Creato da frankcontinel il 14/03/2012

sognatore romano

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LA ROMA DELLE CASE TORRI I GRATTACELI DEL'MEDIOEVO

Post n°90 pubblicato il 29 Aprile 2013 da frankcontinel
 
Foto di frankcontinel

Oggi è difficile da credere, eppure nel Medioevo anche Roma aveva uno "skyline" di tutto rispetto unico nel'suo genere l'equivalente di allora del'grattacelo la casa-torre  si arrivò ad averne  fino a trecento  che, insieme ai campanili delle chiese e alle torri delle Mura Aureliane, conferirono alla città un aspetto verticalizzato,e proteso verso l'alto. In una guida medioevale di Roma per pellegrini, scritta dall'erudito inglese Mastro Gregorio nel XII secolo, si trova la più bella definizione della Roma turrita: «Si deve ammirare con straordinario entusiasmo il panorama di tutta la città,in cui sono così numerose le torri da sembrare spighe di grano». Questo dato è ancora più impressionante se  si pensa che la città medioevale era assai più piccola di quella di oggi, tutta ritratta verso il fiume sia per l'approvvigionamento di acqua (gli acquedotti erano caduti in rovina); sia per la sicurezza difensiva; che per lo sfruttamento della corrente con mulini. La costruzione di una torre era un privilegio consentito per gli elevati costi  soltanto all'aristocrazia, realizzata per scopi propiamente difensivi non bisogna mai dimenticare che la capitale era soggetta periodicamente a invasioni sopratutto per i contrasti tra il potere temporale dei papi e delle altre monarchie contemporaee sopratutto di quella germanica ma anche somosse e ribellioni non erano affatto infrequenti per questi motivi  divenne il modello d'abitazione preferito per la nobiltà. Solo con il sec. XV le torri andarono progressivamente scomparendo, con l'affermarsi del palazzo di tipo toscano. Delle centinaia di torri presenti a Roma ce ne sono rimaste una cinquantina: alcune piuttosto famose perché isolate e ben visibili, la maggior parte invece sconosciute, inglobate in edifici posteriori o mimetizzate tra le costruzioni che ad esse si sono addossate vedremo una rassegna delle più imortanti rimaste 

 

la più conosciuta e tra le meglio conservate è l'imponente torre delle milizie qui fotografata accanto alla vicina chiesa di santa Caterina  in magnanapoli adiacente al'tratto finale di via nazionale e svettante sui vicini  mercati traianei è alta quasi 50 metri in  venne costruita per i conti di segni nel'xii secolo  ha una struttura a " cannocchiale " con le basi quadrate di 10.5 metri composte con corpi  progressivamente più piccoli in tufo rivestite di opera laterizia di mattoni rossi venne prima venduta ai Annibaldi quindi ai caetani a quel'tempo la struttura aveva raggiunto il suo massimo sviluppo con una cinta muraria con altre sei torri minori  e con un mastio altissimo che raggiungeva in cima alla torre gli oltre 60 metri il terremoto del'1348 fece crollare quasi per intero il terzo piano di cui non rimane che un mozzicone ( la merlatura attuale e successiva ) e determinando  il parziale cedimento delle fondamenta con l attuale pendenza , dopo ulteriori cambi di mano nella proprietà l'edificio venne infine comprato nel'marzo 1619 dalle terziarie francescane per 1800 scudi da Camillo dei conti con l'edificazione della chiesa di santa Caterina nel'1628 venne inclusa nel'giardino della chiesa raggiungendo l'attuale sistemazione. sulla torre ci sono giunte due leggende che la riguardano la prima è la storia del'incendio di Roma in cui Nerone decantò durante esso dei versi del'Eneide  riferita dallo storico sventonio pare che la torre in questione dove il citaredo recitò la sua presunta arte  era quella del'mecenate che si trova al'Esquilino e non al Viminale dove è la torre delle milizie per questo è conosciuta pure come torre di Nerone nel'anniversario del'incendio il 19 luglio il suo fantasma viene visto cantare con la cetra una seconda ben più fantasiosa vuole che la torre sia l'occhio sulla città di un immenso palazzo sotterraneo d'augusto un giorno, risvegliatosi dall'aldilà, salirà sulla torre per ammirare la città lascio a voi il giudizio a riguardo

