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Creato da paperino61to il 15/11/2008

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Al di lą di ogni sospetto (15 capitolo)

Post n°2818 pubblicato il 24 Settembre 2021 da paperino61to

 

 

Riassunto: Le indagini sulle morti dei due agenti segreti hanno portato ad individuare nel maggiore Carasso, ufficiale della caserma Amione il complice di Salza, titolare dell’omonima ditta. Berardi grazie anche alla soffiata fatta dalla segretaria di quest’ultimo, viene a sapere che vi sono fatture gonfiate e materiale pagato ma mai spedito all’esercito. La segretaria dopo il colloquio viene minacciata e fatta rapire da Salza. Il Commissario grazie a Maria riesce a sapere dove hanno portato la donna: al lago di Viverone nella Pensione Lago. I due partano per quella destinazione e sotto falso nome prendono una camera alla Pensione Lago dove la donna è sequestrata, con lei vi sono due uomini che non la perdono di vista se non per pochi attimi nella giornata. Berardi avvisa Tirdi di tenersi pronto. Maria nel frattempo riesce ad avvisare la Terazzi che presto verrà liberata senza fare il nome del commissario. Quest’ultimo ha trovato un modo per allentare la sorveglianza della donna: fare amicizia giocando a carte con i sequestratori. Inoltre ha chiesto la collaborazione del garzone della locanda senza però fornire le vere generalità. Gli uomini di Berardi arrivano a destinazione e il commissario espone il suo piano e quando rientra alla locanda cerca di allettare i sorveglianti della Terazzi a giocare a carte con in palio dei soldi. I due abboccano, mentre il garzone dice di avere riconosciuto Berardi e immagina il motivo perché si trova in quel posto. I due vengono sorpresi e arrestati dagli uomini di Berardi, mentre il garzone indica a loro dove si trova il proprietario del locale, lo aveva narcotizzato e legato, inoltre fa notare le casse scaricate in piena notte, hanno tutte lo stemma del regio esercito e contengono armi.

 

 

 

 

                                 

 

“Buongiorno dottor Salza, le vorrei presentare una persona che lei certamente conosce bene…entri pure signorina!”.

Il volto di Salza denota tutto il suo stupore nel vederla, cerca di parlare ma non vi riesce.

“Come vede è tornata dalla vacanza…forzata, possiamo dire così? Il gioco è finito Salza, ho con me il mandato per arrestarla. Mettetegli le manette e portatelo in questura”.

Domando alla Terazzi, dove si trovano le fotocopie che denunciano la truffa perpetrata da Salza e dal maggiore.

“Si trovano nell’unico posto dove il direttore non si sarebbe mai aspettato di trovarle. Non avevo molto tempo a disposizione per nasconderle e sapevo che le avrebbe fatte cercare a casa mia o nel mio ufficio”.

La donna va verso uno scaffale, preleva un dossier e lo sfoglia, dopo pochi secondi tira fuori le fotocopie che cercavo.

“Complimenti signorina, ottima idea. Nascoste nel posto dove il suo direttore non avrebbe mai sospettato…lo sa che sarebbe un’ottima agente, non ha mai pensato di fare domanda in polizia?”.

L’interrogatorio di Salza non dura molto, messo di fronte alle prove decide di parlare e ammette la colpevolezza. Fa i nomi dei componenti della banda tranne quello del misterioso capo.

“Di lui non so nulla, non l’ho mai visto, gli ordini arrivavano tramite il maggiore…ma credo che anche lui non lo conosca”.

Il passo successivo è chiamare il Ministro del Regio Esercito, Pietro Gazzera. Vengo messo in attesa e dopo diversi minuti espongo il motivo della mia telefonata senza tralasciare nulla compreso il cognome del maggiore indagato nell’indagine.

“Commissario, so quanto il Duce e Farinacci la stimano, non sarò io ad oppormi all’arresto del maggiore Carasso, mi auguro però che abbia prove sufficienti e schiaccianti per farlo. Mi faccia sapere l’evolversi, manderò subito una comunicazione alla caserma per far sì che provvedano a farla passare con i suoi uomini”.

“Tirdi fai preparare le macchine che andiamo a prendere il nostro amico in caserma. Non vorrei che l’uccellino prenda il volo”.

Il piantone di guardia sembra riluttante nel farci entrare, domanda al suo superiore, il quale evidentemente ha già ricevuto l’ordine da Roma.

 

Entrati nel cortile ci viene incontro il colonello della caserma, spiego a lui il motivo della mia venuta con tanto di agenti al seguito. Risponde che era stato già avvertito della nostra venuta.

Dal suo volto non traspare nulla, sembra una statua, ci fa accompagnare da un soldato nell’ufficio di Carasso. Il maggiore non si volta manco a guardare chi sia entrato, è intento a mettere delle robe in un borsone: “Non ho tempo adesso, tornate dopo!”.

“Maggiore Carasso, se vuole finire quello che sta facendo nessun problema da parte mia, ma lo dovrà fare in questura, lei è in arresto!”.

L’uomo si volta sorpreso: “Arresto? Lei vaneggia giovanotto! Innanzitutto lei chi è?”.

“Venga maggiore, vedrà che in questura si troverà in ottima compagnia. Spero che non voglia farmi intraprendere atti di forza nei suoi confronti, sarebbe piuttosto antipatico”.

