Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Maggio 2020 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 7
 
Creato da: r.capodimonte2009 il 13/10/2009
attualità, politica, cultura

 

 

"Rivoluzione Italia": un'offesa al lessico della storia

Post n°1638 pubblicato il 06 Ottobre 2017 da r.capodimonte2009

Personalmente, quando sento o leggo la parola “rivoluzione”, sento i brividi e mi si rizzano quei radi capelli che mi sono riamasti sul cranio. Vederla ripetuta sui giornaletti di regime, venduti alla menzogna quotidiana, e per di più “affibbiata” alla boccuccia impertinente di Silvio Berlusconi, mi ha fatto venire il vomito.

“Rivoluzione Italia”, copia clamorosamente “Forza Italia”, con un aggiunta più “movimentista” fatta di  corruzione, evasione fiscale, lobby, mafia e massoneria in tutte le salse, proprio niente male per qualcosa di “nuovo”.

Che “nuovo” non sarà mai, perchè questo “robespierre” miliardario, che continua imperterrito a considerare i suoi affari parte integrante della cura del Paese, ci ha già regalato quasi vent’anni di “brumai, piovosi e pratili”, che si sono colorati della destra più reazionaria e affaristica, quella che molti suoi amici di sinistra-progressista confondono con la “destra sociale”, che nulla ha a che vedere con la prima, e per questo, dato che è “prettamente” rivoluzionaria, la si confonde a menadito: immaginatevi se Berlusconi potrà mai comprendere come mai gli art. 42-43-46 della Costituzione (mai realizzati), traccino il passaggio a livello imprenditoriale, della “cogestione” e della “socializzazione”. O si sia mai informato, come la “famosa” legislatrice orba, Maria Elena Boschi, che l’art. 99, relativo al CNEL, fu a lungo discusso dai padri costituenti, se dovesse divenire una “seconda camera” degli interessi, e che poi furono i comunisti, terrorizzati che il sindacato perdesse la sua pervicacia, a bocciarla. E infatti il sindacato non solo non ha perduto  la sua pervicacia, ma ha addirittura mistificato l’art. 39, trasformandosi praticamente in partito unitario, e impedendo ad altri di fare assistenza ai lavoratori!

La parola “rivoluzione” è un’offesa allo stesso lessico storico, nella bocca del grande pregiudicato: il quale, a far bene le somme, non ha perso un solo euro in cinquanta processi (a parte i milioni spesi per gli avvocati e quelli per gli alimenti della sua ex-moglie!); l’hanno scartabellato qua e là, ma alla fine i giudici che avevano in mano le carte per mandarlo in galera sono stati “segretamente” spostati, magari con promozioni, e quelli “massoni” lo hanno risparmiato, tolto qualche mese di ridicoli “lavori socialmente utili”. Per cui lui è ancora là, a guidare le sue accozzaglie banditesche, come quella che si sta formando in Sicilia, e lo farà finchè Satana gli lascerà ancora fiato da vivere.

“Rivoluzione Italia” colpisce duro specie la nostra generazione, quella del Sessantotto, da qualunque parte essa sia stata vissuta, da destra o da sinistra: sembrerà un paradosso, ma forse chi veramente aveva concepito il nesso storico di questa battaglia, almeno in Italia, fu proprio la destra, assieme a quella parte minima della sinistra che poi si diede al terrorismo, assieme a chi fu tacciato di “fascismo”, ma fu solo un delinquente politico. La vasta documentazione di tipo social-ideologica, i tanti morti assassinati, il numero esiguo delle forze in campo, la dura repressione poliziesca sempre subita in modo discriminatorio; ma soprattutto, in genere, la fine triste di chi si caratterizzò coraggiosamente in quella “etichetta”, che tagliò per sempre carriere, successi, lobby e potere, dimostra che ci fu una “destra rivoluzionaria” agli antipodi con quella descritta dal conformismo assembleare, dai leader borghesi e straricchi, dai carrieristi e dal culturame di maniera della sinistra, che oggi ritroviamo puntualmente, come nonni, figli e nipoti, nelle gradi aziende di Stato, nei giornali e nelle Tv di regime, tra le toghe, come nei seggi parlamentari, vale a dire nelle stanze dei bottoni!

E non è affatto difficile confondere costoro con quelli che, sempre costoro, comodamente oggi definiscono “la destra”, cioè berlusconismo, leghismo e melonismo, per disegnare una “falsa” linea di demarcazione di quell’unico, enorme e mefitico calderone neo-liberista.

