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Condanna a morte ( 4 capitolo )

Post n°3412 pubblicato il 30 Gennaio 2026 da paperino61to

Riassunto: Perino, collega e amico del commissario Berardi viene arrestato dai miliziani con l'accusa di omicidio. La vittima è l'avvocato Garzena e nome di spicco del partito fascista della città. Per ordine del prefetto al commissario è vietato indagare. Va a parlare con il commissario federale e domanda di fare cessare la violenza su Perino per estorcere una confessione che sarebbe falsa. Solaro accetta, e fa un patto con Berardi: indagare senza esporsi e riferire a lui ogni cosa che scopre. Le difficoltà sono enormi, ma grazie alla vedova di Garzena e ad una direttiva firmata dal Duce stesso, il commissario può finalmente prendere parte alle indagini in vista ufficiale.

 

“Dici che questo Riva è complice nell’omicidio? E’ un’accusa grave, devi stare attento”.

“Lo so e infatti lo tengo per me, credo piuttosto che copra l’assassino, escludo anche che sia il mandante, non rischierebbe la testa di sicuro. Riva mira ad arrivare a Roma, dalle voci che ho sentito dire”.

“In ogni caso fai attenzione, adesso però mi devi dire cosa ne pensi di questa torta. Mi ha dato la ricetta mamma Gina, sono andata a trovarla oggi pomeriggio”.

“A vederla sembra buona….e a mangiarla ancora di più, complimenti signora Berardi”.

L’istituto è in una traversa di via Roma, è un istituto privato dove solo famiglie ben agiate possono permettersi le rette per far studiare i figli. Il preside mi accoglie nel suo ufficio e prima ancora che apra bocca mi dice: “Ho detto tutto quello che sapevo ai suoi colleghi, cosa volete ancora sapere?”.

Rispondo che volevo solo rivolgerle alcune domande.

“Come ho detto non posso aggiungere altro, mi avete pure minacciato…”.

Capisco che non è la polizia ad essere andato a trovarlo.

“Noi signore, noi della polizia non minacciamo nessuno. Mi racconti come è andata per favore”.

“Erano in tre, si sono presentati come poliziotti. Uno solo parlava, poi mi hanno mostrato una fotografia di un uomo, pretendevano che lo riconoscessi”.

“Lei cosa ha risposto?”.

“Cosa vuole che dica? Non l’avevo mai visto in vita mia. Ma questi insistevano, insistevano e quando hanno capito che non lo conoscevo per davvero sono passati alle minacce”.

“Tipo?”.

“Che avrei potuto essere complice nell’omicidio di Garzena, che l’uomo in fotografia è mio amico, un pericoloso sovversivo e che avrei rischiato non solo la carriera ma anche di subire conseguenze ben peggiori”.

L’uomo si è seduto, è pallido in volto e mi guarda con aria assente ripetendo: “Cosa potevo fare? Ho avuto paura anche per la mia famiglia...cosa potevo fare?”.

“Quindi ha detto ciò che volevano sapere, che lei ha riconosciuto l’uomo della fotografia, che lo ha visto parlare con Garzena!”.

“Si e me ne vergogno, sono un vigliacco ma cosa potevo fare…”.

“Mi dica come mai ha avuto degli screzi con la vittima”.

“Riguardavano l’andamento scolastico del figlio, è bravo si impegna, ma secondo me il classico non è adatto a lui, io lo vedrei meglio allo scientifico. E’ molto bravo con la matematica e la scienza”.

“E il padre era contrario?”.

“Si! Il figlio voleva insegnare dopo avere preso il diploma. Sicuramente lo prenderà ma insegnare agli studenti è un’altra faccenda”.

“La ringrazio, arrivederci”. “Se...se dovessero ritornare quelle persone?”.

“Non ritorneranno, hanno ottenuto ciò che volevano, e mi creda, non erano miei colleghi”.

Non avevo dubbi che Perino è la vittima sacrificale, devo trovare il bando della matassa più in fretta che posso. Riferisco a Tirdi il colloquio con il preside.

“Prendi la lista con gli indirizzi, partiamo da Ribotti...forza muoviamoci che il tempo stringe”.

Ribotti ha uno studio di avvocati, si trova in via Lagrange non lontano da palazzo Bricherasio. E’ al primo piano e domandiamo alla segretaria di poter parlare con l’avvocato. Ci fa accomodare nella sala d’aspetto, le poltrone sono in pelle pregiata, in mezzo alla sala un piccolo acquario e appesi alle pareti diversi quadri di vari pittori.

“Prego signori, vi accompagno, l’avvocato può ricevervi”.

