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Post N° 473

Post n°473 pubblicato il 15 Gennaio 2007 da grechu

Caso Aldrovandi, rinvio a giudizio per omicidio colposo nel silenzio dei media
  domenica 14 gennaio 2007  - 12:06:35, in Media,
immagineRinviati a giudizio per omicidio colposo i quattro poliziotti del Caso Aldrovandi. La notizia è di cinque giorni fa, ma è stata completamente ignorata dai media.

Apprendo con sorpresa dal blog del giornalista RAI Pino Scaccia a sua volta informato dal blog della madre di Federico Aldrovandi. Per la morte del ragazzo di Ferrara massacrato di botte un anno e mezzo fa, ci sarà un processo. Quattro poliziotti, Paolo Forlani (1961), Enzo Pontani (1965), Luca Pollastri (1970) e Monica Segatto (1964) sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo. Sono imputati del p. e p. dagli art. 113, 51, 55, 40 cpv 589 c.p. perché, in cooperazione tra loro e consapevoli ciascuno della condotta altrui, in qualità di agenti componenti le volanti alpha 2 e alpha 3, intervenuti in via Ippodromo a seguito di chiamate di privati cittadini che avevano segnalato la condotta molesta e di disturbo di un giovane (successivamente identificato in Federico Aldrovandi), con colpa consistita nell’eccedere i limiti dell’adempimento di un dovere. In chiusura di queste righe si possono leggere i dettagli che hanno motivato il rinvio a giudizio.

Circa un anno fa, sul silenzio totale per questa vicenda, scrissi questo articolo intitolato "Il paese dei conformisti" che tanto più mi sembra attuale oggi. Denunciavo l'indifferenza dell'opinione pubblica, anche e soprattutto di quella democratica, per un caso così grave ma anche scomodo. Era un silenzio insofferente, indifferente, che preferiva far finta che non fosse possibile che in una tranquilla provincia del nord Italia un ragazzino incensurato potesse essere ammazzato di botte in strada dalla polizia.

Oggi devo aggravare il mio giudizio ma parlare anche di "indifferenza indotta". A un anno e mezzo dalla morte imperdonabile di Federico noto che se la giustizia sta facendo il proprio corso non è certo per merito dei giornali.
Infatti la notizia del rinvio a giudizio è vecchia di cinque giorni (9 gennaio) ma, almeno se andate a cercarla in Google News, scoprite che non se n'è occupato nessuno a parte un sito internet locale, estense.com. Trovo poche righe solo sul Manifesto del giorno 11. Poche righe, una breve. Fa meglio Liberazione, con Checchino Antonini. Sarei ben felice di essere smentito, ma per i grandi quotidiani, La Repubblica, Il Corriere della Sera, ma anche per la RAI, il rinvio a giudizio di quattro poliziotti per omicidio colposo non merita neanche una breve.

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In particolare i quattro poliziotti sono stati rinviati a giudizio per:

1) nell’avere omesso di richiedere immediatamente l’intervento di personale sanitario per le necessarie prestazioni mediche a favore di Federico Aldrovandi descritto dagli stessi agenti in stato di evidente agitazione psicomotoria;
2) nell’avere in maniera imprudente ingaggiato una colluttazione con Federico Aldrovandi al fine di vincerne la resistenza eccedendo i limiti del legittimo intervento; in particolare, pur trovandosi in evidente superiorità numerica, percuotevano Federico Aldrovandi in diverse parti del corpo facendo uso di manganelli (due dei quali andavano rotti) e continuando in tale condotta anche dopo l’immobilazione a terra in posizione prona;
3) nell’avere omesso di prestare le prime cure pur in presenza di richiesta espressa da parte di Aldrovandi che in più occasioni aveva invocato “aiuto” chiedendo altresì di interrompere l’azione violenta con la significativa parola “basta”, mantenendo al contrario lo stesso Federico Aldrovandi, ormai agonizzante, in posizione prona ammanettato, così rendendone più difficoltosa la respirazione;
4) cagionato o comunque concorso a cagionare il decesso di Federico Aldrovandi determinato da insufficienza cardiaca conseguente a difetto di ossigenazione correlato sia dallo sforzo posto in essere dal giovane per resistere alle percosse sia alla posizione prona con polsi ammanettati che ne ha reso maggiormente difficoltosa la respirazione in Ferrara il 25 settembre 2005