Sinceramente lo dico, per esperienza personale di questi lunghi anni, prima di attivismo, poi di meditazione, che sarebbe stato di gran lunga (e lo è), battagliare con i veri e indiscutibili avversari di una sinistra autentica, marxista, maoista o anarchica, piuttosto che con questi figuri travestiti da borghesi, che vanno a saziarsi del becchime che l’uomo di “Rivoluzione Italia” distribuisce a piene mani da tanto di quel tempo, che il nostro Paese, alla fine ne è restato desolatamente distrutto. (R. Scagnoli)

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Il M5S rischia di scomparire!

Post n°1637 pubblicato il 05 Ottobre 2017 da r.capodimonte2009

Quando sei mesi fa si consumò lo strappo sulla legge elettorale di tipo tedesco (sic!), con una motivazione ridicola, stante i presupposti di un accordo inter-partes praticamente unanime a livello parlamentare, fummo tra i pochi a sostenere che si era trattata di una trappola tesa contro i grillini, e che questi avevano abboccato. La dimostrazione fu che nessuno, a parte loro, protestò contro questo arbitrio che il “levantino” capo della commissione elettorale del PD, detto anche il “giuda” Emanuele Fiano, aveva innalzato a motivo scatenante (i collegi dell’Alto Adige!). Né Berlusconi, né Salvini, né tanto meno la Meloni si strapparono le vesti.

In realtà esisteva già da tempo il progetto del “rosatellum” (dal nome di altro giannizzero renziano), che era stato appositamente costruito per spazzare via il M5S, e per lo meno, triturarlo a livello di presenza parlamentare: e, badate bene, si trattava di un progetto che ribaltava del tutto la vecchia legge elettorale renziana, bocciata dal referendum, che dava ai pantastellati un numero esorbitante di deputati!

Resta un mistero il fatto che nessuno nel movimento si sia accorto di nulla: anzi, in tutti questi mesi, crediamo, forse Di Maio o Di Battista, o forse lo stesso Grillo, debbono essersi recati più volte a Loreto o a Pompei (o da San Gennaro), a pregare, perché il Cielo illuminasse i “saggi” uomini del Pd, di AP e di F.I. nel ripetere l’errore clamoroso di fare una legge pro-grillismo.

Era più che evidente, invece, che costoro stessero premeditando una legge elettorale “truffa” (della cui incostituzionalità la Consulta si accorgerà tra due anni, come l’ultima!), e che su questa “ghigliottina politica” il movimento sarebbe stato falcidiato.

Ecco perché, adesso, sono perfettamente inutili le proteste, gli insulti, le maledizioni che i social lanciano contro l’on. Rosati e l’accozzaglia che lo ha nominato “legislatore”, visto che il Parlamento, delegittimato quanto vi pare (lo è da cinque anni!) alla fine approverà la sua creatura: e i grillini, se andrà bene, si porteranno a casa 100 deputati, tra Camera e Senato, lo stesso numero di FdI!

E c’è ancora qualcuno che scalpita, immaginando che il M5S potrà guadagnare il 51% dei suffragi, mentre il sistema diabolico pensato dai “levantini” di casa nostra, grazie alle famigerate coalizioni, resuscitate all’uopo, non dà scampo.

E visto che da questi nostri “manipolatori dell’ingenuità (o della mala fede)”, si esclude ogni timida apertura verso altri partiti, nel caso che la legge passi, i “grillini” sono condannati a restare un piccolo partito di opposizione per altri cinque anni.

Ingenuità, perché ormai le chiacchiere stanno a zero, così come gli slogan, e le adunate autoreferenzianti un nuovo candidato premier destinato a restare una icona: questa legge non dà adito a speranze, è perfettamente inutile piangersi addosso. Il movimentismo alla catalana è stato bocciato, le proteste di piazza messe all’indice, la contestazione “fisica” giudicata “fascista”, e una legge elettorale letale: cosa resta ancora? Ci sono gli speranzosi, che dicono: questa legge scatenerà una confusione anche a livello di coalizioni, e si potrebbe ripetere il caso della Spagna (tre elezioni politiche di seguito!) e allora... Allora cosa? Non è bastato quel che abbiamo tutti veduto in Tv su come un regime agisce quando ha dietro l’avallo di Bruxelles (che guarda caso è proprio l’ispiratrice di questo progetto elettorale!)?

