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Carlo Molinaro

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« Cade il governo?Il quinto canto »

Quando eravamo innocenti?

Post n°231 pubblicato il 25 Gennaio 2008 da molinaro
Foto di molinaro

Ho trovato appoggiato in un bar Futura, il mensile del master di giornalismo dell’università di Torino, e mi ha colpito il titolo in prima pagina: Quando eravamo innocenti. È riferito a una serie di articoli all’interno che parlano di evoluzioni e involuzioni del mondo del lavoro e dell’impresa. Un mondo dove, in particolare, non ricordo che ci sia mai stata innocenza. Ma mi ha colpito il titolo, più in generale.
Ogni tanto salta fuori quest’idea dell’innocenza perduta, dell’età dell’oro che è sempre nel passato (non esistono mai testimonianze presenti, qualcuno che dica «sto vivendo nell’età dell’oro»!), del bel tempo che fu, contrapposto all’oscuro presente. Dirò francamente che sono discorsi che m’infastidiscono. Ma dove la vedono quest’innocenza nel passato?
Nel fluire del tempo alcune cose migliorano, alcune peggiorano e altre restano uguali. Il senato che ieri ha fatto cadere il governo è pieno di cafoni e criminali, ma negli anni Cinquanta-Sessanta ci sono stati governi orribili (gli operai uccisi dalla polizia di Tambroni, gli intrallazzi con la mafia, i fascisti riciclati nella DC). Il mondo del lavoro oggi è frammentato e precario, ma negli anni Sessanta la FIAT era una caserma e i capireparto qualcosa di simile alla Securitate romena di Ceauşescu. E tantissima gente, proprio come oggi, si faceva i cazzi propri, cercando solo di non pagar le tasse e di acquisire privilegi ingiusti. Dove fosse l’innocenza proprio non lo so. Secondo me non c’è mai stata. Anche in Roma antica c’erano giudici distratti e senatores che se ne fregavano della res publica.
La sanità pubblica funziona meglio oggi che nel 1960. Le ferrovie hanno avuto miglioramenti e peggioramenti: oggi ci sono più treni almeno sulle linee importanti, anche se sono praticamente scomparsi i servizi nelle stazioni (ma almeno per andare da Vercelli a Torino c’è un treno regionale ogni ora, mentre quand’ero all’università io c’era un solo treno possibile il mattino, e veniva da Trieste-Venezia con una carrozza che arrivava addirittura da Mosca, e noi salivamo all’alba su un treno pieno di gente addormentata che non voleva farci entrare negli scompartimenti; poi quando c’era la nebbia era solitamente in ritardo di un’ora e ciao). Le Poste forse funzionavano meglio nel 1960, ma adesso c’è qualche segno di recupero (vorrei spendere una parola per l’Ufficio postale di Torino 9, in via Miglietti: sportelli quasi sempre tutti aperti, personale efficiente, gentile, paziente e collaborativo, tempi di attesa limitati, ottima organizzazione: quando ci vuole ci vuole, sempre solo lamentarsi non è giusto!). Insomma, si possono fare tanti paragoni ma io un’età dell’oro nel passato non la vedo proprio. Nel 1960 c’era meno libertà, l’atmosfera era più fosca, il conformismo era asperrimo e le ragazze non la davano mai: ma che cazzo di età dell’oro era?
Anche nelle storie personali, non vedo tutte queste innocenze passate. In ogni classe sociale ricordo beghe torbide e deprimenti, famiglie dai lunghi coltelli, nei paesini c’era un’aria irrespirabile di pettegolezzi e rancori, la menzogna e l’ipocrisia erano la regola. E io stesso mi sento più limpido e libero oggi che trent’anni fa. Guardo con un certo sospetto Guccini che canta «portavo una coscienza immacolata», ma forse per lui sarà stato così, ognuno ha la sua storia. La mia non era affatto immacolata, uscivo macolatissimo anch’io da quel groviglio di vipere che non era, come qualche duro e puro sostiene, tipico della borghesia, ma di tutta la società. C’era molta cattiveria. Mi sento più pulito, in coscienza, oggi.
E allora basta con questo Quando eravamo innocenti. Che palle! L’innocenza è una cosa che si conquista qui e adesso. I bambini non sono innocenti, sono bambini: ci vuole consapevolezza per essere innocenti. Mi si consenta di autocitarmi, da una poesia di un po’ di anni fa (a pag. 470 di La parola rinvenuta):

E quanto all’innocenza... L’innocenza
non è l’ingenuità di bimbi ignari
ma l’arduo luminoso benvolere
di chi sa inganni, ferite, viltà.

Forse quel mitico passato è un groppo di sogni, osservato da chi non sogna più. Forse. Ma io sogno ancora adesso, sogno più di allora. Sogno che farò l’amore con... e sogno che le prossime elezioni le vincerà una sinistra rinnovata e ripulita. Io di sognare non smetto proprio, anzi a vent’anni sognavo molto meno. Voi fate un po’ come vi pare. Io dico che l’innocenza non è un punto da cui si parte, ma un punto verso cui faticosamente si tende. Se lo si vuole. L’innocenza è futuro.

 
 
 
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