Creato da ipostasideltempo il 13/12/2005

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ANGELI CADUTI

Post n°540 pubblicato il 12 Giugno 2012 da ipostasideltempo

 

" .....e dopo alcuni giorni mio figlio, matusalemme,diede moglie a suo figlio lamech,e questa concepi' e gli diede un figlio.E il suo corpo era bianco come la neve e rosso come una rosa;i suoi capelli ricciuti bianchi e' bellissimi come la lana bianca;e quando i suoi occhi si aprirono ,tutta la casa risplendette come illuminata dal sole;E il padre lamech ebbe paura di lui e' fuggi' e ando ' dal padre suo matusalemme e gli disse;"uno strano figlio ho generato.Non e' come ogni altro essere umano,ma mi sembra il figlio degli angeli del cielo,perche'diverso e' il suo aspetto,ed egli non e' come noi.Non mi sembra figlio mio,ma degli angeli....." Con queste parole si apre uno dei misteri religiosi piu straordinari ed inquetanti mai scritti.Si tratta delle parole con cui il patriarca Enoc,bisnonno di Noe' e padre di Matusalemme,vissuto prima del diluvio,descrive l'angoscia e l'orrore per la nascita miracolosa di un figlio di suo nipote Lamech.Il passo' e tratto da un'antico testo di origine ebraica,compilata in varie fasi nella prima meta del II secolo a.c.Il libro di Enoch sarebbe andato perduto per sempre, non fosse stato per i vagabondaggi di uno dei più eccentrici personaggi del XVIII secolo, lo scozzese James Bruce che, nato nel 1730, dedicò dodici anni della sua vita a una misteriosa ricerca nel cuore allora sconosciuto nell’Africa, e una delle cose più interessanti che ne riportò fu un testo dimenticato, appunto il Libro di Enoch, considerato a tal punto sinistro e blasfemo che un cristiano avrebbe messo a repentaglio la propria anima anche solo leggendolo. Nelle poche righe precedenti ,la situazione delineata ,narra di Lamech da poco ammogliatosi,ha avuto un figlio  con nessuna caretteristica della sua cerchia famigliare.Il suo aspetto e diverso da quello di ogni altro essere umano.Da questo lamech deduce che la moglie gli e' stata infedele.Il bambino sembra "figlio degli angeli" con caratteristiche diverse da "noi". Lamech impaurito chiede consiglio al genitore Matusalemme,questi si mette in viaggio alla ricerca del proprio padre Enoch,che intanto si era ritirato dal mondo terreno per vivere nella schiera angelica.Informato dal figlio delle proccupazioni del nipote;"tutto cio' che mi e' apparso in una visione te l'ho comunicato.Nella generazione di mio padre Iared,infatti gli angeli hanno trasgredito alla parola del signore ed alla legge del cielo.Ecco che hanno commesso peccato e violato il comandamento, si sono uniti con donne ed hanno commesso peccato con loro,prendendo mogli tra loro,e da loro hanno generato prole.E' sulla terra hanno dato vita ai giganti,non nello spirito ,ma nella carne.Questi saranno una grande piaga...la terra sara' lavata da ogni corruzione.Quindi va e' di a tuo figlio lamech,che e' il figlio che e' nato e' veramente suo,si chiamera' Noe',perche egli sopravvivera' e lui ed i suoi figli si salveranno dalla distruzione che verra sulla terra" .Quindi la verita' e' venuta fuori,alcuni angeli del cielo hanno peccato nella carne,prendendo mogli tra le donne mortali.......ma questo e' davvero impossibile,perche nella tradizione giudeo -cristiana gli angeli sono esseri incorporei,privi di sostanza,incapaci di immacolata concezione. Questo , patriarca biblico, costituisce il primo esempio di gnosticismo nella tradizione  giudaico-cristiano. Figlio di Iared e padre di Matusalemme, Enoch è un’importante figura della tradizione ebraica, assieme a Elia è l’unico personaggio biblico di cui si dice che non è mai morto .Chi erano questi angeli?Perche gli esseni del qumram avevano una venerazione particolare per questi scritti?Perche aspettavano un ritorno di una battaglia finale,tra i figli della luce e figli delle tenebre? Perche la chiesa trovo questi scritti eretici,tanto da non inserirli nel canone biblico,se non con poche righe enigmatiche sul patriarca Enoch: "non fu piu perche dio lo prese con se" ed Enoch cammino con Dio........ “

 
 
 