Mala fede, perché, ma si tratta di un dubbio metafisico, dopo l’esperienza romana, si è forse giunti alla conclusione, dalle parti di Casaleggio & C., che il movimento, Di Maio o non Di Maio, non è affatto pronto per andare al potere, e allora si sceglie la via dell’opposizione a babbo morto! Il resto sarebbe solo fumo negli occhi, gettato sulle faccine del web, per tenerlo buono! La dimostrazione che il web, tuttavia, non è del tutto sciocco, starebbe nei voti che hanno premiato il candidato Di Maio (aldilà dei modi empirici e discutibili con cui è stato eletto): appena 1/5 dell’intera platea degli iscritti!

Esiste anche una terza opzione, tutta politica: che in realtà, a certi livelli, si stia trattando un accorpamento di tipo pragmatico, con forze politiche che abbiano almeno una piattaforma minima comune. Ma non è dato sapere, quali...

La verità, prima o poi, verrà fuori, e siamo tutti ansiosi di conoscerla! (ITALIADOC)

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Il vero ed inequivocabile volto dell'Unione Europea

Post n°1636 pubblicato il 04 Ottobre 2017 da r.capodimonte2009

E c’è ancora qualcuno che si arrabatta sul senso del referendum catalano: era il caso di farlo, senza attendere il via dall’Unione Europea? E’ valida la risposta del 90% dei sì, su il 42% di votanti (gli altri 58%, però, sono stati estromessi dai seggi con la forza!)? Non si rischia di spezzettare l’Europa in tante “secessioni” (a tal uopo è stata messa in circolazione su facebook una cartina idiota, che riporta l’Europa del XVIII secolo!)? L’unità nazionale della Spagna non si tocca, visto che la storia insegna come ci si è arrivati (con una guerra civile!); ecc. ecc.

Solo chi veramente non ha seguito questa vicenda come di solito fanno gli ignavi, cioè senza una propria opinione, ma con un certo fastidio che è andato a rompere le loro certezze conformiste, ha ben compreso che alla fin fine questo referendum vale zero, di fronte alla violenza perpetrata da quella entità autoritaria che si chiama Unione Europea: che non obbedisce, badate bene, alla democrazia degli eletti (a parte un parlamento che non ha poteri, e che consuma solo denaro pubblico!), in quanto formata da una serie di commissari cooptati dai partiti moderati e neo-liberisti, accucciati attorno ai falò dell’alta finanza e della massoneria. E sono proprio queste due ultime “matrigne” che determinano i rapporti tra i 27 Paesi, che vi gravitano attorno, riunificati soltanto da una moneta unica che ha l’unico scopo di calmierare il dollaro (e quindi sale sempre, impedendo alle economie più deboli di esportare in concorrenza), e da un club di lobbisti che hanno rianimato il peggior fantasma della storia: l’imperialismo revanscista tedesco!

In un recente libro dal titolo De Bello Civili, l’autore Riccardo Scagnoli, senza saperlo, ha evocato una “Catalogna Italiana”, in una vicenda “ucronica” che vede l’Italia, colpita da una secessione leghista, con un Governo debole e incapace di fermarla, perché una parte delle forze armate si schiera a favore dei reprobi; e allora invoca l’intervento di un’Unione Europea, che assomiglia molto a quella che è intervenuta in Spagna. La storia si conclude con una “ribellione popolare” generalizzata, che, ben lungi da aderire al modello secessionista, è concausa proprio della prepotenza e dell’arroganza di un’Europa sorda alla sovranità e all’autodeterminazione dei suoi popoli: che non è detto debbano per forza coincidere con le intenzioni di qualche territorio o regione, di rendersi indipendente dalla madre patria. E che porterà l’Italia a riacquistare la propria dignità e potenzialità economica, sociale e culturale.