Nel frattempo sul piazzale interno della caserma si sono radunati diversi soldati e ufficiali, ma nessuno di loro ci impedisce di uscire dalla caserma con l’arrestato.

In questura vengo avvisato che da Roma arriveranno un paio di persone per interrogare Carasso.

“Caro maggiore, mi sa che lei è nei guai, e questi guai si chiamano alto tradimento con annessa fucilazione”.

“Io non ho fatto nulla, lei si sta inventando tutto, sono solo menzogne per screditarmi!”.

“Peccato che la pensi così, avrei potuto intercedere per lei, ma se preferisce rischiare la pena di morte faccia lei…Tirdi, fallo portare alla Nuove, la troverà i suoi amici…mettilo in cella con Salza. A proposito lei lo sa che il suo amico è stato molto loquace?”.

L’ufficiale mi guarda con evidente odio, non sa se credermi oppure no. Lo avverto anche che arriveranno delle persone dal ministero per interrogarlo.

Il silenzio perdura per alcuni minuti, poi esclama: “Se parlo, cosa guadagno in cambio? La mia carriera militare è finita!”.

“Come le ho detto vedrò di mettere una buona parola perché la pena che le verrà inflitta dal suo tribunale non sia la fucilazione”.

“Voglio fidarmi di lei…prenda penna e foglio, racconterò tutto!”.

Dopo un paio di ore ho il quadro completo dell’indagine.

Chiamo Tirdi perché vada ad arrestare la moglie di Carasso, la misteriosa signora che era uscita dalla pensione di Via Amedeo II. Poi vado a riferire al questore e nel suo ufficio trovo Riboni, l’ex colonello, l’amico del mio superiore.

“Buongiorno commissario, passavo da queste parti ed ho fatto un salto per fare quattro chiacchere con il suo capo. Come vanno le indagini?”.

“Venivo apposta a riferirle al signor questore!”,

Finisco il mio rapporto con la domanda: “Chi è il misterioso capo dell’organizzazione?”.

“Lei chi pensa possa essere?” mi domanda il questore.

“Non ho idea, sicuramente qualcuno che sa muoversi nell’ambito dell’esercito, che ne conosce il meccanismo”.

“Un militare quindi?”.

“Probabile!”.

“Assurdo, totalmente assurdo!” la voce seccata è quella di Riboni, poi continua dicendo: “Da ex ufficiale non posso pensare che vi sia qualcuno dei nostri implicati in questa vergognosa truffa…tranne ovviamente Carasso…no signori, siete fuori strada”.

“Perché è così sicuro che non sia un militare o qualcuno appartenente a questo corpo?”.

“Perché il Regio Esercito è una cosa sacra per noi militari. Se si indossa la divisa, la si indossa per tutta la vita! Con onore e lealtà!”.

Capisco che è meglio non insistere ed esco dall’ufficio del questore, nel corridoio incrocio Tirdi che è in compagnia della moglie di Carossa, una donna molto affascinante con i capelli rossi sciolti sulle spalle, occhi di colore verdi e due fossette sulle guance.

 

 “Prego signora si accomodi, come ben saprà suo marito è stato arrestato…”.

La donna rimane interdetta, evidentemente non era stata ancora avvertita dell’accaduto.

“Luca? Arrestato? Esigo di sapere il motivo dell’arresto”.

“Il motivo è lo stesso che vale per lei, truffa al Regio Esercito, contrabbando di armi…e due omicidi, quello di Priero Giacomo o se preferisce chiamarlo Luciano Feriolo e di Felice Sibona, entrambi agenti del servizio segreto militare”.

Il suo volto diventa pallido e alcune lacrime iniziano a scendere.

(Continua)

 

 

 

 
 
 

Al di lą di ogni sospetto (14 capitolo)

Post n°2817 pubblicato il 23 Settembre 2021 da paperino61to

Riassunto: Le indagini sulle morti dei due agenti segreti hanno portato ad individuare il maggiore Carasso, ufficiale della caserma Amione. Sicuramente, quest’ultimo ha come complice il titolare della ditta Salza. Berardi grazie anche alla soffiata fatta dalla segretaria di quest’ultimo, viene a sapere che vi sono fatture gonfiate e materiale pagato ma mai spedito all’esercito. La segretaria dopo il colloquio viene minacciata e fatta rapire da Salza. Il Commissario grazie a Maria riesce a capire cosa volessero dire i segni ritrovati sulla cartolina raffigurante il lago di Viverone. La Terazzi aveva fatto in modo di avvisare Berardi dove avrebbe potuto trovarla. I due partano per quella destinazione e sotto falso nome prendono una camera alla Pensione Lago dove la donna è sequestrata, con lei vi sono due uomini che non perdono di vista se non per pochi attimi nella giornata. Berardi avvisa Tirdi di tenersi pronto. Maria nel frattempo riesce ad avvisare la Terazzi che presto verrà liberata senza fare il nome del commissario. Quest’ultimo ha trovato un modo per allentare la sorveglianza della donna: giocare a carte con i sequestratori. Inoltre ha chiesto la collaborazione del garzone della locanda senza però fornire le vere generalità. Gli uomini di Berardi arrivano a destinazione e il commissario espone il suo piano e quando rientra alla locanda cerca di allettare i sorveglianti della Terazzi a giocare a carte con in palio dei soldi. I due abboccano, mentre il garzone dice di avere riconosciuto Berardi e immagina il motivo perché si trova in quel posto.