PASSIONE CARNALE

Post n°539 pubblicato il 08 Giugno 2012 da ipostasideltempo

 

Prendendo spunto dalla genealogia di Gesù, come è presentata in particolare nel Vangelo di Matteo e Luca ,si evidenziano tre figure femminili, quella di tre donne straniere, non appartenenti al popolo d’Israele: Tamar, Rut, Betsabea. Chi erano queste tre donne?Cominciamo da Tamar:La storia di Tamar è contenuta nel capitolo 38 del libro della Genesi: Giuda, figlio di Giacobbe, separatosi dai suoi fratelli, si è stabilito presso un uomo di nome Chira, ha conosciuto la figlia di un cananeo, l'ha sposata e da lei ha avuto tre figli, Er, Onan e Sela. Ha scelto poi Tamar, donna che la tradizione considera cananea, come moglie per il suo primo figlio, Er. Ma Er è presto morto. Giuda, allora, ha invitato il secondo figlio, Onan, a sposare Tamar e a dare una discendenza al fratello, secondo la legge del levirato. Ma Onan, sapendo "che la prole non sarebbe stata considerata come sua", non vuole avere figli. Dio lo fa morire e Giuda rimanda Tamar da suo padre. Muore poi la moglie di Giuda e Tamar, saputa la notizia, si copre con un velo e va incontro a Giuda: "aveva visto infatti che Sela era ormai cresciuto, ma che lei non gli era stata data in moglie". Giuda non la riconosce, poiché si era coperta la faccia, la scambia per una prostituta e per andare con lei le promette un capretto, lasciandole in pegno il sigillo, il cordone e il bastone. Tamar si unisce a Giuda, concepisce un figlio e si allontana, riprendendo poi le sue vesti vedovili. Giuda manda un amico con un capretto per cercare la donna e riavere indietro i pegni lasciati a lei. Ma l'amico non trova nessuna prostituta. Tre mesi dopo giunge a Giuda la notizia che sua nuora si è prostituita ed è incinta. Giuda comanda che sia bruciata, ma Tamar gli manda a dire che è incinta dell'uomo a cui appartengono un sigillo, un cordone e un bastone. "Giuda li riconobbe e disse: "Essa è più giusta di me, perché io non l'ho data a mio figlio Sela" (Gn 38, 26). Tamar partorìsce due gemelli, Perez e Zerach (nella genealogia di Matteo sono chiamati Fares e Zara). Per quanto riguarda Rut la Bibbia dedica un libro intero, la cui collocazione all'interno della Bibbia stessa è discussa: la tradizione ebraica (Testo Masoretico) pone il libro di Rut fra i così detti "Cinque Rotoli" (le cinque Maghillôt o "rotoli festivi": Rut, Cantico dei Cantici,Qoélet, Lamentazioni, Ester) che vengono letti durante le feste dell'anno (in particolare la lettura liturgica di Rut avviene durante la festa di Pentecoste). Nella tradizione greca e poi latina , il libro di Rut si trova tra i libri storici, subito dopo il libro dei Giudici, forse per le parole con cui inizia: "Al tempo in cui governavano i giudici..."Il libro di Rut racconta la storia di una donna moabita, che abbandona il suo popolo per seguire la suocera ebrea a Betlemme. Da Rut nascerà un bambino, Obed, che sarà padre di Iesse, il padre del re Davide.Infine l'adultera Betsabea, che viene indicata come la moglie di Urìa.Re Davide, abbacinato dalla bellezza di Betsabea , moglie del suo ufficiale, Uria, un hittita naturalizzato ebreo. Davide convoca la donna e ha con lei un rapporto adulterino. E lei gli manda poi una comunicazione lapidaria: "Sono incinta!". Questo comporterebbe