Fin qui il racconto, ma c’è da considerare che il governo più ballerino del continente, nato da un compromesso letale, che ha respinto i “populisti” di Podemos all’opposizione, quello di Rajoy, non avrebbe mai scatenato una repressione di tipo “franchista”, se non avesse avuto la copertura diretta di Bruxelles: tutta la strategia per assaltare i seggi, per picchiare cittadini inermi che si recavano alle urne senza fare del male a nessuno, “obbedienti” alle decisioni dell’autorità costituita, appunto il Governo catalano, mirava a fermare la democrazia, diventata improvvisamente un grave rischio per le lobby europeiste che, dopo la Brexit, sanno che ogni squilibrio politico, rischia di espellerle per sempre dalla concezione stessa di “Europa Unita”. E non è un caso che sia scesa “segretamente” in campo, mascherata da “guardia civil”, la famigerata milizia interforze Eurogendfor, in cui sono utilizzati poliziotti anti-sommossa tedeschi, francesi e italiani, e già felicemente utilizzata ad Atene per tacitare il popolo greco a bastonate. Qui ha perfino sparato, certo, pallottole di gomma, che, tuttavia, possono uccidere se colpiscono punti nevralgici, e in ogni caso, ti portano in ospedale!

E’ chiaro, perciò, che si è trattato di un’operazione di brutale repressione, aldilà della giustificata “forzatura referendaria”, che è stata adottata soprattutto dalla Merkel, come segnale per chiunque osi mettere i bastoni tra le ruote di questo soggetto politico, guidato dalla Germania solo ed esclusivamente, per accrescere se stessa: i modi di questa crescita, tuttavia, i tedeschi non li apprezzano poi tanto, se la CDU è uscita bastonata dalle recenti elezioni!

Che dire dell’Italia, a parte che si è distesa, come il solito zerbino che è, davanti a Monsieur Junker, condannando i catalani in nome di non si sa cosa? Costoro, infatti, si erano dichiarati pronti ad entrare nell’Unione, e  si erano limitati a spogliarsi di ogni “malcelato tentativo di strumentalizzazione” da parte della stampa più bugiarda del mondo, quella italiana, su presunte tentazioni golpiste di destra: richiamando, senza mezzi termini, il ricordo che le Brigate Internazionali, guidate da Togliatti e da Nenni, hanno lasciato a Barcellona, l’ultima roccaforte repubblicana, durante la Guerra Civile!

Ora è evidente che la battaglia che sta conducendo la "gauleiter" neo-nazista che ambisce trasformare l’Europa in un suo protettorato, esattamente come accadde settant’anni fa, non fa eccezioni: se ella avesse potuto, il giorno dopo la Brexit, avrebbe invaso l’Inghilterra, una perdita nefasta, che, col tempo, si rivelerà drammatica per costei e per i suoi disegni egemonici. Oggi i movimenti politici che stanno sorgendo per combattere a favore della libertà dei popoli, specie il M5S, debbono considerare che, in caso di affermazione, sarà la forza e la violenza cieca delle milizie di Stato vendute ai regimi, a determinare o meno il destino delle democrazie. A meno che i popoli, come quello catalano, diano l’esempio di come si fa opposizione, e alla fine, si vince. (ITALIADOC)

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Il M5S si schiera con gli oppositori del G7, e i picciotti di Berlusconi si allarmano!

Post n°1635 pubblicato il 02 Ottobre 2017 da r.capodimonte2009

Bisognerebbe ragionare un attimo sull’articolo di tale serpentello berlusconiano, che alita la sua linguetta biforcuta all’ombra del direttore a libro paga dell’entourage che fu di Dell’Utri, di Catone, di Ciarrapico, di Cosentino, di D’Alì, di Firrarello, di Landolfi, di Lombardo, di Milanese, di Pittelli, di Romano, di Valentino, di Vito, i magnifici 13 condannati per associazione mafiosa, tra gli altri 55 condannati per altri reati da galera, e ci riferiamo solo ai parlamentari: si tratta di tal Francesco Maria Del Vigo, apprendista fumettaro de Il Giornale. Il quale, evidentemente fa finta, da dandy neo-liberista con le saccocce piene, e con famiglia  a carico  di qualche lobby incappucciata, di non vedere quel che resta del Paese governato dai suoi “santoni e boss”, e che per fortuna, ogni tanto, si sveglia, per merito di chi ha il coraggio sacrosanto e ammirevole di opporsi sulle piazza a questo “olocausto quotidiano”. Perché, dall’altra parte trova la milizia di Stato, che il Del Vigo difende a spada tratta, e che ha l’ordine dal regime di rintuzzare, alla maniera catalana, ogni opposizione. E il M5S, secondo lui, dovrebbe schierarsi con la canea che sta mettendo a ferro e fuoco la nazione, derubando il popolo della sua dignità e dei suoi diritti, soprattutto, il lavoro, la libertà di opinione, la giustizia, anziché con  chi protesta e ci prende pure le botte sopra. In questo caso la contestazione era contro il G7, uno dei teatrini che le grandi potenze (quelle che hanno perfino messo da parte la Russia, perché era anticonformista!) orchestrano per sfruttare milioni di persone, attraverso l’alta finanza, lo stupro ambientale, e la fame e la sete, dopo essersi accaparrate le riserve energetiche! Ma chi ha detto che i delinquenti non siano proprio questi giornalistucoli che vegetano rabbia e perfidia, e che aborrono il coraggio, perché è la codardia di mistificare la verità dietro la muraglia fangosa di una corporazione intoccabile che li mantiene in vita, una vita grama di topi in gabbia! Il Giornale suona l’allarme: il movimento potrebbe innestare la protesta generale, e l’uniformità del potere, scricchiolare! E’ vero: stavolta il M5S si è messo ufficialmente dalla parte della protesta, e se deplora la violenza (che non è sempre detto che sia dalla parte del popolo, anzi!), significa che finalmente si è apertamente schierato con chi  crede nel cambiamento radicale di quest’Italia circoscritta dalla brutalità e dalla corruzione. E poco importano le bandiere, perché la rivoluzione non ha colore: e per accontentare il meschino Del Vigo, citiamo il suo “beniamico”, Robespierre: “I grandi princìpi sono come le mongolfiere, volano alto; ma tengono la rivoluzione lontana da terra!”

