
Ieri sera la presentazione del libro è andata bene. C’era un pubblico abbastanza folto. C’erano persone che non conosco, e questo è un bene: vuol dire che non è sempre soltanto «la solita cerchia d’amici». C’erano, in compenso, larghi vuoti nella presunta cerchia d’amici. Insomma, come spesso accade (e fatte le dovute eccezioni) viene chi non t’aspetti e non viene chi t’aspetti. È una cosa che ho già sperimentato spesso. Comunque, ripeto, c’era un pubblico abbastanza folto. E attento e partecipe. Beppe ha introdotto la serata e io ho detto un po’ com’è e come non è quella specie di romanzo o non romanzo che ho scritto.
Presentare un libro a un pubblico è utile anche all’autore: nel rispecchiamento, si nota sempre qualcosa in più che prima non s’era notato. Ieri sera ho percepito che i due protagonisti della mia storia sono proprio dei puri di cuore – forse fin troppo – e che è molto difficile spiegarlo, raccontarlo. Ma, insomma, bisogna leggerlo, il libro.
Poi certo ognuno interpreta le cose secondo la propria Weltanschauung, la propria matrice, la propria vicenda personale e sociale. Tu racconti, ma nelle orecchie di ciascuno arriva un racconto diverso. Questo si sa. A una ragazza conosciuta di recente ho scritto che mi ricorda vagamente (fortuna che ho precisato: vagamente) la protagonista del mio romanzo. Gliel’ho scritto con slancio positivo, con lo stesso tono con cui avrei potuto scrivere «che bella che sei» (esiste un tono scrivendo un messaggio su Facebook? certamente sì!). Ma magari ho commesso un errore, magari s’è offesa!
Perché, anche se un anziano signore ieri sera in libreria continuava a stigmatizzare il permissivismo dilagante nella nostra società, io vedo invece permanere un moralismo ipocrita, strisciante, bipartisan, anzi polipartisan, dove tutto si fa ma non si dice, e se si viene a sapere volano lamette taglienti, cattive, pietre di calcoli atrabiliari scagliate con nonchalance da cupi criptopeccatori. Ecco, la solare protagonista del mio nonromanzo è l’esatto opposto di questo, o almeno voleva esserlo, chissà se ci sono riuscito almeno in parte. Magari no.
Una gocciolina di moralismo forse l’ho trovata anche in un commento anonimo (ma perché mi mettete commenti anonimi? firmatevi, no? m’innervosisce l’anonimerìa!) scritto in questo blog ieri alle 19.08; e stamattina ho buttato giù una specie di poesia che è stata un po’ stimolata, se non proprio ispirata, da quel commento anonimo. La trascrivo qui sotto, come di consueto. E va ben. Buon sabato!
MONDO VISCERE CUORE
Lo sguardo sulle cose del mondo
è certamente legato alle viscere e al cuore
se hai un problema intestinale
e/o una ragazza ti ha trattato male
i trasporti urbani funzionano peggio
la riforma Gelmini è più irrimediabile
la politica cinese è più feroce
il capitalismo è ancora più cupo
c’è sempre meno lavoro meno soldi
siamo rincoglioniti dalla televisione
se sei andato bene di corpo
e/o una ragazza è stata gentile
gli autobus non sono poi malaccio
la scuola primaria la ricostruiremo
in Cina si son fatti anche progressi
il capitalismo riusciremo a cambiarlo
ci sarà del lavoro non siamo alla fame
la televisione basta spegnerla
le viscere e il cuore sono determinanti
in questi nostri contesti non estremi
dove – al momento – nessuno cade
stremato sul marciapiede per denutrizione
nei contesti estremi invece non c’è soluzione
chi muore corroso in una pozza d’acqua marcia
non ha ragazze né gentili né scontrose
non va bene di corpo in ogni caso
neppure pensa alla politica cinese
muore e basta
ma io che ho il lusso di vivere e scrivere
sono consapevole
che le viscere e il cuore sono determinanti
– piaccia o no! – giorno per giorno
tutto è collegato in questo lampo di vita
una poesia d’amore per un’adolescente
un poesia d’orrore per il mercato globale
non sono due poesie diverse
non due vite diverse
sono due strofe della medesima poesia
due minuti della medesima vita
non penso sempre a chi muore stremato
ne sono consapevole
quantomeno ne sono consapevole
sono in una casa di Torino in Italia
un sabato mattina d’ottobre
forse oggi non leggerò giornali
non accenderò la radio
farò alcune cose che devo fare qui
poi uscirò vedrò forse degli amici
è un sabato e sono qui a Torino e
se incontrerò una ragazza gentile
penserò cose allegre
se invece mi verrà la diarrea
penserò cose tristi
e se qualcuno mi domanda
come faccio da vecchio
che le ragazze calano
e aumentano gli acciacchi
gli rispondo: amico mio non ne ho idea
come t’è saltato in mente di credere
che io sia uno che sa tutte le cose?
(Forse da vecchio scriverò soltanto
sulle questioni del capitalismo globale:
ma sarà in prosa. Comunque non so.)
Inviato da: anita_19
il 02/07/2020 alle 09:15
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il 22/03/2019 alle 09:19
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il 06/06/2017 alle 11:31
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il 06/06/2017 alle 11:26
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il 09/08/2016 alle 11:41