per la donna la pena di morte, essendo in stato di flagrante adulterio (suo marito è in guerra, all'estero).Si apre, così, il secondo atto che ha per attori Uria e Re Davide: questi cerca di convincere il marito di Betsabea, in licenza militare, a sostare a casa sua, così da avere con lei rapporti sessuali e così giustificare lo stato di sua moglie. Ma Uria rifiuta,firmando cosi la sua condanna a morte. Davide, infatti, gli ha consegnato l'ordine da recapitare al generale Ioab: in esso si raccomanda di esporre Uria in prima fila così da farlo morire in guerra. Cosa che puntualmente si verifica.Arriva a corte l'atteso dispaccio: "È morto il tuo servo Uria". Per Davide questo risolve tutto: può finalmente sposare l'amata Betsabea, senza essere toccato dal rimorso. Ma nel silenzio complice del popolo che teme il potere, si leva solitaria una voce, quella del profeta Natan. Egli si presenta al re e gli narra una parabola essenziale, tracciata con poche pennellate.È la storia di una violenza perpetrata da un ricco su un povero a cui è strappata l'unica pecorella. Davide reagisce emettendo una sentenza durissima contro questo prepotente. È a questo punto che il profeta gli punta l'indice contro gridandogli: "Sei tu quell'uomo!". Il re si è, quindi, inconsapevolmente autocondannato.Natan, allora, pronunzia un'aspra requisitoria contro il sovrano, denunziando non solo il suo adulterio ma anche l'omicidio di Uria, sia pure perpetrato da altre mani. Davide, ritornato alla sincerità della sua coscienza, confessa la sua colpa: "Ho peccato contro il Signore!". E queste parole sono il punto di partenza del Salmo 51, il Miserere, che la tradizione metterà sulle labbra di Davide. Il Signore perdona, ma non ignora la necessità dell'espiazione che avviene in una forma che a noi crea imbarazzo: il figlio nato dalla relazione con Betsabea, nonostante le implorazioni di Davide, morirà. Nei primi  anni del 900',scrive il grande poeta francese Charles Péguy, : «Bisogna riconoscerlo, la genealogia carnale di Gesù è spaventosa. Pochi uomini hanno avuto forse tanti antenati criminali, e così criminali. Particolarmente così carnalmente criminali. È in parte ciò che dà al mistero dell’Incarnazione tutto il suo valore, tutta la sua profondità, un arretramento spaventoso. Tutto il suo impeto, tutto il suo carico di umanità. Di carnale. Quantomeno per una parte, e per una gran parte».  Questa genealogia di nomi di criminali, di adultere e di meretrici che l'evangelista Matteo descrive nella stirpe umana di Gesù tende ad evidenziare il mistero della misericordia di Dio. Lo stesso Gesù sceglie Paolo, che lo ha perseguitato, e Pietro, che lo ha rinnegato, al quale erano così devoti i cristiani  dei primi tempi, quelli che nei momenti più duri delle persecuzioni, per paura, avevano ceduto alle pressioni, abiurando la propria fede. Pietro e Paolo, un rinnegato e uno zelante persecutore, sono le colonne della Chiesa. Ogni popolo che scrive la sua storia ufficiale, parla delle sue vittorie, dei suoi eroi, della sua grandezza. Quanto riportato da Matteo nella sua genealogia e' un caso unico, mirabile e stupendo, evidenziando i peccati degli antenati di Gesu',piuttiosto che nasconderli per rendere il racconto piu' fedele al mistero dell'incarnazione divina.

