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Condanna a morte ( 3 capitolo )
Post n°3411 pubblicato il 29 Gennaio 2026 da paperino61to
Riassunto: Al commissario Berardi viene comunicato che il suo collega Perino è stato arrestato per omicidio. La vittima è un noto avvocato nonchè esponente del partito fascista della città. Da subito capisce che Perino è stato incastrato da qualcuno che lo vuole vedere colpevole del delitto. Su ordine del prefetto è da Riva(comandante del fascio di Torino) gli viene ordinato di non indagare, l'indagine è affidata a Bonetti, un miliziano. Berardi va a parlare con Solaro(commissario federale e segretario provinciale del partito). Quest'ultimo dà l'assenso al commissario ad indagare ma non in via ufficiale. Questo rende complicato le indagini ma il commissario e Tirdi non si scoraggiano. “Un’ultima cosa, risali all’indirizzo di Garzena, andiamo a sentire la moglie e il figlio, poi domanda al tuo amico miliziano se la pistola con cui è stata uccisa la vittima ha le impronte di Perino”. Esco dal locale con il foglio in tasca dato da Tirdi, non sarà facile non farsi scoprire da Riva e Bonetti, ma devo tentare. Tirdi esce dal retro e passando dal cortile interno si ritrova due portoni più avanti. L’unica possibilità è farmi passare per un uomo di Bonetti, so di rischiare molto se non vengo creduto, dovesse capitare mi regolerò di conseguenza, ma tutti questi pensieri vengono spazzati via l’indomani mattina dall’ingresso di una donna nel mio ufficio. “Buongiorno signora, prego si accomodi”. La donna è sui trentacinque anni, capelli castani; porta un paio di occhiali, e indossa un vestito di colore beige; nel complesso è una donna attraente. “Mi dica cosa posso fare per lei?”. La risposta mi spiazza completamente. “Mi chiamo Ludovica Giani e sono la vedova di Livio Garzena!”. Tirdi sospende quello che sta facendo e mi guarda sorpreso. Non dico nulla, cerco di capire perché sia venuta da me. “Ho saputo che i miliziani hanno arrestato un suo uomo per l’omicidio di mio marito”. “Posso solo dirle che hanno arrestato un uomo, ma che sia l’assassino di suo marito lo escluderei totalmente”. Mi guarda dritto negli occhi:”Mio marito aveva molta stima di lei sa? Seguiva le sue indagini sul giornale, ne era affascinato nel capire come lei riuscisse a risolvere i casi più complessi e consegnare gli assassini alla giustizia. Quello che voglio da lei è che scopra chi ha ucciso Livio!”. “Signora, lo farei volentieri, ma ho un ordine ben preciso dal prefetto di non interferire con chi è autorizzato ad indagare sull’omicidio, è a lui che deve rivolgersi”. “Mio marito mi parlava di questo Bonetti, lo considerava un inetto ma molto ambizioso e di Riva non aveva nessuna stima, credo che sappia chi sia quest’ultimo”. “Si signora, conosco entrambe le persone”. “Perfetto, allora saprà che entrambi non faranno nessuna indagine e il suo uomo verrà condannato a morte per l’uccisione di mio marito. Io voglio giustizia, voglio vedere in faccia il vero assassino”. “Lo vorrei anche io ma come ho detto…” non finisco la frase, dalla borsa la signora estrae un foglio. “E’ un autorizzazione con tanto di firma dal Ministero di giustizia di Roma, la firma è del duce stesso. Lei commissario può indagare tranquillamente senza che Riva o Bonetti possano metterle i bastoni tra le ruote”. Rimango sorpreso, sapevo che Garzena fosse un pezzo grosso del partito, ma credevo solo a livello locale. “Questo cambia tutto direi, ma Riva in qualche maniera dovrà fare indagini cercando di salvare le apparenze non trova?” “Come ho detto non faranno nulla in merito, per questo mi sono rivolto a lei”. “Le dovrò fare delle domande signora Giani”. “Nessun problema, mi chieda pure quello che vuole e le risponderò con sincerità. Immagino voglia sapere della nostra cerchia di amicizie”. “Si signora”. I nomi corrispondono a quelli che mi ha consegnato Tirdi, mancava un certo Alfredo Torrisi titolare di un oreficeria, una delle più note in città. “Cosa sa dirmi di queste persone?”