Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

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L'intervista

Post n°596 pubblicato il 04 Maggio 2009 da molinaro
Foto di molinaro

Ci sono certe parole che proprio non sopporto. Ce ne sono in vari settori del linguaggio: quello della pubblicità, quello del commercio, quello dei giornali soprattutto; ma ce ne sono anche nel settore della cultura, della ricerca, della letteratura. A parte l'inutile selva delle parole inglesi usate per confondere le idee (in particolare nel mondo del lavoro), ci sono proprio alcune parole, anche nobili e latine, che non sopporto. Parole con la puzza al naso. Una che mi è venuta in mente stamattina è focus. Usata per indicare una trattazione, un approfondimento su un tema specifico, o anche un incontro per parlare di qualcosa: oggi pomeriggio per esempio in un circolo qui a Torino fanno un focus sul Caucaso. Forse, se non durerà troppo, si limiterà a un focherellus. Sarò troppo sensibile o irritabile io, ma al focus mi immagino tutte facce seriosine però ammiccanti, tutta gente che si fa cenni esoterici d'intesa e scuote il capo, una combriccola molto ammodo e molto chiusa, distante. Magari sbaglio, ma la sensazione è questa. Un focus sul Caucaso. Il Caucaso mi fa venire in mente un'altra inutilissima parola che ho trovato su pubblicazioni di sospiro internazionale e che mi pare voglia dire semplicemente «congresso, incontro», e che assomiglia appunto a Caucaso, a cuscus e a caucciù, ma adesso non mi viene in mente. E non posso cercarla con Google perché, se non mi viene in mente, cosa metto nella casellina di ricerca? Anche Google ha i suoi limiti (per fortuna). Quindi facciamo senza. Sono parole che mi fanno venire mal di testa, che mi fanno passare la voglia. Poi, per carità, al focus sul Caucaso magari diranno cose interessantissime. Ma potevano chiamarlo in un altro modo, più semplice, più popolare, che non desse l'impressione nauseosa e stanca di un'arcadia globale che gira e rigira in palazzi di vetro fingendo di preoccuparsi della fame e delle guerre. Che io a quegli asettici palazzi darei volentieri  focus. E vabbè. Stamattina fra una cosa e l'altra ho scritto una specie di poesia che s'intitola L'intervista. Buon lunedì!


L'INTERVISTA

Era un tipo strano, un ragazzo con la giacca.
L'ho incontrato fuori città mentre facevo
un giro in bicicletta. Mi ha chiesto:
Sei disponibile per un'intervista?
e ho pensato che questi ragazzi li mandano
in giro a fare questi lavori precari
tipo mettere la pubblicità in buca
o intervistare ciclisti nelle stradine
fuori città e si devono guadagnare
quel poco che guadagnano e ho detto:
. Allora ha cominciato
con la prima domanda:
Sei contento di essere al mondo?
Mi è sembrata una domanda molto vasta,
però mi è venuto da rispondere semplice:
. Lui ha annuito, e ha subito domandato:
Hai paura della vecchiaia e della morte?
Anche questa mi è sembrata una domanda vasta,
però mi è venuto di nuovo da rispondere:
. Lui questa volta ha scosso il capo,
e ha detto:
Non dovresti. Sono cose
naturali e inevitabili.
Allora gli ho detto:
Se ho paura ho paura, cos'hai da criticare?
Non devi solo fare un'intervista?
Per che ditta lavori?
Lavoro per la CPU.
E che cos'è?
La Compagnia Produzione Universo,
quella che ha creato tutta la baracca.
Cioè Dio?
Non esagerare. Ci sono diversi intermediari,
appalti e subappalti.
Perché parli in neretto?
Per distinguermi. E tu perché parli in corsivo?
Per distinguermi. Ma perché fate
queste interviste?
Per verificare l'indice di gradimento.
Allora poi modificate delle cose?
Per esempio, se la vecchiaia e la morte
hanno un basso gradimento, le togliete?
No, non siamo autorizzati.
Allora mi sembra un po' inutile.
Lui ha sospirato e ha tagliato corto:
Senti,
devo fare l'intervista, andiamo avanti?
Va bene, anche se mi sembra un po' inutile.
È il mio lavoro. Tu non lavori?
Quando trovo da lavorare, lavoro. Sono precario.
La vita nell'universo è precaria.
In altri luoghi non lo è?
Questo non te lo posso dire. Andiamo avanti,
le domande le devo fare io.
Che cosa pensi della guerra?
È una stronzata.
La guerra?
Anche. Ma anche la domanda.
Trovi che questa intervista sia stupida?
Sì. Ma vai avanti, è il tuo lavoro.
Credi in qualche religione?
No.
Credi nella famiglia?
No.
Credi nella patria?
No.
Credi nella fratellanza fra gli uomini?
No.
Credi?
No.
Sei innamorato?
Cazzi miei. Tu non puoi capire.
Devo scrivere questa risposta?
Certo.
Guarda che, d'appalto in subappalto,
l'inchiesta può arrivare davvero a Dio.
Va bene. Tanto neanche lui può capire.
È finita questa stupida intervista?
Ancora una domanda: quali miglioramenti
vorresti che la nostra compagnia,
la CPU, Compagnia Produzione Universo,
introducesse nell'universo?
Se non si possono eliminare la vecchiaia e la morte
(e neppure le malattie, a questo punto, immagino)
direi che il resto può andare,
ci arrangiamo da noi.
Quindi nessun miglioramento da suggerire?
Nessuno.
Va bene. Grazie di avere rilasciato l'intervista.
Non c'è di che. Il tipo strano se n'è andato
e ho ripreso a pedalare
nella primaverile periferia abbagliata
pensando all'erba e agli odori
e all'acqua nei fossi e ai begli amori miei
e al tempo che passa e vaffanculo.

 
 
 
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