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Post N° 92

Post n°92 pubblicato il 13 Ottobre 2011 da geko1963
Foto di geko1963

 
 
 

UN BLOG PER INFORMARE E SENSIBILIZZARE

Post n°90 pubblicato il 11 Maggio 2011 da geko1963

Per motivi personali ho abbandonato il blog per un paio di anni. Spero di poter tornare ad occuparmi del blog in modo più costante in modo da rendere un servizio a chi è costretto a misurarsi con le problematiche innerenti al carcere ed all'esecuzione della pena. Pertanto invito chiunque voglia avere informazioni a visitare questo blog.
L'OBIETTIVO di questo blog è anche un altro: sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi dell'esecuzione della pena in Italia, con la convinzione che la conoscenza e il sapere sono essenziali alla comprensione di una realtà che è più vicina di quanto uno possa immaginare. D'altra parte il carcere fa parte del territorio cittadino e quindi sociale.

 
 
 

finalmente

Post n°89 pubblicato il 29 Aprile 2011 da gidoco

finalmente sono tornato. Dopo due anni di ulteriori sofferenze inutili, la mia libertà è a portata di mano. La mia ora è adesso.

Vorrei salutare i vecchi amici. Non finirò mai di parlare dello schifo dell'esecuzione della pena in Italia. Il carcere è come l'AIDS: se lo conosci lo eviti.

 
 
 

Post n°88 pubblicato il 08 Settembre 2008 da geko1963
 

IN GALERA!

SINTESI DEL V RAPPORTO SULLE CONDIZIONI DI DETENZIONE IN ITALIA (Associazione Antigone)

 

I detenuti sono oggi 54.605. I posti letto regolamentari sono 42.890. Vi sono 11.715 persone in più rispetto ai posti letto disponibili. Il 31 dicembre del 2007 i detenuti erano 48.693. In sei mesi sono cresciuti di poco meno di 6 mila unità. Mille detenuti in più al mese. Erano 39.005 il 31 dicembre del 2006. Per tutto il 2007 il tasso di crescita mensile è stato di 807 detenuti. Il 31 dicembre del 2005, ossia sette mesi prima dell’approvazione dell’indulto, la popolazione detenuta ammontava a 59.523 unità. Si consideri che il 31 dicembre del 2001 i reclusi erano 55.275. Il tasso di crescita nel quadriennio del primo governo Berlusconi (2001-2005) è stato quindi di circa mille unità l’anno. Il 31 dicembre del 1996 i detenuti erano 47.709. Nei cinque anni di governo del centro-sinistra i detenuti sono cresciuti di poco più di 1500 unità l’anno. L’aumento progressivo del tasso di crescita carcerario è l’effetto di due leggi: la ex Cirielli sulla recidiva e la Bossi-Fini sull’immigrazione. Leggi del 2005 e del 2002 che oggi iniziano a produrre i loro effetti inflattivi.

Alcune situazioni di particolare affollamento a livello regionale sono: in Emilia Romagna le presenze ammontano a 3.857 mentre la capienza regolamentare è pari a 2.270. La percentuale di sovraffollamento è del 170%. In Lombardia ci sono 8231 detenuti per 5382 posti letto. La percentuale di sovraffollamento è del 152%. In Abruzzo, Sardegna e Umbria vi sono meno detenuti rispetto alla capienza regolamentare.

Tra le carceri più sovraffollate: Monza (dove oltre 100 persone dormono sui materassi), la Dozza a Bologna, Poggioreale a Napoli.

Alcuni esempi ulteriori di sovraffollamento riscontrate nelle visite di Antigone: nella Casa Circondariale di Ravenna, a fronte di una capienza regolamentare pari a 60 posti, i detenuti effettivamente presenti al momento della visita erano 138, per cui ci sono celle da 7,5 metri quadrati che ospitano 3 detenuti; il letto a castello è a 3 piani, le dimensioni del tavolino consentono al massimo a due persone di mangiare contemporaneamente e nello spazio della cella le tre persone non possono stare in piedi contemporaneamente. Nella Casa Circondariale di Monza, in cui la capienza regolamentare è di 400 posti e al momento della visita erano presenti 800 persone, con un materasso a terra nella maggior parte delle celle. Al San Michele di Alessandria (Casa di Reclusione) una sezione destinata alla reclusione è stata di recente sostituita da una sezione per imputati, il che ha avuto un impatto significativo sulle attività trattamentali, sulla vivibilità e sul livello di disagio percepito dai detenuti. Il livello di sovraffollamento, che comporta una preoccupante sproporzione tra numero dei detenuti ed operatori penitenziari. In particolare, le lungaggini nelle procedure per selezionare 400 nuovi educatori su scala nazionale, nell'ambito di un concorso bandito nel novembre 2003, vanno ad aggiungersi ad una situazione complessiva di per sé grave e preoccupante. 

Imputati, condannati, reati

Il 55,32 % della popolazione detenuta è in attesa di condanna definitiva. Il tasso medio europeo dei detenuti in attesa di giudizio è invece ben inferiore al 25%. In Italia: si incarcerano i presunti innocenti in modo più che doppio rispetto agli altri paesi dell’area Ue, dura di più la custodia cautelare, durano molto di più i processi.

