ONE MAN TELENOVELA

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All'innamorato non servono bambole
Post n°822 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da molinaro
Oggi scherzosamente qualcuno mi ha detto che in America costruiscono bambole con le fattezze della persona che vuoi tu: basta qualche fotografia, qualche indizio che fornisci, e loro ti fanno una bambola perfettamente somigliante alla persona che vuoi tu, con tutti i dettagli anatomici e persino con un cuore meccanico che batte. E mi ha detto che potrei giovarmi di tale invenzione per lenire le mie pene d'amor maniacale rivolto a una ragazza che a tale amor non corrisponde. È una battuta, certo, ma è una battuta che dà lo spunto per qualche riflessione. Una bambola di quel tipo infatti, secondo me, non potrebbe giovare neppure lontanamente, non potrebbe giovare in alcun modo: perché l'amore, per quanto non corrisposto, per quanto maniacale, è sempre irriducibilmente interattivo con la persona amata. Desideroso di interazione, comunque. Qualcosa di simile alla bambola americana lo troviamo già nel romanzo Eva futura di Jean-Marie-Philippe-Auguste-Mathias de Villiers de L'Isle-Adam (1838-1889): un tale si fa costruire un robot con le fattezze della donna desiderata. Però, guarda caso, non si tratta di un amore non ricambiato. Si tratta di qualcos'altro, che faccio fatica a comprendere. La tipa in questione infatti ci sta, non lo respinge: ma è lui che non la vuole, perché la considera una donna mediocre, un'imbecille. Gli piace solo il corpo di lei: una faccenda estetica, dunque, non un innamoramento: l'innamoramento è un'esperienza totale, comprende e vuole la persona tutta intera, non una parte, non un corpo. Il protagonista di Eva futura non è innamorato: è un freddo misantropo e misogino che cerca una bellezza astratta, perfetta, fredda, staccata dalla vita e fissata in un automa. Per lui forse la bambola può andar bene. Per un innamorato, e sia pure un innamorato maniacale, non serve a nulla, invece. Così credo, almeno! È esperienza mia, ma penso non solo mia. Ho in casa molte foto dell'amata non ricambiante, ma guardarle, guardarle e basta, non mi dà alcuna soddisfazione: manca, appunto, la componente interattiva. Se le guardo, è per farci qualcosa: creare con le foto un video musicato, che lei possa vedere; cogliere un dettaglio e scrivere una poesia, che lei possa leggere; usarle per comporre un'opera, che lei possa guardare. Se l'innamorato maniacale non ricambiato si contentasse di guardare foto (o pastrugnare bambole-robot, che in sostanza è la stessa cosa in 3D), non sarebbe il rompicoglioni che invece di norma è. Qualsiasi forma d'amore (anche le forme che hanno componenti d'infatuazione, di fissazione, di mania) cerca la persona amata: ne cerca la comunicazione, il contatto, la reazione, la risposta, una qualunque risposta. Anche se solo nella fantasia dell'amante non ricambiato, l'amore è una cosa a due, sempre: e a fare due è la persona amata (benché in realtà assente): la persona vera, non le fotografie o una bambola. A me questa cosa è assolutamente chiara, evidente: poi non so se sia così per tutti, volendo si può aprire un dibattito, sono graditi contributi ed esperienze. A volte penso che a introdurre componenti maniacali in un amore sia esclusivamente il fatto di non essere ricambiato. Infatti, le rare volte che un amore non ricambiato è diventato dopo un certo tempo ricambiato (rare, perché in genere le donne o ci stanno quasi subito o mai), mi sono accorto che ha perso le componenti maniacali trasformandosi in un «amore normale». Quindici anni fa mi ero innamorato di D. e lei all'inizio mi mandava a quel paese. E io facevo tutte le classiche maniacali cose che fa l'innamorato respinto: spiare, cercare, osservare, conoscere gli amici di lei, investigare cosa fa, dove va, tentare in ogni modo di arrivare a lei, studiarne ogni mossa, frequentare i suoi luoghi, insomma rompere i coglioni. Poi lei c'è stata, ed è diventato un bellissimo «amore normale», vivace, intenso, forte, colorato. È durato un paio d'anni. Molto bello. Quando poi mi ha lasciato, sono stato di nuovo colto da alcune delle componenti maniacali, sia pure in misura minore: già, l'amore era «ridiventato» non ricambiato. Poi su queste cose si può parlare all'infinito (e infatti lo stiamo facendo da tremila anni almeno), si può provare a misurare l'egoismo dentro l'amore, l'attenzione o disattenzione per l'altro, il rispetto, la ragionevolezza, la natura del sentimento, la pazzia, la sostanza e la fantasia, l'assenza e la presenza, l'arrosto e il fumo, il cerchio e la botte, il pelo e il carro di buoi, le lontananze e i paesi tuoi, ma del fatto che all'innamorato - anche maniacale - non servano bambole sono piuttosto sicuro. |
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