 

 

                          

 

“Perché ho un conto da regolare con il padrone. Tempo addietro mi ha fatto picchiare da due uomini, uno di questi è quello con la barba che ha visto anche lei”.

“Come mai ti hanno picchiato?” domando incuriosito.

“Dovevo portare della merce di contrabbando al paese qui vicino, non volevo essere coinvolto”.

“Che roba era? L’hai vista?”.

“No, però ho sentito il padrone e questi uomini parlare. Dicevano che era rischioso se la portavano loro, meglio uno del posto perché così la polizia non l’avrebbero fermato di certo. Il padrone ci pensò un attimo poi fece il mio nome e mi chiamò. Io feci il finto tonto ma loro se ne accorsero, così prima mi minacciarono poi passarono alle botte. Dovetti accettare, ma dentro di me giurai che gliela avrei fatta pagare”.

“Bene ragazzo il momento è arrivato. Io stasera giocherò a carte con quei due presenti ora nella pensione A un mio segnale o frase concordata, andrai nel retro e chiamerai i miei colleghi, poi, entrati loro, richiudi la porta e vai nella tua camera e ti chiudi dentro hai capito? E’ gente pericolosa quella!”.

La tensione man mano che passano le ore stava salendo, a cena mangiai poco, anche Maria era nervosa, teme per la mia incolumità. Dopo cena saliamo in camera: “Chiudi a chiave e apri solo al ragazzo se dovesse bussarti, ma solo a lui, non temere andrà tutto bene”.

I due uomini scendono nella sala verso le dieci e mezza di sera, parlano sottovoce. I loro occhi scrutano in giro in cerca di qualcosa o di qualcuno.

“Ha visto il padrone della pensione? Vorremmo saldare il conto, domani mattina preso partiamo” mi domanda uno di loro.

Rispondo di no, che non l’ho visto.

“Pazienza, se a lei sta bene possiamo iniziare a giocare che ne dice?”.

“Volentieri, ecco qua i miei soldi!”.

“Con i soldi si gioca a poker, spero che lo conosca” mi domanda uno dei due.

“Si! Lo conosco”.

Un’ora dopo faccio un cenno al ragazzo, chiedo di portare del brandy.

Capisce che quello è il segnale, un paio di minuti dopo, porta la bottiglia con i bicchieri.

“Se non avete più bisogno di me vado a dormire…”.

Uno dei due uomini gli domanda dove è il padrone, ma anche il ragazzo risponde che non l’ha visto da ore, da quando ha accompagnato il prete al paese vicino.

Dal suo volto noto che è piuttosto seccato.

“Si sarà fermato a passare la notte da qualche parte…” ammicco un sorriso malizioso.

“Può essere, allora che fa, rilancia?”.

“Senz’altro, rilancio e metto sul piatto anche queste...” tiro fuori dalla tasca un paio di manette.

Gli uomini sono sbalorditi, uno dei due tenta di mettere mano nella tasca, ma viene subito fermato da Tirdi e dagli altri colleghi giunti nel frattempo.

“Frambelli, lascia perdere, non ti conviene è finita per te! Andrai a far compagnia a tuo fratello”.

L’uomo mi ingiuria e minaccia di farmela pagare, con la solita frase: “Ho amici importanti!”.

“Lo so e vedrai che a breve ti faranno compagnia!”.

“Presto Tirdi vieni con me… a proposito ottimo tempismo, ci sto rimettendo le mutande in questo gioco”.

Busso alla camera di Maria, lei mi apre e capisce vedendo Tirdi che è tutto finito.

“Andiamo dalla ragazza ora”.

“Signorina Terazzi, sono il commissario Berardi, lei è libera”.

La porta si apre e il volto di lei passa dall’incredulità alla gioia, abbraccia me e Tirdi, e a Maria regala un bacio sulla guancia.

“Grazie…grazie…a tutti voi…mi avete liberata da un incubo…ma come stanno i miei genitori? E’ vero che sono liberi anche loro?”.

“Si, stia tranquilla sono liberi e protetti dai miei agenti. Ora si rilassi, domani mattina torniamo a Torino e mi dirà tutto quello che sa”.

“Ma Salza? Se lo venisse a sapere, la mia vita…”.

“Non si preoccupi, ora pensi a lei, deve riposarsi”.

A una domanda non trovo risposta: dov’è finito il padrone della pensione?

Vedo salire dalle scale il ragazzo sorridente, domanda se è tutto finito, rispondo di sì, tranne la scomparsa del padrone.

“Per quello non si preoccupi, ci ho pensato io…”.

“Mica l’avrai…?”.

“Commissario, non scherzi, sono una persona onesta, venga con me andiamo in cantina”.

Io e Tirdi lo seguiamo, dietro a una botte, vediamo un corpo legato e imbavagliato, è il titolare della pensione.

“Ma come hai fatto? “ domando al ragazzo.

“Facile, un po’ di sonnifero nella caraffa del vino e il gioco è fatto” esclama mettendosi a ridere.

“Bravo ragazzo, sei sveglio e meriti una ricompensa, merito tuo se siamo riusciti ad arrestare i rapitori della ragazza e sventare questa banda di contrabbandieri”.

“Non ho ancora finito, venga qui commissario, vede quelle casse, le hanno portate quei due che avete arrestato, non so cosa contengano ma credo nulla di legale, visto che ho dovuto scaricarle di notte notte e non di giorno”.

