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Un blog creato da Kaos_101 il 23/10/2006

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Messaggi del 19/10/2008

La caccia...(epilogo)

Post n°264 pubblicato il 19 Ottobre 2008 da Kaos_101
 

Mercoledì mattina: mi sveglio di buon’ora elettrizzato dalla prospettiva di ciò che mi attende.
Mi faccio la doccia, mi rado e intanto penso a come vestirmi.
Alla fine decido che giacca e cravatta sono il modo migliore per passare inosservato.
Ho deciso lasciare l’auto in un parcheggio un po’ defilato: se la caccia avrà l’epilogo che spero preferisco condurre la mia preda in un luogo meno esposto a sguardi indiscreti.
Do un’ultima occhiata al sedile posteriore dove sono disposte in bell’ordine alcune fascette stringi cavo in plastica, un paio di metri di corda e un cappuccio di stoffa nera, se la mia preda mi seguirà sin qui ne avrò bisogno…
Scendo, chiudo l’auto e mi avvio con calma.
Riccardo è indaffarato a servire una cliente, lo aspetto pazientemente, tanto non ho fretta.
Dopo cinque minuti si libera.
Ciao Luca che piacere!
Che ci fai da queste parti?
Ciao Riccardo sto bene grazie. Bellissimo questo negozio, vedo che finalmente hai coronato il tuo sogno.
Si, in effetti, l’affitto è un po’ caro, ma si ripaga con la posizione, sono davvero soddisfatto.
Che posso fare per te?
Nulla di speciale, avrei bisogno di un piccolo favore
Ma certo dimmi pure.
Ecco, vedi, ho organizzato una specie di caccia al tesoro, un giochino un po’ cretino, ma insomma…
In poche parole avrei bisogno che tu mi conservassi questa scatola per un’oretta.
Poco prima di mezzogiorno dovrebbe arrivare una ragazza, chiedere di te e dirti se hai qualcosa per lei.
Capito perfettamente.
Gli occhi di Riccardo hanno una strana luce ironica, impossibile abbia capito, sicuramente dubita gli abbia detto tutto, ma non fa domande.
Anzi fammi un piacere ingentilisci la scatola con un fiore.
Non ti preoccupare
Mi dice sfilando un nastro di rafia da una matassa
Non ti farò fare brutta figura.
Sei sempre gentilissimo Riccardo. Cosa ti devo?
Ma piantala! Offrimi un caffè
Mi prende per un braccio, usciamo dal negozio e ci beviamo un ottimo caffè nel  bar di fronte.
Ora perdonami Riccardo, ma devo proprio scappare.
Buona giornata Luca a presto.
La mattina è calda, ma non torrida, controllo l’orologio: sono le 11, 45, mi avvio con calma verso la mia meta.
La sala centrale del caffè Pedrocchi ha tre accessi: dalla sala bianca, dalla sala verde e dalla strada.
Memore della sua minaccia: Ah quasi dimenticavo ... io gioco per vincere perciò aspettati colpi bassi,
entro dalla sala verde, attraverso il salone centrale ed esco velocemente dal lato opposto.
Il rapido sopralluogo mi rassicura: non c’è traccia di una donna con caratteristiche anche solo lontanamente analoghe a quelle della mia preda.
Rientro, mi siedo ad un tavolino a poca distanza dall’uscita che dà sulla strada e ordino un caffè.
Pago immediatamente per essere libero di muovermi a mio piacimento, mi nascondo dietro al giornale ed aspetto.
Le 12….niente.
12, 05…niente
Comincio a domandarmi se non sia stato vittima di una solenne presa in giro.
12,10 bip, bip….SMS: Scusa ho avuto problemi col parcheggio sono lì a minuti.
