Area personale- Login
TagCerca in questo BlogMenuI miei Blog AmiciCitazioni nei Blog Amici: 87 Ultimi commentiChi puņ scrivere sul blog
Solo l'autore puņ pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
|
Condanna a morte ( 2 capitolo )
Post n°3410 pubblicato il 27 Gennaio 2026 da paperino61to
Riassunto: Dell'omicidio di Garzena, avvocato e personalità importante del partito fascista della città viene incriminato e arrestato Perino, collega del commissario Berardi. Quest'ultimo si attiva immediatamente per l'indagine ma viene ostacolato da Riva capo della milizia fascista, il quale non vede di buon occhio il commissario.
Mi reco con alcuni colleghi della scientifica sul luogo dell’assassinio, purtroppo ci sono troppe impronte di scarpe per riuscire a capirci qualcosa. “Sul bordo della fontana ci sono solo quelle delle vittima”. Torniamo in ufficio e chiedo a Tirdi di prendere informazioni su Garzena: ”Voglio sapere tutto di lui, non tralasciamo nulla”. Verso mezzogiorno arriva un’informativa a firma di Solaro: posso parlare con Perino. Mi reco alle Nuove e porto con me il foglio ricevuto, vengo condotto nella sua cella, Perino cammina a stento tenendosi una mano sul fianco ed è sorretto da una guardia. “Ciao Perino, come stai?”. “Buongiorno commissario, potrei stare meglio, vogliono che confessi ciò che non ho fatto. Le giuro che non ho ucciso quell’uomo, che motivo avrei avuto?”. “Dimmi. come si sono svolti i fatti! So che stavi andando a trovare la tua ragazza”. “Si, andavo da Adelaide. Stavo attraversando la piazza quando ho visto una sagoma piegata sulla fontana, non capivo cosa fosse era buio e la zona non è ben illuminata. Quando ho capito che era un uomo sono accorso, mi sono chinato per chiedere se avesse bisogno di aiuto e poi ho sentito un colpo alla nuca. Ero ancora stordito quando mi sono ripreso per capire qualcosa e in quegli attimi sono arrivati i miliziani che mi hanno arrestato e portato nella loro sede”. “La pistola che dovresti aver usato per l’omicidio è stata ritrovata?”. “Non lo so, io ho cercato di dire che non avevo nessuna pistola con me, ma non mi hanno creduto. Ho anche detto di andare in questura, l’arma in dotazione l’avrebbero trovata chiusa nel mio cassetto in ufficio”. “Tu conoscevi l’uomo ucciso?”. “Assolutamente no! Riva mi ha detto chi era la vittima”. “Secondo te perché vogliono che tu sia il colpevole?”. “Non ho idea, anche se ho una mia ipotesi”. “Dimmela”. “Vogliono coprire qualcuno, magari l’assassino è uno di loro. Io mi sono trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato”. “Potrebbe essere plausibile. Tu cerca di stare tranquillo, io e Tirdi troveremo l’assassino. Ora vado a parlare direttamente a Solaro”. Uscito dal carcere mi domando come possono arrogarsi il diritto di picchiare un uomo solo per far confessare un delitto che non ha commesso. Solaro mi riceve nel suo lussuoso ufficio nella palazzina di Piazza Castello. “Immagino il perché della sua venuta commissario, si segga. Posso offrirle qualcosa da bere?”. “No grazie. Vengo per il mio collega, so che è sospettato dell’omicidio di Garzena”. L’uomo sorseggia lentamente il suo gin, poi sempre con movimenti lenti posa il bicchiere e si siede accendendosi una sigaretta. “Brutta faccenda commissario,molto brutta! Il suo collega è stato preso con la pistola in mano, ed è quella che ha ucciso Garzena”. “Peccato che Perino non avesse armi, la pistola di ordinanza era in ufficio”. “Questo significa poco, potrebbe averne un’altra, sa anche lei che al mercato nero si possono comprare delle armi”. “Quale sarebbe il movente? Il mio collega non conosceva la vittima e ancora meno lo ha mai visto”. “Così sostiene...ma Riva ha motivi di credere che menta”. “Quindi per farlo confessare lo farete pestare a sangue fino a quando non vi confessi ciò che non ha fatto?”