Il 29,5% dei reati ascritti alla popolazione detenuta consiste in delitti contro il patrimonio. Il 16,5% in reati contro la persona. Il 15,2% in violazioni della legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Il 3,2% dei reati consiste in crimini di associazione a delinquere di stampo mafioso. 1.357 sono gli ergastolani. 10.800 detenuti devono scontare una pena residua inferiore ai tre anni. Oltre 10.000 i casi seguiti in misura alternativa.

Donne con e senza prole

Le donne sono 2.385 pari al 4,3 del totale. Una percentuale invariata nell’ultimo quindicennio e corrispondente ai tassi di detenzione femminile a livello europeo. Sono 68 le detenute madri e 70 i bambini di età inferiore ai tre anni reclusi con le mamme. 23 sono le donne in stato di gravidanza.

Stranieri

I detenuti stranieri sono 20.458 pari al 37,4% del totale della popolazione detenuta. Nel 2000, ossia prima dell’approvazione della legge Bossi-Fini, la percentuale era del 29,31%. Nel 1991 era del 15,13%. Il 21,9% proviene dal Marocco, il 13,6% dalla Romania, il 12,1% dall’Albania, l’11% dalla Tunisia. Il 29,1% ha commesso reati contro il patrimonio. Il 24,3% ha commesso reati in violazione della legge sugli stupefacenti. Lo 0,3% ha commesso un crimine di associazione a delinquere di stampo mafioso. Sono già 1873 gli stranieri in carcere per violazione della legge Bossi-Fini, ossia per irregolarità nell’ingresso in Italia.

In Europa

Sono circa 600mila i detenuti, definitivi o in attesa di giudizio, ristretti nelle carceri dei paesi dell’Unione Europea. Di questi, circa 131.000 sono in attesa di giudizio. Le donne rappresentano circa il 5% dell’intera popolazione carceraria. Nella UE negli ultimi anni in 23 stati su 27 è aumentata costantemente la popolazione carceraria. 14 stati su 27 hanno superato il limite della capienza regolamentare.  I paesi con maggiori problemi di sovraffollamento sono la Grecia (168%), la Spagna (140%), l’Ungheria (137%) e il Belgio (117.9%).  Tra i 14 paesi che non superano il limite della capienza regolamentare, il primato spetta alla Slovenia, seguita da Danimarca, Finlandia, Irlanda e Svezia. I tassi di carcerazione (numero di detenuti ogni 100.000 abitanti) sono elevatissimi. Il primato spetta all’Estonia (321.6), seguita dalla Lettonia (285.3), Lituania (237.0), Polonia (229.9), Repubblica Ceca (185.6). Nell’Europa occidentale il primato spetta al Lussemburgo (163.6), seguito da Spagna (146.1) e Inghilterra (145.1). Il paese con il minore tasso di carcerazione è la Slovenia (65.0) seguita da Danimarca (69.2), Finlandia (70.6), Irlanda (74.3) e Svezia (79.0).

 

Lavoro

I detenuti impiegati in una qualche attività lavorativa sono 13.326, pari al 27.4% della popolazione detenuta. Di questi, 11.717 (l’88%) lavorano alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, mentre 1.609 (il 12%) lavorano per conto di imprese private. La qualifica dei lavoranti interni è poco professionalizzante: scopino, spesino, porta vitto, addetto mof, scrivano.  I lavoranti stranieri sono 4.579 (pari al 25.1% della popolazione straniera detenuta); la quasi totalità lavora alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria (4.286 persone, pari al 94% del totali degli stranieri lavoranti).

Formazione professionale

I corsi attivati a livello nazionale sono stati 556, per un totale di 6.465 detenuti coinvolti, pari al 13,3% dei presenti. A livello regionale emergono notevoli differenziazioni: se in Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Basilicata, la percentuale di detenuti iscritti è rispettivamente del 47.9, 42.0 e 40.5 (rispetto al totale dei detenuti presenti nelle singole regioni), in altre realtà, quali Puglia, Valle d’Aosta e Liguria, le percentuali sono, rispettivamente, del 7.9, 4.9 e 0.0. Le percentuali di detenuti stranieri iscritti ad un corso di formazione professionale sono molto inferiori rispetto alle percentuali complessive. Il caso più significativo è quello del Lazio, in cui i detenuti iscritti risultano pari al 9.2% dei presenti, ma gli stranieri sono soltanto il 3.7% del totale degli stranieri presenti. In Sicilia, dove il totale degli iscritti a un corso è pari al 18% del totale della popolazione detenuta, gli stranieri a cui è offerta tale opportunità sono soltanto il 9.6%. In Basilicata, infine, dove pure le percentuali di iscritti sono fra le più alte d’Italia (40.5%), gli stranieri coinvolti risultano soltanto il 26.2% del totale dei detenuti stranieri presenti nella regione. Quanto alla qualità dei corsi offerti e alle prospettive di effettivo reinserimento lavorativo fuori dal carcere che tali corsi aprono, in genere non si riscontrano legami con le richieste da parte del mondo del lavoro. Sono gli stessi operatori del trattamento a sottolineare spesso tale scollegamento e a parlare di intrattenimento più che di trattamento.

Istruzione

Molti istituti non dispongono di aule e spazi idonei alla didattica; gli orari della quotidianità detentiva (dove in genere si pranza alle 11.30 e si cena alle 17.00) sembrano incompatibili con i normali orari scolastici; carenze nell’organico della polizia penitenziaria rendono difficoltoso anche l’apparentemente semplice accompagnamento dei detenuti dalle celle alle aule di lezione; l’esistenza di circuiti rende difficoltosa l’organizzazione dei corsi e soprattutto la fruibilità da parte di tutti i detenuti. In particolare, la categoria delle donne sembra essere particolarmente svantaggiata da questa situazione. La maggior parte dei detenuti (34%) è in possesso di una licenza di scuola media inferiore; il 17% ha una licenza di scuola elementare; il 3.6% è privo di un qualunque titolo di studio e l’1.8% è analfabeta. Soltanto l’1.2% possiede un diploma di scuola professionale, il 4.8% un diploma di scuola superiore secondaria e lo 0.9% ha conseguito una laurea. Nel 36.6% dei casi, il dato relativo al grado di istruzione non è stato rilevato. Si tratta presumibilmente dei dati relativi a detenuti stranieri, per i quali spesso non è possibile appurare formalmente il livello di istruzione raggiunto.

Religione

Durante le visite si è riscontrato che in ogni istituto sono presenti un cappellano ed un locale adibito alle funzioni cattoliche, il cui svolgimento è garantito. Solo in sporadici casi è invece effettiva la possibilità di incontrare ministri di culto di altre religioni. E’ il caso ad esempio del carcere di Milano-Bollate, dove le attività religiose sono garantite per tutti i culti esistenti e accertati, sono presenti cappelle in ogni reparto, moschee nei reparti a prevalenza musulmana, attività gestite dai Testimoni di Geova e dalla Chiesa Evangelica Battista del Settimo Giorno.

Salute

A nove anni dalla riforma Bindi da poche settimane finalmente la sanità penitenziaria è di competenza delle regioni e quindi delle asl. Sono in via di trasferimento i rapporti di lavoro dipendente e quelli convenzionali. Le risorse strumentali e le attrezzature sono anch’esse in via di trasferimento alle A.S.L. entrando nel patrimonio delle stesse, mentre i locali sono concessi in uso gratuito. Le risorse finanziarie sono quantificate per il triennio 2008-2010 per le tre annualità in 157,8, 162,8 e 167,8 milioni di euro (art. 6); questi fondi sono ripartiti tra le Regioni destinatarie attraverso criteri stabiliti nella Conferenza Stato-Regioni.

 
 
 

PERCHE' NON CI DICONO LA VERITA'

Post n°87 pubblicato il 01 Settembre 2008 da geko1963
 

Dai dati pubblicati dal "Sole 24 Ore" risulta che i reati nell'ultimo anno, dopo il decreto sicurezza varato dall'ex ministro Amato nella primavera del 2007, sono calati considerevolmente. Sono diminuiti tutti in reati ad eccezione dei reati di violenza sessuale, considerando anche quelli avvenuti tra le mura domestiche (spesso ci sim dimentica che questo tipo di reato è molto più diffuso tra parenti o conoscenti che tra estranei). Allora perchè si continua a parlare di emergenza sicurezza? Perchè si è portato l'esercito sulle strade italiane? Perchè si fanno ancora leggi intolleranti? Perchè le persone detenute sono aumentate nell'ultimo anno fino ad arrivare ad un numero quasi simile a quello che era prima dell'indulto del 2006? Perchè i mezzi di comunicazione di massa non danno risalto alla notizia?

Il questore di Napoli ha detto nei giorni scorsi che sono diminuiti, anche grazie all'intervento dei governi, tutti i reati (anche a Napoli) ma non la percezione di insicurezza tra i cittadini; a questo proposito ha dichiarato che non si può essere soddisfatti se non sale la percezione di sicurezza pubblica. Possibile che i reati diminuiscono ma i cittadini si sentono sempre meno tutelati? Perchè questa differenza tra dati reali e percezione?

Perchè esiste un circolo vizioso che alimenta la percezione di insicurezza: i mezzi di comunicazione di massa costruiscono l'opinione pubblica enfatizzando notizie di cronaca nera, i politici usano strumentalmente questa opinione per varare leggi di tolleranza zero, i giornali continuano ad alimentare l'insicurezza pubblica perchè devono giustificare le politiche governative...e si va avanti di questo passo.

Fra poco ci faranno guidare la nostra auto con a fianco un poliziotto robot, dopo che ci avranno anche tolto il gusto di fumare nella nostra auto (siamo molto distratti al volante e papà governo pensa a noi e alla nostra sicurezza). Nei nostri giardini vedremo forze dell'ordine in borghese che controllano se ci comportiamo bene a casa nostra (naturalmente i politici sono esenti da questo controllo). Siamo il Paese delle disuguaglianze, altro che democrazia: in carcere tutto ciò che dà fastidio ai nostri occhi, liberi invece chi truffa milioni di risparmiatori. Conoscete qualche illustro imprenditore, già condannato, che è in carcere...oppure qualche politico? Nooooo!!! Se siete poveri dimenticate che la giustizia è uguale per tutti.

