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| « il silenzio prima esistere | il bisogno di significare » |
il rumore di una macchina da scrivere
JOHN ASHBERY
PARADOSSI E OSSIMORI
Questa poesia si occupa del linguaggio a un livello alquanto piano.
Guardala che ti parla. Guardi da una finestra
o affetti irrequietezza. La sai ma non la sai.
Ti manca, la manchi, le manchi, ti manca. Vi mancate a vicenda.
La poesia è triste perché vuole essere tua, e non può.
Cos'è un livello piano? È quella cosa e altre,
e ne mette in gioco un sistema. Gioco?
Beh, di fatto, sì, ma io ritengo che il gioco sia
una più profonda cosa esterna, un modello di ruolo sognato,
come nella ripartizione della grazia queste lunghe giornate agostane
senza dimostrazione. A finale aperto. E prima che te ne accorga
si perde nel vapore e nel cicaleccio della macchina da scrivere.
È stata giocata un'altra volta. Penso tu esista solo
per tormentarmi a farlo, al tuo livello, e poi tu non ci sei
o hai adottato un atteggiamento diverso. E la poesia
mi ha deposto dolcemente accanto a te. La poesia è te.
Un mondo che non può essere migliore (Luca Sossella, 2008) trad. it. D. Abeni, M. Egan


fuck nota (facezia)
devo stabilire quanto mi stanchino le spiegazioni autoriali, credo tanto quanto mi opprimono le citazioni di autori vari nello scorrere di un dialogo. mi spengo, mi passa la già esigua voglia di un confronto. mi lamento perché è autunno, io, d'autunno, io, mi lamento.
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Inviato da: cassetta2
il 13/01/2026 alle 22:11
Inviato da: cassetta2
il 27/07/2025 alle 15:53
Inviato da: emma01
il 20/10/2024 alle 17:35
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il 20/10/2024 alle 17:35
Inviato da: cassetta2
il 07/10/2024 alle 12:50