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Andare in bagno al multisala e scaricare.Testimonianze di chi ci è riuscito.

Post n°13 pubblicato il 01 Settembre 2007 da robb_11
 
Foto di robb_11

Scheda del post
Genere: satira
Voto: ****°
Regia: Robb11. Attori principali: Robb11, il suo stomaco.
Commento: In questo post Robb11 riesce in una catarsi spettacolare. Da non perdere.
Per la lettura di questo post è consigliabile tapparsi il naso (anche una molletta va bene).

Ero andato al cinema e quella che doveva essere una bella serata tra amici si stava rivelando una tragedia colossale. I primi sintomi della catastrofe si stavano già facendo sentire. In auto durante il tragitto che ci divideva dal cinema, forze oscure demoniache si erano impossessate del mio stomaco oppure semplicemente si stava facendo sentire la pepata di cozze con ketchup e mayonaise.
Lo stomaco era imbarazzato, quindi evitai di fargli domande.
Forse molti di voi sanno che in questi casi, se lo stomaco è imbarazzato, da lì all’intestino è un attimo e dall’intestino alle mutande è meno di un attimo.
Arrivati al cinema, stavo facendo con i miei amici la fila per l'acqwuisto dei biglietti quando, ad un tratto, cominciai a contorcermi come un posseduto. Alché uno, in fila dietro di noi, mi disse: “Vieni colto da diarrea? Prendi Schiaffaincul supposte che te lo tapperanno a dovere”. Io diffido sempre dai medicinali quindi lo ringraziai per l’interessamento, ma gli dissi che non avevo con me quella pozione miracolosa di cui parlava. Lui mi rispose allora di non preoccuparmi,perché l'aveva lui con sè. Accettai. Andai in bagno mentre i miei amici continuavano a fare la fila anche per me. “Voi fate i biglietti, ci vediamo dopo”. Furono le mie ultime parole. Arrivato in bagno aprii con forza e disperazione la confezione di supposte, ma fui turbato dal foglio illustrativo. In piccolino si leggeva “Controindicazioni: se la diarrea è molto forte, la supposta tappo funziona comunque, ma il carico di merda potrebbe cercare altre vie di fuga”. Non fui turbato dalle parole lette quanto da quel “Ahahah” finale scritto in calce.
Avendo avuto dei seri dubbi sulla medicina, evitai di assumerla, anche perché non potevo pagarle neanche lo stipendio.
Stavo per andare via quando con un tuono turbai la folla intorno a me. Capii subito che era il caso di fare una visita al cesso. Aprii la porta di uno dei quattro bagni presenti al cinema, abbassai i pantaloni e... Ahhhh! Dev’essere così il paradiso! Liberai tutta la mia creatività. E, devo ammetterlo, mi sentivo piuttosto creativo. In quei momenti non pensavo a nulla, sentivo una festa dentro. Tutti i tuoi organi interni con le bandierine festeggiano il 25 Aprile guardando per l’ultima volta questi carri allegorici di cacca fumante sparire oltre le colonne d’Ercole. Bello ragazzi, veramente bello. Anzi, il bello doveva ancora venire. Dopo la liberazione cominciavo a ragionare. Dopo la sciolta vorresti essere a casa, aprire le gambe, guardare nel vaso, pensare “Caspita! Oggi devo mangiare in bianco”, girarti, prendere sette chili di carta igienica, pulirti e guardare vicino a te il bidet che all’improvviso diventa il tuo più caro amico. Ma no, al multisala non è prevista la sciolta. E allora prendi tutta la carta igienica che sta, te la arrotoli ben bene (perché nei casi di diarrea il rischio di sporcarsi le mani è maggiore) e fai in modo che con i soldi del tuo biglietto debbano comprare altra carta igienica.
Finita la pulizia e con il ventre più piatto della sottiletta che avevo messo nel cornetto il giorno prima, mi alzai soddisfatto e, come accade in questi casi, detti uno sguardo al vaso traboccante di carta igienica quasi a raffigurare un caffé con panna e una domanda riuscì a divincolarsi nel labirinto del mio cervello: “Il vaso riuscirà a scaricare? O lo intaserò rischiando di trovarmi di fronte a un gabinetto colmo di acqua arancione?”. Per saperlo bastava scaricare e… incrociare le dita! Bastava… ma dove sarà mai lo scarico?!? Nelle nostre case è semplice. Mettono un pulsante da spingere et voila! Senti quello scroscio di applausi che ti riempiono d’orgoglio. Ma nel multisala no. Mi giravo e mi rigiravo, ma niente. Non riuscivo a trovare il pulsante per scaricare. Non potevo lasciare le cose così, o almeno, non potevo rischiare di uscire facendomi scoprire da chi sarebbe entrato dopo in bagno. Allora aspettai un momento in cui il bagno si fosse svuotato per uscire. Non appena aprii la porta per uscire, il vaso scaricò da solo! Ma è possibile avere delle fotocellule che ti osservano e scelgono il momento giusto per scaricare? Assurdo… decisi di lavarmi le mani e quindi cominciai a cercare la fotocellula che dispensa il sapone, la fotocellula che apre il rubinetto, la fotocellula che aziona il phon per asciugare le mani improvvisando una coreografica Macarena, ma niente. Trovai solo quella inutile del phon ovviamente. Pazienza, ormai era andata così. Uscii e i miei amici mi chiesero “Tutto bene?”. “Ma certo, andiamo a vedere il film!” dissi io dando loro una bella pacca sulla spalla.

 
 
 
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