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La bestia( capitolo 3)

Post n°3452 pubblicato il 05 Maggio 2026 da paperino61to

Ma era anche tutto molto selvaggio, una natura non ancora contaminata dall’uomo, Forse in un futuro prossimo tutto questo sarebbe scomparso, ma per il momento quello spettacolo era veramente splendido. “Ma da queste parti piove sempre?” domandò Sam all’amico. Non vi era riparo, l’unico era il bosco alle loro spalle, ma sapevano che la bestia si trovava in quel luogo “A un paio di miglia da qui, c’è la capanna di Gylson, potremmo arrivare fin là, il problema è dato dal torrente che vi scorre, se non ha la piena siamo a cavallo”. “D’accordo Ted andiamoci”. Ripresero a camminare più veloce, il temporale si era trasformato in un autentico uragano cancellando la bellezza del paesaggio. Dopo un ora buona di camminata gli uomini arrivano in vista della capanna. “Non è certo una reggia ma almeno staremo all’asciutto”. Le sponde del torrente erano fangose e scivolose dalla pioggia,a fatica scesero per cercare poi di risalire dalla parte opposta. Un po' più a monte una piccola diga si era riempita di acqua e pian piano stava straripando, iniziando a riempire il torrente. Questa diga negli anni addietro serviva ai montanari della valle, ma oramai più nessuno viveva in questa zona. La diga franò rovesciando l’acqua che l’aveva riempita nel torrente innalzando il livello dell’acqua. Un fragore assordante fece capire ai due uomini che era meglio sbrigarsi ad uscire da lì. “Sam, alza le chiappe, dammi la mano. Fai attenzione dove metti i piedi” . Ma l’amico era in difficoltà, non era più giovane e la sua agilità si era persa nel tempo. Ted urlò ancora più forte, di togliersi lo zaino dalle spalle ma la sua voce era coperta dai tuoni e dal rombo incensante dell’acqua. “Non c’è la faccio, santo Iddio, non riesco a muovermi...aiutami Ted!!”. I suoi sforzi erano diventanti frenetici e scoordinati tra loro. La paura si era impossessata dell’ex veterano, la violenza dell’acqua stava arrivando e l’avrebbe trascinato via. Ted si guardò intorno in cerca di un appiglio da porgere al compagno, ma non trovò nulla. Sam continuava ad invocare aiuto, sentiva che sarebbe morto. Un’ondata lo travolse come se fosse un fuscello. La violenza dell’acqua portava via tutto ciò che incontrava. L’uomo cercò disperatamente di nuotare verso un grosso albero che galleggiava vicino alla sponda, ma la corrente lo trascinò lontano da quella seppur flebile speranza di salvarsi. Più volte fu sommerso dall’acqua, il torrente era oramai ingrossato a dismisura e altrettante volte emerse, agitava le braccia finché smise di farlo. Sam scomparve del tutto per non riemergere più. Il corpo dell’amico fu ritrovato alla foce con il fiume Maryland due settimane più tardi. Ted rimase inebetito, piangeva come un bambino. Era rimasto solo, tutti gli altri erano morti, lentamente si avviò verso il capanno, vi entrò e si accovacciò in un angolo. La stanchezza lo avvolse fino a farlo addormentare. Un rumore destò Ted dal sonno, cercò il fucile, gli ci volle qualche minuto per rendersi contro di dove si trovasse. Lentamente uscì dal capanno, i nervi erano tesi, la paura di trovarsi di fronte alla bestia non l’aveva abbandonato. La cosa positiva era che una parvenza di sole era tornato a splendere nel cielo. Si guardò intorno, la visione di ciò che vedeva era spettrale, la piena riversatasi nel torrente aveva spazzato via i margini e non solo quelli. S’incamminò cercando di pensare a cosa avrebbe fatto al ritorno in città, pensò a sua moglie, a quanto l’amava. Cercò di cancellare dalla mente la tragedia che ha accompagnato fin dall’inizio la battuta di caccia. Sicuramente al lavoro avranno notato la sua assenza, e la stessa cosa l’avrà fatta sua moglie. “Entrambi chiameranno lo sceriffo, sicuramente sarà così, e lui attiverà i soccorsi”. Pensava ad alta voce, mentre si guardava intorno per vedere se scorgeva il puma. La bestia però non si faceva vedere, da diverse ore si aggirava da quelle parti, aveva fame. Notò l’uomo, sapeva che era il cacciatore che lo voleva uccidere. Rimase guardingo, era da solo, dov’era l’altro uomo si domandò. Che stessero preparando una trappola?. Dopo qualche minuto capì che non era così, l’uomo era veramente solo. Si fermò e ruggì , nei suoi occhi si intravedeva l’odio. Ted si voltò, il ruggito gli aveva gelato il sangue, prese il fucile e sparò. Scaricò l’intero caricatore senza riuscire a colpirla, la mano gli tremava troppo, imprecò, ora completamente in balia del puma, lasciò cadere a terra lo zaino e fucile ed iniziò a correre. Sentiva il cuore scoppiargli dentro, ma non poteva fermarsi. La pianura era davanti a lui, ma