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Condanna a morte ( 1 capitolo )

Post n°3409 pubblicato il 26 Gennaio 2026 da paperino61to

L’incessante suono del campanello fa sfumare il sogno che stavo facendo. Sento Maria che spaventata mi sveglia chiedendomi chi fosse a suonare il campanello, accendo la lampada e noto che fuori è ancora buio pesto. Apro la porta e vedo Tirdi assieme a Mammoliti e sui loro volti noto una preoccupazione non da poco. “Che state a fare sulla porta? Entrate e spero abbiate un motivo valido per averci svegliato”. Sento Maria che si alza e viene accanto a me. “Ci scusi commissario e anche lei signora...ma purtroppo è capitata una cosa grave” dice Tirdi e Mammoliti aggiunge “gravissima”. La voce di Tirdi è agitata. Maria domanda se vogliono una tazza di caffè. “No signora, siamo già agitati per conto nostro” risponde Mammoliti. “Che succede? Me lo volete dire santo iddio?”. “Si tratta di Perino, è stato...stato arrestato”. Rimango interdetto, riesco solo a farfugliare qualche parola. “La milizia lo ha arrestato, l’accusa è di omicidio!”. “Cosa? Perino ha ucciso? Come è successo?”. “Non sappiamo bene cosa sia accaduto commissario, l’unica cosa certa è che Mammoliti si stava recando in questura e ha visto Perino che saliva sulla camionetta dei miliziani. Poco dopo è arrivato un altro collega dicendo che un miliziano suo amico che gli ha detto che Perino è stato arrestato e che l’accusa è di omicidio”. Mi vesto e assieme a loro vado alla sede dei miliziani di via Carlo Alberto 10. Uno di loro cerca di non farmi entrare nel palazzo, ma alcune parole dette in un certo modo lo convincono a desistere e a malincuore mi indica di entrare. “Il famoso Berardi è venuto a trovarci con i suoi fedeli cagnolini”. E’ Riganò, uno dei miliziani con cui in un paio di occasioni ho avuto degli scontri verbali molto accesi. “Preoccupati dei tuoi cagnolini, voglio parlare con il tuo capoccia...immediatamente!”. “Berardi, ti faccio notare che sei in casa nostra e non nel tuo pulcioso ufficio, quindi calmati. Non so se Riva abbia voglia di riceverti…”. Mi avvicino a lui, Tirdi e Mammoliti cercano di trattenermi inutilmente. “Tu chiamalo, altrimenti ci penso io senza aspettare il tuo permesso...e se cerchi di fermarmi ti prendo a calci e sai che le promesse le mantengo...sempre!”. Il tono della mia voce non ammette repliche e Riganò scende dal suo piedistallo, gira i tacchi e va al telefono. “Comandante, c’è Berardi qui da noi, vuole parlare con lei... va bene lo faccio salire”. “Ti concede udienza, sali al piano di sopra”. “Vedi Riganò che quando vuoi sai essere gentile? Voi aspettatemi quì”. “Si sieda commissario, vuole domandarmi dell’arresto del suo collega?” la voce di Riva denota sarcasmo. “Si! Vorrei capire il motivo del suo arresto”. “Il suo uomo è stato preso con le mani nel sacco. Quando i camerati lo hanno arrestato aveva appena ucciso un uomo...uno dei nomi più illustri all’interno del partito”. Il mio sguardo denota tutto lo stupore. “Il suo uomo aveva in mano la pistola con cui ha ucciso il camerata Livio Garzena”. “Garzena? Uno dei finanziatori del partito se non sbaglio”. “Esatto ed è anche uno dei più illustri avvocati di Torino”. “Voglio parlare con Perino”. “Quando potrà parlare con Perino, glielo farò sapere per ora arrivederci”. Non mi alzo dalla sedia e continuo a fissarlo per diversi minuti. “Capisce l’italiano Berardi? Le ho detto di andarsene”. “Me ne andrò solo quando mi darà l’autorizzazione a parlare con il mio collega, inoltre...”. “Lei vuole?’” il tono di Riva si alza e credo si senta fino al piano terra. “Lei non deve pretendere nulla, se lo ricordi commissario. Qui comando io e non lei, e ora se ne vada o faccio arrestare anche lei!”