Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

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La linea gialla

Post n°469 pubblicato il 31 Ottobre 2008 da molinaro
Foto di molinaro

Giornata piovosa, che trascorre fra varie cose, in presenza di un certo fastidioso raffreddore: sarà la pioggia presa qua e là nei giorni scorsi. Buono ieri sera lo spettacolo di poesia e musica del trio Catalano-Gattico-Suzuki al Teatro della Caduta. In questo periodo ho scritto alcune poesie vaganti, lasciate anche un po’ in disparte. Oggi ho trovato queste due, e le metto qui sotto. E domani è novembre. Allora: buon novembre!


LA LINEA GIALLA

Guardo fisso la linea gialla da non oltrepassare:
la guardo così duro che quando distolgo lo sguardo
vedo una linea viola: succede
per via dei colori complementari sulla retina.
Poi guardo te e mi baci e sono più tranquillo
e ti sorrido ma rimane quel pensiero
che quando tu tentenni io mi preoccupo
e in certe cose m'impegno anche di più:
m'impegno di più con te e nello stesso tempo
penso subito ad altre donne presenti o possibili
perché ho paura di restare senza:
io di donne ho paura di restare senza:
questo non è bello né seduttivo né gratificante
- perciò non trovi un uomo che lo ammetta -
ma è un pensiero che ho e te lo dico a te
perché noi siamo sinceri su tutte le faccende
anche scabrose e ti amo, lo sai, la prima cosa
quando tu tentenni o dici «forse non torno»
la prima cosa è lo sgomento di non più vederti
oltrepassare la linea gialla
arrivando alla stazione o salire le scale
di casa mia.
                 Ora il treno è partito,
mi hai salutato al finestrino e la linea viola
è scomparsa dall'occhio. Sono passato nei bagni
merdosissimi di questa stazioncina
a far pipì, sono andato al bar a prendere un caffè
e al tavolino ora scrivo su un foglietto
queste parole: spero che tornerai
perché ti amo e mi manchi, spero
che ti bacerò perché ho ancora voglia
dei tuoi baci, spero che bacerò
altre ragazze perché ho ancora voglia
di cose infinite nei giorni che tentennano.

Ci sono linee di tutti i colori
da oltrepassare e binari che portano
in ogni luogo e i baci e le donne
e gli uomini sono una cosa bellissima
e complicata, complicata per motivi
che certi giorni mi sembra di capire
e certi giorni no.
                       E so che tu
capisci il mio capire e non capire.


UN CAPPUCCINO

Un cappuccino, un cappuccino, il mio regno
per un cappuccino – mormoravo nella notte fredda
a Milano, e non c’era un bar aperto
in quella periferia di nebbia e d’ombra:
già mi sentivo il gusto in bocca, un cappuccio
tiepido, con la schiuma, ma non c’è
un bar aperto?
                Infine, in uno slargo
con pochi alberi, ecco due vetrine
accese e qualche voce. Finalmente! Ci entro
e chiedo un cappuccino e intanto penso
al treno delle cinque, il treno pieno
di gente strana che mi porterà
per l’alba a casa: gente addormentata,
scaraventata giù dal letto oppure
reduce da una notte di follìe
da raccontare.
               Quando esco dal bar
non so nemmeno che cosa ho bevuto:
avevo già la testa al treno. Passo
la lingua sul palato, per capire.

Probabilmente ho preso un cappuccino.

 
 
 
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