Creato da korov_ev il 06/02/2013

Fermata a richiesta

Vietato parlare al conducente

 

 

La dichiarazione d'amore più bella

Post n°85 pubblicato il 07 Agosto 2018 da korov_ev

Se per baciarti dovessi poi andare all’inferno, lo farei. Così potrò poi vantarmi con i diavoli di aver visto il paradiso senza mai entrarci.
(Shakespeare: Romeo e Giulietta)

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

(Questa non credo ci sia bisogno di dire da dove venga)

 Hai appena compiuto ottantadue anni e ti amo più che mai. Porto in me un vuoto divorante che solo il tuo corpo stretto contro il mio riempie.
(Lettera a D. André Gorz , modificata da me. L'originale ha un senso un po' diverso, ma prendetela per buona)

 Il suo seme bevuto dalle mie labbra era la comunione con la terra (...) E non credevamo  più in Dio perché eravamo felici
(Alda Merini; Incipit ed Explicit de "Il grido")

 E come queste tante altre a dichiarare l'amore tra un uomo e una donna. Tutte belle: una dichiarazione d'amore è sempre bella. Ma al di là della dolcezza, della sfacciataggine, dell'erotismo, della poesia e di qualunque altra cosa ogni parola d'amore porti con sé, la dichiarazione d'amore che più ha colpito il mio cuore l'ho trovata una sera d'autunno sulle labbra di una donna dimessa e bellissima ai bordi di una zona industriale di un'improbabile città.
Immaginate una casa sghemba in una valletta smunta di una periferia degradata. Intorno, una selva di ciminiere che giorno e notte sbiancano il cielo coi loro sbuffi densi, quasi collosi. Al centro di questa fotografia due persone, un uomo e una donna. Lui è di spalle, ha appena perso il lavoro e non riesce a guardarla negli occhi. Una vita già infima era tutto quello che era stato in grado di offrirle e ora che anche quel poco era perduto, sentiva di aver fallito, di non essere stato all'altezza della promessa fatta quando di fronte al prete, nelle sue scarpe migliori, aveva giurato che si sarebbe preso cura della sua compagna.

 - Mi hanno licenziato. Come faremo ad andare avanti
La mano magra di lei gli accarezza la spalla ed è come se una forza invisibile lo costringesse a rivolgerle gli occhi.
- Tu troverai un altro lavoro e io annacquerò un altro po' la zuppa di cavoli. Non preoccuparti, signor Bucket.

Quel giorno di fronte al prete aveva fatto anche lei la stessa promessa.

 

 
 
 

Aleph

Post n°84 pubblicato il 31 Luglio 2018 da korov_ev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le parole erano sempre troppe. Traboccavano dal bordo della penna  e scorrevano cosi superflue.  Erano poche, ma sempre troppe; sette, otto, dieci: troppe. Passava le notti ad asciugarne, ad asciugare il pantano che facevano ai piedi dei suoi pensieri, ed era allora, proprio allora, quando i rumori del giorno sfumavano, che egli pensava che…
Esistono parole futili,  è vero, ma anche tante altre che sono pregne. E una che, addirittura, raggruppa il senso del tutto, e quando la si trova non la si riesce a pronunciare. È lì, sulla punta della lingua e dei pensieri, ma a partorirla serve una forza che nessuno possiede.
La coscienza di una tale parola rende inutili tutte le altre; ciò che rimane è un bimbo a bocca aperta di fronte all’immensità dell’oceano, un bimbo stupito il cui nome è Silenzio.

 

 

 
 
 

A volte ritornano

Post n°83 pubblicato il 30 Luglio 2018 da korov_ev

Questo blog era una cosa nata per gioco, un filo scherzoso che teneva unite due estremità lontane nella speranza che prima o poi lo spazio e il tempo si accartocciassero un po'... o che qualcuno inventasse il teletrasporto.