 
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Post N° 472

Post n°472 pubblicato il 01 Gennaio 2007 da grechu
Foto di grechu

UN
BUON
2007
ANTILIBERISTA

A TUTTI

 
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Post N° 470

Post n°470 pubblicato il 29 Dicembre 2006 da grechu

I nuovi ribelli del delta del Niger

immagineUn miliardo e mezzo di dollari per compensare i danni ambientali causati. E' a quanto una sentenza della Nigerian Federal High Court del febbraio scorso condanna la Shell Nigeria a versare al popolo Ijaw. La sentenza, ultima di una lunga serie, non fa altro che confermare quanto già stabilito in altre sedi giudiziarie ma, come le precedenti, rimasta del tutto disattesa. Allo stesso tempo però è servita da vessillo al MEND, il Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger (i cui membri sono appunto di etnia Ijaw) che dal gennaio 2006 ha iniziato a operare nell'area incriminata, portando a un rapido incremento della violenza.

L'ultimo caso che ha catturato l'attenzione dei media italiani è stato l'ennesimo rapimento di quattro tecnici dell'Agip (tre italiani e un libanese) il sette dicembre scorso, ma da allora non si sono fermati gli atti di sabotaggio e gli attacchi alle piattaforme, senza contare i numerosi scontri a fuoco dei guerriglieri contro l'esercito nigeriano, la polizia e le varie milizie armate di vigilantes assoldati dalle compagnie petrolifere.

D'altronde, fra gli scopi ultimi annunciati poco meno di un anno fa, con una delle prime mail verosimilmente attribuite al MEND, si legge la volontà di distruggere completamente la capacità di esportare petrolio del governo nigeriano. Questo probabilmente anche alla luce delle forti spinte indipendentistiche che animano gli stati del Delta del Niger e le contrapposizioni tra le varie etnie. Oltre a quest'ultimo scopo e alla richiesta di forti compensazioni in denaro per gli enormi danni ecologici subiti, che costringono la maggior parte della popolazione di quell'area, già colpita fortemente da fame e povertà, a vivere in condizioni disperate, il MEND chiede al governo la liberazione di Diepreye Alamieyeseigha e di Mujahid Dokubo-Asari.

Due personaggi molto controversi e, se si esclude l'opposizione di entrambi al governo centrale, molto lontani fra loro. Alamieyaseigha è stato il governatore dello stato del Bayelsa, uno degli stati che compongono l'area del delta del Niger; dopo essere deposto dalla carica governativa e sospeso dal suo partito per corruzione, è stato arrestato a Londra per il riciclaggio di svariati milioni di sterline. Allo stesso tempo però è anche uno dei principali oppositori dell'attuale governo nigeriano e, questo, potrebbe diventare importante in relazione alle imminenti elezioni presidenziali del 2007 che rischiano di vedere sconfitto l'attuale presidente Olusegun Obasanjo in carica dal 1999 (ossia da quando è finita la dittatura militare instaurata nel 1983) e ormai abbandonato anche da parte del proprio partito.

L'altro “prigioniero eccellente” invece, Asari, è forse uno dei pochi punti di contatto certi fra il MEND e il NDPVF (Niger Delta People's Volunteer Force), il gruppo che fino al 2005 guidava la protesta del popolo Ijaw contro le compagnie petrolifere. Il NDPVF però non aveva né le capacità logistiche, né l'armamento di cui dispone il MEND, tant'è che verrebbe da chiedersi quali sono le origini di quest'ultimo e come riesca a tener testa all'esercito. Esercito che si avvale anche dell'appoggio di Finmeccanica (attraverso la Alenia Aermacchi e a seguito della riduzione del debito nigeriano da parte del governo italiano) e delle compagnie petrolifere, che non lesinano certo a reinvestire i loro guadagni per la sicurezza dei dipendenti e dei guadagni medesimi.

In passato il NDPVF non fu nemico particolarmente difficile da abbattere e, già prima dell'arresto di Asari, il movimento aveva subito pesanti sconfitte da parte del NDV (Niger Delta Vigilante), altro movimento armato di etnia Ijaw (per sottolineare che forse le differenze etniche, anche se importanti, non sono fra le principali cause di questi particolari conflitti) che mira al controllo del petrolio, ma che venne aiutato dal governo centrale e dall'esercito regolare in funzione anti NDPVF. Non c'è nessuna chiara continuità quindi fra i due movimenti, nonostante i ripetuti accostamenti compiuti da molti media nella fretta di dare notizia della sorte dei tecnici rapiti.

