Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

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« Il tipo strano che dice ...Vuoi che ci lasciamo? »

Di nuovo un tipo strano alla stazione

Post n°782 pubblicato il 14 Dicembre 2009 da molinaro
Foto di molinaro

DI NUOVO UN TIPO STRANO ALLA STAZIONE


Lo trovai alla stazione. Fumava. Fuggiva.
Mi salutò e cominciò a parlare.

Lui non si ricordava, mi spiegò,
quand'era che aveva cominciato a fuggire.
«Veramente non ricordo» mi disse
«un tempo di prima, un tempo in cui non».

Si accese un'altra sigaretta e aggiunse:
«Da mia madre e mio padre fuggivo perché
mi impedivano di fare le cose,
cioè mi impedivano di essere me stesso:
probabilmente non ero io il figlio
che avrebbero voluto. Mi capisce?»

«Ma lo facevano sempre?» domandai.

«Non sempre, è vero» mi rispose «ma
io non potevo mai saperlo, quando
me l'avrebbero impedito e quando no,
quindi per precauzione fuggivo sempre,
mi nascondevo, sì, qualunque cosa
dovessi fare la facevo di nascosto.
Poter impedire è già come impedire,
no?» «Non lo so» gli risposi. Proseguì:
«Ho continuato a fuggire o a nascondermi
(fuggire o nascondersi è la medesima cosa)
con i maestri di scuola, anche loro m'impedivano
di fare le cose, non ero l'alunno
che volevano, e poi con gli amici, sì, anche gli amici
mi impedivano di fare le cose, se facevo
delle cose non mi erano più amici, non ero
io l'amico che volevano loro. E avevo paura
dei poliziotti e dei vigili e dei giudici perché
anche loro potevano impedirmi
di fare le cose, non ero il cittadino
che volevano loro. E poi certo,
certo» sospirò «le ragazze e le donne,
quelle di cui m'innamoravo, quelle
che amavo e allora, sa, era difficile fuggire
perché ne ero attratto con forza
implacabile, ma anche loro mi impedivano
di fare le cose, di essere me stesso:
probabilmente non ero io l'uomo
che avrebbero voluto. Così anche con loro
mi nascondevo e le perdevo. Poi,
davanti a uno specchio, mi sono guardato
e ho visto che io stesso m'impedivo
di fare le cose, di essere me stesso:
allora mi sono nascosto a me stesso,
sono fuggito via da me stesso
e, come vede, sto ancora fuggendo».

Lo guardai con una certa compassione
e domandai: «Ma in fondo a questa fuga
che cosa pensa di trovare, poi?»

«L'amore» mi disse. «Che altro? L'amore,
l'amore che non ti impedisce di essere:
l'amore che non ho dato e non ho avuto».

«Quello che forse non esiste» aggiunse.
Mi salutò velocemente, s'infilò
nella sala d'attesa, fra i barboni e i questuanti.
Uno gli chiese se aveva da fumare,
lui disse sì e con un gesto agitato
- come se proprio non sapesse come fare -
tirò fuori la sigaretta e la offrì e allora vidi
per un attimo gli occhi diventargli brillanti.

«Ti basta poco per tirare avanti»
pensai e me ne andai per la mia strada.

 
 
 
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