|
Creato da: padronedeiburattini il 28/02/2005
...la strada che ho percorso finora verso dove mi porterà? Pensieri e riflessioni di una vita
|
Area personale- Login
Cerca in questo BlogCompagni di Viaggio - Whitelovelymoon - ***Il mio gruppo preferito*** - angioletto27 - odietamoforever - Guzkina - monik_the_best - chrilly - Syd83 - occhjblu - helloween84 - blackcat23 - ***Il forum non ufficiale di TOPOLINO del mio amico Jarka*** - Cuordibue - star_stern - Bul75 - takemyrevolution - stella alpina - seventiesIla - LaBigaAlata - Massimo Metronio MenuI miei Blog AmiciCitazioni nei Blog Amici: 3 Ultimi commentiChi può scrivere sul blog
Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
|
Post n°133 pubblicato il 28 Novembre 2005 da padronedeiburattini
C'era una volta un giovane riccio che viveva in un bellissimo bosco. Alti alberi di abeti, querce e betulle, e poco distante il gorgogliare di un fresco ruscelletto allietava le ore del giorno e della notte con la sua voce d'argento. Il giovane riccio amava tantissimo stare in compagnia, parlare per ore ed ore con gli altri animali del bosco, era una cosa che gli riempiva il cuore di gioia ascoltare la vita, l'anima degli altri ed anche lui era così pieno di cose da dire, raccontare, dei suoi sogni, delle sue emozioni che avrebbe parlato ininterrottamente per giorni e giorni. Ma gli altri animali avevano paura dei suoi aculei ed ogni volta che lui tentava di avvicinarsi per ascoltare qualcuno, veniva subito allontanato. E così era costretto a nascondersi tra le foglie del sottobosco, con i suoi occhietti luminosi, e spiare, spiare, avido di quelle parole ed emozioni che gli altri diffondevano nell'aria... ed al suono di quelle parole sognava di vivere quello che sentiva; la civetta si vantava delle sue mille avventure con aquile maestose e falchi tenebrosi, il cervo raccontava delle sue venti mogli... anche la lepre aveva da raccontare del suo; e mentre loro parlavano il giovane riccio sognava e sognava. Un giorno notò, tra la folla degli abitanti che si riuniva sempre nella solita radura, una giovane e bella marmotta, dal manto luminoso, grandi occhi neri ed una foltissima coda... i suoi movimenti leggeri e delicati, la sua voce, ogni particolare di lei si impresse nella sua mente, e non risuciva a dormire e non faceva altro che pensare a lei. Così ogni sera si nascondeva tra gli arbusti attorno alla radura per cercare di vedere dove fosse quella bellissima marmotta e per sognare da lontano di avvicinarsi ed invitarla per parlare un po' assieme, per consocersi... e poi chissà, magari! Ed il giovane sognatore sussultava e trepidava per la preoccupazione ogni volta che qualche baldo giovane le si avvicinava, e col pensiero cercava di allontanare i suoi rivali: si concentrava sull'obiettivo e sperava, sperava. Una sera, mentre era assorto nella sua ammirazione per la bella giovane si sentì apostrofare dal saggio gufo, cui nulla sfugge -: se lei ti piace così tanto, dovresti cercare di parlarle, mostrarle il tesoro che nascondi sotto il tuo manto ispido- e così il riccio, ancora un po' timoroso di fare la solita fine e di essere rifiutato per l'ennesima volta, si inoltrò timidamente verso il punto della radura dove la giovane marmotta era in compagnia di tutti i suoi pretendenti. Ma come ogni volta, un forte e robusto lupo grigio, minacciandolo, lo fece fuggire nel sottobosco, non dandogli il tempo nemmeno di farsi notare dalla sua musa. Così egli fuggì lontano lontano, mai più avrebbe voluto degnare del suo sguardo, onorare della sua fantasia quegli esseri ingrati, ma nel cuor suo si straziava all'idea di non poter rivedere più lei; fuggendo e correndo non si accorse di essere giunto in prossimità del ruscello, quando si accorse che qualcuno dentro l'acqua chiedeva aiuto... era un vecchio sorcio, malato, sporco -aiutami!- gli disse -nessuno lo ha fatto per colpa del mio orribile aspetto, e così sono qui da 3 gionri aspettando che qualcuno mi aiuti-. Allora il giovane riccio si gettò nel ruscello e trasse in salvo il vecchio, lo asciugò e gli diede un po' del suo cibo. Dopo che il vecchio si rimise in forze ecco per incanto trasformarsi in un animale che il giovane riccio non aveva mai visto prima di allora, dal piumaggio colore del fuoco, luminoso, elegante e maestoso nel portamento. Quello che prima era il vecchio sorcio allora gli disse -per la tua nobiltà d'animo, per aver dimostrato di essere ricco di coraggio e sentimenti ti concedo di esprimere un desiderio-, il riccio, dopo qualche attimo di smarrimento, non ci pensò troppe volte nel chiedere di far scomparire quelle sue spine che tutti volevano evitare e già sognava di poter partecipare a quelle feste nella radura che sempre era stato costretto a spiare da lontano, e già si figurava di poter finalmente avvicinare la bella marmotta. Il volatile dall'aspetto regale allora esaudì quel suo unico desiderio. Così il riccio senza aspettare altro tempo si precipitò verso la radura col cuore colmo di gioia. Durante la sua corsa però fu notato dal lupo grigio che poche ore prima lo aveva cacciato, e questi senza pensarci due volte gli andò incontro tagliandogli la strada, allora il giovane riccio gli disse -perchè ce l'hai ancora con me? non vedi che ora i miei aculei non ci sono più, non posso pungere più nessuno-, il lupo, sprezzante e pieno di odio per quel piccolo riccio gli rispose -qesta allora è l'occasione giusta per mangiarti, ora posso farlo!- così gli saltò addosso e lo sbranò con due morsi.
|


Inviato da: padronedeiburattini
il 11/06/2009 alle 18:46
Inviato da: caterpilarcinzia
il 11/06/2009 alle 15:42
Inviato da: odietamoforever
il 31/08/2008 alle 07:15
Inviato da: scrivisulmioblog
il 09/05/2008 alle 21:56
Inviato da: padronedeiburattini
il 02/05/2008 alle 16:03