
Viene la sera del quattro gennaio e dopo una giornata d’intenso lavoro ho scritto questa specie di cosa (una nompoesia forse) per ricapitolare i primi quattro giorni dell’anno. Caratterizzati da una bella dose di freddo, da un certo carico di lavoro, ma anche da una buona porzione d’amore, che è la cosa più importante.
QUATTRO GIORNI
Dopo la festa della notte di Capodanno
nella casa sulle alture di Campomorone
dov’è riscaldata a malapena la cucina
vado a dormire con indosso tre magliette
la camicia pesante e tre maglioni
sotto tre coperte e con la cuffia in testa
ma mi entra lo stesso il freddo dappertutto
così non è che dormo proprio
sto lì tre ore rannicchiato in posizione fetale
come quelli che annegano nei mari freddi
poi mi alzo e scendo giù in cucina
tanto evidentemente è già mattina
ma nel frattempo non è più caldo neppure lì
così sui tre maglioni mi metto il giaccone
e mi faccio un caffè e poi mi siedo al tavolo
a scrivere una lettera a un’amica
che oggi se le poste funzionano
l’avrà pure ricevuta e poi esco in cortile
che tanto il freddo è lo stesso dentro o fuori
non so che farci sono freddoloso
sono sempre stato freddoloso
preferisco l’estate e i posti dove fa caldo
poi a una cert’ora si alza il più mattiniero
degli altri – quello che suona la fisarmonica –
e allora parliamo un po’ e gli dico che io vado
e di salutarmi lui tutti gli altri
che mi sa che dormiranno fino al pomeriggio
io invece devo andare e prendo la Panda
e vado e scendo prima fino al mare
al porto di Genova dove imbuco la lettera
e poi prendo l’autostrada per Torino
e arrivo a casa e mi riposo e mi riscaldo
ci vogliono ore per togliermi il freddo di dosso
e faccio un po’ di lavoro poi vado a dormire
che la mattina dopo riparto con il treno
e faccio un trecento e passa chilometri
fino a una stazione dove mi aspetta un’amica
(non quella a cui ho scritto la lettera)
mi viene a prendere con la sua auto
prima mangiamo in un buon ristorante
poi andiamo fuori città a cercare un posto tranquillo
c’infrattiamo in una boscaglia non proprio una foresta
e facciamo le nostre effusioni dentro l’auto
perché non è che possiamo permetterci un albergo
e poi non sapremmo neanche dove cercarlo
da quelle parti e poi comunque l’amore in macchina
qualche volta ci sta pure bene
e dopo andiamo in un bar e lei prende un cappuccino
e io un frappè e lei è molto bella in quel momento
che si fa notte e riprendo il treno per Torino
e arrivo a Porta Susa e vado a casa
accendo il computer e scopro che l’amica
(quella della lettera) ha messo sul suo blog una poesia
scritta giusto mentre io le scrivevo la lettera
però non è una poesia per me
e pazienza non sempre tutto quadra
il mattino dopo mi sveglio con la febbre
che credo sia per tutto quel freddo che ho preso
ma mi metto lo stesso a lavorare
perché c’è un casino da lavorare
c’è un’autrice in ansia per l’editing del suo libro
c’è una cronologia universale
c’è la rassegna stampa sull’immigrazione
c’è un romanzo da accorciare
mi prende quasi una disperazione
esco a comprarmi le arance e l’aspirina
e trovo nella posta una lettera in una busta rossa
di un’amica (non quella a cui ho scritto
la mattina di Capodanno né quella
delle effusioni in auto ma un’altra diversa)
ed è una vera lettera d’amore
proprio una lettera d’amore di quelle
che se ne ricevono poche nella vita
perché non è poi così facile che una lettera
sia davvero d’amore così come non è facile
fare canzoni d’amore per esempio Guccini
ne ha fatte solo due secondo me
Vorrei e La canzone delle colombe e del fiore
non ne ha fatte altre che siano propriamente
d’amore quindi vedete che non è facile
e neanche le lettere è facile
quindi sono già molto meno disperato
dopo quella lettera e lavoro ancora
fino a tardi e poi telefono a un’amica
(non quella a cui ho scritto la mattina
di Capodanno né quella delle effusioni
in auto né quella della lettera in busta rossa
ma un’altra diversa) che è in vena di parlare
e così mi metto tranquillo
lei mi consiglia di farmi una tisana calda
e allora mi faccio una tisana calda
e non dite che potevo arrivarci da solo
perché la tisana calda suggerita da un’amica
è molto più benefica di quella che ci arrivi da solo
e poi mi arriva un sms di un’amica
(lo so che vi aspettavate una quinta amica
e invece no in questo caso è la stessa
delle effusioni in auto) che mi consiglia
di spalmarmi sui piedi la crema di timo
che mi ha regalato lei stessa mesi prima
e me la spalmo (vale lo stesso discorso
della tisana) e insomma alla fine
mi metto a letto e mi addormento bene
e questo accade ieri sera e stamattina
sono ancora un po’ intronato ma poi va già meglio
oggi sto tutto il giorno in casa a lavorare
tranne una breve uscita per una commissione
poi smetto di lavorare per scrivere
questa cosa che sto scrivendo e sono le sei
e magari esco ancora un attimo che così
vedo anche se c’è posta nella buca
benché per la forte riduzione dell’uso
di carta e penna sia quasi impensabile
ricevere due lettere in due giorni di fila
una volta sì me ne arrivavano tante
ma adesso non stiamo a rimpiangere tipo
una volta qui era tutta campagna
in fondo pure adesso qui è tutta campagna
in un certo senso e non va così male
e questo è il diario in versi molto liberi
dei miei primi quattro giorni del 2008
casomai qualcuno non l’avesse capito.
Inviato da: anita_19
il 02/07/2020 alle 09:15
Inviato da: lumachina85
il 22/03/2019 alle 09:19
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il 06/06/2017 alle 11:31
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il 06/06/2017 alle 11:26
Inviato da: molinaro
il 09/08/2016 alle 11:41