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COME USCIRE DALLA UE

Noi non possiamo uscire dalla UE. Semplicemente perché non abbiamo una nostra legge che ce lo permetta di uscirne. Ma allo stesso modo non abbiamo mai avuto neanche una legge che ci abbia permesso di entrarci!

In base all'art. 11 della Costituzione Italiana "L'Italia ... consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni ... ".

Ma i trattati europei hanno ben altri obiettivi, pur limitando fortemente e sempre più la sovranità nazionale.

Quindi l'Italia è in Europa incostituzionalmente.

Quì ci sono altri due che dicono lo stesso, oltra a Barnard ovviamente:

Paolo Becchi
http://www.byoblu.com/post/2012/08/08/per-entrare-in-europa-abbiamo-violato-la-costituzione-ecco-perche-la-corte-costituzionale-tace.aspx

Ernesto Galli della Loggia
http://www.byoblu.com/post/2012/08/06/Dove-la-nostra-Corte-Costituzionale-Perche-tace.aspx

Ma entrambi si fermano al domandarsi il perché la COnsulta abbia taciuto, senza trovare una soluzione.

Io provo ad andare avanti.

Siamo ancora incostituzionalmente nella UE perché nessuno ha chiesto alla Corte Costituzionale di pronunciarsi in merito!

Esattamente come è avvenuto col Porcellum finché qualcuno si è degnato di porre la questione di costituzionalità del porcellum alla Corte Costituzionale.

Per pronunciarsi è necessario che venga portata alla Corte la questione da parte di un giudice che non abbia rilevato manifesta infondatezza nella questione di costituzionalità sollevata da una delle parti durante un giudizio.

Per creare questa condizione è sufficienrte che un qualsiasi cittadino italiano porti in giudizio lo Stato italiano in quanto ritiene che sia stata incostituzionalmente limitata la sua condizione di cittadino sovrano a causa delle ratifiche dei trattati europei, e quindi delle successive leggi, ed una volta in giudizio che rilevi la questione di illegittimità costituzionale di quelle ratifiche.

Ora si tratta "solo" di trovare un cittadino italiano che abbia il coraggio di portare lo Stato in giudizio!

Se qualcuno mi copre finanziariamente, mi offro volontario.

 
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Putin al popolo americano

Post n°153 pubblicato il 28 Febbraio 2014 da Silvio.Perroni
 

Ho trovato sul web per caso questo messaggio, che ho voluto tradurre in italiano.
Non che io abbia particolare fiducia in Putin, anzi.
Ma questo messaggio ritengo sia da leggere.
Così come penso sia da riflettere sul fatto che i media italiani, e probabilmente gran parte di quelli occidentali, non l'abbiano minimamente considerato.

"I recenti avvenimenti riguardanti la Siria mi hanno incitato a parlare direttamente al popolo americano e ai suoi dirigenti politici. E' importante farlo in un momento in cui la comunicazione è scarsa tra le nostre società.

Le nostre relazioni sono passate attraverso diverse tappe. Ci siamo scontrati l'uno contro l'altro durante la guerra fredda. Ma siamo anche stati, una volta, alleati, e abbiamo vinto i nazisti insieme. L'organizzazione universale internazionale - l'Organizzazione delle Nazioni Unite - è stata in seguito messa in atto per impedire che tale devastazione si riproduca ancora.

I fondatori dell'Organizzazione delle Nazioni Unite hanno compreso che le decisioni concernenti la guerra e la pace non si devono produrre che per consenso e, con il consenso dell'America, il diritto di veto dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza è stato sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Questa profonda saggezza ha mantenuto la stabilità delle relazioni internazionali per decenni.

Nessuno vuole che l'Organizzazione dell Nazioni Unite subisca la sorte della Società delle Nazioni, che crollò perché le mancò una reale leva. Ciò può accadere se paesi influenti aggirano le Nazioni Unite e intraprendono una azione militare senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza.

L'attacco potenziale degli Stati Uniti contro la Siria, malgrado la forte opposizione di numerosi paesi e di responsabili politici e religiosi di primo piano, compreso il Papa, si tradurrà in ancor più vittime innocenti e in una escalation che può propagare il conflitto al di là delle frontiere della Siria. Un attacco aumenterà la violenza e innescherà una nuova ondata di terrorismo. Potrà minare gli sforzi multilaterali volti a risolvere il problema nucleare iraniano e il conflitto israelo-palestinese e quindi destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente e il Nord Africa. Potrebbe destabilizzare l'intero sistema del diritto e dell'ordine internazionale.