non solo, al di là avrebbe trovato la statale che l’attraversava e sicuramente qualcuno con l’auto o camion si sarebbe fermato a soccorrerlo. “Se la fortuna mi assiste c’è la farò a salvarmi”. Mentre esclamava queste parole ad alta voce, poggiò male il piede facendolo cadere. Un’imprecazione gli uscì dalla bocca. A fatica si rialzò, la caviglia gli faceva male. La belva era dietro di lui, lo seguiva senza fretta. Capì che l’uomo non era in grado di correre, lo vedeva zoppicare, ancora una volta ruggì. Ted riprese a camminare, ad ogni passo sentiva una fitta alla caviglia, il dolore era forte, ma la voglia di vivere ancora di più. Sapeva che se si fermava per lui era finita, si voltò e vide che la bestia continuava a seguirlo seppur a debita distanza, non l’avrebbe lasciato andare via vivo. Doveva a tutti i costi superare l’ultimo scoglio, poi si sarebbe trovato sulla statale. Quella era la sua unica speranza. Il cielo era diventato di nuovo scuro ed iniziò a piovere. Percorse l’ultimo tratto strisciando il piede per terra, la caviglia era sempre più gonfia, il respiro affannoso. Non contò il tempo che impiegò ad arrivare a destinazione, le nuvole avevano di fatto sparire quella parvenza di sole. La pioggia riprese a cader Superò l’ultimo miglio tra urla di dolore e pianti, ma finalmente arrivò alla statale. Si lasciò scivolare vicino alla barriera stradale, era esausto, la pioggia aumentava di intensità, da parecchio tempo non mangiava, sognava una tazza di caffè bollente, una bella doccia di acqua calda e poi...dormire, una bella dormita. La belva ricomparve un centinaio di metri più avanti, vedeva l’uomo seduto a terra, poteva colpire se solo avesse voluto, ma aspettava il momento più congeniale a lei. Ted si addormentò vinto dalla stanchezza. Un rombo di motore lo svegliò. Una corriera stava percorrendo quella statale. Gli occupanti della corriera in prevalenza uomini discutevano animosamente di sport, stavano arrivando da una partita di baseball. Qualcuno di loro guardava fuori dai finestrini, cercava di osservare il panorama nonostante la fitta pioggia. “Attento alla curva giovanotto” esclamò la signora Mills rivolta all’autista della corriera. Erano anni che faceva quel tratto di strada ma la donna non si era ancora abituata. Il conducente accelerò e le ruote slittarono sull’asfalto bagnato. “Cristo santo, Red che stai combinando? Non sei più capace a guidare?”domandò un passeggero piuttosto preoccupato. La bestia si acquattò, il momento atteso era arrivato. “Red, guarda là!” l’uomo indicò con il dito una sagoma scura al bordo della strada. L’autista rispose che non gli importava un fico secco di cosa fosse, era già in ritardo sulla tabella di marcia e questo voleva dire sorbirsi la paternale del capo. La corriera arrivò a poco distanza dalla bestia quando questa scattò con un balzo poderoso, la donna dietro all’autista urlò vedendo quella orribile cosa appesa al parabrezza. Il conducente rimase incredulo, abbandonando il volante del mezzo, la corriera iniziò a sbandare. Toccò il freno ma peggiorò solo la situazione. Il puma sembrava incollato al parabrezza, in qualche maniera era una classica scena da cartone animato, ma non lo era. Ted si rimise in piedi a fatica, si stava sbracciando, ma solo all’ultimo capì che la corriera stava sbandando e che lo avrebbe preso in pieno. Il mezzo lo investì in pieno violentemente scaraventandolo un centinaio di metri più avanti. Il sangue macchiò il parabrezza, la corriera continuò la sua folle corsa ancora per qualche centinaio di metri, per poi finire nel fossato che costeggiava la strada. Gli occupanti uscirono lentamente, indolenziti e tremanti di paura, nessuno di loro era ferito gravemente. L’autista assieme a due passeggeri cercarono la causa di ciò che era successo. In lontananza scorsero una sagoma simile a quella di un gatto, ma molto più grosso. La bestia si voltò e ruggì così forte che coprì il rombo del tuono. I tre uomini scapparono di corsa, nessuno di loro accennò agli altri cosa avessero visto o sentito. I soccorsi arrivarono alle prime luci dell’alba, la polizia di contea stilò il verbale concludendo che si era trattato di un incidente stradale causato dalla pioggia. Nessuno dei tre uomini e la donna non dissero nulla su cosa realmente videro, non gli avrebbero creduto. L'autoambulanza ripartì per la città mentre in lontananza la bestia li stava osservando. Un sorriso comparve sul suo muso, ora nessuno l’avrebbe più infastidita. Si allontanò scomparendo, nella boscaglia poco distante. Intanto la pioggia riprese a cadere, era proprio un brutto novembre.

                                            Fine

 
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