Notizie che a volte hanno portato a credere che i due prigionieri facessero addirittura parte del movimento. Asari, cristiano convertito all'islam, con un'istruzione di alto livello e fonte di una forte propaganda populista antigovernativa, potrebbe non avere o aver avuto rapporti diretti con il MEND - come pure Alamieyaseigha - ed essere soltanto stato scelto come simbolo della lotta contro le grandi compagnie petrolifere e il governo, per denunciare le condizioni drammatiche in cui versa la popolazione civile a fronte di tanta ricchezza che scivola negli oleodotti.

Il MEND, che da un anno a questa parte continua a far parlare di sé, resta quindi avvolto in un alone di mistero e si presta a svariate interpretazioni che difficilmente vengono poi confermate. Le uniche certezze sono la grande preparazione militare dei guerriglieri, che finora hanno continuato a colpire quasi indisturbati con perdite relativamente basse, salvo poi le ritorsioni dell'esercito e dei vigilanti sulla popolazione civile. Ora però, l'imminenza delle elezioni presidenziali e il continuo incremento degli interessi petroliferi e degli investimenti cinesi nella zona, si vanno a sommare (anche se la parola giusta forse è scontrare) a quelli delle già presenti multinazionali di origine statunitense ed europea.

di Sara Gauna e Marco Pignochino - Altrenotizie.org

28 Dicembre 2006

 
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Post N° 469

Post n°469 pubblicato il 26 Dicembre 2006 da grechu

VI REGALO UN MIO DESIDERIO!!!!

MAI PIU GUERRE, MAI PIU QUESTO!!!!!!

                                           NUNCA MAS!!!!!!!                              

immagine
Artista: Ska-p
Titolo: Nino Soldado
Titolo Tradotto: Piccolo Soldato

Sono nato dove non c\'era niente
in quella linea che separa il bene dal male
La mia terra si chiama miseria
non conosco la parola libertà
Sono stato rapito in una guerra,
torturato e preparato per uccidere
mi hanno trasformato in una bestia
sono solo un bambino che non ha identità

Mi hanno obbligato a sparare
Mi hanno insegnato come assasinare
Mi hanno obbligato a mutilare
in un inferno terrestre

Eh no, la tua indifferenza non può essere perdonata
Chi ti ha rubato il cuore?
No, non alzarti dalla tua poltrona
Eh no, la tua indifferenza non può essere perdonata
Chi ti ha rubato il cuore?
Spegni la televisione

Una pistola alla testa
mi sta obbligando a uccidere mio padre
Sono una macchina da guerra
Il mio dito spara senza guardare

Mi hanno obbligato a sparare
Mi hanno insegnato come assasinare
Mi hanno obbligato a mutilare
in un inferno terrestre

Eh no, la tua indifferenza non può essere perdonata
Chi ti ha rubato il cuore?
No, non alzarti dalla tua poltrona
Eh no, la tua indifferenza non può essere perdonata
Chi ti ha rubato il cuore?
Spegni la televisione

http://www.youtube.com/watch?v=Q-Iv7JqlTjw GODETEVI IL VIDEO!!!

 

 
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Post N° 467

Post n°467 pubblicato il 18 Dicembre 2006 da grechu


Fermenti rivoluzionari in America Latina e in altri continenti


Appunti Premetto che non ho nulla da eccepire sulla sostanza dell'articolo di Gennaro Carotenuto (intitolato "Uno spettro s'aggira per l'America: lo spettro del socialismo del secolo XXI"), in particolare sulla tesi relativa al carattere antiimperialista della "rivoluzione bolivariana" (dal nome del celebre eroe nazionale venezuelano, Simon Bolivar), conseguita e rafforzata con successo dal governo di Hugo Chavez in Venezuela, che attualmente rappresenta il principale punto di riferimento di un movimento populista di sinistra che si sta espandendo in tutta l'America Latina, contagiando altre nazioni, quali l'Argentina, il Brasile, la Colombia, la Bolivia, senza dimenticare ovviamente la vecchia Cuba castrista, che avrebbe ancora qualche prezioso ed utile insegnamento storico da impartire alla sinistra europea ed internazionale.

Tuttavia, mi permetto di segnalare altri avvenimenti ed altri processi storici in atto nel continente latino-americano, e non solo in quel continente. Penso, ad esempio, al recente successo elettorale del fronte politico sandinista in Nicaragua, guidato da Daniele Ortega, che fu già a suo tempo (nel corso degli anni '80) Presidente della Repubblica socialista del Nicaragua, insidiata ed aggredita per anni da una guerriglia di destra filo-americana condotta dai famigerati Contras, veri e propri mercenari, finanziati e caldeggiati militarmente e politicamente dall'amministrazione yankee capeggiata dall'allora presidente ultra-conservatore ed ultra-liberista, l'ex attore di Hollywood Ronald Reagan.