 
 
 

RICORDI ANCESTRALI

Post n°538 pubblicato il 02 Giugno 2012 da ipostasideltempo

 

Fin dagli albori dellumanità è presente tra gli uomini un sentimento di attesa e di aspettativa unito a previsioni del futuro e a predizioni della fine del mondo .La convinzione che l'intero universo stia per finire con una catastrofe globale e di vecchia data, ed e, in effetti, una parte importante della tradizione culturale occidentale.Mentre durava il regno davidico di Giuda, prima del 586 a.C., gli Ebrei erano certi che Dio era il giudice divino che amministrava premi e punizioni agli individui secondo le loro azioni. Questi premi e queste punizioni venivano dati in questa vita, non in quella futura. Questa fiducia non sopravvisse alla sconfitta.Dopo che il regno di Giuda fu devastato dai Caldei guidati da Nabucodonosor, dopo che il Tempio era stato distrutto e molti degli Ebrei deportati in schiavitu' a Babilonia, sorse un rimpianto fra gli esiliati per il ritorno del regno e per un re della vecchia dinastia davidica. Poiche questi desideri, se espressi apertamente, erano tradimento agli occhi dei nuovi padroni non ebraici, si affermo l'abitudine di parlare ellitticamente del ritorno del re. Si parlo del Messia, cioe dell'Unto, poiche il re era unto con olio nella cerimonia dell'incoronazione.Il profeta Gioele, attorno al 400 a.C., scriveva: Guai al giorno! perche il giorno del Signore e vicino, e verra come una distruzione dall'Onnipotente . Il quadro riguarda un evento di un giorno preciso in cui Dio giudichera tutto il mondo: Riuniro tutte le nazioni e le portero nella valle di Giosafat, e perorero li la causa del mio popolo e mio erede Israele . Questa fu la prima espressione letteraria di un Giorno del Giudizio, cioe di un tempo in cui Dio avrebbe posto fine al presente disordine mondiale.Questa aspettativa messianica divenne forte e piu estrema nel II secolo a.C. in cui i Seleucidi, la dinastia greca che era succeduta ai Persiani dopo Alessandro Magno, cercarono di sopprimere l'ebraismo. Gli Ebrei si ribellarono guidati dai Maccabei e il Libro di Daniele fu scritto per appoggiare la ribellione e per promettere un futuro radioso.La ribellione maccabea ebbe successo e un regno giudaico fu ristabilito, ma neanche esso porto all'eta dell'oro. Gli scritti profetici, pero, mantennero viva l'aspettativa fra gli Ebrei per i due secoli successivi. Il Giorno del Giudizio era sempre imminente; il Messia stava per venire; il regno della giustizia stava per essere instaurato.Con una simile aspettativa universale costantemente riportata alla memoria, chiunque proclamasse di essere il Messia era destinato ad avere un seguito sopratutto sotto il dominio di Roma.Ci furono parecchi pretendenti a questo titolo che non ebbero alcuna fortuna politica. Fra questi, pero, vi fu Gesu di Nazareth, seguito da pochi umili Ebrei rimastigli fedeli anche dopo che Gesu era stato crocifisso senza che nessuno alzasse a difenderlo. Quelli che credevano in Gesu come il Messia avrebbero potuto essere chiamati Messianici, ma la lingua dei seguaci di Gesu divenne quella greca con l'aumentare delle conversioni dei Gentili, e in greco Messia si dice Christos, per cui i seguaci di Gesu furono chiamaticristiani.Lo stesso Gesu viene descritto mentre profetava una imminente fine del mondo:Ma in quei giorni, dopo molte tribolazioni, il Sole si oscurera, la Luna non dara piu luce, le stelle del cielo cadranno e le potenze del cielo saranno scosse. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi del cielo con grande potere e gloria In verita vi dico, questa generazione non passera prima che tutto questo sia compiuto. Cielo e terra passeranno Ma il giorno e l'ora in cui questo accadra non lo sanno ne l'uomo ne gli angeli del cielo, ne il Figlio, ma solo il Padre.Nel libro conclusivo della Bibbia,l'apocalisse di Giovanni,si trovano descritti con dovizia di particolari gli ultimi giorni dell'umanita';giorni tragici,che vedranno accadere sulla terra una serie di spaventose catastrofi inviate da Dio per punire gli empi:E vidi un angelo scendere dal cielo, con la chiave del pozzo senza fondo e una gran catena nella sua mano. E si impadroni del drago, quel vecchio serpente, che e il Diavolo, Satana, e lo lego per mille anni. E lo getto nel pozzo senza fondo, e ve lo rinchiuse, e vi pose un sigillo perche non potesse piu ingannare le nazioni, finche i mille anni non saranno passati: dopo di che sara libero per un po' .Ho citato alcuni passi della Bibbia,ma chiaramente le profezie che riguardano la fine dellumanità sono innumerevoli: cè chi prevede fiamme e fuoco dal cielo, chi terremoti e catastrofi naturali, chi limpatto di un meteorite,chi  parla dello spegnimento del Sole , chi parla di guerre nucleari a cui la razza umana non sopravvivrà o quantomeno solo pochi meritevoli o risvegliati,fino al 2012 , data del famosissimo ciclo Maya.Fino a ora l'umanita' e' andata avanti(nonostante le attese); a oggi non c'e niente che ci minacci di una distruzione imminente in modo tale che siamo incapaci di evitarlo. La vera minaccia siamo noi uomini con i nostri egoismi di conquista e manie di potere.Se in futuro l'uomo non avra' la capacita di riconoscere che il nemico non e' il suo vicino, ma piuttosto la miseria, l'ignoranza e la fredda indifferenza verso il prossimo, una fine imminente sara' sempre presente. Possiamo scegliere deliberatamente di annientarci reciprocamente o non avere alcuna catastrofe che accompagni perennemente la nostra esperienza su questa terra.

