Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

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LA CRISI DEL BLOG

Post n°618 pubblicato il 24 Maggio 2009 da molinaro
Foto di molinaro

Lo percepivo già da un po’. Ma un’intera settimana senza neanche un commento me lo fa percepire di più: il blog è in crisi. Non solo il mio: dicono la stessa cosa diversi amici blogatori. Forse è normale, sono cicli e ricicli, passaggi, mode. Forse è la concorrenza di Facebook e di altre strade informatiche. Sia come sia: penso di continuare comunque a usare il blog come deposito di pensieri, immagini e poesie. Ma è vero che pure io, da un po’ di tempo in qua, di solito metto le poesie “anche” su Facebook: a reti unificate, per così dire. Sento/vedo/leggo alcuni amici che in questo periodo si domandano il perché del blog, che cosa li ha spinti ad aprire un blog due o tre anni fa o, per qualcuno, anche di più. Detto per inciso, il mio sta per compiere due anni di esistenza.

Il perché, la motivazione. Boh, non so, personalmente il problema non me lo sono mai posto più di tanto. Un pomeriggio all’inizio dell’estate di due anni fa stavo cazzeggiando al computer e così, direi quasi senza volerlo, clicca di qua e clicca di là, ho aperto questo blog. E poi è andato avanti.

Le cose della mia vita hanno spesso un motivo di partenza che – me ne rendo conto – può apparire monotono: le ragazze. Tanto per fare un esempio: se abito a Torino, è perché una ragazza di Firenze non me l’ha data. Quindi trentacinque anni di storie torinesi, di ambientazione subalpina della mia vita, derivano dalle cosce chiuse di una fiorentina. Da nient’altro che questo. Assolutamente.

Mi spiego: avevo 19 anni, abitavo nella natìa Vercelli, finivo il Liceo, non avevo progetti per la vita (non ne ho mai avuti e continuo a non averne, del resto: vivo alla giornata), mi iscrivevo a Lettere così, per far qualcosa, che mi piaceva la letteratura, poi un lavoro chissà, si vedrà. Conoscevo e baccagliavo una bellissima ragazza fiorentina che sembrava forse un poco starci, e quindi avevo almeno una certezza: l’unica Facoltà di Lettere degna di essere frequentata era quella di Firenze. Ero riuscito a convincere mio padre, che all’inizio era molto perplesso: le università dei vercellesi erano le vicine ed equidistanti Torino, Milano e Pavia, tutte e tre a un’oretta di treno o poco più. Cosa vai mai fino a Firenze?

Ma io mi ero preparato bene: una grande tradizione accademica, l’ambiente, Dante, la Crusca, la culla della lingua italiana, ma vuoi mettere? Ci avrei aggiunto anche il gabinetto Vieusseux, se ne avessi conosciuto anche solo vagamente l’esistenza, e altre cose ancora; ma avevo fatto un liceo di merda ed era già tanto se sapevo che erano esistiti Aristotele e Napoleone. Però la bellezza della ragazza fiorentina invece la conoscevo benissimo ed era un motivo valido.

E dunque mi apprestavo a diventare fiorentino, e se avessi studiato là probabilmente ci sarei rimasto, e tutta la mia vita sarebbe stata diversa, diversa la mia geografia e diverse le persone che avrei conosciuto. Sennonché, nel corso dell’estate, il «forse un poco starci» della fiorentina si rivelò uno starci no, proprio no. Mentre una ragazza di Vercelli che un po’ mi piaceva scelse di andare a studiare a Torino. Ragione più che sufficiente per cambiare idea, fra lo sconcerto di mio padre, e iscrivermi a Torino, dove tuttora rimango. Capito?

Anche in tempi più recenti le motivazioni sono dello stesso tipo: se dal 2003 ho un telefonino, è per via di una ragazza genovese; e se dal 2008 sono su Facebook, è per via di una ragazza di... non dico dove, perché le cose contemporanee, non filtrate dal tempo, richiedono più riservatezza.

Perché ho raccontato queste cose? Per dire che questo blog invece no! Su questo blog le fanciulle sono magari un argomento dominante, non lo nego, ma, stranamente, non l’ho aperto a causa di una fanciulla. Proprio no. No, era un pomeriggio d’inizio estate, caldo come oggi, ero lì che cazzeggiavo e l’ho aperto, e basta. Quindi questo blog è una delle poche cose della mia vita la cui origine non è legata a una donna. Vorrà dir qualcosa? Probabilmente no. Comunque, da quasi due anni il blog c’è, e adesso lo percepisco un po’ in crisi.

Non penso di chiuderlo, lo uso comunque come diario mio e deposito, antologia personale: mi sono accorto che alcune delle mie poesie ci sono solo qui, ho perso il file originale e tantopiù il foglio su cui le avevo scritte a mano. Beh, a quel punto mi sono salvato l’intero blog come file pdf, certo, che non mi va che l’esistenza delle mie poesie dipenda dai capricci di Libero, che penso possa cancellare qualsiasi blog quando vuole (ci sarà scritto di certo, in piccolo, da qualche parte, che non si assumono nessuna responsabilità: c’è sempre scritto, nei contratti che ti fanno in ogni campo della vita: nessuno mai si assume nessuna responsabilità per nessuna cosa in nessun modo, sono sempre solo cazzi tuoi!).

Non penso di chiuderlo ma la crisi la sento, crisi di dialogo: il numero delle visite non è poi così calato, ma sembra che quasi nessuno abbia più voglia di lasciare tracce del suo passaggio. E vabbè, pazienza. Vado a fare un giro in bici.

[In alto a destra, nel dettaglio d’immagine d’epoca (1972), spero sufficientemente anonimizzato (la privacy!), sulla sabbia di una spiaggia toscana le mie gambe e quelle il cui mancato dischiudersi determinò il mio diventar torinese.]

 
 
 
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