Mi rilasso, non mi sarebbe piaciuto aver organizzato tutto per nulla.
Dopo poco, finalmente, la vedo entrare.
Una gran massa di capelli mossi la gonna azzurra i gemellini bianchi i sandali sabbia….sì è lei….
Piego il giornale con calma, mi alzo ed esco prima che lei sia riuscita a perlustrare con lo sguardo tutta la sala.
La caccia è cominciata!
Mi sistemo all’angolo della piazzetta antistante il caffè e aspetto alcuni minuti per lasciarle il tempo di domandarsi se non sia stata lei vittima di uno scherzo.
Difatti dopo poco arriva il suo messaggio.
Io ci sono tu dove sei?
Esci e vai verso via San Fermo
Messaggio breve non è tempo di convenevoli.
Va bene.
La vedo uscire, me la lascio sfilare davanti e la osservo con attenzione.
E’ decisamente carina! La descrizione dell’abbigliamento non le rende onore: la gonna è piuttosto stretta e mette in risalto il sedere mentre la maglia aderente valorizza un seno impertinente.
Sorrido compiaciuto : la preda è adeguata al cacciatore.
Vai al Duca d’Aosta e aspetta nuovi ordini.
La seguo per un po’ per godermi il sottile piacere di osservarla senza che lei possa sospettare che lo sto facendo, poi la supero: non è difficile seguire una preda che sai già dove sta andando.
Entro nel negozio, mi faccio mostrare dal commesso una T-shirt e nel frattempo la studio attraverso la vetrina.
Si vede che è impaziente, si dondola sui tacchi, estrae un paio di volte il cellulare dalla borsa nella speranza di trovare istruzioni. Mi godo per qualche minuto la sua inquietudine, poi un nuovo messaggio
Entra dal fiorista, chiedi di Riccardo, e digli sono Elena dovrebbe esserci un pacchetto per me.
Solleva di scatto il telefono legge il messaggio si gira verso la vetrina e guarda all’interno come per capire chi sia ‘sto Riccardo.
Il commesso tenta in tutti i modi di riportare la mia attenzione sulla Fred Perry, lo liquido con un
“Non avrebbe qualcosa di meglio?”
Mentre il poveretto si aggira tra gli scaffali alla ricerca del “di meglio”, io mi godo la scena della mia preda che ritira il pacchetto impreziosito da un rosso cuore di anturium.
Esci ed entra all’OVS.
Obbedisce senza quasi pensarci, esce dal negozio attraversa la strada ed entra nel grande magazzino di fronte.
Ringrazio il commesso evidentemente seccato ed esco a mia volta.
Vai in un camerino apri la scatola poi mandami un SMS di conferma.
Pochi minuti e arriva la risposta.
Aperta che devo fare?
Puoi lasciare la scatola li dove sei.
Metti in borsa il foulard, poi vai in bagno indossa le palline e dammi conferma quando hai fatto.
Passano cinque minuti e non ricevo risposta.
Allora? Ancora lì?
Scusa ma non le ho mai usate non so come si mettano.
Usa un po’ di fantasia no? Almeno hai capito “dove” vanno messe?
Si si ho capito ma, come dire, non sono pronta.
Arrangiati! Aspetto la conferma.
Ancora un paio di minuti e poi…
Fatto! Ma che scomode!
Non ti preoccupare si adattano velocemente.
Adesso esci e vai da Coin.
La precedo per fare un ultimo sopralluogo
Salgo al secondo piano, reparto donna, e vado a controllare i box.
Sono le 12,40 il reparto è semideserto alcune signore curiosano tra gli espositori.
Entro nel corridoio dei camerini sono tutti vuoti.
C’è una piacevole penombra e mi lascio trasportare con la fantasia a ciò che accadrà tra pochi minuti.