 

 
 
 

GIOVANNI IL BATTISTA

Post n°537 pubblicato il 30 Maggio 2012 da ipostasideltempo

 

 

 

E' una delle figure piu' interessante dei Vangeli.Nonostante la bibbia gli dedichi poco spazio,Giovanni Battista segna profondamente gli inizi del Cristianesimo.Quando si racconta la storia di Gesu',si inizia parlando di Giovanni .Il bagno,o battesimo che egli propose,era allora,un'usanza tipicamente ebraica,ma nonostante fosse il precursore del Cristianesimo,con il tempo divenne una figura marginale.All’origine della sua vicenda c’è una donna sterile e anziana, Elisabetta, e c’è un padre al tempio, anche lui avanti negli anni: sono i poveri del Signore, “giusti davanti a Dio, irreprensibili in tutte le leggi e le prescrizioni del Signore” , il resto umile che confida in Dio, e proprio a loro Dio si rivolge per compiere il suo disegno di amore e di salvezza. Nulla può condizionare la scelta di Dio, né questa può essere ostacolata da limiti umani come la vecchiaia e la sterilità: essa chiede solo che ci sia predisposizione, attesa, fede. Giovanni il Battista nasce così, annunciato da un angelo al padre sacerdote che sta officiando al tempio, è solo un embrione nel grembo della madre quando già riconosce danzando la presenza del Messia e Signore Gesù appena concepito nel grembo di Maria, e nel seno della madre è santificato dallo Spirito santo che scende su di lei.  Nei Vangeli la sua vicenda si interseca con quella di Gesù, e gli eventi della sua vita narrati , non sono solo prefigurazioni di quelli che accadranno a Gesù, ma sono ad essi sincronici, contemporanei, fino a sovrapporsi e a confondersi gli uni con gli altri .Nel vangelo di Giovanni , si parla di Giovanni Battista come del primo discepolo di Gesù, poiché viene fatto passare come il primo che lo ha riconosciuto come messia e addirittura come "Figlio di Dio. Dall'altro invece, pur essendo stato l'apostolo Giovanni un discepolo diretto del Battista, non si fa alcun riferimento al battesimo di Gesù, di cui parlano con enfasi i Sinottici.Giovanni Battista e' cosi importante per la storia Cristiana,che ogni vangelo comincia parlando di Giovanni.E' evidente che non e' una figura complementare,ma l'inizio della storia Cristiana.Purtroppo oggi la figura del Battista non ha più il posto che merita nella memoria e nella consapevolezza della chiesa: dopo il primo millennio e la metà del secondo – in cui Giovanni il Battista e Maria insieme rappresentavano il legame tra antica e nuova alleanza e insieme come intercessori stavano accanto al ritorno del Signore glorioso, sia nella liturgia come nell’iconografia – In seguito la crescita del culto mariano ha sovrastato il Battista finendo per oscurarlo, istaurando una deriva rischiosa per l’equilibrio della consapevolezza cristologica. Se la chiesa, ancora oggi, celebra come solennità la nascita del Battista è perché resta cosciente della centralità rivelativa di questa figura: nei sinottici la buona novella dell’annuncio del regno si apre sempre con Giovanni, così come il vangelo dell’infanzia di Gesù secondo Luca si apre con l’annuncio dell’angelo a Zaccaria e con il racconto della nascita prodigiosa di Giovanni. Nel vangelo di Matteo ,Gesu' dice di Giovanni:«Non è sorto tra i nati di donna uno più grande di Giovanni. Tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» . Al centro della scena non c’è Gesù né le sue opere, ma la persona di minore importanza (e pertanto chiunque) nel regno di Dio. Un mondo sta scomparendo dato che le guarigioni, la gioia e la festa del regno irrompono con la missione di Gesù. Chiunque è entrato nel nuovo “campo di forza” che è il regno di Dio, ha un rango più alto persino del più grande personaggio nel vecchio stato di cose. È davvero difficile immaginare come la fantasia dei primi scrittori cristiani, nel proclamare Gesù come Messia, Signore o Figlio, abbiano potuto inventare un detto che dichiarava nella prima metà che Giovanni era il più grande essere umano mai nato e nella seconda metà un detto che mancasse di ogni interesse cristologico ?

