della mia vita, ma anche il più esaltante: il mio superomismo vitalistico era al suo apice, al suo apice la mia infatuazione bruniana e nicciana. Alla primissima alba, prima che il traffico impazzisse, ero solito passeggiare pensoso per le strade antiche e nuove della città del Vate e  soffermarmi a lungo a contemplare il sonnolento Pescara dal ponte “Risorgimento” che lo sovrasta e che collega l’antica Pescara e Castellamare, dalla cui fusione era nata la città moderna. Sul ponte pensavo a Muzio Attendolo Sforza, il capitano di ventura fondatore della stirpe, e alla poetessa animatrice, dopo la prematura morte del marito Fernando Francesco d’Avalos nella battaglia di Pavia del 1526, di salotti in odore d’eresia a Roma e nel Castello Aragonese ischitano: di quella Vittoria Colonna dico, che tal Michelagnolo Buonarroti, suo ammiratore e innamorato folle, aveva in una delle sue rime celebrato  come Un uomo in una donna, anzi uno Iddio. A Muzio e a Vittoria è dedicato il ponte Risorgimento che collega Corso Vittorio Emanuele con Viale Marconi con solenni scritte, recentemente dal comune restaurate. L’uno era affogato a quel punto del fiume nel 1424, quando il ponte era formato solo da barche malamente l’una all’altra accostate, nel tentativo di salvare dai flutti un suo cavaliere. Lasciava sette figli legittimi avuti da tre mogli, e dieci illegittimi, poi legittimati, avuti da diverse amanti, era diretto a L’Aquila per difenderla da capitani di ventura che se la contendevano. L’altra di Pescara fu duchessa perché moglie di Fernando Francesco d’Avalos marchese d’Ischia e di Pescara. In una di quelle albe pensai i versi esaltati che riportai sul modesto bastone di canna che quella mattina mi accompagnava, la cui impugnatura consisteva in un cimiero in miniatura che avevo acquistato in un mercatino di Porta Nuova e che sicuramente era appartenuto a un pupo di qualche teatrino siciliano…

   Questi i versi, di cui solo un poco mi pento:

   E in me riviva l’anima di Muzio

   E di Francesco. Di guerrieri stirpe

   E d’umanisti, della Pax Romana

   E delle rinascenti umanità

   Vindici illuminati,

   Ebbero i miei antenati

   Il rispetto del genio nel Da Vinci

   E in Jagellone barbaro l’ossequio

   Della forza brutale. Febo ed Ares

   In fraterno connubio

   Protessero gli alari

   Del castro longobardo,

   E una progenie al mondo generarono

   Che lo SFORZA ad esistere.

   Sia lode a te, guerriero generoso

   Che donasti la vita

   Nei gorghi del Pescara  (vetus urbis

   Numen, patris et vatis

   Flumen, due volte sacro

   A me) pel Cavaliero.

   E me proteggi nell’estremo agone

   Contro i gorghi del tempo, onde affogare

   Possa, Padre, e m’eterni

   Dell’Assoluto nel placato mare.

______________________  

  Chàirete Dàimones!

   Laudati sieno gli dei, e magnificata da tutti viventi la infinita, semplicissima, unissima, altissima et absolutissima causa, principio et uno (Bruno Nolano)

 

 

 
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Morte di Claude Held e di Michel Cosem, Oscuramento del blog

Post n°1190 pubblicato il 14 Maggio 2024 da giuliosforza

 

1084   

   Una tristissima notizia mi raggiunge. È scomparso il grande poeta e scrittore per l’infanzia Claude Held, che i miei lettori ben conoscono per aver partecipato, come amico e come relatore, alla maggior parte delle nostre Giornate internazionali di Studi e d’Arte. Con la sposa Jacqueline, coautrice di molti suoi testi internazionalmente noti, amava tantissimo Vivaro, sul cui nome, in gara con la consorte, scrisse un bell’acrostico che custodisco al Frainile. A una loro permanenza di vari giorni da noi dedicarono un fascicoletto poetico dal titolo “De Rome aux Abruzzes” (Collection “Lieu: encres vives”), che in sua memoria intendo pubblicare, in traduzione con testo originale a fronte, al più presto, a cura dell’Associazione culturale di Varia Umanità e musica ‘Vivarium’.

  Offenderei il suo laico lucido razionalismo se mi perdessi in lamentazioni funebri. Gli rimprovero solo d’avermi voluto precedere nel grande Salto (nel Vuoto, nel Tutto, in Dio?).