A tale proposito è utile ricordare che la strategia controrivoluzionaria in Nicaragua fu diretta da un noto agente della CIA, tal John Negroponte, già ambasciatore statunitense in Honduras e in Messico, nel 2001 nominato dal presidente Bush quale ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite (!) ed attuale ambasciatore U.S.A. in Iraq. Davvero una bella carriera di "intelligence" diplomatico-eversiva al servizio dell'imperialismo nord-americano. Lo stesso John Negroponte venne coinvolto in un noto scandalo degli anni '80, denominato "Irangate" o "Iran-Contras", da cui emerse chiaramente che i fondi occulti che la Casa Bianca utilizzò per finanziare la guerriglia mercenaria dei Contras furono attinti e ricavati dalla vendita di armi ad uno Stato nemico, l'Iran dell'ayatollah Khomeyni, che figura ai primissimi posti nella lista dei cosiddetti "Stati-canaglia" stilata dagli ambienti neocons che ispirano ed influenzano l'attuale amministrazione Bush.

Ebbene, partendo dal Nicaragua sandinista e dalla guerriglia dei Contras, passando per l'Iran, giungendo fino all'odierna guerra in Iraq, sembra affiorare e delinearsi una sorta di filo conduttore o di comune denominatore, una trama politico-eversiva e strategico-imperialistica che rinviene in John Negroponte una vera costante, ossia un personaggio ed un protagonista "nero" ricorrente. Ma torniamo al Nicaragua. A riguardo vorrei sottolineare soprattutto l'originalità e l'unicità dell'esperienza rivoluzionaria sandinista, in quanto ispirata ed animata dalla "fusione" e da una felice contaminazione ideologico-politica tra la cultura marxista e la prassi politica comunista, da un lato e, dall'altro, la "teologia della liberazione", ossia quell'espressione migliore, più avanzata e radicale del dissenso cattolico che, a partire dal 1968, in seguito al Concilio Vaticano II indetto dal pontefice Giovanni XXIII, si diffuse rapidamente in vari paesi dell'America Latina: si pensi, ad esempio, al Brasile, al Perù, all'Honduras, al succitato Nicaragua, ma anche al Salvador, laddove una cruenta e durissima reazione politico-militare dell'imperialismo statunitense arrestò e soffocò in un bagno di sangue l'insurrezione popolare.

Così come era accaduto in Cile, l'11 settembre 1973, quando la reazione imperialista statunitense (ordinata dalla CIA, il vero cervello e la vera guida strategico-politica dell'eversione fascista e della destabilizzazione conservatrice a livello internazionale) si scatenò in tutta la sua terribile virulenza ai danni del popolo cileno e del governo socialista presieduto da Salvador Allende, democraticamente eletto, favorendo in tal modo un golpe militare di destra che instaurò la feroce dittatura del generale Augusto Pinochet, deceduto da poco. Oggi, a dispetto di quanti sostengono da anni la tesi opposta, sembra che quella "miscela" rivoluzionaria basata sull'incontro-confronto tra una versione libertaria dell'ideologia marxista e un movimento cattolico dissidente di contestazione antiliberista ed anticapitalista, non abbia esaurito i suoi effetti e le sue potenzialità emancipatrici e progressiste, visto il clamoroso risultato politico-elettorale conseguito in Nicaragua dai sandinisti.

Spostandoci in Messico, non è affatto superfluo evidenziare e precisare il carattere storico rivoluzionario in sé, sia sul piano particolare e locale, degli avvenimenti di Oaxaca, sia soprattutto per le implicazioni di natura internazionalista che tali vicende possono comportare e produrre nel quadro dei rapporti di forza politico-ideologici ed economico-militari instaurati a livello planetario dall'apparato bellico-industriale che fa capo al neoimperialismo e al neocolonialismo made in U.S.A. & soci: penso soprattutto al fedelissimo alleato britannico, ma penso anche all'emergente "potenza neocolonialista" di matrice italica, dell'asse governativo Berlus-Prodi, che "a sinistra" si sorregge fondamentalmente sulla "stampella" politica dalemiana e su quella bertinottiana. Tuttavia, mi piacerebbe che si facesse almeno una volta un accenno, anzi più di un accenno, alla situazione politica nepalese, dove il partito comunista di quel Paese, di ispirazione maoista, ha ormai issato la bandiera del comunismo popolare sulla vetta dell'Everest.