La Siria non è in procinto di vivere una battaglia per la democrazia, ma un conflitto armato tra il governo e l'opposizione in un paese multi- confessionale. Ci sono dei campioni della democrazia in Siria. Ma ce ne sono più di quanto ce ne sia bisogno di combattenti di Al-Qaeda e di estremisti di tutte le parti che lottano contro il governo. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha designato il Fronte Al-Nusra Al e lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante , combattenti con l'opposizione, come organizzazioni terroristiche. Questo conflitto interno, alimentato dalle armi straniere fornite all'opposizione, è una delle più sanguinose del mondo.

Mercenari provenienti dai paesi arabi combattono lì, e le centinaia di attivisti provenienti da paesi occidentali e anche dalla Russia, sono per noi un soggetto di profonda inquietudine. Non potrebbero tornare nei nostri paesi con l'esperienza acquisita in Siria? Dopo tutto, dopo aver combattuto in Libia, gli estremisti sono passati al Mali. Questo ci minaccia tutti.

Fin dall'inizio, la Russia ha favorito un dialogo pacifico che permetta ai siriani di elaborare un piano di compromesso per il loro proprio avvenire. Noi non proteggiamo il governo siriano, ma il diritto internazionale. Noi abbiamo bisogno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e crediamo che la salvaguardia della legge e dell'ordine nel mondo complesso e turbolento di oggi è uno dei pochi modi per impedire alle relazioni internazionali di affondare nel caos. La legge resta la legge, e noi dobbiamo seguirla che noi lo vogliamo o meno. Secondo il diritto internazionale attuale, la forza non è consentita se non in caso di legittima difesa o dalla decisione del Consiglio di Sicurezza. Tutto il resto è inaccettabile ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e costituirà un atto di aggressione.

Nessuno dubita che del gas tossico è stato utilizzato in Siria. Ma vi è ogni ragione di credere che non è stato utilizzato dall'esercito siriano, ma da parte delle forze di opposizione, per provocare l'intervento dei loro potenti protettori stranieri, che sono dalla parte dei fondamentalisti. I rapporti che gli attivisti stanno preparando un altro attacco - questa volta contro Israele - non possono essere ignorati.

E' allarmante constatare che l'intervento militare in conflitti interni in paesi stranieri è diventato comune per gli Stati Uniti. È nell'interesse dell'America nel lungo periodo? Ne dubito. Milioni di persone in tutto il mondo sempre più vedono l'America non più come un modello di democrazia, ma come un paese che si basa unicamente sulla forza bruta, aggregando delle coalizioni riunite sotto lo slogan "voi siete con noi o contro di noi".

Ma la forza si è rivelata inefficace ed inutile. L'Afghanistan è in stato di shock, e nessuno può dire cosa accadrà dopo che le forze internazionali si saranno ritirate. La Libia è divisa in tribù e clan. In Iraq, la guerra civile continua, con decine di morti ogni giorno. Negli Stati Uniti, molte persone stabiliscono un'analogia tra l'Iraq e la Siria, e si chiedono perché il loro governo vorrebbe ripetere gli errori recenti.

Non importa quanto saranno mirati gli attacchi, o sofisticate le armi, le vittime civili sono inevitabili, compresi gli anziani e i bambini, che gli attacchi dovrebbero invece proteggere.

Il mondo reagisce alla domanda: se non si può contare sul diritto internazionale, allora si devono trovare altri modi per garantire la propria sicurezza. Così, un numero crescente di paesi sta cercando di acquisire armi di distruzione di massa. Questo è logico: se ho la bomba, nessuno può toccarmi. Noi siamo rimasti ai colloqui sulla necessità di rafforzare la non proliferazione, quando in realtà sono stati calpestati.

Dobbiamo smettere di usare il linguaggio della forza e riprendere il cammino dei regolamenti diplomatici e politici civili.

Una nuova opportunità di evitare l'azione militare è emersa in questi giorni. Gli Stati Uniti, la Russia e tutti i membri della comunità internazionale dovrebbero approfittare della volontà del governo siriano di mettere il suo arsenale chimico sotto il controllo internazionale, per la successiva distruzione. A giudicare dalle dichiarazioni del presidente Obama, gli Stati Uniti la vedono come una alternativa a un'azione militare.

Accolgo con favore l'interesse del presidente a proseguire il dialogo con la Russia sulla Siria. Dobbiamo lavorare insieme per mantenere viva questa speranza, come concordato in occasione della riunione del G8 a Lough Erne in Irlanda del Nord nel mese di giugno, e orientare il dibattito per tornare ai negoziati.