   In sua memoria porterò da oggi all’occhiello il distintivo ricordo del “10ème Marché de Poésie” (Juin 1992) che egli mi donò in ricordo di una fatata notte a Place Saint-Sulpice, dove il ‘Marché’ si teneva.    

________

Ho appena finito di scrivere questo di Claude che un’altra brutta notizia mi giunge attraverso internet. Ieri 10 maggio ricorreva l’undicesimo mese dalla morte di Michel Cosem (1939-20), poeta fondatore della rivista che ha pubblicato “De Rome aux Abruzzes”. Di lui si riporta la seguente poesia:

 Mort d'un poète

 Je reconnais l'impardonnable linceul

Celui qui coupe

et qui éloigne

Celui pour lequel nous ne sommes rien

Et qui emporte inéluctable

toutes les racines

tous les soleils

Pour un terrible amas de cendres

Riconosco l’imperdonabile sudario

Quello che tronca

e che allontana

Quello per il quale noi  siamo nulla

E che ineluttabile

Strappa via tutte le radici

Spegne tutti i soli

Per un terribile ammasso di ceneri.

 *

Un po’ di luce comincia a farsi sulla vicenda del mio blog oscurato. Libero mi fa sapere che io avrei violato alcune regole del lungo contratto  che colui che apre un blog implicitamente accetta, un articolo di esso in particolare. Accusa vaga che non specifica né la natura della violazione né l’articolo cui si fa riferimento. Naturalmente ho risposto con una lunga articolata lettera, con richiesta di immediata riaccensione del blog e indicazione precisa del post incriminato, in modo che io possa eventualmente correggere o eliminare in tutto o in parte il post o i post sotto accusa. Naturalmente ho anche accennato al gravissimo stress psicologico cui la vicenda mi sta sottoponendo, particolarmente pericoloso in un ultranovantenne.

   Qualche amico mi ha fatto notare una strana coincidenza: l’oscuramento sarebbe coinciso con la pubblicazione del post 1083 nel quale liberamente ma civilmente, anche se talvolta con un pizzico di ironia, dico la mia su un libro, molto presente in questo periodo sui media, di un noto giornalista che peraltro conosco e che ho sempre stimato e stimo per la sua vivacità e libertà di pensiero. Naturalmente mi rifìuto di vedere un rapporto fra i due eventi. Non riuscirei nemmeno a immaginarlo.      

*

   30 APRILE 2024: OSCURAMENTO, DOPO SEDICI ANNI DI VISIBILITA’, DEL MIO BLOG DIS-INCANTI.

   Segnalazione di qualche giorno fa su fb:

   Al momento di pubblicare il post 1084 del mio blog Dis-Incanti mi accorgo che il blog è dato da Libero introvabile.

   Da ormai due giorni è inaccessibile. Qualcuno mi spiega cosa può esser successo? Problema tecnico di Libero o virus o censura? Grazie

   A tutt’oggi nessuna risposta esauriente da Libero, pur sollecitata da varie parti, sicchè debbo ragionevolmente ritenere che ormai sia irrecuperabile. Scrivo su fb:

   Dunque il mio blog s'è volatilizzato e nemmeno il gestore Libero se lo spiega, o finge di non spiegarselo. Non capisco chi e come abbia potuto impossessarsi dei miei dati e farmi questo regalo, Eppure così innocuo e insignificante è quello che scrivo! A chi posso dare fastidio? Ma confesso che dopo sedici anni di conversazione con questo mio impersonale pubblico lo sentivo vicino e lo amavo, e perderlo mi ha dato un po' la sensazione di essere morto (o forse già lo sono e non me ne rendo conto?)

Comunque Chairete aèi Dàimones! Ora più che mai. A dispetto di tutto.

   P. S.

   Ma Il blog non è perso! Quasi presàgo, l'ho strappato all'etere e ridato in tre volumi alla amata carta per farne dono agli amici. Se camperò intendo pubblicare il quarto, insieme all'ultima raccolta poetica "La sera di Pan", entro la fine dell'anno.

   Nel frattempo una Laura si è fatta viva cosi:

   Sul tuo caso specifico sono necessarie delle analisi tecniche, ti chiediamo la cortesia di pazientare: ti ricontatteremo noi appena avremo una risposta. Cordiali saluti.

   Meglio di niente. Prima una tal Martina aveva scritto:

   Gentile Cliente,
   per capire meglio il problema ti chiediamo di fornirci maggiori dettagli, trascrivere eventuali errori che hai visto e, se puoi, allegarci degli screenshot (schermate).
 
