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Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

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Pomeriggio di giugno all'Imbarchino

Post n°641 pubblicato il 12 Giugno 2009 da molinaro
Foto di molinaro

Dopo aver pranzato con mio figlio, prima di tornare a casa, mi sono fatto un giro al parco del Valentino e all'Imbarchino, che è un locale sul fiume gestito da una cooperativa: un bellissimo locale, con i tavoli di legno sul fiume, e puoi passarci tutto il pomeriggio e la sera anche senza prendere niente, gratis, o prendendo un caffè, novanta centesimi. Spesso ci sono ragazzi, e soprattutto ragazze, che si fermano appunto lì per ore a leggere o studiare o chiacchierare. Ve lo consiglio. Ci ho scritto una poesia, è qui sotto. Poi sono tornato a casa con il bus cinquantadue e pure lì ci ho scritto una poesia. Che volete farci, è, in un certo senso, il mio mestiere, anche se nessuno mi paga: un mestiere per passione. Nell'immagine in alto a destra, parte dell'originale della prima poesia. Sotto, un video «promozionale» dell'Imbarchino, realizzato per l'inaugurazione della scorsa estate.



POMERIGGIO DI GIUGNO ALL'IMBARCHINO

Mi sono seduto all'Imbarchino:
ci sono soprattutto bandierine e ragazze:
le bandierine, da destra a sinistra,
sono: arancio bianca blu verde gialla arancio
bianca blu verde gialla arancio:
evidentemente c'è questa sequenza
ma non è rilevante;
le ragazze, da destra a sinistra,
sono: castana con la crocchia e maglietta grigia (parla)
nera con cappello nero e giacca nera (studia)
quasi bionda con maglietta bianca e reggiseno nero (legge e scrive)
bruna con coda di cavallo e maglia amaranto
(guarda una carta geografica)
riccia a torso nudo tranne reggiseno lilla
(legge un libro tenendolo in mano piegato
in modo da far aderire la copertina alla quarta di copertina).

Alla terza ragazza dell'elenco
che è anche quella più vicina a me
(siamo seduti allo stesso tavolo di legno)
passa un ragazzo e le chiede del tabacco
per arrotolarsi una sigaretta.
Lei glielo dà e gli dice prendine di più,
anche per altre due o tre sigarette
.

Poi c'è il fiume color acqua verde di fiume
e fra i tavoli e il fiume le piante di rosa
che in questo momento hanno poche rose bianche
già sfiorite, di colore marroncino:
ma presto certo ne faranno di nuove.

Sull'altra sponda c'è un prato verde e giallo
e sul fiume ora passa una barca lunga a motore
- non so se anche a Torino si chiami topa come a Venezia,
comunque è fatta così e va veloce controcorrente.

La ragazza più vicina a me ha appoggiato il capo sul tavolo
come per dormire, con le braccia sul libro e sui fogli,
poi si è rialzata e ha ripreso a scrivere:
guardandola meglio la cosa bianca non è una maglietta,
è la parte di sopra di un vestito intero,
m'era sembrata una maglia, è lo stesso,
ha un seno da ragazza di storia romantica del Nord,
candido ma ombreggiato dalla forma:
lei scrive io scrivo,
sto scrivendo sui margini di una bolletta del telefono.

Ora sul fiume passa un armo con due canottieri
giovani, vestiti di canotte azzurro scuro,
e poi altri che remano con placida energia:
non ho niente da dire o spiegare, sono vivo, sono qui,
però quando mi tolgo gli occhiali
e metto in bocca una delle stanghette facendo il pensieroso
mi accorgo che già sto recitando una parte
di una scena di un film immaginario
per mostrarmi come voglio alla ragazza del tabacco
- mi accorgo subito, perché da qualche tempo
non me la do più a bere:
allora prendo, mi alzo e vado via.
All'uscita c'è anche una pergola di glicine.



RAGAZZE SUL CINQUANTADUE

Sono sul cinquantadue che è un bus affollato
nel pomeriggio d'estate, sono in piedi
pigiato fra ragazze e le guardo,
e guardo dentro le loro scollature

(non per giustificarmi, ma sono alto
uno e novantatré: pigiato fra ragazze
alte mediamente trenta centimetri in meno,
la prospettiva è quella, non c'è santi)

e sono belle, sono tutte belle,
quale più e quale meno ma in fondo
tutte belle perché la luce di giugno
è ciarliera e racconta cose belle.

Fra loro invece ci sono due islamiche
e queste no, non hanno scollatura,
sono accollate fino al mento e sopra
hanno i capelli coperti da un velo.

Mi sembra stupido. Penso a come triste
sarebbe il bus se tutte le ragazze
fossero così impacchettate,
ostili al giugno, alla luce, all'estate.

Se sono poco multiculturale
e politicamente scorretto, pazienza:
quella breve bellezza che c'è al mondo
chi la nasconde e spreca io non lo approvo.

 

 
 
 
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