. La donna si accende una sigaretta, poi risponde che sono tutte persone a modo, che avevano rispetto per il marito. “Capisco, suo marito ha mai avuto degli screzi o scambi di vedute piuttosto accesi con uno di queste persone? O con qualcuno all’interno del partito?”. “Alcune discussioni ci sono state specialmente con l’avvocato Ribotti, ma nulla che non si aggiustasse con un bicchiere di buon vino”. “Su cosa vertevano queste discussioni?”. “Sul futuro del nostro paese e sull’essere entrato in guerra. Secondo Ribotti era stata una scelta scellerata”. “Suo figlio Alberto cosa ne pensa dell’omicidio di suo padre? E chi frequenta?”. “E’ distrutto, per lui Livio era un mito, un padre sempre presente e amorevole. Frequenta il quarto anno di liceo classico, è uno dei migliori della sua classe, vorrebbe insegnare latino e greco”. “Ha degli amici?”. “Solo un paio, è piuttosto timido e riservato, gli piace stare da solo o in compagnia dei suoi libri”. “Vorrei parlargli se fosse possibile?”. "Venga oggi pomeriggio dopo le cinque, mio figlio risponderà alle sue domande”. Faccio ancora un paio di domande poi la donna si congeda ed esce dalla questura. Io con il foglio consegnatomi vado dal questore. Il suo volto è sorridente nel leggere l’autorizzazione a indagare. “Benissimo Berardi, ora ho la certezza che Perino non rischierà nulla, mi tenga informato sul proseguo delle indagini”. Tornato in ufficio vedo Tirdi che ride di buon gusto. “Mi scusi commissario se rido, e spero mi perdoni ma ha chiamato il Prefetto”. “Cosa ha detto?”. “Cosa non ha detto glielo lascio immaginare, ad un certo punto balbettava ed ha iniziato a tossire, ho pensato che si stava strozzando dalla bile che aveva”. Immagino la scena e capisco perché il collega ride. Nel pomeriggio mi reco all’abitazione della vedova di Garzena, è una villa a Cavoretto sulla collina torinese. La domestica mi fa accomodare in sala. La madre accompagna il figlio Alberto e me lo presenta. Sembra un ragazzo fragile, sguardo fisso a terra, quasi fosse impaurito. “Alberto, sono il commissario Berardi non avere paura non è il caso, credimi”. La madre lo abbraccia e lo invita a rispondere alle mie domande. “So che vai al liceo classico”. “Si è un liceo privato, voglio diventare professore di latino e greco”. “Ti fa onore giovane così sapere cosa vuoi fare del tuo futuro. Hai amici immagino”. “Un paio, ma preferisco l’amicizia dei miei libri. Non ho una ragazza se vuole saperlo”. “Questi amici hanno mai parlato con i loro compagni di tuo papà?”. “Non lo so, non in mia presenza, alle spalle potrebbe darsi”. “Hai avuto sentore di sentire dell’astio dai tuoi compagni di classe o dell’istituto?”. “No, come ho detto io mi facevo gli affari miei. Una volta solo ho sentito il preside lamentarsi con mio padre ma non ho idea per cosa, quel giorno era venuto lui a prendermi”. Non ho ricavato granché dalla chiacchierata con il ragazzo, domani in mattinata vado dal preside dell’istituto. Arrivo a casa e sento un profumino arrivare da dietro la porta, è arrosto al barolo. Maria sa come prendermi: “Ho un appetito!” esclamo. “Ne sono contenta Marco, quindi deduco che il tuo umore è migliorato rispetto a ieri”. “Si! Ho l’autorizzazione di indagare su Garzena”. Mi guarda stupita e domanda come sia possibile. “Merito della moglie, il marito era un pezzo grosso del partito e lei ha smosso sicuramente Farinacci e altre alte personalità compreso il Duce”. “Accipicchia, meglio per te così Perino ha buone possibilità di salvarsi e uscire dalla galera”. “Credo che sia un’indagine non facile, ho come l’impressione che non si voglia scoprire il motivo dell’omicidio”. “Ti rivolgi a...come si chiama, scusami non mi ricordo il nome”. “Riva, esatto, per loro Perino è colpevole, non interessa il motivo presunto né se conosceva la vittima, dicono di averlo trovato con la pistola in mano. Indiziato ideale, è questo mi fa pensare che fa molto comodo a qualcuno”. (Continua)
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il 30/05/2026 alle 08:31
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