ONE MAN TELENOVELA

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Interno 282
Post n°802 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da molinaro
L'11 gennaio 1982 ero in ufficio, nella redazione del Grande Dizionario della UTET, e fra una cosa e l'altra, con buona pace di Brunetta, scrivevo questa poesia. Lavoravo lì dentro da cinque anni e mi sembrava tanto. E forse lo era, perché mi annoiavo. Ma ero troppo scemo e pavido per fuggire. Credevo che quella piccola vita fosse l'unica possibile. E il mondo lo guardavo da fuori (o da dentro verso fuori), senza partecipare. Avevo ventotto anni. Rileggendo adesso, dopo altri ventotto anni, la poesia (ora pubblicata a pag. 65 de La parola rinvenuta) percepisco benissimo la malinconia di quel non vivere. Eppure ci stavo dentro, fra mansuetudine e malessere, fra cortesia e alcolismo. Apparentemente avevo tutto: impiegato fisso, casa di proprietà, sposato, giovane. Chissà com'è che adesso che sono precario semidisoccupato, in affitto, singolo, vecchio, sono più felice, almeno un poco più felice? La vita è un libro di difficile lettura: a cominciare dalla propria.
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