Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

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Visita al cimitero

Post n°289 pubblicato il 05 Aprile 2008 da molinaro
Foto di molinaro

Oggi ho deciso di fare una visita al cimitero di Torino Sud, dove è sepolta Monica. Non ci andavo da più di un anno, perché sapevo che appunto un anno fa circa c’era stata la riesumazione generale nel «suo» campo. Adesso anche i morti, o almeno i morti poveri, nella terra, hanno il contratto a termine. Morti interinali. Quindici anni e poi li sfrattano. Se qualcuno se ne cura ancora, i miseri resti possono essere destinati a un loculo, o a una tomba di famiglia, o a qualcosa del genere. Se no, vengono gettati in una fossa comune. Le spoglie di Monica sono state messe nel loculo di sua madre, morta pochi anni dopo di lei, forse anche per il dolore di avere perso la figlia.

Sono andato prima nel luogo dove c’era la tomba con il contratto a termine di quindici anni, il luogo dove per quindici anni ho portato fiori, soprattutto roselline piccole, anche se appassiscono subito. La tomba era così come vedete nella foto a destra, e adesso il luogo si presenta così come vedete nella foto a sinistra, un deserto vuoto e piatto su cui si proietta la mia ombra, ma poi ci seppelliranno degli altri, e poi ricrescerà l’erba.

Dopo, ho cominciato a girare l’immenso cimitero alla ricerca del loculo dove è stato messo ciò che resta del corpo di Monica. Lo so che tutto questo non importa, che lei non c’è più o è altrove; però i simboli e la pietas hanno un senso, e Antigone avrà avuto le sue ragioni, no? I loculi sono disposti più o meno in ordine cronologico, in grandi costruzioni successive, abbastanza orribili (mentre la parte di cimitero con le tombe nella terra, quelle quindicennali, è bella, è come un giardino, e a volte ci saltellano leprotti – ma oggi non ne ho visti – e sopra c’è un grande cielo e intorno la corona dei monti, nelle giornate limpide). Ho cercato nella zona cronologicamente corrispondente, ma non è stato facile. Ho cercato per circa due ore. Ho letto migliaia di nomi di morti. Ho chiesto informazioni a un signore seduto davanti a una tomba. Non ha saputo dirmi nulla ma è stato gentile.

Poi all’improvviso l’ho trovato. Hanno aggiunto una targhetta sul marmo, così come vedete nella foto qui a destra. Come a dire: «Ci sono anch’io, adesso, qui con la mamma». Sono rimasto a guardare credo per mezz’ora. Poi ho ripreso il cammino per i vasti prati. E a un certo punto, vaffanculo, mi sono steso su un prato. Lo so che al cimitero non si fa. Ho accarezzato l’erba verde nuova, i fiori gialli e blu che ci crescono spontanei, le zolle brune dove l’erba non ha ancora attecchito. Il cielo azzurro pallido ha accarezzato me con un vento leggero. Mi sono lasciato piangere tranquillo come una roccia. Ho percepito che è nell’aria e nel cuore che le cose rimangono, e la terra è buona, è qui la comunione di sempre, sono qui i resti, e non hanno nulla, nulla, nulla di misero. L’illusione religiosa dice: riabbracceremo i nostri morti. Invece no, non è futuro, è presente: siamo già abbracciati con loro, lo siamo sempre. Ma solo in qualche momento privilegiato possiamo accorgercene.

Sull’autobus del ritorno, fermo al capolinea, ho ritrovato il signore che prima stava seduto davanti alla tomba. Mi ha salutato e mi ha detto che lui in quel cimitero ha la moglie e il figlio, e mi ha domandato chi ci avevo io. «La fidanzata», gli ho risposto, ma piano, mentre l’autista accendeva il motore, dunque non ha sentito, credo, ed è meglio così.

E sull’autobus dell’andata, invece, avevo ricevuto una telefonata di Paola, che era amica di Monica, allora, a vent’anni: le coincidenze sono strane. Paola mi manda sms, ma a voce non mi telefonava da anni. Mi ha telefonato perché non avevo risposto a due sms – erano arrivati in momenti incasinati, non avevo potuto rispondere subito e poi, lo ammetto, mi ero dimenticato – e allora temeva che mi fosse successo qualcosa, che stessi male. Paola di mestiere fa la puttana, continua quel mestiere lì, ora ha trentacinque anni, ne ha passate tante di vicissitudini. Le do una mano mettendole gli annunci su internet, perché lei non ha il computer: bella ragazza trentenne contatterebbe uomini gentili e distinti, con il suo numero di telefono. Che se lo scrivessi qui, quel numero, mi metterebbero al bando per favoreggiamento della prostituzione, vedete com’è ridicolo il mondo?

È ridicolo, ma è anche pieno d’amore. Nell’erba, negli autobus, nelle amiche che si preoccupano, nei sorrisi, nelle distanze che si accorciano. Monica mi diceva: ti voglio bene tanto. Così, in quell’ordine, TVBT, non TVTB. Ciao Monica, ti voglio bene tanto ancora, come prima, come sempre. Lunedì vado a prendere un tè da Paola. Te la saluto.

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In una visita al cimitero di un po' di anni fa scrissi questa poesia, che sta a pagina 448 del librone:

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VISITA AL CIMITERO

Il vento forte che agita gli alberi
verso la fine di corso Orbassano
dove le file di case si perdono
nell’arcipelago dei capannoni

soffia più forte dentro la foresta
che mi nascondo da sempre nel cuore
con il suo urlo interminabile
di scimmie rosse in stagioni d’amore.

C’è sempre un segno se vengo da Monica
un canto un brivido un filo uno stelo
c’è sempre un giorno che le rassomiglia
c’è sempre un tono diverso nel cielo

e quando scendo dal bus nel piazzale
da un orizzonte che prende alla gola
m’accerchia un ballo di foglie e di polvere
dove si narra che lei non è sola.

 =============

[Nell’immagine accanto al titolo, da sinistra, Federica, Alessandra e Silvia. Che cosa c’entrano? Niente! Sono ragazze! Ma dato che ci avevano tenuto a comparire qui, ho pensato di poterle mettere anche nel mio blog! Qualche ragazza ben viva e vivace sta bene nel blog e nell’aprile!]

 
 
 
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