Questa torre oggi posta sull'imboccatura di via cavuor sui fori imperiali  faceva parte del complesso fortificato della famiglia Conti ed era conosciuta nel Medioevo per la sua maestosità anche come Turris Maior. In effetti quello che noi vediamo (alt. m. 29) è soltanto il basamento della torre.In origine essa doveva superare in altezza i 50-60 metri. Il primo nucleo fortificato sorse sui resti di una delle quattro esedre del'tempio della pace fatta costruire dell’allora papa Innocenzo III mentre un altro terremoto ancora più violento, nel settembre 1348, provocò la caduta al suolo di due dei tre corpi che la componevano  La torre era realizzata da tre corpi di fabbrica, uno dentro l’altro. Lo sviluppo in altezza avveniva a cannocchiale A pianta quadrilatera irregolare, presenta inferiormente un alto basamento a scarpata a fasce di selce e scaglie dei marmo (si noti che sul lato ovest, interamente di restauro, le bande sono in ordine inverso, a sottolineare la non originalità). Sopra il basamento, il corpo della torre si restringe ed è rinforzato da due robusti contrafforti per lato, ormai privi del coronamento ad arco. La torre era poi rivestita di travertino, che però fu asportato per essere utilizzato a Porta Pia (1561

La torre del'grillo deve la sua notorietà più a uno dei suoi abitanti che alla imponenza piuttosto modesta qui vi abitò il fampso marchese onofrio del'grillo così mirabilmente rappresentato da alberto sordi nel'film omonimo Eretta nel secolo XII dalla famiglia Carboni sui resti di murature riferibili a epoca traianea, la Torre del Grillo, in muratura, appartenne dapprima ai Colonna, quindi ai Conti, che in tal modo ampliarono il perimetro del loro castello, rendendolo inespugnabile. Nel sec. XVII, i Grillo acquistarono la torre da Baldassarre dei Conti e la collegarono al loro palazzo gentilizio (ora Nicolis di Robilant). La torre è coronata da un alto fregio in stucco del secolo XVII, che presenta la scritta Ex Marchione de Grillis.
I Grillo erano oriundi di Gubbio e si stabilirono a Roma nel sec. XVII. Il più famoso Grillo rimane Onofrio, spirito bizzarro e buontempone, a cui si attribuirono gesta burlesche più o meno leggendarie, in realtà pertinenti a vari personaggi. Le vicende di questo aristocratico birbone le conoscono forse un po' tutti, ma va almeno ricordato quello che era il suo svago preferito (e anche il più oltraggioso): esso consisteva nel tirare sassi dall'alto della nostra torre in testa agli ebrei che vi passavano sotto. Gli ebrei andarono una volta a reclamare dal papa, che fece chiamare il Marchese. Alle rimostranze del papa il Marchese rispose: "Ma so' giudij e io quanno li vedo passa', nun posso fa a meno de tiraje quarche cosa". Il papa non volle sentire ragioni e il marchese promise di ubbidire. Però volle una grazia: la libertà di poter tirare agli ebrei almeno un frutto. Tutti sanno come andò a finire: quando gli ebrei passavano sotto la torre, lui gli tirava sì un frutto, …ma di pino!

 

La torre che diventerà caetani viene menzionata per la prima volta nel 1192 come proprietà dei Pierleoni che presumibilmente si insediarono nel Rione Ripa già nel sec. XI. Ebrea, la famiglia trovò l'origine della propria fortuna in un certo Baruch, un grande finanziere che nella prima metà dell'XI sec., facendo grossi prestiti a Gregorio VII, divenne un prezioso sostenitore dei papi riformatori durante la lunga lotta per le investiture; si convertì con il nome di Benedetto Cristiano e di lì iniziò l'ascesa della sua famiglia; Pietro, nipote di Benedetto e figlio di Leone, diede inizio al cognome Pierleoni e continuando a rimanere fedelissimo al papa, si trasformò nel naturale capo del partito romano legato agli interessi della Curia. Dei suoi dieci figli uno, il terzogenito Pietro, diventò addirittura papa (Anacleto II, dichiarato poi però antipapa contro Innocenzo II). La torre e il fortilizio annesso passarono in mano ai Caetani intorno al 1300 (al tempo cioè dell'elezione di Benedetto Caetani al soglio pontificio con il nome di Bonifacio VIII); a costoro si devono ingenti lavori di trasformazione e consolidamento. Ma i Caetani abbandonarono il sito relativamente presto (ante 1522) a causa delle inondazioni. Nel 1638 quanto rimaneva del complesso fu venduto a Marcantonio Palma che lo trasformò in convento.

ANCHE PER QUESTA VOLTA è TUTTO SPERO VI SIA PIACIUTO L'ARGOMENTO E VI INVITO A FARMI SAPERE CHE Nè PENSATE UN CARO SALUTO DA ME E NUNZIA A PRESTO

per realizzare questo post mi sono avvalso in parte delle informazioni din questo sito www,medioevo roma,it 

 
 
 
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