Tirdi apre le casse, alcune contengono sigarette, le altre casse hanno uno stemma a fianco, è quello del Regio Esercito, contengono pezzi di fucili e mitragliatori.

“Con queste prove la banda si prenderà un bel po’ di anni, e il nostro caro maggiore se si salverà dalla fucilazione sarà un miracolo”.

Il giorno dopo partiamo per Torino, la ragazza riabbraccia i genitori mentre gli arrestati vengono portati in carcere. Mi reco dal questore a fare rapporto.

“Bravo Berardi e ora cosa intende fare? Firmo immediatamente l’ordine di cattura per Salza e il Carasso”.

“Perfetto, se ci sbrighiamo i pesci saranno presi nella rete, quello che però non so ancora chi sia il loro capo”.

“Lei crede che i due farabutti siano agli ordini di una misteriosa persona?”.

“Credo di sì, l’uomo che ha confessato non aveva motivo di mentire. C’è qualcuno che muove i fili, che sa come muoversi nell’ambito dell’esercito e propendo che abbia amicizie in alto loco”.

“Addirittura? Non le sembra di esagerare commissario?”.

“Lo spero signor questore, sarebbe un sollievo sapere che nei vertici militari non vi siano mele marce”.

Nel primo pomeriggio con degli agenti e con la signorina Terazzi mi reco nella ditta dove lavora. I dipendenti sono stupiti nella vederla e la salutano con affetto. Mi reco da Salza e lo trovo nel suo ufficio, domanda bruscamente cosa voglio ancora da lui.

(Continua)

.

 

 

 

 

 
 
 

Al di lą di ogni sospetto (13 capitolo)

Post n°2816 pubblicato il 22 Settembre 2021 da paperino61to

 

 

 

Riassunto: Le indagini sulle morti dei due agenti segreti hanno portato ad individuare il maggiore Carasso, ufficiale della caserma Amione. Sicuramente, quest’ultimo ha come complice il titolare della ditta Salza. Berardi grazie anche alla soffiata fatta dalla segretaria di quest’ultimo, viene a sapere che vi sono fatture gonfiate e materiale pagato ma mai spedito all’esercito. La segretaria dopo il colloquio viene minacciata e fatta rapire da Salza. Il Commissario grazie a Maria riesce a capire cosa volessero dire i segni ritrovati sulla cartolina raffigurante il lago di Viverone. La Terazzi aveva fatto in modo di avvisare Berardi dove avrebbe potuto trovarla. I due partano per quella destinazione e sotto falso nome prendono una camera alla Pensione Lago dove la donna è sequestrata, con lei vi sono due uomini che non perdono di vista se non per pochi attimi nella giornata. Berardi avvisa Tirdi di tenersi pronto. Maria nel frattempo riesce ad avvisare la Terazzi che presto verrà liberata senza fare il nome del commissario. Quest’ultimo ha trovato un modo per allentare la sorveglianza della donna: giocare a carte con i sequestratori. Inoltre ha chiesto la collaborazione del garzone della locanda senza però dare le vere generalità.

 

                  

 

La giornata sembra non passare più, io e Maria siamo andati al pontile dove una sola barca è rimasta attraccata. Maria mi guarda e immagina il mio pensiero in quel momento.

“Se la usassero per scappare prima che venga sera?”.

“Ci ho pensato, ma non credo, ho visto che nello spiazzo vicino al maneggio ci sono due auto. Una ha la targa straniera, l’altra è targata Torino, sicuramente è quella dei nostri amici”.

“E il prete?”.

“Hai mai visto un prete guidare? Non credo che sia la sua, posso domandare al ragazzo o direttamente a lui…eccolo che esce”.

Mi avvicino al prelato e domando con una scusa se le auto parcheggiate si possono affittare, mi risponde di no, sono di alcuni clienti, e lui per andare in paese, si fa accompagnare dal proprietario della pensione. Lo ringrazio e gli auguro buona giornata.

“Come immaginavo, non è venuto in auto”.

Nel pomeriggio sento la moglie la Tirdi, mi dice che il marito è partito e con lui ci sono cinque uomini. Perfetto, calcolo che ci vorranno un paio di ore per arrivare, mi farò trovare all’inizio della strada che porta alla locanda.

Verso le sei mi avvio lasciando Maria in camera, il ragazzo mi saluta gli domando se posso parlargli, mi risponde di sì.

“Se sei sempre dell’idea di farmi quel favore questo è il momento, io sto uscendo, tu apri la porta del retro e lasciala accostata”.

Non domanda nulla come suo solito, si avvia sul retro, quando torna riprende il lavoro che stava svolgendo.

Arrivato all’inizio della strada, prendo posizione dietro a degli alberi, non vorrei mai che qualcuno degli ospiti o il proprietario stesso mi vedessero.

Passano tre quarti d’ora prima che in lontananza sento il rombo di un motore. Spero sia Tirdi.

Le auto si fermano, uno degli occupanti scende e riconosco Biridelli.

“Ciao Biridelli, era ora che arrivaste a momenti mi trasformavo in un albero”.

“Commissario, piacere di rivederla”.

Spiego ai colleghi il mio piano: “Confido che i due uomini anche stasera scendano in sala a bersi qualcosa, ieri sera ho giocato a carte con loro, mentre Maria è andata dalla ragazza a rincuorarla che presto la sua prigionia sarà finita”.

Tirdi mi guarda sorpreso, non pensava ci fosse anche Maria.