Da anni in Nepal (anche nel continente asiatico si agitano profondi fermenti rivoluzionari) è in atto una vera lotta armata popolare, condotta dalle masse contadine, che ha fatto compiere passi da gigante alla società nepalese, costretta per secoli a sottostare ad un sistema economico-produttivo di natura aristocratico-feudale o semi-feudale, e ad un regime politico di tipo dispotico-assolutistico. Ebbene, in quel paese la rivoluzione comunista maoista sta provocando effetti di liberazione e di affrancamento materiale e politico-sociale di massa, che erano impensabili fino a pochi anni or sono. L'emancipazione in corso delle classi popolari e rurali nepalesi è, a mio avviso, uno dei processi e degli avvenimenti storici internazionali più rilevanti e significativi degli ultimi tempi, per cui meriterebbero una maggiore attenzione e considerazione da parte dei mass-media occidentali ed internazionali, e in modo particolare da parte dei siti on-line di controinformazione presenti su Internet. Come mai non si parla affatto della rivoluzione nepalese, tranne rarissime eccezioni, mentre si esaltano fin troppo altre vicende ed esperienze politiche più o meno rivoluzionarie, quali appunto la "rivoluzione bolivariana" guidata dal governo venezuelano di Hugo Rafael Chavez Frias?
 Lucio Garofalo 
Da Cani Sciolti

 
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Post N° 466

Post n°466 pubblicato il 16 Dicembre 2006 da grechu

I ragazzi di Locri, Bova e il Giornale di Siciliaimmagine

"Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo" (Paolo Borsellino)
 Tanti anni fa il Giornale di Sicilia - politicamente vicino ai cugini Salvo - ebbe la buona idea di pubblicare i nomi e i cognomi di tutti gli esponenti del Coordinamento Antimafia di Palermo, corredati dai rispettivi indirizzi di casa e da ogni altra utile indicazione. Aggiungendo che in realtà questi quattro fanatici - di cui vedi elenco nominativo - non rappresentavano nessuno e che il movimento antimafia in realtà non esisteva. Adesso, il presidente del consiglio regionale calabrese, che si chiama Giuseppe Bova e che purtroppo è diessino (torneremo su questo particolare) sostiene che il movimento dei ragazzi di Locri,"Ammazzateci tutti", immaginein realtà non esiste ed è composto solo da quattro estremisti fanatici che non contano niente.

E ne dà, ovviamente, i nomi: il primo è Aldo Pecora, che è un ragazzo di vent’anni e ha avuto il grave torto di fare alcune domande pubbliche sulla personale correttezza di alcuni politici calabresi. Locri, come sapete, è un posto mite dove se qualcuno ti accusa di essere l’unico e decisivo esponente di un movimento antimafia puoi girare tranquillo per le strade, sicuro che nessuno ti farà niente. È come se Bova avesse detto, poniamo, a Stoccolma "Guardate che questo Pecora è il capo dei vegetariani e se togliete di mezzo lui nessuno contesterà più le bistecche". Perciò egli ha fatto benissimo a intimidire pubblicamente Aldo, a metterlo a bersaglio della ’ndrangheta e a dire "se vi stanno antipatici i ragazzi di Locri, prendetevela solo con lui".

Bova, nella sua veste di politico, è inquisito per cosarelle, ma in questo non c’è niente di male perché più di metà dei consiglieri regionali lo sono come e più di lui. I pochi consiglieri incensurati, alla bouvette della Regione, si sentono - come dire - un pò isolati. Perciò puffano appalti, coseggiano coi mafiosi, spampuncano il pubblico denaro, solo perché bisognosi d’affetto da parte dei colleghi già inquisiti. Bova non fa eccezione ma - lo ripetiamo - a differenza dei ragazzi di Locri noi siamo uomini di mondo e quindi non solo non lo condanniamo ma addirittura lo incoraggiamo: "Bravo Bova, continua così e un giorno sarai più famoso di Cuffaro e ti faranno anche i film". Ma perché è così importante che Bova - uno che denuncia alla ’ndrangheta i capi del movimento antimafia - è diessino? Forse perché "ormai sono tutti uguali"? No. È un fenomeno tipico del Ds meridionale, ed è esattamente lo stesso fenomeno che si verificava nella vecchia Dc. La Dc, partito interclassista, organizzativamente era una struttura dei notabili. Un territorio, un notabile: ognuno, statisticamente, con le caratteristiche sociologiche del ceto medio (poichè la Dc era un partito di ceti medi) del suo territorio.