E adesso ecco a voi l’articolo di cui sopra: “La vera anima del Movimento 5 Stelle è quella che abbiamo visto in questi giorni al G7 di Torino. Sciarpe calate sul volto, sassi e botte contro le forze dell'ordine, fantocci di Renzi e Poletti decapitati in piazza con la ghigliottina. Sono questi gli amici di Grillo. Dal virtuale al reale, Rousseau diventa Robespierre e fa rotolare le teste. Il Movimento 5 Stelle, ancora una volta, ha scelto di stare con l'illegalità, con il ciarpame dei centri sociali, coi delinquenti che prendono a sassate gli agenti di polizia. Gli scontri avvenuti a Venaria - comune amministrato da una giunta pentastellata - sono la coerente degenerazione di una politica della violenza. E, a forza di berciare dai palchi che bisogna eliminare i politici e spaccare tutto, alla fine un cretino che lo fa davvero salta sempre fuori. Ieri, al termine di una giornata di scontri (8 agenti feriti, uno con un trauma cranico), una consigliera M5s twitta inferocita: «Sembra impossibile, Andrea libero subito». E l'Andrea in questione è Andrea Bonadonna, leader del centro sociale torinese Askatasuna, arrestato per aver menato un poliziotto. E i grillini lo vogliono libero. Loro, che sventolano le manette contro i politici e che vorrebbero mettere dietro le sbarre mezzo Paese, chiedono la scarcerazione di uno che picchia i poliziotti. Perché il brodo di coltura è lo stesso, ed è quello dell'antagonismo, dei vecchi arnesi della sinistra No global e dei No Tav. Il centro sociale Askatasuna è un bubbone che andrebbe estirpato, una zona franca dell'illegalità che deve essere chiusa, non coccolata. Non è tollerabile che un sindaco, un uomo delle istituzioni - è il caso del primo cittadino di Venaria - ammetta di condividere le ragioni di una protesta che le istituzioni le calpesta. Non basta andare col vestito della festa alle convention di Confindustria o al forum Ambrosetti per camuffare la propria identità. E Di Maio, che si affretta a precisare che loro non stanno coi violenti, mette una toppa più evidente del buco e cerca di nascondere dietro la sua sagoma di cartone un esercito di teste calde. Ma un movimento politico non può stare con i delinquenti, mai. Altrimenti è un pericolo per il Paese.” (ITALIADOC)

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

La "longa manus" vaticana fa da spalla al regime catto-socialista-mafioso

Post n°1634 pubblicato il 29 Settembre 2017 da r.capodimonte2009

La indiscussa intromissione del Vaticano negli affari interni dello Stato Italiano in maniera così inequivocabile e sfacciatamente di parte, risaliva niente meno che al referendum per il divorzio, 1974. In 43 anni, questa “chiesa” teologale solo di fatto, in realtà ormai del tutto compromessa con le peggiori affinità temporali, dall’usura, al mercimonio, fino alla pedofilia (ed ora si mormora perfino sulle eresie papaline), tenta adesso di rilanciarsi nel modo peggiore, assumendo i tratti caratteristici della faziosità, che le derivano dall’inquinamento cui vanno soggetti i poteri forti, specie gesuitici, nei confronti della massoneria.