“Un paio di voi stiano qui, quando cala la notte mettete le vostre auto di traverso in modo da bloccare la strada. Non credo che cercheranno di scappare dalla pensione se tutto va come deve, ma meglio essere prudenti. Gli altri mi seguano per quel sentiero che porta al retro della locanda, la porta è solo accostata. Io vi farò sapere quando è il momento di intervenire, fino ad allora state nascosti tra gli alberi”.

“Commissario se gli uomini con la ragazza decidono di andare via prima, come ci comportiamo?”.

“Li fermate con la scusante di un controllo, su segnalazione dell’OVRA. Fate attenzione che uno di questi uomini è pericoloso…Tirdi ti ricordi di Frambelli Carlo?”.

“Si commissario, lo ricordo bene, ma perché?”.

“Suo fratello è uno dei rapitori della Terazzi, per fortuna non mi conosce…ora ragazzi, venite con me. Chi rimane qui, nel momento che vedete un auto provenire dalla locanda anche se non è notte, bloccatela immediatamente come vi ho detto…a dopo!”.

“Se succedesse come la avvertiamo commissario?”.

“Sparate un colpo in aria, dalla pensione si sentirà di sicuro”.

Saliamo sul sentiero per poi riscendere, dopo un quarto d’ora di cammino ci troviamo sul retro della pensione.

“Bene Tirdi, ora rimanete qui nascosti, verrà Maria o il ragazzo ad avvertirvi, quando entrerete fatelo in maniera silenziosa. Io rientro alla pensione.”.

A cena vedo uno dei due uomini, chiedo se più tardi posso avere la rivincita a carte. Mi guarda perplesso: “Ne parlo con il mio amico, è lui che decide se passiamo ancora la notte qui oppure andiamo via dopo cena”.

Quello che temevo si stava avverando, che scappino prima del previsto.

“Speriamo di no, l’austriaco non lo parlo e il prete è dedito più ai salmi che perdersi dietro a un mazzo di carte. Se volete possiamo anche puntare dei soldi…”.

A questa frase l’uomo fa un sorriso malizioso e risponde che mi farà sapere.

“Allora Marco, che ha detto?”.

“C’è il rischio che vadano via prima, ho provato a tentarlo con una partita a carte con dei soldi…speriamo che abbocchino”.

“Quando ti dirà se accettano di fare la partita?”.

“Sicuramente quando scenderà il suo compare!”.

Finiamo la cena con calma poi Maria risale in camera, il ragazzo si avvicina e mi dice sottovoce di contare pure su di lui per qualsiasi cosa, poi si allontana verso la cucina.

Io posso solo aspettare e sperare, mi siedo sul divano. Passano parecchi minuti quando vedo scendere Frambelli, mi vede e si avvicina: “Buona sera, il mio amico mi ha detto che è interessato ad avere la rivincita, ma stavolta puntando dei soldi…”.

“Esatto, come ho detto qui la compagnia a parte la vostra non è certo il massimo”.

L’uomo mi guarda con occhi indagatori,

“Ha ragione, la compagnia non è il massimo…d’accordo, per la partita, ma poniamo un limite alle puntate o…?”.

“Come volete voi, io fino a una certa cifra in contanti posso arrivarci, dopo di che se accettate gli assegni...”.

Il volto di Frambelli si accende di cupidigia: “A dopo allora…”.

Salgo in camera, e mentre racconto a Maria di come dovrà muoversi sento bussare alla porta, è il ragazzo. Si guarda intorno per vedere se nessuno lo nota poi entra velocemente.

“Buona sera commissario Berardi”.

Rimango stupito a questo saluto, il mio imbarazzo misto alla sorpresa è palese ma lui mi risponde di stare tranquillo: “La conosco perché ho visto mesi fa una sua foto sul giornale. Credo che lei sia qui per quella ragazza che è scortata da quei due uomini”.

“Sei sveglio ragazzo, infatti sono qui per liberarla!”.

“La porta del retro serve a fare entrare i suoi agenti?”.

“Si!”.

“Bene signore, se non vuole far correre un pericolo a sua moglie, avverto io i suoi uomini, sempre che si fida di me”.

“Perché dovresti farlo? Il rischio lo correresti anche tu”.

(Continua)

 

 

 
 
 

Al di lą di ogni sospetto (12 capitolo)

Post n°2815 pubblicato il 21 Settembre 2021 da paperino61to

 

Riassunto: Le indagini sulle morti dei due agenti segreti hanno portato ad individuare il maggiore Carasso, ufficiale della caserma Amione. Sicuramente, quest’ultimo ha come complice il titolare della ditta Salza. Berardi grazie anche alla soffiata fatta dalla segretaria di quest’ultimo, viene a sapere che vi sono fatture gonfiate e materiale pagato ma mai spedito all’esercito. Quando il commissario ritorna in ditta per avere informazioni maggiori dalla Terazzi scopre che la signorina è partita, capisce all’istante che la donna è stata rapita ed è in pericolo. Inoltre rimane sempre da scoprire chi è la donna misteriosa vista uscire dalla pensione dove l’agente Priero sotto falso nome alloggiava. Il commissario Berardi decide di andare a trovare i genitori della ragazza, giunti a destinazione nota che c’è qualcosa che non va e con Tirdi si avvicinano non visti. Dall’abitazione giungono voci di intimidazione, capisce che i genitori sono stati sequestrati, i due poliziotti riescono a liberarli. I due anziani non sanno dove sia la figlia, ma consegnano un libro con all’interno una cartolina del lago di Viverone. Il commissario capisce che è un messaggio per lui, sulla cartolina vi sono dei segni scritti a penna che non capisce cosa vogliono dire. Il malvivente grazie a un bluff di Berardi confessa i nomi della banda, sia Salza che Carasso ne fanno parte, però non conosce quello del capo della banda. Il commissario in una cena con la sua fidanzata Maria gli accenna a come proseguono le indagini e di come vi siano dei segni sulla cartolina che non riesce a decifrare, la donna grazie a un corso da segretaria gli riferisce che è stenografia, è la svolta per sapere dove la Terazzi, la donna è stata portata alla Pensione Lago. Maria si offre di accompagnarlo, due fidanzati passano inosservati mentre una persona sola può dare adito a sospetti. Berardi accetta e i due alla pensione.