In Veneto, così, avevi un Rumor pacioso che rappresentava più o meno il professionista cattolico del trevigiano o di Rovigo. C’era una borghesia cattolica, in Lombardia, da sempre iperattiva e colta, ed eccoti i vari Bassetti. A Torino (operai, Acli, sindacato) Donat-Cattin. In Sicilia o in Campania, dove il notabilato locale era quel che era, spuntavano i Lima e i Gava. Molti anni dopo, quando il partito socialista cambiò - come si disse allora - da una razza all’altra, il meccanismo fu più concentrato nel tempo, ma sostanzialmente eguale: nel vecchio partito di notabili i ceti notabilari "moderni" subentrarono a quelli tradizionali, il nuovo commercialista al vecchio medico condotto. Quanti operai evoluti ci sono adesso nel ceto dirigente del Ds meridionale? Quanti professionisti "tecnici" - insegnanti, impiegati, ingegneri - e quanti legati invece alla gestione del denaro? Come si è trasformato sociologicamente il notabile meridionale, e quello "di sinistra" in particolare?

Visto che ormai di interclassismo si tratta, e dunque di notabilato locale (già ora che ci sono ancora i partiti: figuriamoci quando ce ne sarà solo uno, il famoso "partito democratico") la questione non è di poco peso. Io penso che il notabilato di sinistra, al sud, sia già in gran parte un notabilato d’affari; non lo castra il moderatismo, ma proprio il posizionamento sociale. La sinistra giovanile di molti paesini del Sud, che non è fatta di notabili ma (finché non vengono eventualmente cooptati) di ragazzi, pur con la stessa linea politica formale, si batte contro la mafia con coraggio e determinazione. Il difetto, evidentemente, non sta nella politica ma in chi la incarna. E quando un pezzo di società si ribella - sostanzialmente e non solo"politicamente", come da noi - e comincia a contestare il potere, è visto automaticamente come un nemico, da questo notabilato.E viene denunciato come tale.

Bova, perciò, non ce l’ha coi ragazzi di Locri perché siano "estremisti" (Dio sa che non lo sono affatto) o perché siano di altri partiti (la maggior parte di loro, probabilmente, vota proprio Ds). Li teme proprio perché sono antimafiosi, e dell’antimafia riprendono istintivamente il contenuto più profondo, la lotta alla gestione incontrollata e padronale del potere. Abbastanza per combatterli, come vedete, senza starci a pensar troppo su. Bova, che è (non da gran tempo, in verità, e alla fine di un percorso abbastanza tortuoso) "di sinistra", per fortuna si limita a combatterli con le parole, anche se la sua professionalità di politico evidentemente non è abbastanza profonda da insegnargli la pericolosità dell’uso incontrollato delle parole. Non volendo maramaldeggiare, ci asteniamo dall’elenco dei casi (spesso anche penalmente rilevanti) in cui sono stati coinvolti, negli ultimi dodici mesi, notabili di quel partito in quella zona.

Ne attribuiamo l’origine, ripetiamo, non al partito ma all’imprinting sociale. Osserviamo però che Bova avrebbe dovuto essere pubblicamente censurato dal suo partito già a agosto, quando nella regione Calabria - col suo contributo determinante - si ebbe il silenziamento d’autorità di tutte le informazioni via internet su tutte le attività della Regione. Appalti, consulenze, pubblici esborsi, in Calabria divennero di punto in bianco - come nella Calabria vicereale, o come in Cina - "arcana imperii". Questo non si sarebbe dovuto tollerare; ed è stato tollerato. Il Ds nazionale, in questo, è stato inadempiente. Adesso un’ulteriore tolleranza è impossibile, visto che il sostanziale fascismo di Bova - del notabile Bova - si estrinseca non solo in un imbavagliamento delle notizie, ma anche in un pericolo fisico per i dirigenti del movimento antimafia, i vari ragazzi di Locri e i loro amici.