Il pedissequo rapporto politico instaurato dalla corrente modernista, guidata dai gesuiti, costituitisi in forza finanziaria con l’Opus Dei, e poi ripartitasi nelle varie logge massoniche di osservanza soprattutto francese, determinò, clamorosamente, il colpo di mano che portò all’esilio Papa Benedetto, per consegnare ai vertici del cattolicesimo un uomo “falsamente” interprete del disegno cristiano, in realtà abbarbicato a tesi sovversive e liberali, che egli ha saputo “saggiamente” mistificare in un “pauperismo” di bandiera, limitato dalla vera facciata edonistica e materialistica dei suoi adepti.

Così al posto del crocefisso d’oro ne è spuntato uno di ferro, ma gli esperti incaricati di dipanare gli scandali finanziari della Curia, oggi, si dimettono, con le mani alzate, sconfitti dalla vastità delle vergogne; al posto degli sfarzi della sede apostolica, c’è una stanza di un albergo, ma lo IOR non è ancora riuscito ad entrare nell’ufficialità delle banche mondiali, a causa delle sue gravi negligenze di tipo etico e finanziario; la severità gesuitica sembra prevalere, ma in realtà questa chiesa è corrotta dalle fondamenta, soprattutto dal punto di vista del rapporto tra i preti e la sessualità, anche minorile. Una sessualità che fa il paio con un'altra ipocrisia, quella dell’uguaglianza, dopo che il matrimonio tra tonache, risolverebbe almeno una delle peggiori ignominie!

Lo scopo della trasformazione ecclesiastica nella versione laica ha superato perfino la sfacciata e manifesta solidarietà politica verso il comunismo tracciata da Papa Giovanni, verso un’accondiscendenza, poi rivelatasi operativa, tra le forze politiche cattoliche e il PCI. Oggi, che i tempi sono radicalmente mutati, e quelle forze di sinistra che fecero il vanto del compromesso storico, si sono da tempo vendute al neo-liberismo finanziario e lobbista, il Vaticano, indebolito come non mai, con una dissolvenza quasi totale di conversioni, con l’abbandono delle prerogative dogmatiche da parte di molti strati popolari, verso un “animismo” della speranza; con lo spettacolo desolante dei suoi vescovi corrotti, ha altre mire sul nostro Paese: e sono le stesse di una certa classe dirigente filo-europeista, che ha trovato, nella malavita organizzata e nella massoneria, le sue fonti di ispirazione, e nelle classi imprenditoriali e giudiziarie, i migliori sponsor.

Una selva di caste, privilegi, corruzioni, burocrazie infedeli e corporazioni arroccate al potere, determinano, ormai il destino dell’Italia, dopo aver tagliato fuori il popolo. A questo punto, piuttosto che avallare la conquista del potere da parte di movimenti innovativi, fortemente laici, giustizialisti e rivoluzionari, poco disposti a permettere la infida propaganda, ad esempio, sull’immigrazione clandestina (Ius Soli, accoglienza selvaggia, kalergismo, ecc.), la Curia papale ha deciso di appoggiare la politica di spoliazione da parte delle classi benestanti e corrotte, verso quelle ormai povere, avallando la riduzione in miseria del Paese, mantenendone, così si illude, il controllo, e non solo a livello di coscienze.

Ma questo Papa, e chi alita la disintegrazione morale ed economica dietro di lui, ha fatto male i conti sull’acrimonia e sulla indignazione dell’italiano medio, che rappresenta ancora la maggioranza del Paese, e che non riprenderà certo a frequentare le parrocchie o le chiese; egli è rabbioso, soprattutto verso chi mistifica l’abito talare in casacca politica e sociale, per portare miseria e autorità, al posto della speranza: e non c’è ritorno, finchè il regime clerico-massonico non sarà abbattuto! (ITALIADOC)

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Ultime visite al Blog

impelgiosurfinia60tekilalgiacinto.garceasoledelmattino6alogicoanima_on_linecassetta2mauriziocamagnaindimenticabileiocuoioepioggiaoODolceLunaOomoschettiere62si_cisonoamorino11
 

Ultimi commenti

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom