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Un blog creato da postmodern75 il 23/11/2005

GATTO NERO RANDAGIO

l'ascia e l'uscio.

 
 

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Oh deliziosa delizia
e incanto.
Era piacere impiacentito
e divenuto carne.
Come piume
di un raro metallo spumato,
o come vino d'argento
versato in nave spaziale.
Mentre slusciavo,
quali visioni incantevoli...

 

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Post N° 2375

Post n°2375 pubblicato il 14 Maggio 2007 da postmodern75



Lo chiamavano "Signor Riprova". 

G. viveva in una città caldissima d'estate e gelida d'inverno, uno di quei posti in cui è difficile sentirsi in vacanza.
La sua casa aveva la facciata gialla corrosa dallo smog, impreziosita da un portone intarsiato ma così pesante e rumoroso che sarebbe stato più comodo issarsi dalla finestra con una corda.
Ogni mattina G. usciva in ritardo alla stessa ora e il profumo del pane fresco lo svegliava dolcemente, come una mano che solletica i fianchi con uno stuzzicadenti.

-Buongiorno Signor Riprova-, gli diceva il fornaio dopo cinque passi.
-Buongiorno Signor Riprova-, gli diceva la signora del latte, moglie del fornaio.
-Buongiorno Signor Riprova-, gli diceva il cartolaio dopo dieci passi e poi la pasticcera dopo venti passi e poi la fioraria dopo trentacinque passi fino all'omino dei liquori, cinquanta passi più in là.

A ogni "Buongiorno Signor Riprova" G. sbuffava, alzando gli occhi al cielo rassegnato ma pure contento che tutti quei quasi-sconosciuti si accorgessero di lui. In fondo, avevano un po' di ragione a chiamarlo così.

A otto anni G. aveva provato e riprovato a fare amicizia con il suo gatto Adriano. Purtroppo G. era un bambino molto dispettoso e il gatto Adriano, stufo di essere chiuso fuori dal davanzale, decise di non rivolgergli più neanche un miagolio. Incredibile a dirsi, ma nemmeno le crocchette al salmone funzionavano, e i due vissero per anni da separati in casa. Finché un giorno il gatto Adriano sparì nel nulla e chi s'è visto s'è visto.
A dodici anni G. provò e riprovò a conquistare la sua compagna di classe Lauralù. Era estasiato dai suoi capelli lunghi fino alla vita, più lunghi dello scivolo del luna park che quando ci si passava di fianco con la macchina copriva il tramonto.
G. era tanto timido e non sapeva come dichiarare il suo amore alla sua bella Raperonzolo. Qualcuno però gli aveva rivelato che se si fosse sforzato poteva farlo con la telepatia, come il Mago Biondo delle Merendine o l'uomo vento... ventiro... ventriloquo con il suo pupazzo. E allora, G. si metteva ogni giorno due ore a gambe insù e mandava i suoi messaggi telepatici d'amore. Un fiasco colossale e Lauralù, ignara di tutto, dopo qualche anno rimase incinta di un venditore di tappeti.
A sedici anni fu la volta del motorino, indomabile per G. nonostante i ripetuti tentativi e la frattura scomposta di tibia e perone.
Dai diciotto ai vent'anni si susseguirono quattro bocciature all'esame della patente (fu in quel momento che G. optò per una tessera vitalizia dei mezzi pubblici).
A ventun'anni G. abbandonò l'università dopo la triplice ripetizione dell'esame di Statistica I, a venticinque provò e riprovò a saltare su un treno in corsa che aveva appena lasciato la stazione, a ventotto provò e riprovò a farsi lasciare da Maria ma non ci riuscì e finirono sposati. Maria aveva i denti da castoro e un alito non propriamente raccomandabile.
Evitiamo invece di illustrare nei dettagli il fallimento dell'import-export di cassette di frutta, perché in quell'occasione G. non ci riprovò nemmeno una volta. Lasciò perdere prima di cominciare.


Ebbene, ogni sera G. ritornava a casa accompagnato dal tintinnare dei bidoni di bottiglie che venivano svuotati dalle tute arancio. La strada era deserta a quell'ora, non c'era in giro nessuno e nessuno lo salutava.

G. adorava quel momento della giornata in cui finalmente non si sentiva chiamare "Signor Riprova" e quindi camminava piano piano, sorridendo e assaporando ogni metro di asfalto.

Forse si sentiva un po' ignorato e questo feriva il suo ego, ma sapeva bene che appena varcata la soglia del suo grazioso bilocale-con ascensore avrebbe trovato Maria ad accoglierlo, a letto che dormiva.

La sua Maria, eh già, la sua Maria, l'unica persona (inclusa la madre) che non lo chiamava "Signor Riprova". Infatti, erano ormai quattordici anni che non gli rivolgeva più nemmeno una parola, proprio come il gatto Adriano.



 
 
 
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