Non è andata così e quel filo, dai e dai, si è spezzato. Ora, quando un filo si spezza, una buona metà ti resta in mano, e siccome si trattava di un filo lungo, lungo, anche la metà rimastami in mano è lunga, lunga; abbastanza lunga da rimanerci imbrigliato.

Ero venuto un'ultima volta con l'intenzione di chiudere questo spazio, demolirlo come sto facendo con tutto il resto, smontando mattone dopo mattone un monumento che più fatico e più sembra non finire di affiorare dalla terra su cui poggiava.

Ero tornato per chiudere, ma poi ho visto la visita recente di una vecchia conoscenza e ho pensato che forse poteva ancora essere buono per qualcuno. Magari riprendo a scrivere, chissà.

Per me, stavolta.

 
 
 

Laude Eterne

Post n°82 pubblicato il 02 Luglio 2015 da korov_ev

Sapete, io credo che le parole abbiano una inevitabile bellezza intrinseca. A pensarla così  sono in buona compagnia, visto che il padreterno in persona decide addirittura di creare, attraverso la parola.
Non esiste la bruttezza della parola, esiste, piuttosto, spesso, un'assenza della sua bellezza, che sfortunatamente permea di un nulla sottile la maggior parte di ciò che oggi si legge (e si dice).
Qualche giorno fa mi è stato sottoposto un breve scritto allo scopo di avere consigli sulla sua stesura. Il pezzo, non saprei come definirlo se non come la "recensione" (benché di recensivo non abbia assolutamente nulla) di un concerto intitolato "Le Laude eterne".
Le laudi sono una forma di canto sacro nato intorno al milleduecento e sviluppatosi poi nei secoli secondo canoni spesso popolari, per questo motivo i nomi degli autori si perdono sovente nel calderone immemore della tradizione e i testi, per lungo tempo tramandati oralmente, echeggiano degli antichi dialetti dei luoghi ai quali appartengono.
Il concerto in questione era incentrato in modo particolare sulla figura della Vergine Maria e questa sorta di "non recensione" che ho avuto il piacere di leggere è riuscita a passare indenne le maglie di quella banalità che troppo spesso riveste certi argomenti e rimandare un'immagine di bellezza davvero inconsueta (almeno ai miei occhi).
Passare quel brandello d'anima al vaglio della ragione mi sembrava ingiusto se non addirittura sbagliato,  per questo ho deciso di proporvelo qui di seguito tal com'era. Il tutto, naturalmente, previa autorizzazione dell'autore che in questo caso, come avrete modo di intuire, è in realtà un'autrice.

C'è stato un tempo in cui gli uomini pregavano un Dio vicino, un Dio che sapeva essere misericordioso ma che sapeva anche alzare la voce, che camminava scalzo tra i vicoli sporchi delle città e dei villaggi,  toccando la spalla ad ogni uomo che incontrava. A quel tempo si innalzavano inni e preghiere, a quel tempo l'uomo aveva fede nell'ascolto di Dio. Allora vi era un dialogo a voce alta tra terra e cielo, una voce che saliva dietro il fumo dell'incenso, lungo le strade dei pellegrini e dei penitenti, cantata sgranando rosari.
Una corale che giunge dal passato e che oggi ci affascina con la musicalità di una lingua ormai misteriosa e ignota, di cui vaghi echi risuonano in memorie lontane. Queste le Laudi Eterne, tanto intrise di una nostalgia materna, quella preghiera che nasce nell'esilio, nella distanza, nella condanna ad uno stato di infinitamente piccolo, di un peccato connaturato all'uomo dinnanzi all'immensità di Dio.
Ma se cambia l'amore che si rivolge a Dio, non cambia quello di una madre per il proprio figlio, un figlio che è carne viva, carne spezzata dalla propria, piaga viva per ognuna che abbia partorito. Come può Maria non essere madre terrena oltre che madre celeste? Allora è pianto, allora è strazio per quell'alito di vita che sfugge dalla croce verso un cielo mai così crudele e distante, che chiede un sacrificio tanto grande, quello più alto per una madre che assiste alla morte del proprio figlio. 
Ecco le "mie" Laude Eterne. Un viaggio tra le mura sconsacrate di un tempo estremo di pianto e preghiera, una vertigine cui innalzavano le voci splendide e il clavicembalo, con il tocco pietoso del flauto traverso sul tinnire delle corde pizzicate. E per un istante, per un minuscolo frammento di eternità, le pietre antiche spogliate dei loro sacramenti hanno vibrato ancora di qualcosa che potrei chiamare compassione.

