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Un blog creato da Jiga0 il 21/11/2010

Schwed Racconta

Su e giù per la tastiera

 
 

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JIGA MELIK E IL SIG. SCHWED

 

Jiga Melik è l'alter ego intermittente dello scrittore Alessandro Schwed. Il signor Melik nasce nel 1978 nella prima e provvisoria redazione del Male, un ex odoroso caseificio in via dei Magazzini Generali a Roma. Essendo un falso sembiante di Alessandro Schwed, Jiga Melik si specializza con grande naturalezza nella produzione di falsi e scritti di fatti verosimili. A ciò vanno aggiunti happening con Donato Sannini, come la consegna dei 16 Comandamenti sul Monte dei Cocci; la fondazione dell'Spa, Socialista partito aristocratico o Società per azioni, e la formidabile trombatura dello Spa, felicemente non ammesso alle regionali Lazio 1981; alcuni spettacoli nel teatro Off romano, tra cui "Chi ha paura di Jiga Melik?", con Donato Sannini e "Cinque piccoli musical" con le musiche di Arturo Annecchino; la partecipazione autoriale a programmi radio e Tv, tra cui la serie satirica "Teste di Gomma" a Tmc. Dopo vari anni di collaborazione coi Quotidiani Locali del Gruppo Espresso, Jiga Melik finalmente torna a casa, al Male di Vauro e Vincino. Il signor Schwed non si ritiene in alcun modo responsabile delle particolari iniziative del signor Melik.

 

 

 

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Crozza o Matano, questo il problema

Post n°112 pubblicato il 17 Ottobre 2015 da Jiga0
 

L'umorismo liceale  (l'Unità, 17-10-2015) 

di Alessandro Schwed

Ne hanno parlato a “Tv talk”.  Crozza, re solitario della televisione satirica e parodistica, ha fatto il verso a un performer della comicità eccessiva, sovrabbondante, goliardica, Frank Matano. Vale a dire, il canone e la sbrodolatura: Crozza, elegante, attore teatrale, grande successo a La 7; Matano, scherzi basati su cose che non andrebbero fatte ma lui le inscena: linguacce, rumori corporali, salto acrobatico della sintassi. E  allora vediamo come è questa maschera di Matano: morbidamente esagerato, poggiato su una sciatteria distratta, questo accento di qualche periferia campana, diseredato della grammatica e dell’educazione. In realtà, bella faccia di ragazzo del sud, elegante, capelli ricci, neri, il volto delicato attraversato dal lampo di un riso sguaiato. Frank è di Santa Maria Capua Vetere, ha ventisei anni, la prima parte della vita trascorsa in America. E dell’America in lui si rintraccia qualcosa del comedian sregolato che fu Robin Williams, di Jim Carrey, il primo Jerry Lewis. A diciotto anni, nel 2007, diventa famoso su YouTube italiano con i suoi scherzi telefonici, insistenti “persecuzioni” a gente pescata nel buio dell’anonimato. Nickname underground: lamentecontorta. Poi, per sommi capi, inviato delirante delle Iene, poi un giudice arbitrario, sia severo che buonissimo coi concorrenti di Italia’s Got Talent. Poi dei film senza esiti particolari. In un suo video su YouTube, dodici milioni e trecentomila visualizzazioni, Frank vaga in città, un elfo spilungone che si ferma ed emette brevi rumori corporali, creatura fiabesca che soffre di rapidi meteorismi che sottopone alla gente per strada, come farebbe un bambino piccolo e non consapevole di quello che sta facendo. Le vittime, gente sovrappensiero che passa, ragazze sole, anziani in panchina in mezzo ai quali lui si siede e rumoreggia appena, come se stesse sbadigliando. In comicità, l’uso dei rumori corporali è una scorciatoia. Risale alle antiche farse romane, i Fescennini che noi studiammo a scuola senza sapere che stessimo sfiorando. Con Frank l’esagerazione serve a fare una tv di piccole provocazioni assurde, una candid camera che a volte è irresistibile e a volte intollerabile. Si tratta di ridere del disagio della gente in situazioni imbarazzanti. È una scelta accidentata. In Italia, l’apice è stato con Nanni Loi. È un umorismo da progettare, ci vuole un niente a esagerare. E a Matano piace esagerare, sproloquiare in quella sua lingua tortuosa, fatta di esitazioni e incidenti pacchiani. Frank inquieta, perché inquietante è ciò che non dovrebbe apparire e invece appare. Brilla, e a un tratto stona. Fa ridere e poi cascare le braccia per mancanza di misura, le regressioni repentine nel mondo dell’adolescenza, il mancato senso delle proporzioni che coltiva con generosità. Però in Matano vive qualcosa di raro. In occasione  della cinquantacinquesima edizione del Premio Regia 2015, una giuria di giornalisti e critici televisivi lo ha nominato rivelazione del 2015. Non che un premio della critica sia dirimente, ma questa popolarità di Frank a trecentosessanta gradi, sul Web, alle Iene, ospite a una prima serata di Rai 1, dice che c’è qualcosa di bello in quella musica stonata.  Matano arriva.  Giorni fa Frank era da Carlo Conti, faceva il giudice al “Tale e quale show”, trasmissione di Rai 1 con le imitazioni dei cantanti fatte da cantanti, comici, attori. Invece di limitarsi a giudicare i concorrenti, ma questo fa parte del gioco, Matano chiede a un’anziana signora del pubblico perché guardi di continuo un gradino. Una minuzia che Matano trasforma all’impronta in un personaggio ossessionato dal fatto di sapere le cose intime del prossimo, quelle che restano dentro. Per fare un esempio, cosa si pensi mentre noi siamo tra gli altri. Idea eccellente, risultato esilarante. Poi in giuria Gigi Proietti accenna un numero tratto dal bagaglio della commedia dell’arte, il vecchietto sdentato e senza memoria. A due metri da lui, Frank ride così forte che disturba l’audio, come succede nello schiamazzo tra amici. Ma lì siamo in diretta, è la prima serata di Rai 1. La risata rumorosa copre Proietti e tutta la bellezza di poco prima se ne va in soffitta. Matano: da irresistibile a insopportabile. Un adolescente, a ventisei anni. Alla fine del XIX secolo, Alfred Jarry, creatore teatrale del leggendario re Ubu, indicò l’irresistibile esistenza dell’umorismo liceale, fatto di mostruosità esilaranti: cose inguardabili e bellissime. Voleva svelare l’aura irregolare della giovinezza, che contiene, inestricabili tra loro, il genio e la bestialità - e a volte nuove prospettive. Sotto il video di YouTube dove Crozza fa il verso a Matano, che fa il verso a chissà chi, qualcuno ha scritto: “Frank Matano è un gigante! Ha trasformato l’età della stupidera in una professione!”. Jarry va sino in fondo, dove non siamo più abituati ad andare: “Sarete liberi di vedere in Ubu le molteplici allusioni che vorrete, o un semplice fantoccio, la deformazione creata da un liceale di uno dei suoi insegnanti, che per lui rappresentava tutto il grottesco che esistesse al mondo”.      

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