 

 

           

 

“Dici che darà confidenza? Che non arriveranno quegli uomini a farla ritornare in camera? ’”.

“Basterebbe solo dirgli che i genitori sono liberi e salvi, lei capirà”.

“Oppure anche dirgli che il commissario è qui!”.

“L’mportante Maria è che tu non metta la tua e la sua vita a rischio, non me lo perdonerai mai”.

Nel pomeriggio usciamo e andiamo a fare un giro nei d’intorni, il sole si specchia sul lago, al ponteggio ci dicono che una delle barche è stata affittata dai turisti stranieri.

Mentalmente prendo nota di come potrebbe fare Tirdi ad arrivare con dei nostri colleghi senza dare troppo nell’occhio. C’è un piccolo sentiero che si trova alle spalle della pensione, ho notato che l’unica finestra è quella della mansarda. Riesco a sapere che è la stanza del ragazzo che lavora come tuttofare.

Quando rientriamo al bancone non c’è nessuno, ne approfitto per dare un’occhiata al registro, la camera della Terazzi è la numero quattro, quella dei due uomini la cinque. Sono entrambe sullo stesso piano, chissà se sono comunicanti?

“Marco, io rimango ancora nella sala, chissà che la ragazza non esca dalla camera”.

“Va bene, ma fai molta attenzione, se vedi che è impossibile comunicare con lei lascia perdere, troveremo un altro modo…mi raccomando”.

Dovrei chiamare Tirdi e dirgli dove mi trovo, ma è rischioso farmi passare la questura, decido di chiamare la moglie.

“Buongiorno signora Tirdi come sta?”.

“Commissario Berardi ma è lei, che piacere. Sto bene e anche i nostri figli…e lei? Maria come sta? Mi farebbe piacere incontrarla”.

“Le prometto che la incontrerà a breve, anche a lei manca. Signora, può farmi un piacere? Dica a suo marito che sono alla Pensione Lago a Viverone e che ho trovato i pesci…riferisca queste mie parole, lui capirà. Gli dica anche di tenersi pronto, mi farò vivo io, e purtroppo dovrò disturbarla ancora a questo apparecchio”.

“Non si preoccupi commissario, immagino che sia questione di lavoro. Riferirò subito il suo messaggio, arrivederci”.

 

 

Sento bussare alla porta è Maria ed è sconsolata. La Terazzi non è uscita dalla camera.

“Ho visto uno di quegli uomini, mi ha lanciato un’occhiata e poi è andato a parlare con il proprietario della pensione, secondo me ha chiesto informazioni, parlavano entrambi sottovoce”.

“E’ gente pericolosa, io ho parlato con la moglie di Tirdi per fare avere a lui un mio messaggio, non ho rischiato di chiamarlo in ufficio. Salza ha degli amici qui a Viverone, e credo che uno di questi sia il proprietario di questa locanda”.

“Stasera a cena sicuramente la ragazza dovrà scendere per forza”.

“Non è detto sai? Possono portare il mangiare in camera”.

“Non ci avevo pensato, ma allora come faremo ad avvertirla?”.

“Per ora accontentiamoci di sapere che è qui, poi vedremo il da farsi”.

Come avevo immaginato a cena la ragazza non si presenta, solo uno degli uomini è al tavolo, si danno il cambio per sorvegliarla.

“Desiderate altro signori?” domanda il ragazzo che non solo è tuttofare ma anche cameriere.

“Una cosa ci sarebbe, hai mai visto uscire insieme i due uomini che stanno con la ragazza?”.

Mi guarda sorpreso, poi sottovoce mi dice che solo verso sera tardi scendono per bersi qualcosa nella sala.

“Ti ringrazio, più tardi passa da me che ti sei guadagnato una mancia”.

Il ragazzo se ne va sorridendo.

“Marco, ho capito quello che vuoi fare ma non è rischioso?”.

“E’ l’unica speranza, io scendo e sto con loro vedendo di intrattenerli, tu vai davanti alla camera della Terazzi e vedi se ti apre”.

Verso le undici di sera, sento scendere qualcuno dalle scale, apro la porta e vedo che sono loro. Dopo un paio di minuti scendo pure io: “Maria, aspetta cinque minuti poi vai, mi raccomando fai attenzione”.

“Buona sera signori, anche voi non riuscite a dormire? Permettete che mi presenti mi chiamo Riccardo Carli “.

