Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

ONE MAN TELENOVELA

Attenzione! Chi volesse vedere le puntate della mia ONE MAN TELENOVELA, tutte in bell'ordine, una per una, in fila, può cliccare qui sulla giocalista di YouTube. Se poi qualcuno ritenesse che tanto lavoro merita un compenso, come gli artisti di strada quando fanno passare il cappello, può mettere le banconote in una busta e mandarmele: via Pinelli 34, 10144 Torino. Grazie!

 
 
 
 
 
 
 

AREA PERSONALE

 
 
 
 
 
 
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Giugno 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30          
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

FACEBOOK

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
« Quando un amore c'èInnamorarsi è vedere le cose »

Interno 282

Post n°802 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da molinaro
Foto di molinaro

L'11 gennaio 1982 ero in ufficio, nella redazione del Grande Dizionario della UTET, e fra una cosa e l'altra, con buona pace di Brunetta, scrivevo questa poesia. Lavoravo lì dentro da cinque anni e mi sembrava tanto. E forse lo era, perché mi annoiavo. Ma ero troppo scemo e pavido per fuggire. Credevo che quella piccola vita fosse l'unica possibile. E il mondo lo guardavo da fuori (o da dentro verso fuori), senza partecipare. Avevo ventotto anni. Rileggendo adesso, dopo altri ventotto anni, la poesia (ora pubblicata a pag. 65 de La parola rinvenuta) percepisco benissimo la malinconia di quel non vivere. Eppure ci stavo dentro, fra mansuetudine e malessere, fra cortesia e alcolismo. Apparentemente avevo tutto: impiegato fisso, casa di proprietà, sposato, giovane. Chissà com'è che adesso che sono precario semidisoccupato, in affitto, singolo, vecchio, sono più felice, almeno un poco più felice? La vita è un libro di difficile lettura: a cominciare dalla propria.




INTERNO 282

                alla Redazione del Grande Dizionario della Lingua Italiana
                     della UTET, così come essa risultava composta
                     nel mese di gennaio dell'anno 1982


Letizia ha un maglioncino giallo chiaro,
con una catenina che sorregge
non so che pietra, un qualchecosa rosso,
e una gonna marrone e gli stivali:
si vede un pezzettino delle gambe
con calze chiare. Giusi è in rossogrigio:
completino di maglia grigio topo
con l'orlo rosso sopra, sotto e ai polsi.
Silvia ha la maglia rossa e i pantaloni
verdi infilati negli stivaletti;
Liana la camicetta rosso vivo,
gonna scozzese sulle calze rosse,
e le scarpette nere. Nero è pure
il golf di Gabriella: con la gonna
marrone scuro, l'esito è un po' cupo.
Invece Donatella è tutta in bianco,
con un discreto moderato spacco
sulle calze brunite senza riga.
Rosa ha un vestito a fiori trapuntato
e calze bianche da crocerossina;
Laura una catenina con un ciondolo
sul vestito bordó; Tiziana i gìn
e la camicia bianca sbottonata
sul petto dove pende una crocetta
di legno. Un'ulteriore osservazione
rivela gli orecchini a Donatella:
cerchietti d'oro di discreto gusto.
E Liana ha un braccialetto con dei cosi
verdastri, che somiglia alla collana
di Gabriella. Niente di speciale,
insomma, oggi in campo femminile:
è spettinata Laura, e poi dovrebbe
farsi uno sciampo. Pioviggina, fuori,
e la collina è coperta di grigio.
Grigie sono le giacche dei colleghi,
tranne Ulisse con un maglione blu
e Luca che ce l'ha d'un verde chiaro.
La giacca di Cravero è quasi uguale
a quella mia, e questo dà fastidio
(mica succede soltanto alle donne).
Sui davanzali le piante nei vasi
hanno un aspetto desolato e mogio.
Il fumo dà bruciore agli occhi e al naso,
e poi ho anche sonno: questa notte
non è che ho dormito tanto bene.
Guardo i capelli a Liana: si può dire
che sono, infine, l'oggetto migliore,
biondicci lunghi morbidi ondulati.
L'occhiata al giornale l'ho data: l'Asti
è sempre primo con la Pro Vercelli
che ha vinto ad Alba; la Polonia poi
prende un piega poco promettente;
detenuto ferito a San Vittore,
la Susanna Ronconi latitante
che in ogni modo è un bel pezzo di tosa;
e poi c'è il piano per l'economia.
Adesso cerco di capire il senso
d'una frase di Varchi, Benedetto,
che mi serve per far la voce otto:
«più tristo che non è un famiglio d'otto».
Dovrò schiaffarla fra le locuzioni,
guardo se c'è qualcosa sulla Crusca.
E dopo otto dovrò fare ottobre,
ottocentista, ottocoralli, ottone;
e intanto il tempo passa e se ne va,
e sono cinque anni che sto qua.

 
 
 
Vai alla Home Page del blog
 
 
 
 
 
 

ULTIMI COMMENTI

Buona cosa...
Inviato da: anita_19
il 02/07/2020 alle 09:15
 
Bello!
Inviato da: lumachina85
il 22/03/2019 alle 09:19
 
Era quasi nove anni fa. Qualcosa è cambiato e qualcosa no.
Inviato da: molinaro
il 06/06/2017 alle 11:31
 
Queste tortuose specie di poesie, questo appigliarmi a...
Inviato da: molinaro
il 06/06/2017 alle 11:26
 
Grazie!
Inviato da: molinaro
il 09/08/2016 alle 11:41
 
 
 
 
 
 
 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

molinarolbelletagianor1automotornewsc.prefabbricati0tonipellalucabelligeranteragniriccardo.rromezzoliarnagucosopt67frati79ange_nocturneanita_19giovannirobecchi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
web stats presenti in questo momento
 
 
 
 
 
 
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
I messaggi sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 
 
 
 
 
 
 

AVVERTENZA

Questo blog è una specie di diario dove scrivo quello che mi pare quando mi pare (una libertà tutelata dalla Costituzione della Repubblica Italiana). Non ha alcuna periodicità, non assomiglia minimamente a una testata giornalistica! Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001.

 
 
 
 
 
 
 

CARLO IN CASA PROPRIA NELLA PRIMAVERA 2008

 
 
 
 
 
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 
 
 
 
 
 
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963