ONE MAN TELENOVELA

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Trovare le cose
Post n°478 pubblicato il 09 Novembre 2008 da molinaro
Mi aspetta una settimana di attività molto intensa, capitoli che devo consegnare a breve per il mio impiego precario di redattore editoriale, e altre cosette da fare. Passo così molte ore al computer e ogni tanto, per fare una pausa fra un lavoro e un altro, do un’occhiata a un sito o a un blog. Se appena sai cercare con un po’ di accortezza, in rete ci sono cose egregie. C’è gente che scrive bene. Molti dicono che Internet è una grande discarica dove arriva di tutto, e pure questo è vero; tuttavia io credo che sia anche un aiuto valido per gli autori, giovani e non, che hanno qualcosa da dire. Il mare della mediocrità è sempre stato vasto, in ogni epoca. Voglio dire: anche qualche decennio fa pubblicare un libro era (come è oggi) relativamente facile: bastava (come anche oggi basta) pagare le spese di stampa. Se paghi tu le spese, un editore lo trovi, anche per l’ultima delle cazzate. Quindi esiste al mondo un’infinità di libri, e su cento libri magari ce n’è uno solo buono. E non è facile trovarlo. Non si può nemmeno prendere come discriminante l’editore a pagamento, scartando in toto ciò che esso stampa. Benché ci sia un mio amico poeta (Guido Catalano, tanto per non far nomi) che in una sua poesia dice che gli editori a pagamento sono merde da distruggere (o qualcosa del genere: sto citando a memoria), spesso anche autori validi devono cominciare da lì. Credo di averlo già detto tante volte, ma vale la pena di ripeterlo, che Giacomo Leopardi si pubblicò a pagamento (con i soldi di papà Monaldo), perché commercialmente i suoi Canti non interessavano a nessuno. E inoltre (ehm), si parva licet componere magnis, pure io ho pubblicato i miei primi libri a pagamento (i più recenti no, per fortuna). Soprattutto se non sei molto addentro, nei labirinti del mondo cultural-editoriale, agli esordi spesso non trovi altra strada (e anche un po’ oltre gli esordi). Quindi insomma ci sono in giro milioni di libri, e magari in un librettino ignoto pubblicato da un mini-editore ignoto (magari a pagamento) c’è qualcosa di bellissimo, ma è improbabile che ti succeda di trovarlo e leggerlo, quel librettino. Internet secondo me agevola l’emersione. Certo, ci sono milioni di blog pieni di puttanate, ma la ricerca di «quello buono» è più facile o almeno più veloce. Anche il passaparola fra amici è più immediato. Se uno mi consiglia un blog, magari in un minuto vado a vederlo. E scopro subito se mi piace o no. I blog hanno spesso elenchi di altri blog e pure questa è un’indicazione utile. E, alla fine, anche il libro di carta (che secondo me rimane il più meraviglioso degli oggetti) si fa conoscere meglio attraverso la rete. Trovi brani, recensioni, indicazioni, confronti. Quanto basta per decidere di acquistarlo. E se poi in libreria non lo hanno, ci sono ormai tanti siti dove puoi comprarlo direttamente e riceverlo a casa in pochi giorni. Mi sembra una faccenda alquanto buona e funzionale. Quindi, pur da amante del libro di carta, quale sono e rimango, dico che Internet è un’ottima cosa per la diffusione della letteratura. Lo pensavo stamattina scorrendo un blog di un piccolo editore, Graphe.it, che fa delle belle cose. Nel blog ci sono sia recensioni (come questa, di un libro che ho effettivamente comprato e letto), sia racconti o poesie come questa di Clara Vajthò, che considero una delle migliori poetesse d’amore viventi (non scrive solo d’amore, ma in particolare d’amore). Ecco, uno strumento semplice, un blog, per proporre sia libri sia, direttamente, testi. Lo può realizzare facilmente chiunque (se l’ho realizzato anch’io, un blog, vuol dire proprio che non è difficile), ma questo non è motivo di svalutazione: basta cercare e selezionare. E lo si può fare in proprio (con l’aiuto degli amici), questo cercare e selezionare, senza passare per le strettoie della critica ufficiale, che in precedenza era invece una tappa quasi obbligata: voglio dire, se un piccolo autore pubblicava un piccolo libro in duecento copie a Mazara del Vallo, io a Torino potevo saperlo solo se un critico importante me lo segnalava su un giornale. Il che accadeva, diciamo, tendenzialmente, sostanzialmente, mai. Adesso invece magari lo trovo su Internet: non è detto, ma almeno può succedere. Ieri sera il quasi reading quasi spogliarello quasi quasi poesia di Alessandra Racca è andato bene, nella suggestiva (e adatta) cornice di una bottega di vestiti. E fra poco esce (presso un piccolo editore non a pagamento) il suo libro di poesie Nostra signora dei calzini, che sarà presentato alla libreria Massena 28 il prossimo 5 dicembre. Buona domenica!
[Nell’immagine, insieme di mezzi di comunicazione antichi e nuovi sul mio tavolo ieri.] |
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