C'è un'altra cosa strana: se la devianza diminuisce allora si crea un'altra tipologia di devianza (vedi fumatori di spinelli o immigrati clandestini) così il governo può gridare all'insicurezza, le pene si possono aumentare e le carceri si possono riempire e tutto torna alla "normalità", cioè insicurezza perenne, però, quando conviene si possono sempre usare i dati per dire che il governo sta lavorando bene. Che stronzate!!! Owen diceva: "nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario". Parlava dell'URSS. Anche le democrazie di oggi si basano sull'inganno, però lo fanno in maniera soft perchè i mass madia preparano il terreno perchè l'inganno diventi verità fino a non comprendere più che cosa sia vero e falso. In questa confusione totale i nostri governanti possono dire tutto e il contrario di tutto...con buona pace del popolo

 
 
 

UN PENSIERO PER CHI E' DENTRO (prima delle mie vacanze) 

Post n°86 pubblicato il 14 Agosto 2008 da geko1963
 

Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro prima di 15 giorni di vacanza, che farò nel mio salento con la mia famiglia, ma prima volevo mettere l'accento su un fattore molto importante. E'un periodo questo molto duro per chi sta scontando una pena detentiva: carceri sovraffollate, morti per fame, suicidi mentre la politica manda sulle strade italiane l'esercito per dare bella mostra di sè, magari facendosi fotografare per le vie cittadine (vedi sottosegretario Letta). Stiamo diventando un Paese militarizzato che "mette dentro" solo i poveracci e che vuole prendere le impronte digitali ai piccoli ROM, che hanno solo la colpa di essere nati tali. Il ministro della difesa gioca con i soldatini che babbo natale gli ha regalato, mentre nelle caserme vengono indegnosamente maltrattate donne che fanno il mestiere più antico del mondo; il ministro degli esteri è alle maldive a grogiolarsi sotto il sole mentre in georgia si consuma l'ennesimo genocidio. Io mi chiedo: è questo il Bel Paese? E' questo il Paese che i nostri padri costituenti volevano? Non esiste più il rispetto della dignità umana (dentro e fuori dal carcere)...intanto il nostro premier si è tolto le castagne dal fuoco (non può essere più processato) ed ha progettato l'ampliamento di villa Certosa in Sardegna: è uno schiaffo alla miseria!

Vado in vacanza ma con tristezza sincera per tutte quelle persone che sono rinchiuse in luoghi dimenticati dall'Italia vacanziera. Il carcere non è lontano da noi, fa parte della nostra società, anzi è lo specchio della società. Se riusciamo a comprendere questo abbiamo fatto un passo avanti verso la civiltà, in caso contrario non potremo dire di essere un paese civile.

Un appello alle persone private della libertà personale: LOTTATE SEMPRE ATTIVAMENTE PER LA LIBERTA', NON ASPETTATELA SU UNA BRANDA. SIATE PROTAGONISTI ANCHE NELLE DIFFICOLTA' QUOTIDIANE IN MODO CHE LA PENA IMMATERIALE NON SCALFISCA LA VOSTRA INDIVIDUALITA'. SOLTANTO VOI POTETE ESSERE GLI ARTEFICI DEL VOSTRO FUTURO, NON LASCIATEVI SOPRAFFARRE DAL SISTEMA: IL CARCERE CREA DEVIANZA CHE SERVE AL POTERE PER LEGITTIMARE SE STESSO E LE SUE POLITICHE REPRESSIVE; E' UN CIRCOLO VIZIOSO, STA A VOI E SOLO A VOI SPEZZARLO. IN BOCCA AL LUPO A TUTTI.     GEKO

 
 
 

Post N° 85

Post n°85 pubblicato il 08 Agosto 2008 da gidoco

BUONE VACANZE A TUTTI

DA GEKO

 
 
 

NESSUNA SICUREZZA SENZA RIEDUCAZIONE

Post n°84 pubblicato il 17 Giugno 2008 da geko1963
 

                                                    (a cura di Giuseppe D. Colazzo –Torino)

         Il disegno di legge n. 623 “Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e al codice di procedura penale, in materia di permessi premio e di misure alternative alla detenzione”, presentato al Senato su  iniziativa dei senatori Berselli e Balboni, mira di fatto ad abolire la legge Gozzini. Con soli 6 articoli si vanifica il contenuto dell’Art. 27 della Costituzione che sancisce il carattere rieducativo della pena detentiva. Le motivazioni premesse al disegno di legge dei senatori primi firmatari evidenziano il tentativo goffo e demagogico di strumentalizzare fatti cronaca isolati per giustificare la loro “ossessione securitaria”. Infatti scrivono: “…Ormai quotidianamente si susseguono casi di cronaca che vedono delinquenti incalliti, ammessi a fruire degli innumerevoli benefici previsti dal vigente ordinamento penitenziario, commettere nuovi ed efferati delitti.

            La realtà è un’altra, basta dare uno sguardo alle statistiche dell’Osservatorio Misure Alternative del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria riferite al 2007: gli affidati in prova al servizio sociale sia dalla libertà che dalla detenzione sono stati 5126, di cui 13 sono state le revoche per commissione di reati durante la misura, cioè solo lo 0,49%; i soggetti ammessi al regime di semilibertà, sia dalla detenzione che dalla libertà sono stati 1398, di questi 5 si sono macchiati di nuovi reati durante la misura (0,36%); le detenzioni domiciliari complessive concesse sono state 3.865, di cui 32 (0,31%) sono state revocate per commissione di altri reati. Non solo. Tra i detenuti che fruiscono di permessi-premio solo l’1% circa non rientra o infrange le regole. Tali dati contrastano assolutamente con quanto viene fatto credere, anche grazie alla compiacenza dei mezzi di comunicazione di massa che enfatizzano le notizie sui rari casi di cronaca nera ma non danno importanza al fatto che la maggior parte dei soggetti in misure alternative si comportano da persone civili.

Secondo il senatore Berselli si è abusato delle misure alternative e questo suscita “allarme e indignazione” nell’opinione pubblica. Anche in questo caso è opportuno ricordare che non solo che accedere ai benefici è molto difficoltoso ed è quasi impossibile per i reati più gravi, ma che non esiste alcun automatismo perché il percorso di osservazione penitenziaria prevede alcuni criteri che richiedono requisiti soggettivi e oggettivi (lavoro, residenza) che molte persone detenute (si pensi agli extracomunitari e ai tossicodipendenti) non hanno. Quindi neanche in questo caso si dice la verità, ma si cerca demagogicamente di strumentalizzare l’opinione pubblica per giustificare la volontà politica di vanificare le conquiste di civiltà ottenute con la Costituzione.

 L’eliminazione della liberazione anticipata avrà conseguenze catastrofiche sui detenuti: la riduzione di pena nell’ordine di 45 giorni per semestre in caso di buon comportamento intramurario ha contribuito soprattutto a disinnescare rivolte e comportamenti violenti tra detenuti e tra questi e il personale penitenziario. Grazie a questo Istituto il detenuto ci pensa due volte prima di porre in essere una condotta violenta; lo sanno bene gli agenti di Polizia Penitenziaria che tutti i giorni sono a contatto diretto con la popolazione ristretta e sui quali si abbatteranno le prime conseguenze negative della legge che il parlamento si appresterà a discutere.

Un ultimo elemento è da considerarsi: la ex-Cirielli aveva introdotto nel 2005 una norma all’O.P. in cui si prevede che l’età minima per la detenzione domiciliare è di 70 anni, ma dopo soli tre anni “in considerazione del lieto allungarsi della vita umana” l’età minima è stata portata a 75 anni. Cesare Previti ringrazia.

Intanto non esiste opposizione che sia degna di questo nome da parte delle forze politiche, e i mass media continuano a perorare la causa di un governo autoritario con i deboli e permissivo con i potenti.

Gli esperti sociali sottolineano, con ricerche empiriche e dati inequivocabili, l’importanza delle misure alternative soprattutto in relazione alla rieducazione del condannato e diminuzione della recidiva, mentre la politica va in senso opposto, ignorando tali ricerche, in nome della sicurezza pubblica e della certezza della pena, due elementi che non necessariamente fanno parte dello stesso binomio: non può esserci sicurezza senza rieducazione e progressiva risocializzazione della persona detenuta; il mero allontanamento e incapacitazione del deviante non fa altro che spostare nel tempo la sua azione delittuosa. La maggior parte della popolazione detenuta è composta da extracomunitari (è difficile per loro fruire di misure alternative già oggi) e da tossicodipendenti che delinquono per problemi legati al loro stato di tossicodipendenza, mentre solo il 2,3% è legato a reati mafiosi e il 2,7 a reati contro la pubblica amministrazione. La restrinzione alla possibilità di fruire di misure alternative si abbatterà sempre sui più deboli, su coloro che invece andrebbero aiutati in quanto sprovvisti di strumenti culturali, sociali, materiali ed anche educativi. La strada della zero tollerance sarà la più semplice da attuare (paga anche di più elettoralmente) ma sicuramente la più onerosa dal punto di vista economico e dal punto di vista della sicurezza pubblica perché eleva alla massima potenza lo scollamento che già c’è tra carcere e territorio ed esaspera il contrasto/conflitto tra due dimensioni reali che fanno parte della stessa società, appunto carcere e territorio.

                                                                                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Lettera aperta al Presidente della Repubblica.

Post n°83 pubblicato il 06 Giugno 2008 da geko1963
 

   Caro Presidente, sono reduce da una "due giorni" a Bruxelles per il settimo incontro che la Commissione Europea, tramite l’Eapn, promuove per le persone in povertà. Trecento persone provenienti da tutti gli Stati dell’Unione Europea che cercano di spiegarsi la povertà (dei tanti e, per converso, la ricchezza dei pochi) nella quale versano loro stessi e la stragrande maggioranza dei popoli dai quali provengono.

La presidenza dell’Unione ed anche il governo ospitante, per due giorni ogni anno ascoltano le fatiche, l’amarezza, a tratti anche la rabbia, ma pure le proposte per combattere la povertà. Ascoltano senza pretese, senza arroganze, senza giudizi facili, e ogni anno imparano qualcosa. Magari quando tornano in seno ai loro rispettivi governi dimenticano tutto, ma non si sa mai… qualcosa potrebbe anche restare nella loro memoria.

Ecco, la memoria, Presidente. È di questo che vorrei parlarti. Perché è davvero incredibile come essa sparisca, o subisca manipolazioni contorsionistiche, nella testa delle persone che in qualche modo si trovano ad occupare posti di potere. Tu che sei una persona saggia e sapiente non dovresti farti tirare dentro queste contese. Capisco che le trappole che ti parano attorno sono tante e che non è perciò facile evitarle tutte. Capisco anche la tua buonafede quando, malgrado te, sei obbligato a scivolarci dentro segnando anacronismi inaccettabili. Ti parlo, sommessamente, dal mio punto di vista che è quello di uno dei tanti poveri del nostro paese. Ho, infatti, sessantadue anni e non so cosa sia un conto corrente bancario o postale, non ho una casa, non ho figli, non ho famiglia, se non quella allargata… sulla strada.

Naturalmente mi considero un povero "fortunato" perché col lavoro riesco tuttavia a graffiare la vita, sopravvivendo dignitosamente. Pago l’affitto di un monolocale di periferia, la luce, l’acqua, il gas, la rata infinita di una macchina che mi serve per il mio lavoro e, facendo attenzione, arrivo a fine mese con qualche piccolo prestito che onoro con immediatezza col mensile successivo. Dei miei sessant’anni ho passato un terzo facendo il migrante (dal profondo sud al nord del paese), il secondo capitolo della mia vita l’ho passato in galera e l’ultimo lo sto trascorrendo - grazie all’accoglienza che ho riscosso da un gruppo di persone oneste che hanno scelto di restare sul terreno di chi fatica davvero a sopravvivere - a sostenere quanti, meno fortunati di me, non riescono neppure a graffiarla la vita.

Il motivo di questa mia lettera riguarda proprio il secondo capitolo della mia vita. I vent’anni di galera non li ho fatti per aver tentato di arricchirmi, ma per aver fatto parte di quel fenomeno di passione ideale e politica degli anni settanta che suppongo tu ricorderai. Un conflitto politico mai chiarito fino in fondo, preferendo invece la soluzione semplicistica delle forche caudine per i perdenti ed il sigillo di "terrorismo".

Giorni fa, per la commemorazione dell’anniversario della morte di Aldo Moro, tu hai sostenuto (per la seconda volta) che i "terroristi", anche se hanno pagato con la galera, devono restare "silenti", non devono fare i "tribuni" perché c’è… una "questione morale"!

Naturalmente, il mio pensiero corre alle "vittime" di quel conflitto che è bene ricordarle perché hanno pagato il prezzo maggiore. E quando parliamo di "vittime" intendiamo quelle che hanno pagato un prezzo. Alcune hanno pagato con la vita, altre sono sopravvissute morendo ogni giorno di nuovo, per anni, per decenni, da un lato e dall’altro della barricata! Onestà vorrebbe che si ricordassero tutte quelle "vittime" e non solo quelle più famose o di un solo versante della barricata. Senza cinismo parziale o opportunità politica. Ricordare, però, significa andare oltre le indagini giudiziarie per cercare una verità storica e politica accettabile, distaccata, onesta, ragionevole…

Caro Presidente, ora io ti chiedo: a fronte di chi sbagliando non paga nulla e anzi fa carriera politica ed istituzionale, chi per aver sbagliato ha pure pagato perché mai dovrebbe stare "silente"? Dove sta scritto? Non sarà che proprio nella Costituzione Repubblicana della quale tu sei il custode è sostenuto qualcosa di diametralmente opposto?

Quanto ai "tribuni" forse volevi intendere che può dare fastidio che dei sopravvissuti, ancorché reduci dalle galere, possano aver mantenuto una lucidità che consente loro di dire qualcosa di valido a fronte della moda fatta di consumati luoghi comuni che ci sentiamo scodellare quotidianamente dai mass media tutti protesi verso il… pensiero unico. Con buona pace per la "pluralità" (…)! E che dire della "morale", caro Presidente?

A te sembra morale che uno come Totò Cuffaro, condannato per mafia (sia pure in primo grado di giudizio) faccia il senatore della Repubblica? Ti sembra morale che un intero Parlamento sia nominato da quattro segretari di partito scavalcando con disinvoltura la sovranità popolare? Ti sembra morale l’ormai comprovata collusione tra politica e mafie?