 
 
 

Se Silvio piange, Mao non ride

Post n°81 pubblicato il 15 Maggio 2015 da korov_ev
Foto di korov_ev

Avrete certo saputo del ministro coreano fatto "fucilare" a cannonate per essersi addormentato al discorso di Ciccio Bello Kim. Ora, premesso che chi gioca col foco prima o poi si scotta, volevo tranquillizzarvi sul fatto che dal lontano e misterioso oriente non arrivano solo cose  negative.
La foto qui sopra l'ho scattata io. E' la prima pagina di un giornale locale e siccome Libero non me la fa ingrandire più di così vi dico cosa c'è scritt:
Titolo: SEQUESTRATO CENTRO MASSAGGI CINESE A LUCI ROSSE. ERA L'ALCOVA DI GIOIELLIERI E PROFESSIONISTI.
Ma ciò che miinteressa è il sottotitolo, cioè:
Arrestata la titolare cinese: ai ricchi faceva pagare tariffe più alte.
No dico, vi rendete conto della portata della notizia?
Non c'è nulla da fare, i cinesi sono anni luce avanti! E non solo ci surclassano sul piano economico, ci danno anche lezione di giustizia sociale.
In breve, la titolare di questo centro massaggi cinese che operava dalla mie parti si adoperava affinché nel suo locale l'equità tra classi sociali fosse garantita. Come? Imponendo tariffe gold ai ricchi e prezzi popolari ai meno abbienti, affinché tutti potessero avere la loro piccola parte di paradiso.
Ora voi credete che sia importato qualcosa ai nostri amministratori della valenza cultirale ed educativa di una tale iniziativa? Macché! In quattro e quattr'otto hanno fatto chiudere l'ultimo simbolo che si ergeva a baluardo della lotta di classe. In men che non si dica hanno messo le manette ai polsi a quest'eroina, di questa Lobin Hood... pardon Robin Hood in gonnella o anche senza gonnella, che è pure meglio, e messo i sigilli alle porte di quell'avamposto del socialismo reale.
A damnatio memoriae hanno addirittura cambiato il nome che campeggiava orgoglioso sullo stendardo e sulle lanterne che ornavano l'ingresso. Da "Chu Lan" che in cinese vuol dire "Il giardino degli uomini felici" è diventato "Chu La Van" che si può tradurre letteralmente con "E' finita la pacchia".
Nella sua ultima dichiarazione alla stampa la titolare ha avuto per gli italiano parole di biasimo, ma anche materni consigli, a dimostrazione dell'affetto che nutre verso il nostro paese. Mai dimenticherò le sue ultime parole:
- Uomini non essele tutti uguali, qualcuno cincin più glande, qualcuno più piccolo, ma lolo dilitti tutti uguali!...Dilitti come bililli, dopo viagla.
poi ha lanciato un appello alle donne italiane:
- Donne, fale sesso fa bene, linfolza sistema immunutalio e non fa ammalale vostri uomini. No valicella, no losolia, no molbillo, ma soplattutto non più olecchioni. olecchioni essele tellibili. Se plendi da bambino gualisci, ma da glande è malattia glave, glavissima... inculabile!
E allora che altro dire? Culatevi, gente culatevi!
Ma sentite un po', se faccio una raccolta firme per rendere la patata mutuabile, qualcuno di voi me l'appoggia?

 

 

 

 
 
 
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