   Segue un lungo elenco di norme:

  COME ACQUISIRE LE SCHERMATE SU PC

Sistemi Microsoft: premi il tasto “Stamp” sulla tastiera e poi incolla il contenuto (tasto Destro del mouse e “Incolla” oppure premendo i tasti “Ctrl” + “V”) in un documento come Word o Paint. In alternativa puoi usare lo Strumento di cattura di Windows o un software come Photoshop o Gimp.
   Sistemi Apple: premi i tasti Comando (
) + Maiuscole +3. L'istantanea viene salvata sulla scrivania come file .png. (maggiori info https://support.apple.com/it-it/HT201361)
 
   COME ACQUISIRE LE SCHERMATE SU CELLULARI E TABLET
- nei sistemi iOS, premi insieme i tasti Accensione e Home; quando senti uno scatto, l'immagine acquisita viene salvata nella cartella "Immagini"
Per i modelli Apple da iPhone X e successivi premi contemporaneamente i pulsanti Volume su e Power/Side Up. Verrà quindi acquisita una schermata e un’anteprima apparirà nella parte inferiore dello schermo
- nei sistemi Android, premi contemporaneamente e tieni premuti per 2 secondi i tasti Accensione e Home; quando senti uno scatto, l'immagine è salvata nella cartella "Galleria/Screenshots"
- nei sistemi Windows Phone, premi contemporaneamente il tasto Accensione e il tasto + del volume; l'immagine viene salvata nella cartella "Foto/Schermate"
 Per cortesia inviaci tutto rispondendo a questa segnalazione.

Cordiali saluti,
Martina

La vicenda ha tutta l’aria di un mistero incomprensibile ed irresolubile. Staremo a vedere. Intanto un’idea sul perché dell’oscuramento del mio blog senza preavviso e senza motivazione esplicita me la sto facendo. Forse ne vedremo delle belle.

Nell’attesa scrivo:

   Spett.le Italiaonline SPA

   Gentili Signori,

mi rivolgo a voi per contestare la sospensione del mio blog su Libero, avvenuta senza preavviso né specificazione esatta delle presunte violazioni che hanno condotto a tale decisione. In quale post è contenuto il testo incriminato? Non è dato sapere.

   Come creatore di contenuti dal 2008, ho sempre operato nel rispetto delle linee guida della piattaforma, ed è mia premura assicurarmi che i contenuti pubblicati siano conformi alle norme vigenti e rispettosi dei diritti altrui.

   Il mio blog non è solo un hobby, ma una componente essenziale della mia espressione personale e interazione con la comunità, particolarmente significativa anche vista la mia età avanzata. La sospensione improvvisa del servizio non solo mi ha privato di questo fondamentale strumento di comunicazione, ma mi sta anche causando notevole stress e disagio fisico, spero di non dover ricorrere a cure mediche a causa di questo.

   Vi chiedo cortesemente di specificare quali contenuti del mio blog sono stati ritenuti in violazione delle normative e di indicarmi precisamente il post di blog contenente la violazione, e fornirmi la possibilità di rettificarlo, o al limite cancellarlo e poi ripubblicarlo in forma modificata. Tale chiarimento è essenziale per permettermi di comprendere ed eventualmente rettificare.

   Sollecito il ripristino del servizio in attesa di una mia azione correttiva, come previsto dalle buone pratiche in materia di gestione dei contenuti e diritto di autore. La rimozione totale e immediata del blog senza specifiche indicazioni viola il principio di proporzionalità e giustizia, soprattutto considerando il lungo periodo durante il quale il blog è stato attivo e il rispetto dimostrato nei confronti delle norme comunitarie.

   Confido nella vostra collaborazione per risolvere questo malinteso e ripristinare il mio blog al più presto. Resto in attesa di un vostro sollecito riscontro e sono disponibile per qualsiasi ulteriore chiarimento possa essere utile a risolvere la situazione in maniera costruttiva.

   Mi auguro non vogliate rendermi necessario ricorrere all’assistenza di un Legale.

   Cordiali saluti,

   Professor Giulio Sforza

   Attendo gli ulteriori sviluppi

______________________  

  Chàirete Dàimones!

   Laudati sieno gli dei, e magnificata da tutti viventi la infinita, semplicissima, unissima, altissima et absolutissima causa, principio et uno (Bruno Nolano)

 

 

 

 
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