I due uomini non rispondono riprendono la loro conversazione sottovoce. Mi avvicino e mi siedo ed inizio un lungo discorso. Uno dei due vorrebbe alzarsi e andar via, ma il suo compare lo trattiene.

“Non facciamo gli orsi, in fondo da quando siamo qui non parliamo con nessuno e io sono stufo!”.

“Va bene, signore, si segga, lei gioca a carte? ’”.

“Oddio, non sono un professionista ma me la cavo”.

Perfetto, ho trovato il modo per tenerli impegnati mentre Maria va dalla ragazza.

Quando smettiamo di giocare sono quasi l’una, ci salutiamo e risaliamo nelle rispettive camere.

“Allora Maria come è andata? Sei riuscita ad avvertirla?”.

“Si, anche se non ha potuto aprirmi la porta, la chiudono dentro e si portano via la chiave. Gli ho detto che suoi genitori sono stati liberati e che con loro c’è un poliziotto. Gli ho anche detto che con me c’è una persona che lei conosce bene e che a breve la libererà. Ho taciuto sul nome anche se lei me lo ha chiesto più volte”.

“Hai fatto bene, ora speriamo che non si tradisca. Quegli uomini sono pericolosi, ho riconosciuto uno di loro, anche se lui non mi ha mai visto di persona, ma di nome mi conosce sicuramente, gli ho fatto arrestare un suo fratello anni fa”.

“Ora che si fa Marco?”.

“Non credo che sospettino di me, domani vediamo l’evolversi della situazione”.

La mattina seguente complice la bella giornata, vediamo la Terazzi uscire assieme ai due uomini e passeggiare sulle sponde del lago. La ragazza è in mezzo a loro due, tentare di intervenire da solo sarebbe una pessima idea. Richiamo la moglie di Tirdi e lascio detto l’indirizzo dove mi trovo: “Venga con dei rinforzi, le auto devono essere lasciate prima della strada che porti alla pensione, io sarò lì ad aspettarli…devono anche indossare abiti civili”.

“Come faranno i tuoi colleghi ad entrare senza essere visti?” mi domanda Maria.

 “Un paio di loro aspetteranno all’incrocio della strada, in modo che se i nostri amici volessero andare via prima verrebbero bloccati, gli altri pensavo di farli entrare dal retro con l’aiuto del ragazzo”.

Quando lo vedo intento a lavorare al bancone mi avvicino. E’ solo.

“Ho bisogno di un favore, se puoi farlo…la porta sul retro è sempre chiusa immagino!”.

“Si! Lei la vorrebbe aperta vero? Posso lasciargliela aperta se è ciò che desidera”.

“Grazie, ti sarò debitore e riconoscente per sempre”.

(Continua)

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Al di lą di ogni sospetto (11 capitolo)

Post n°2814 pubblicato il 20 Settembre 2021 da paperino61to

 

Riassunto: Le indagini sulle morti dei due agenti segreti hanno portato ad individuare il maggiore Carasso, ufficiale della caserma Amione. Sicuramente, quest’ultimo ha come complice il titolare della ditta Salza. Berardi grazie anche alla soffiata fatta dalla segretaria di quest’ultimo, viene a sapere che vi sono fatture gonfiate e materiale pagato ma mai spedito all’esercito. Quando il commissario ritorna in ditta per avere informazioni maggiori dalla Terazzi scopre che la signorina è partita, capisce all’istante che la donna è stata rapita ed è in pericolo. Inoltre rimane sempre da scoprire chi è la donna misteriosa vista uscire dalla pensione dove l’agente Priero sotto falso nome alloggiava. Il commissario Berardi decide di andare a trovare i genitori della ragazza, giunti a destinazione nota che c’è qualcosa che non va e con Tirdi si avvicinano non visti. Dall’abitazione giungono voci di intimidazione, capisce che i genitori sono stati sequestrati, i due poliziotti riescono a liberarli. I due anziani non sanno dove sia la figlia, ma consegnano un libro con all’interno una cartolina del lago di Viverone. Il commissario capisce che è un messaggio per lui, sulla cartolina vi sono dei segni scritti a penna che non capisce cosa vogliono dire. Il malvivente grazie a un bluff di Berardi confessa i nomi della banda, sia Salza che Carasso ne fanno parte, però non conosce quello del capo della banda.

 

 

                                        

 

Solo in quel momento l’uomo capisce che l’ho incastrato, nè Salza nè gli altri complici sono stati arrestati né tantomeno hanno parlato, impreca contro di me e Tirdi, giurando di farcela pagare mentre esce dall’ufficio scortato dagli agenti.

Dopo la telefonata al carcere, mi reco dal questore con queste novità.

“Bravo Berardi, complimenti, oramai abbiamo chiaro il quadro di come agisce questa banda di malavitosi. Come pensa di regolarsi per la liberazione della ragazza?”.

“Dobbiamo cercare le pensioni a ridosso del lago ma vorrebbe dire esporsi e mettere in pericolo la signorina. Poi ci sono quei segni che ha scritto sulla cartolina, ammetto che non so cosa vogliano dire”.

Prendo un foglio e li ricopio, ma neanche il questore riesce a decifrarle.

“Credo che per ora la ragazza non corra pericoli, faccio mettere un paio di agenti a protezione dei genitori.

“Idea ottima signor questore, tra l’altro il malvivente arrestato ha detto che verso le 22, ogni sera arriva una telefonata a cui lui risponde che tutto è a posto. Conviene che ci sia uno dei nostri a rispondere e non i genitori della Terazzi altrimenti la banda capirebbe che siamo sulle loro tracce”.