Perciò tutte le critiche per Bova (nel senso e coi limiti che abbiamo detto) non possono più fermarsi in Calabria ma risalgono l’autostrada e - faticosamente e lentamente - approdano a Roma. Qui possono essere prese in esame dalla direzione Ds e dalla sua segreteria. Onorevole Fassino, se le parole di Bova (il "giudice ragazzino" di Cossiga: Livatino fu ucciso poco dopo) dovessero produrre danno, la responsabilità morale, Lei comprende benissimo, sarebbe - per inadempienza - anche Sua.

di Riccardo Orioles

da La catena di Sanlibero

 
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buon giorno

Post n°465 pubblicato il 10 Dicembre 2006 da bepine
Foto di grechu

giorno
finalmente un altro BLOG LIBERO

ciao a tutti voi che passate e gz x l'ospitalità

 
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Post N° 464

Post n°464 pubblicato il 07 Dicembre 2006 da grechu
Foto di grechu

Come la CNN ha tentado di provocare il caos a Caracas e Telesur ne ha smantellato il piano giovedì 7 dicembre 2006

Anticipo, oramai di ritorno a Oaxaca, per i lettori di GennaroCarotenuto.it in italiano uno degli articoli che usciranno domani su Brecha sulle elezioni venezuelane.

Telesur, il canale pubblico multistatale latinoamericano, nel pomeriggio di domenica ha diffuso per prima i risultati reali delle elezioni venezuelane, violando la legge venezuelana e anticipando la notizia del trionfo di Chávez. Quella di Telesur era una risposta a CNN che –libera di violare qualunque legge- aveva diffuso rumori falsi su irregolarità nelle elezioni e ventilando -nonostante la realtà fosse nota a CNN con Chávez avanti 20 punti- che Rosales stesse vincendo. Era il segnale per creare il caos in Venezuela.

CARACAS Rapporti riservati, destinati a uomini d’affari, che Brecha ha potuto consultare, pronosticavano che c’era almeno il 70% di possibilità di caos in Venezuela alla proclamazione dei risultati delle Presidenziali della scorsa domenica. Nel 10% dei casi si sarebbe potuta creare una situazione al limite della guerra civile. Ma come si doveva creare il caos? Con un mix esplosivo di falsi dati e strapotere informativo. Questa è la vera storia della guerra civile che domenica si è evitata in Venezuela.
 
Una settimana prima delle elezioni la PSB, Penn, Schoen & Berland Associates, ha emesso un sondaggio che vedeva Manuel Rosales davanti a Hugo Chávez nelle elezioni venezuelane. Tutti gli altri sondaggi vedevano Chávez avanti di venti punti ma il sondaggio della PSB ha fatto il giro del mondo. Giova ricordare che tale agencia lavora per la Freedom House, un’istituzione organica al Partido repubblicano statunitense e diretta dall’ex-direttore della CIA James Woolsey ed agisce in sinergia con il Nacional Endowment for Democracy. La sua “mission” (missione per quelli che non sanno l’inglese) è produrre notizie false che modifichino lo sviluppo di campagne elettorali ed elezioni ed ha avuto un ruolo anche nell’ultima campagna elettorale in Italia con il sondaggio taroccato di febbraio denunciato come falso da tutta la stampa, Sole24Ore in testa.

Non era per niente vero che Rosales stesse vincendo, ma non importava, perché l’importante, per la PSB non è realizzare sondaggi credibili ma creare –lo ammettono loro stessi nel loro sito- l’umore per cambi di regime favorevoli agli interessi degli Stati Uniti. E` andata loro bene in varie circostanze, dalla Serbia all’Ucraina e c’è mancato un pelo perché non riuscissero a far vincere Berlusconi in Italia, ma in Venezuela, il 15 agosto 2004, data del referendum revocatorio, fallirono fragorosamente. Violando la legge diffusero un exit pool (sondaggio all’uscita dei seggi) così falso da essere lontano 20 punti dalla realtà. Creò il caos e convinse per sempre molti venezuelani che fossero avvenuti dei brogli. Chávez stravinse e, quando tutti gli Osservatori internazionali certificarono la correttezza del voto la PSB non poté non rifugiarsi nella denuncia di brogli inesistenti ma comunque utili per destabilizzare il Venezuela. La strategia di diffondere sondaggi falsi che vedessero Chávez sconfitto –nonostante che 16 sondaggi su 18 dessero il presidente in grande vantaggio- si è ripetuta in questa campagna elettorale ed è servita a mantenere calda l’opposizione. Decine di opinionisti, con alla testa Teodoro Petkoff, hanno diffuso per settimane una versione molto venezuelana della Legge di Murphy: “non possiamo perdere e se perdessimo sarebbe senz’altro a causa di brogli”. L’opposizione era così convinta di essere in testa che, invece di mettere in fresco lo champagne e preparare le celebrazioni della vittoria, in molteplici occasioni sono state trovate magliette, striscioni, volantini, manifesti –e perfino dei fucili avvolti nei manifesti in un’agenzia di pompe funebri- già pronti per denunciare brogli in quel momento di là da venire.
 