. “Che parolona Berardi...pestare a sangue. Noi non siamo dei criminali come ci dipingono alcune persone”. “Bene, allora mi appello a lei, faccia in modo che Perino non subisca altri maltrattamenti, altrimenti dovrei pensare che della giustizia al partito del Duce non interessa nulla, e ciò mi addolorerebbe molto”. “Berardi…Berardi, so bene che lei non è esattamente un nostro convinto sostenitore, so anche che Farinacci la tiene in considerazione e ammetto che pure io l’ammiro. Ho seguito le sue indagini, risultati ottimi ottenuti con sagacia e intelligenza, ma in questo caso la questione è molto diversa”. Rifletto un attimo, dovessi dire cosa penso veramente per Perino sarebbe la fine. “Non sto chiedendo di sorvolare su questo delitto, solo che il mio collega non subisca pestaggi, io in cambio mi impegno a scoprire chi ha ucciso Garzena...e se risultasse che Perino è colpevole è giusto che sia condannato”. Solaro sembra immerso nei suoi pensieri, sta pensando alla risposta. “Però le indagini sono affidate a Bonetti, non posso togliergliela, capisce anche lei che…”. “Posso svolgerla in incognito senza intralciare l’uomo di Riva. Entrambi sappiamo che Bonetti non ha la capacità di scoprire un assassino”. Solaro sorride: “Lo so bene, al massimo riuscirebbe a scoprire un ruba galline e non ne sarei neanche sicuro. Va bene Berardi, io ordinerò a Riva di smettere di fare il duro con il suo collega, lei però mi deve portare la testa di chi ha ucciso Garzena. Non farò parola del nostro colloquio, lei indagherà per conto suo e se troverà delle prove nel corso dell’indagine voglio essere il primo a saperlo, sono stato chiaro?”. “Perfettamente d’accordo”. Qualcosa sono riuscito ottenere e voglio credere che mantenga la parola data anche se una parte di me dubita. Tornato in ufficio il questore mi chiama e senza giri di parole mi dice di indagare: ”Ovviamente nessuno lo dovrà sapere, quindi Berardi deve fare molta attenzione, può immaginare che i miliziani la terranno d’occhio, non aspettano altro che un suo passo falso”. Non riferisco del colloquio con Solaro, non voglio coinvolgerlo e anche a Tirdi non dirò nulla, meno gente lo sa meglio è per loro. Torno a casa con mille pensieri in testa, Maria mi guarda in volto e capisce che la cosa è grave; non domanda nulla come sempre, in questi casi sa essere molto discreta. “Oggi sono riuscito a parlare con Perino”. “Come sta?”. “Non bene, i miliziani sono convinti che sia stato lui a uccidere e hanno cercato di farlo confessare”. “Santo cielo, ma non è giusto” esclama con voce indignata. “Sono riuscito ad avere un accordo con il commissario federale, io mi impegno a trovare il vero assassino e lui in cambio ordina ai suoi di lasciare in pace Perino”. “Bene, è già un passo avanti anche se piccolo”. “Unico problema è che devo indagare senza farmene accorgere, l’indagine è affidata ad uno dei loro uomini”. “Non è rischioso per te se dovessero scoprirti?”. “Lo è ma non posso fare in nessun altro modo, anche il questore mi ha dato l’ordine di indagare, non sarà facile ma devo tentare altrimenti per Perino è la fine”. Il telefono interrompe la chiacchierata con Maria, è mamma Gina che mi domanda di andare da lei. Domando cosa succede ma rimane evasiva, mi sollecita solo di andare immediatamente da lei. “Io esco Maria, mamma Gina ha bisogno di me ma non mi ha fatto sapere il motivo”. In pochi minuti sono nel suo locale. “Ciao Marco, scusami se non ho potuto dirti il motivo per cui ti ho chiamato, in sala c’è un tuo collega e lui che mi ha raccomandato di non dirti nulla”. Tirdi è seduto a un tavolo e capisco il motivo di questa discrezione. “Ciao Tirdi, ci sono novità?”. “Buona sera commissario, ho avuto paura che il suo telefono possa essere sotto intercettazione da parte dei miliziani”. “Hai fatto bene, hai notato se qualcuno ti seguiva?”. “Non ho visto nessuno e per venire qui ho fatto un largo giro. Ho qui le notizie che mi aveva chiesto”. Prendo i fogli, ci sono segnati i nomi dei componenti della famiglia di Garzena: la moglie Ludovica e il figlio Alberto. I parenti di lui abitano dalle parti di Asti, mentre quelli della moglie abitano in Toscana. La loro cerchia di amici è risicata ad una manciata di nomi: Ribotti Gino avvocato, Lezzi Carlo giudice del tribunale miliziano, Solaro e Scaglia Ermanno titolare di una ditta di scarpe. “Bel lavoro, ora dobbiamo andare a parlare con questi signori senza che Bonetti e i suoi uomini se ne accorgano”. “Credo che convocarli in ufficio non sia l’ideale”. “Infatti andremo noi da loro! Mi raccomando non rischiare, se noti qualcuno che ti segue o qualcosa di strano lascia perdere”. (Continua)
|


Inviato da: nomadi50
il 31/05/2026 alle 18:31
Inviato da: g1b9
il 31/05/2026 alle 16:03
Inviato da: paperino61to
il 31/05/2026 alle 12:41
Inviato da: g1b9
il 30/05/2026 alle 12:44
Inviato da: paperino61to
il 30/05/2026 alle 08:31