ONE MAN TELENOVELA

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1977, gennaio
Post n°224 pubblicato il 17 Gennaio 2008 da molinaro
«Le leggi sono dettate dai mercanti, la politica è subordinata all’economia. Non si bada all’interesse collettivo. Siamo al Medioevo». Stamattina questo titolo non è sul Manifesto ma sul Sole 24 Ore, che devo leggere per il lavoro di rassegna stampa. Strano mondo, eh? Anniversario. Il 17 gennaio 1977 fu il mio primo giorno di lavoro alla Utet, Unione Tipografico-Editrice Torinese. Ci ho lavorato ininterrottamente, come dipendente, da allora fino al 1° agosto 2003 (curiosamente, il giorno del mio cinquantesimo compleanno). Però da esterno lavoro molto per loro ancora adesso. Mi hanno dato una medaglia e un diploma, ma poco d’altro. Un anno strano. Mio padre era morto da pochi mesi, immaturamente (51 anni - stamattina ho visto su un portone del mio isolato l'annuncio funebre della signora Francesca P., di anni 107, più del doppio!) e improvvisamente. Ero agitato e forse impaurito dalle diversità e dalle inadeguatezze che percepivo in me. Mi prese, credo (non è che fosse una cosa proprio conscia), un anelito di normalizzazione. Mi tuffai sul primo lavoro che trovai, e ci rimasi. Mi tuffai sull’unica ragazza che riusciva a stare con me, e la sposai. A 24 anni ero «sistemato». Ma non nel modo giusto, mi sa. Però probabilmente non ero in grado di fare altro, allora. È andata così, e non stiamo a lamentarci, qualche lato buono c’è stato. Ero troppo timido, ingarbugliato e inconcludente per cercare un lavoro che mi piacesse e mi entusiasmasse. Divenni un topo di quell’ufficio grigio, per oltre un quarto di secolo. Ero troppo incasinato e imbranato per capire se amavo veramente, per cercare (e soprattutto per trovare) una ragazza i cui baci facessero suonare le campane. Ne avrei trovate alcune ma molto, molto tempo dopo. D’altronde, per un’altra curiosa coincidenza, tre delle ragazze con cui poi avrei fatto l’amore molto bene si trovavano, il giorno che cominciai a lavorare alla Utet, in un luogo dove sarebbe stato davvero difficile corteggiarle: la pancia della loro mamma. Altre erano all’asilo nido, altre non erano ancora neppure state concepite. C’era da aspettare! E anche le uniche due mie amate che nel 1977 erano già ragazze, le ho conosciute tanti anni dopo.
[Che poi in verità la mia ex moglie, la madre dei miei figli, in qualche modo l'ho amata: nel modo in cui riuscivo allora: che era poco, era inadeguato, ma era il massimo che sapevo dare allora, ecco tutto.] Poi il mondo è sempre lo stesso e ancora oggi una mia amica (di quelle che nel 1977 non erano state concepite) si domanda come si riconosce il vero amore, e io le rispondo. E stamattina, dopo giorni di pioggia, su Torino c’è un sole limpido. In fondo a via San Donato si vedono le montagne. Ho scattato poco fa una foto col telefonino, quando sono uscito appunto a comprare alcuni giornali per il lavoro di rassegna stampa. È l’immagine di questo messaggio, ma non si vede granché. Cieli e montagne stanno stretti nelle fotografie, come l'amore sta stretto nelle definizioni. Mi rimetto al lavoro, ho finito la rassegna stampa e passo a una Cronologia universale che devo risistemare. Buona giornata.
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