 
 
 

IL TEMPO

Post n°536 pubblicato il 18 Maggio 2012 da ipostasideltempo

 

Che cos'è il tempo? Molti filosofi, scienziati, poeti e artisti hanno cercato di dare una qualche risposta a quello che è uno dei grandi interrogativi irrisolti dell'uomo. Tra i primi ,Agostino di Ippona, vescovo romano di Cartagine,il più grande pensatore del cristianesimo dei primi secoli, colui che seppe fondere la religione del Nuovo Testamento con la tradizione platonica della filosofia greca, si sentì chiedere un giorno: “Che cos’è il tempo?”. Ed egli rispose: “Se nessuno me lo chiede, io so che cos’è; ma se voglio spiegarlo a colui che me lo chiede, allora non lo so più”.Se c'è un problema che attraversa l'intera storia della filosofia e ne rappresenta un filo rosso, questo è il problema del tempo. Del resto l'uomo appartiene al tempo, inesorabilmente. Veniamo al mondo, trascorriamo in esso un tempo infinitesimo, scompariamo. Vivere e divenire sono legati tra loro. Ma, se è vero che al tempo noi apparteniamo è anche vero che il tempo ci appartiene. Infatti ne disponiamo, quasi fosse un dono, una proprietà da sfruttare o da dissipare. Comunque sia, questa che è la cosa a noi più intima, è anche quella più misteriosa. Niente è così sfuggente come il tempo, così inafferrabile. Per farsene un'idea bisogna ricorrere a metafore, a figure spaziali, per esempio quella dei simboli del cerchio. Tutto nella natura ritorna. Perché lo stesso non dovrebbe valere anche per l'uomo e dunque per la storia? Donde l'ipotesi che tutto è eternamente destinato a ritornare e non c'è mai nulla di veramente nuovo sotto il sole. Eppure l'esperienza che ciascuno fa del tempo è quella di un movimento lineare, dalla nascita alla morte, sempre in avanti e mai all'indietro. Come conciliare le due concezioni opposte? Molti sostengono che non si tratta affatto di conciliarle. Ci sono civiltà basate sull'idea del tempo come eterno ritorno - il mondo classico, pagano -, e civiltà basate sull'idea del tempo come sviluppo da un inizio a una fine - la tradizione ebraico-cristiana. Ma perché non pensare anche a una terza figura, quella della spirale? Allora il tempo apparirà come un processo vorticoso a grandi ondate ritornanti, che ci trascinano via. E la domanda sarà: verso dove? Verso il nulla o verso un possibile senso ultimo? Il tempo è una misura fondamentale per la Terra e per tutto ciò che vi sta sopra, e per ciascuno di noi in quanto individuo che vive questa dimesione; infatti, come sappiamo dalla nostra stessa esperienza, ciò che ci separa dal momento in cui veniamo al mondo e da quello in cui cesseremo di vivere è il TEMPO. Nonostante nessuno e' riuscito finora a dare una definizione precisa del concetto di tempo, sappiamo come misurarlo: prendiamo come unità di misura l’anno, che - a pensarci bene - è un altro modo di definire l’“orbita», ovvero il tempo che impiega la terra, il nostro pianeta, a completare un’orbita attorno alla nostra stella, il Sole. Non sappiamo che cosa sia il tempo, ma il modo stesso di misurarlo ci deve far riflettere: vivremmo di più, sarebbe diverso il nostro ciclo di vita, se vivessimo su un altro pianeta, un pianeta il cui «anno» è più lungo? Saremmo forse «immortali» se ci trovassimo a vivere su un «Pianeta di milioni di anni», proprio come immaginavano i faraoni egizi, che credevano di arrivare in un Aldilà eterno, e di raggiungere gli altri dèi che già si trovavano su quel «Pianeta di milioni di anni»?Dice Barbour: “la nostra nozione di tempo deriva dall’osservazione di questi stati, il tempo è una nostra pura illusione, in quanto che i fenomeni dai quali deduciamo la sua esistenza sono reali, ma Noi li interpretiamo in modo sbagliato per il motivo che le radici del nostro sapere affondano essenzialmente ad oggi in due teorie di fisica definite come: meccanica classica, e meccanica quantistica, che danno una visione non olistica del tutto, e quindi a volte possono anche risultare fuorvianti”.  Il tempo,grande enigma che accompagna la vita su questo pianeta,ma cosi limitato di fronte alla vastita' del creato da renderci cosi piccoli di fronte al mistero della vita.

 

 

 
 
 

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Se esprimete quel che e' dentro di voi,quel che avete vi salvera';se non lo avete dentro di voi,quel che non avete vi perdera'"Vangelo di Tommaso"

 

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"Chi arrivato a conoscere il mondo ha scoperto un cadavere, e chi ha scoperto un cadavere al di sopra del mondo."

 

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"Io sono il Grande Fenice, che in On, supervisore di tutto l'esistente.
Mi librai in alto in volo quale dio primigenio e assunsi forme.
Io sono Horus, il dio che dona luce per il tramite del suo corpo."

 
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