Il giorno delle elezioni, svoltesi nella più totale tranquillità e civismo, l’unica cosa che tutti consideravano sicura era che l’opposizione non avrebbe mai riconosciuto la sconfitta e che questo avrebbe generato caos. La legge venezuelana, ancor di più dopo le violazioni della PSB nel 2004, proibisce la diffusione di sondaggi prima della comunicazione dei dati ufficiali da parte del Potere elettorale, la CNE, unica entità autorizzata ad emettere dati ufficiali e non sondaggi. La legge venezuelana punisce severamente chi dal territorio venezuelano fornisse risultati prima del CNE. Tuttavia queste sanzioni non valgono per la CNN, che formalmente trasmette dagli Stati Uniti.

Alle sei del pomeriggio, mentre ancora si votava in molti seggi, tutti i media avevano tra le mani –ma non potevano diffonderli- i sondaggi che davano Chávez intorno al 62-65%. Anche CNN doveva avere questi sondaggi –poi esatti- ma, violando senza violarla la legge venezuelana, ha cominciato a diffondere nelle distinte edizioni notizie false e tendenziose: la CNE non diffonde risultati perché ci sarebbe un risultato molto incerto e potrebbe essere in testa Rosales. Inoltre la CNN colorava la notizia con la denuncia di moltissime irregolarità che si sarebbero verificate in tutto il paese nei seggi.

Di fronte a questo gioco la legge venezuelana è insufficiente. Qualcuno da fuori del paese può diffondere notizie false in Venezuela e chi in Venezuela ha in mano dati credibili non può comunicarli. A quel punto la direzione di Telesur, vicina al governo, rompe il silenzio e diffonde i risultati reali: Chávez 62%, Rosales 38%. Erano le 7 di sera. Telesur aveva violato la legge per salvare la legalità democratica in Venezuela.
Immediatamente portavoce della parte più estrema dell’opposizione –che avevano bisogno dei dati falsi di CNN per convocare i loro- condannavano con parole durissime la violazione di Telesur. Ma oramai era andata. Tutti gli altri media, di ogni tendenza, e in pochi minuti la stessa CNN, si confrontavano con la realtà, certificata poco più tardi dalla stessa CNE e da tutte le entità di Osservazione Internazionale. Rosales era 23 punti dietro Chávez in elezioni ineccepibilmente pulite.

VOLEVANO CHE MENTISSI Lo stesso Manuel Rosales ha dovuto ammettere la sconfitta poco dopo le nove della notte. Difficilmente conosceremo i dettagli del dibattito interno all’opposizione nelle ore che passano dai rumori falsi di CNN all’ammissione della sconfitta. Quello che è certo è che Rosales ha utilizzato termini esplosivi: “Qualcuno mi spingeva a mentire al popolo. Ma io non mentirò al popolo e per questo ammetto di avere perso”.
E’ la conferma, per bocca dello stesso leader dell’opposizione che c’era un nuovo piano eversivo e probabilmente golpista di una parte dell’opposizione venezuelana, in combutta con quegli ambienti statunitensi che lavorano permanentemente per erodere le democrazie altrui. CNN era parte del complotto o si è fatta manipolare.

Il risultato elettorale venezuelano semplifica il quadro dell’opposizione nel paese. Decine di liste minori sono sparite e solo due partiti hanno avuto una votazione decente. La lista di Rosales, “Un nuevo tiempo”, che accettando la sconfitta si profila come una destra civilizzata e democratica ha avuto il 13.3%. “Primero Justicia”, la destra fascistoide e sicuramente golpista alla quale con ogni evidenza si riferiva Rosales denunciando che lo avrebbe spinto a mentire e non accettare la sconfitta con l’appoggio della CNN e della PSB ha ottenuto l’11.1% dei voti, oltre un milione.

Le parole di Rosales confermano che la reazione democratica di Telesur, che non esisteva né il giorno del colpo di stato dell’11 aprile 2002 né per il revocatorio del 2004, pur se violando la legge, può avere evitato il caos che CNN si era sentita libera di seminare in Venezuela.

 
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Post N° 463

Post n°463 pubblicato il 06 Dicembre 2006 da grechu



immagineVia libera della giunta per le elezioni del Senato al riconteggio totale delle schede nulle, bianche e contenenti voti nulli o contestati. La decisione è stata presa all'unanimità. In particolare si partirà dalle sette regioni in cui il distacco tra le due coalizioni era più ridotto: Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia e Toscana.

 
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