Ti sembra morale che di fronte alla strage quotidiana di lavoratori non vi sia neppure un responsabile di queste stragi che si faccia un solo giorno di galera? Ti sembra morale che Calisto Tanzi, dopo aver letteralmente raggirato milioni di risparmiatori, con la complicità delle banche, se ne stia comodamente a casa sua mentre le banche continuano la loro opera di strozzinaggio? Ti sembra morale che Cesare Previti, dopo aver concorso alla ruberia di mille miliardi di vecchie lire di denaro pubblico abbia fatto una sola settimana di eroica galera, ed alcuni dei mandanti comprovati di quella ruberia non hanno fatto neppure un giorno di galera?

Ti sembra morale che decine di parlamentari, più di un ministro, e persino il Presidente del Consiglio, abbiano subito condanne, o sono inquisiti, o con reati gravissimi abbiano riscosso la "prescrizione", per aver tentato (qualche volta riuscendoci) di arricchirsi facendosi corrompere, o corrompendo, o riscuotendo mazzette di denaro?

Ti sembra morale che milioni di ragazzi dopo aver completato l’intero ciclo scolastico vadano avanti elemosinando contratti di lavoro indecenti della durata di qualche mese? Ti sembra morale che l’ultra secolare esperienza liberalsocialista sia spazzata via dalla rappresentanza parlamentare? Ti sembra morale che le nostre prigioni siano sempre piene di tossicodipendenti e di migranti per i quali i nuovi padroni del vapore vaneggiano di… buttare via le chiavi? Ti sembra morale che tutto, proprio tutto, come diceva Carlo Marx qualche secolo fa, debba essere ridotto a "mercanzia" da comprare e vendere, compresa la coscienza delle persone, soprattutto se povere?

Ti sembra morale il clima razzista riproposto per i Rom ed i migranti, dopo i lavavetri ed i mendicanti? Ti sembra morale l’avvelenamento ambientale tirato in modo irreversibile dall’ingordigia (che non sa più digerire) del profitto? Ti sembra morale che, tolta qualche corporazione forte, nessuno più in questo paese si sente rappresentato istituzionalmente lasciando al proprio destino persino gli invalidi gravi e gli anziani fragili?

Ti sembra morale che una sparuta minoranza predatrice di questo paese, pasciuta e foraggiata sempre di più, scateni la guerra tra i poveri restando a "distanza da casta" e consegnando il furore imbecille della "tolleranza zero" all’esercito della camorra che illumina le notti napoletane (la tua terra!) coi falò della spazzatura e delle baracche degli zingari? Ti sembra morale che decine di bambini da zero a tre anni crescano rinchiusi dentro le celle delle nostre carceri?

Devo continuare? La morale, caro Presidente, è un valore indivisibile e tu lo sai bene: vale sempre e per tutti o non vale mai e per nessuno! A meno che non si voglia parlare della "doppia morale" e anche questa, purtroppo, è diventata di moda, al punto che ognuno ha la sua, e alcuni non ce l’hanno proprio!

Non vale, pertanto, che tu ora voglia infierire contro i "terroristi" di quarant’anni fa (alcuni dei quali sono ancora in galera), ai quali almeno dovresti riconoscergli che non si sono arricchiti, vivono umilmente e di piccole cose sbarcando il lunario col lavoro e dopo aver pagato un prezzo davvero salato con decenni di galera (alcuni di loro non sono neppure sopravvissuti). Non vale neppure che alcuni di loro non debbono avere qualcosa di utile da dire e da dare, nonostante tutto. E lo sa solo il cielo quanto la deriva di questo nostro paese ne abbia bisogno, ora più che mai!

"Tribuni"? Ne abbiamo talmente tanti sotto il naso, da recare gravi problemi persino al doppio stomaco dei ruminanti! Ma per comprendere queste cose, me ne rendo conto, bisogna stare nei luoghi giusti, nei luoghi veri, tra la gente, sulla strada, dove si fa l’esperienza necessaria, dove si capisce che il "sogno europeo" è ancora possibile (a differenza di quello americano ormai affogato nel sangue delle sue guerre) perché usa il linguaggio del "noi" collettivo, plurale e poliglotta, maschile, femminile e anche neutro, il "noi" sociale che soffoca e gioisce e che non taglia con la spada di Dio, né col laser del capitale i sapori dai saperi della vita.

I "tribuni" veri sono quelli che riempiono ogni giorno i teleschermi e le prime pagine di tutti i giornali, tutti protesi a fare la guerra ai poveri alimentando un clima politico di stampo razzista e dimostrando quantomeno un’inconsapevolezza davvero spaventosa! Sono questi i "tribuni" che hanno paura della diversità, che seminano la colpa e generano la paura brandendo il potere sulla pelle del tuo popolo!

Sono questi i "tribuni" che, tutti presi dagli interessi personali, familistici e amicali, ci stanno conducendo verso probabili nuovi spaventi! Dovresti, semmai, preoccuparti (e molto) di questi "tribuni" che ogni giorno offendono l’intelligenza e il buonsenso degli italiani costretti ormai alla vergogna di fronte al mondo!