La giornata volge al termine, telefono a Maria se vuole andare a cena da Mamma Gina.

“Allora Marco, ci sono progressi nell’inchiesta che stai seguendo?” mi domanda mentre assapora la classica minestra alla Gina.

“Si! Abbiamo liberato i genitori della ragazza, erano tenuto sotto sorveglianza in casa. Sappiamo i nomi della banda compreso quello di Salza e del maggiore Carasso. Ci manca purtroppo chi ha organizzato il tutto, dalla truffa all’esercito al sequestro della Terazzi, agli omicidi”.

“E della ragazza, sai dove l’hanno portata?”.

“Sappiamo solo che è in una pensione sul lago di Viverone…la cosa strana è che sulla cartolina che ha lasciato apposta perché la trovassimo, ha scritto delle cose che sembrano geroglifici”.

Maria mi guarda stupita e si mette a ridere: “Scusami, ma mica avrà scritto in antico egiziano?”.

“Per me potrebbe anche esserlo”.

“Non ci credo dai…”.

“Guarda, adesso te li scrivo e poi dirai se non ho ragione”.

Prendo il tovagliolo di carta e gli copio pari pari quegli strani segni, poi lo consegno a Maria che inizia a ridere come una matta.

Domando se è impazzita e cosa ci sia da ridere, un certo nervosismo incomincia a farsi strada in me.

“Sarai anche un bravo commissario, ma ti consiglio di farti un corso accelerato di stenografia…”.

Ripeto come un pappagallo l’ultima sua parola e domando se ne è sicura.

“Certo come sono sicura che ti amo. Ho fatto un corso da segretaria a Mondovì, conosco bene la stenografia, questi due segni sono in realtà delle parole”.

“Cosa significano?” ora il nervosismo iniziale lasciava spazio all’ansia.

“Semplice, la ragazza che cerchi alloggia alla Pensione Lago”.

“Maria, ti va di fare una gita a Viverone?”.

“Magari in quella pensione? “.

Di solito cerco di evitare effusioni in pubblico, ma stavolta non mi interessa cosa possano pensare i clienti del locale e bacio Maria.

Scatta un applauso e Mamma Gina che con le lacrime agli occhi esclama:” Evviva la coppia più bella della città, ma che dico del mondo intero!”.

Arrivati a casa, chiamo la questura e parlo con un collega dicendo che domani sono in ferie: “A Tirdi digli che sono andato a pescare al lago, lui capirà, se riesco mi faccio vivo io”.

L’indomani mattina partiamo per Viverone, una corriera ci porta a destinazione. Avrei potuto andarci con un auto di servizio ma era troppo rischioso, se i rapitori ci avessero visti arrivare sarebbero scappati o peggio ancora avrebbero potuto uccidere la ragazza.

Dopo un paio di ore di viaggio, arriviamo a destinazione, domando della Pensione Lago, mi dicono che a mezz’ora di cammino, vedo un taxi e chiedo se può portarci alla pensione.

Non sono mai stato da queste parti e ammetto che lo spettacolo del lago è stupendo.

La pensione ha tre piani ed è situata sulla sponda del lago. Lo stile è rustico e a lato di essa c’è un maneggio.

“Buongiorno signori, immagino desideriate una camera?”.

Rispondo di sì all’uomo che ci accoglie. Maria si guarda attorno ma non vede nulla, solo una persona intenta a leggere nella sala degli ospiti.

“Si, ne avete di libere?”.

“Quante ne vuole, al momento solo quattro sono occupate…sa è bassa stagione. Vi fermate molto?”.

“Pensavamo qualche giorno”.

“Perfetto ora vi faccio firmare il registro, ecco queste sono le chiavi, appartamento otto, primo piano. Un attimo solo che chiamo il ragazzo, vi porta lui la valigia”.

Firmo con un cognome falso, troppo pericoloso usare quello vero, la stessa cosa fa Maria.

La camera è accogliente, il balcone si affaccia sul lago ed a un centinaio di metri vedo un pontile con delle barche.

“Tieni questo è per te”.

Il ragazzo mi ringrazia della mancia e mi dice che per qualsiasi cosa posso domandare a lui.

Gli chiedo quanti ospiti ci siano nella struttura, mi risponde che attualmente ci sono   sei persone: “Con voi fanno otto”.

“Che sai dirmi di questi clienti?”.

Il ragazzo mi guarda un po’ spaventato, gli rispondo di stare tranquillo:” Io e mia moglie siamo persone a cui piace starsene tranquille, non diamo troppa confidenza agli altri”.

“Capisco, c’è una coppia di turisti austriaci, parlano poco l’italiano. Poi c’è un prete, e due uomini e una donna, quest’ultima esce raramente e mai da sola, sempre in compagnia loro. Non danno confidenza a nessuno, anzi, meglio girare al largo, gli uomini hanno certe facce”.

“Meglio così, grazie e mi raccomando non dire nulla al tuo capo”.

“Stia tranquillo sarò muto come un pesce”.

“Come farai a metterti in contatto con lei?” domanda Maria.

“Non lo so, sicuramente dovrò affidarmi a te. La Terazzi vedendo una donna avrà meno timore e ancora meno ne avranno chi la sorveglia”.

(Continua)

 

 

 

                      

 

 
 
 
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