. Esco dal suo ufficio sbattendo la porta con mille pensieri in testa. Tirdi e Mammoliti non dicono nulla ma capiscono dal mio volto che non porto notizie buone. “Andiamo in ufficio, chiamo il questore e Farinacci a Roma”. Il questore rimane sorpreso dall’arresto di Perino e promette di chiamare immediatamente il prefetto. Dopo un’attesa infinita riesco anche a parlare con Farinacci spiegando cosa sta succedendo. “Commissario, sa che ho molta stima di lei, però a volte anche io ho le mani legate. Vedrò cosa possa fare. Parlerò con Solaro che è il commissario federale della sua città, però non posso prometterle nulla: su questo voglio essere chiaro”. Sbatto la cornetta del telefono con nervosismo. Sono sicuro che hanno incastrato Perino ma non so il perché, forse volevano colpire me?. Tirdi per vie traverse ha saputo dove si è consumato il delitto di Garzena, è in Piazza Solferino e la vittima è stata uccisa vicino alla fontana Angelica. “Che ci faceva Perino da quelle parti?”. “Credo andasse dalla sua ragazza, so che abita da quelle parti”. “Sai come si chiama?”. “Si! Adelaide Diotto o Dotto se non ricordo male”. “Prova a cercare l’indirizzo, poi andiamo a parlarle”. Tirdi esce come una furia dall’ufficio, sa bene che per salvare Perino dalla sua condanna bisogna fare in fretta. “Ho trovato l’indirizzo della ragazza commissario, è in via San Francesco D’Assisi al numero 7”. “Andiamo subito”. La ragazza è in casa, nel nostro sguardo capisce che c’è qualcosa che non va. “Buongiorno signorina Diotto, sono il commissario Berardi, posso parlarle?”. “Davide, sta bene? Gli è successo qualcosa? Mio dio...è morto? Il mio Davide…” ed inizia a piangere. “No, tranquilla Davide non è morto. E’ stato arrestato dai miliziani con l’accusa di avere ucciso un uomo”. “Ma è assurdo, lui non ucciderebbe nessuno se non fosse costretto”. “Lo so, probabilmente è stato incastrato. Quella sera stava venendo qui da lei?”. “Si! Dopo il lavoro passa sempre di qui. Quella sera non vedendolo non mi sono preoccupata più di tanto, ho immaginato che fosse impegnato con il suo lavoro”. “Non lo era, quindi lui si è trovato a passare dalla piazza per venire da lei e ha visto l’uomo ucciso…” stavo riflettendo ad alta voce e:”Sicuramente ha visto la vittima, si è avvicinato, ha preso la pistola lasciata dall’assassino e nello stesso momento è arrivata la milizia”. “Fin quando non riusciamo a parlare con Perino possiamo solo fare supposizioni” esclama Tirdi. La donna ci domanda cosa intendiamo fare. “Cercherò di parlare con lui per capire come è andata la faccenda e ovviamente indagherò su chi ha ucciso Garzena”. Uscendo dall’abitazione della ragazza passiamo per Piazza Solferino, solo una chiazza color rosso fa capire che si è consumato un delitto. Chiederò di far intervenire la scientifica sperando che trovino qualche impronta dell’assassino. Tornati in ufficio il questore mi convoca, assieme a lui c’è il prefetto. E’ scuro in volto. “Commissario, lei è responsabile dei suoi uomini, come ha fatto a non capire che il suo collega è un….”. “Non dica sciocchezze, Perino non è un assassino e lei lo sa bene! So che Riva sta facendo pressione su di lei perché non mi faccia condurre le indagini su chi veramente ha ucciso Garzena”. “Come si permette Berardi? Non accetto illazioni, mi fido del parere di Riva. Lei comunque è fuori da questa indagine che sarà affidata a Bonetti. Questo è tutto!”. “Guarda che combinazione, Bonetti è amico di Riva, mi spiace per lei ma io continuerò le indagini e giuro su Dio che scoprirò il vero colpevole”. Ormai non c’è alcun dubbio, vogliono che il colpevole sia Perino, non riesco a capirne il motivo ma le cose stanno così. (Continua)

 
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