No, Presidente, il tuo richiamo al "silenzio" e alla "morale" (per i "terroristi" di quarant’anni fa), per la passione civile ed il desiderio di giustizia che mi accompagnano da quando sono nato, è per me inaccettabile. Di più: m’indigna profondamente! Ho messo in discussione "i mezzi" da me usati in quella stagione violenta, senza farne mercato. Ma le ragioni ideali e sociali di allora mi accompagnano ancora. Sono quelle ragioni che mi portano ormai da diversi anni all’appuntamento di Bruxelles, e per strada tutti i giorni. La nuova stagione di "saldi delle coscienze" mi trova ancora fuori mercato e lontano millenni dai mercanti novelli tragicamente illusi di poter comprare e vendere tutto, proprio tutto! Ad ogni costo!

Bada, Presidente, non sto cercando di giustificare i miei errori e quelli dei miei compagni di strada, o scioccamente di glorificarmene, ma se devo essere costretto a scegliere tra chi sbagliando paga e chi sbagliando fa carriera, per dirla con Don Milani, i primi sono la mia patria i secondi i miei stranieri!

 

Beppe Battaglia

 
 
 

PENSIERO

Post n°82 pubblicato il 26 Maggio 2008 da geko1963
 

...che vita di merda!!! E dire che la maggior parte della gente pensa che noi semiliberi siamo "liberi". E' vero, abbiamo sbagliato, dobbiamo pagare...ma come? Togliendoci anche la dignità di persone? La pena peggiore è essere soli nelle battaglie e non ci puoi fare niente, devi solo accettare le umiliazioni degli altri, di tutti coloro che gravitano intorno al circuito penale. Vogliono toglierti il pensiero, le idee, le tue capacità e inculcarti il loro pensiero, le loro idee perchè solo così sei "uno di loro", cioè una persona passiva, che dà il fondo schiena per la loro bella faccia, per la visibilità mediatica delle istituzioni, mentre tu perdi la tua personalità, la tua identità. E' questo l'intento: produrre persone senza identità. E tu sei lì a chiederti se vale la pena di lottare per tornare a vivere come una volta, quando ancora non pensavi neanche che esistesse il carcere nel tuo futuro. L'oggi, il presente, è un vivere vegetale, alla giornata, senza emozioni, senza un tuo futuro (pretendono anche di pensare al tuo futuro senza mai chiederti: chi vuoi essere?) perchè non hai la possibilità neanche di pensarci. Ti guardi allo specchio e ti chiedi: chi sono? cosa voglio? Ma non sai darti una risposta...perchè il male di vivere è dentro di te e non puoi farci niente finchè la solitudine divora la tua vita, giorno dopo giorno, ora dopo ora...senza tregua. Non puoi neanche parlare con le poche persone che ti sono vicino (se ci sono!) perchè non riuscirebbero a capire le tue paranoie, le tue non-emozioni, e sei costretto a fare l'ipocrita consapevole mostrando un sorriso di facciata, rispondendo sempre che va tutto bene, che è sempre meglio oggi da semilibero che ieri da detenuto. Certe volte penso che sarebbe meglio tornare dentro ed aspettare il fine-pena passivamente, tanto cosa cambia? Il fatto di stare "fuori" non vuol dire essere libero, se dentro di te non lo sei. "Libertà è partecipazione" diceva Gaber e noi ne siamo tagliati fuori. 

 
 
 
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IL MITO

 

HASTA SIEMPRE COMANDANTE GUEVARA

Il potere ha sempre paura delle idee e per arginare la lotta degli sfruttati comanda la mano di sudditi in divisa e la penna di cervelli sudditi. Assassinando vigliaccamente il Che lo hanno reso immortale, nel cuore e nella testa degli uomini liberi. Negli atti quotidiani di chi si ribella alle ingiustizie. Nei sogni dei giovani di ieri, di oggi, di domani!     

 

ART.1 L. 26 LUG 1975, N. 354

Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona.

Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose.

Negli istituti devono essere mantenuti l'ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili a fini giudiziari.

I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome.

Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono copnsiderati copevoli sino alla condanna definitiva.

Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l'ambiente esterno, al reiserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti. 

ART. 27 COSTITUZIONE

La responsabilità penale è personale.

L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalla legge (La pena di morte non è più prevista dal codice penale ed è stata sostituita con la pena dell'ergastolo)

 

TESTI CONSIGLIATI

Sociologia della devianza, L. Berzano e F. Prina, 1995, Carocci Editore.
Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell'esclusione e della violenza,
E. Goffman, Edizioni di Comunità, 2001, Torino.
Condizioni di successo delle cerimonie di degradazione
, H. Garfinkel.
Perchè il carcere?,
T. Mathiesen, Edizioni Gruppo Abele, 1996, Torino.
Il sistema sociale,
T. Parsons, Edizioni di comunità, 1965, Milano.
Outsiders. saggi di sociologia della devianza,
Edizioni Gruppo Abele, 1987,
Torino. La criminalità, O. Vidoni Guidoni, Carocci editore, 2004, Roma.
La società dei detenuti, Studio su un carcere di massima sicurezza,
G.M. Sykes, 1958. Carcere e società liberale, E. Santoro, Giappichelli editore, 1997, Torino.

 

 

 

 


 

 

 

 

 
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