“Grazie per averci ricevuto signor Ribotti, sono il commissario Berardi e lui è il mio collega Tirdi”.

“Prego commissario sedetevi, immagino che siate venuti per l’omicidio del mio amico Garzena”.

“Esatto! Stiamo indagando e abbiamo un paio di domande da porle”.

L’avvocato con un gesto ci indica di proseguire.

“Sa se aveva nemici?”.

“Come tutti quelli del partito li hanno. Sa anche lei che molta gente contesta il Duce e di conseguenza chi lo sostiene”.

“Da quello che ho saputo il suo amico non frequentava molte persone”.

“Esatto, Livio era piuttosto solitario, diceva sempre pochi amici ma buoni”.

“Secondo lei uno di questi amici potrebbe aver deciso di ucciderlo?”.

Ribotti rimane interdetto a questo domanda.

“Non credo, lo escludo. Poi per quale motivo un suo amico decide di ucciderlo?”.

“Quindi rimane una persona al di fuori della sua cerchia, cosa può dirmi di chi detestava Garzena?”.

“Che dire commissario? Nel partito lo sa bene che ci sono diverse correnti, il mio amico non era ben visto da tutti, eppure la sua fedeltà non è mai stata messa in dubbio”.

“Allora perché questo astio verso di lui?”.

“Questione di potere immagino”.

“Riva?”.

L’uomo non dice nulla ma il suo silenzio è come un’affermazione.

“Secondo lei potrebbe essere il mandante?”.

“Ho riflettuto parecchio da quando ho saputo che Livio è stato ucciso e lo escludo Riva da come la vedo io è semplicemente un arrivista, questo senz’altro, ma non ha gli attributi per commissionare un omicidio soprattutto a una persona in vista come il mio amico”.

“Lei che idea si è fatto della persona arrestata?”.

“Ho saputo che è un suo collega e che lei è il suo superiore, sinceramente ho seri dubbi che sia stato lui. Quando uno uccide qualcuno scappa, non se ne sta lì fermo con la pistola in mano o sbaglio?”.

“Infatti, Perino non ha ucciso nessuno, si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Per i miliziani è il colpevole ideale”.

“La mia impressione è che non ci saranno ulteriori indagini, se è come sospetta, il suo collega è in seri guai commissario, molto seri”.

L’unica cosa certa è che Riva è ambizioso, ma su questo ne avevo già avuto sentore. Altra cosa emersa è che Garzena non era del tutto ben visto all’interno del partito, il campo dei sospettati si allarga a dismisura, ma ho come l’impressione che l’omicidio sia avvenuto per mano della cerchia della sua amicizia, non so se è il mio sesto senso o è semplicemente sensazione ma ne sono convinto. Tirdi è pensieroso non dice una parola nel tragitto che ci porta da Scaglia, titolare di una ditta di scarpe dalle parti del quadrilatero romano. Ci riceve nel suo ufficio, è piuttosto seccato nell’interrompere il lavoro che svolgeva.

“Spero sia una cosa breve commissario, ho per le mani un’importante accordo di lavoro”.

“Cercherò di essere breve, cosa può dirmi di Garzena?”.

“Povero amico mio, ucciso da quel maledetto...spero solo che lo impicchino”.

Tirdi ha un gesto di stizza che non passa inosservato, io evito di dire la mia, evidentemente Scaglia non sa che Perino è un nostro collega.

“Il suo amico aveva nemici?”.

“Non credo almeno non nel partito”.

“Era ben visto da tutti voi? Nessun acredine con qualcuno?”.

“Che io sappia no, lo escludo, dovreste cercare negli ambienti che sono contro il partito, scoprire il mandante visto che la mano che ha sparato è già in galera”.

“Veramente, sono i miliziani che lo hanno preso”.

“Poco importa, e ora se non vi dispiace ho da fare, arrivederci!”.

Qualcuno dall’alto mi ha trattenuto nel non prenderlo a male parole se non addirittura a sberle. Tirdi uscendo dalla ditta impreca continuamente.

“Hai ragione amico mio, ma saremmo passati dalla parte del torto vanificando la nostra indagine...guarda là chi sta entrando da Scaglia”.

“Ma è Bonetti, che ci va a fare?”.

“A metterlo in guardia del nostro arrivo”.

“Potremmo ritornare da lui”.

“A che scopo? Sarebbe peggio, non direbbe nulla di nulla. Cerca piuttosto di scoprire qualcosa su Scaglia”.

Torniamo in ufficio, il prefetto mi sta aspettando dal questore, è scuro in volto e piuttosto nervoso. (Continua)

 
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