                              **********************************
...immagino la scena come fosse un film.
Ecco la preda apparire dalla  scala mobile, si guarda attorno come fosse la prima volta che mette piede in quel posto e, in effetti, lo stato d’animo che la pervade è assolutamente incongruo con quel luogo solitamente così banale e rassicurante.
Individua i camerini ne trova uno vuoto e vi entra.
Sono nel terzo camerino da destra!
Bene bendati col foulard che ti ho dato, sfilati gli slip e aspettami con le mani posate contro la parete
Ovviamnete non può sapere che sono già lì da qualche minuto, l’ho vista arrivare, ho seguito i suoi movimenti, mi sono accertato che andasse dove volevo io.
Adesso è ora di farle sentire cosa vuol dire appartenere, di come ci si senta preda.
Entro nel camerino senza dire una parola, chiudo con lo scrocco la porta.
La guardo: è di spalle il bacino leggermente sporto indietro per evitare la piccola panca che corre lungo la parete e dove fanno bella mostra di sè le mutandine di microfibra bianche, le braccia tese in avanti i palmi contro il muro, ansima leggermente.
Apri le gambe.
Lo dico dolcemente quasi sussurrandoglielo all’orecchio.
Sembra come colpita da una frustata, insacca la testa tra le spalle e allontana di qualche centimetro i piedi.
Aprile bene!
Questa volta il tono è secco e perentorio e la sua reazione è conseguente: divarica le gambe per quanto le concede la gonna stretta.
Bene, ora verifichiamo se hai obbedito al mio ordine e come hai indossato il mio regalo.
La mia mano scivola all’interno della sua coscia e risale lentamente.
La sento fremere mentre supero il pizzo dell’autoreggente e incontro la sua morbida pelle.
Mi fermo qualche secondo in quello spazio già proibito ma non ancora osceno, la sfioro, disegno arabeschi con le mia dita, la sento sobbalzare sotto quel tocco leggero.
Allora? Come ci si sente ad essere qui a mia disposizione?
Non lo so, non capisco, ho paura, forse mi piace, non so.
Beh sarebbe davvero crudele lasciarti con un simile dubbio
La mia mano sale con decisione fino a raggiungere il suo sesso.
La sua prima reazione è di divincolarsi, di sfuggire a quel contatto.
Stai ferma!
Si blocca, per un attimo si irrigidisce  poi, come vinta, si rilassa un poco.
La frugo senza delicatezza: è bagnatissima. Gioco con le labbra, le titillo il clitoride, la sento tremare,e inarcare la schiena per aprirsi maggiormente.
Infilo l’indice nell’anello di plastica che pende tra le sue cosce e tiro leggermente.
Sento la resistenza che oppongono le palline a quel tentativo di estrarle, tiro fino quasi a farle uscire poi interrompo la trazione e lascio che vengano nuovamente risucchiate dentro di lei.
Ripeto il giochino più e più volte: geme, è evidente che le piace.
Bene a quanto vedo gradisci questa situazione, vero?.
Proseguiamo?
S..si, credo di si.
Bene allora conta fino a dieci togliti la benda dagli occhi infilati gli slip in bocca e raggiungimi al parcheggio di piazzale Boschetti il resto di questa esperienza lo vivremo in privato.
Lei fa un cenno con la testa senza proferire verbo.
Esco dal camerino e mi allontano velocemente in direzione del parcheggio.
Mentre cammino non so resistere al piacere di sentire il suo odore forte e sensuale che mi è rimasto sulle dita.
L’auto è sul fondo del parcheggio, un po’ isolata dalle altre, facilmente individuabile.
Le mando un messaggio
Entra dal varco pedonale, costeggia il muro e vai fino in fondo al parcheggio Audi A6 blu scuro. Dimmi quando ci sei.
La vedo arrivare, cammina lentamente, forse le palline le danno ancora fastidio, continua a guardarsi attorno come per scoprire dove mi sia nascosto, ma lo fa quasi per dovere, si capisce che si sta completamente calando nella parte.
Individua la macchina, si ferma e, prima che possa scrivere il messaggio, aziono il telecomando e le invio il mio.
Entra in macchina, nel sedile posteriore c’è un cappuccio nero, infilalo sto arrivando.
Aspetto che esegua, poi raggiungo l’auto, salgo, chiudo la portiera e…
Benvenuta nel mio territorio preda…ora sei davvero mia….

                            **********************************
...bip bip il segnale del SMS in arrivo mi riporta alla realtà.
Sono davanti a Coin tempo scaduto gioco finito!
Leggo e rileggo il messaggio: purtroppo non dà adito a interpretazioni di sorta.
Scendo, la trovo davanti all’entrata, mi avvicino, mi guarda pensosa, poi si illumina.
Ah sei tu!
Ti avevo notato al Pedrocchi, ma sei uscito così velocemente che ho pensato di essermi sbagliata.
Comunque il giochino mi è piaciuto; adesso però andiamo in un bar queste palline sono scomodissime non vedo l’ora di togliermele…

 

 
 
 
 

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