Se possiamo evitare la forza contro la Siria, questo permetterà di migliorare il clima negli affari internazionali e rafforzare la fiducia reciproca. Questo sarà il nostro successo comune e aprirà la porta alla cooperazione su altre questioni cruciali.

Il mio rapporto professionale e personale con il presidente Obama è segnato da una crescente fiducia. Lo apprezzo. Ho studiato con attenzione il suo discorso alla nazione martedì. Ed io sarei piuttosto in disaccordo con la sua idea di eccezionalismo americano quando afferma che la politica degli Stati Uniti è "ciò che rende l'America differente. Questo è ciò che ci rende eccezionali". È estremamente pericoloso incoraggiare le genti a considerarsi come eccezionali, qualunque sia la motivazione. Ci sono paesi grandi e paesi piccoli, ricchi e poveri, quelli che hanno una lunga tradizione democratica e quelli che stanno ancora cercando la loro strada verso la democrazia. Le loro politiche sono anch'esse diverse. Siamo tutti diversi, ma quando chiediamo la benedizione del Signore, non dobbiamo dimenticare che Dio ci ha creati uguali."

Fonte: http://leschroniquesderorschach.blogspot.it/2013/09/un-message-de-vladimir-poutine-au.html

 
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PASTASCIUTTA AL CAMINO!

Post n°152 pubblicato il 14 Dicembre 2013 da Silvio.Perroni
 

A sinistra la legna di potatura d'ulivo ardendo sopra l'alare multiplo produce la brace, che viene raccolta con la paletta e spostata sotto la pentola di terracotta sostenuta dal treppiede piccolo e contenente il sugo, che si riscalda sia con la brace sia alla vicinanza del fuoco, non troppo perchè la terracotta non deve essere a contatto diretto col fuoco. Quando il sugo è quasi pronto si poggia la pentola dell'acqua sul treppiede grande sopra il fuoco, di rame così che scalda subito. Quando l'acqua bolle si versa la pasta, e quando è ben al dente anche il sugo è pronto, si toglie tutto e ci si sbafa al calduccio dello stesso camino. I tempi sono quelli della cucina normale. Con la cenere ci si fa la liscivia, il miglior detersivo che esista  (spero, sto per provarce a farla), naturale e biodegradabile al 100%, ma questa è un'altra storia.

A sinistra la legna di potatura d'ulivo ardendo sopra l'alare multiplo produce la brace, che viene raccolta con la paletta e spostata sotto la pentola di terracotta sostenuta dal treppiede piccolo e contenente il sugo, che si riscalda sia con la brace sia alla vicinanza del fuoco, non troppo perchè la terracotta non deve essere a contatto diretto col fuoco. Quando il sugo è quasi pronto si poggia la pentola dell'acqua sul treppiede grande sopra il fuoco, di rame così che scalda subito. Quando l'acqua bolle si versa la pasta, e quando è ben al dente anche il sugo è pronto, si toglie tutto e ci si sbafa al calduccio dello stesso camino. I tempi sono quelli della cucina normale. Con la cenere ci si fa la liscivia, il miglior detersivo che esista  (spero, sto per provarce a farla), naturale e biodegradabile al 100%, ma questa è un'altra storia.
Riscaldamento, cucina e detersivi in un colpo solo! Più economico ed ecosostenibile (e buono) di così si muore.

 
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I CASCHI DELLA POLIZIA E IL NUOVO ORDINE MONDIALE

Post n°151 pubblicato il 11 Dicembre 2013 da Silvio.Perroni
 

Non è questione di impressione, ma di fatti. Il gesto dei poliziotti è un fatto. Nessuno più di loro sa cosa vuol dire un simile gesto. C'è in ballo la tenuta delle istituzioni. E ripeto la distinzione importante che molti invece non fanno quando dicono che lo Stato, le istituzioni, ci stanno distruggendo e devono essere cambiati: lo Stato, le istituzioni sono una cosa, i nostri governanti che le abitano un'altra. Le istituzioni siamo noi, è la nostra società, la nostra comunità, sono le nostre fondamenta; se le distruggiamo, distruggiamo questa comunità. Non sono le istituzioni il nostro obiettivo, ma chi le abita. Sono i nostri governanti che creano il male in cui ci ritroviamo. E sono i nostri governanti che stanno distruggndo le istituzioni stesse, lo Stato. Se le forze dell'ordine non garantiscono più la tenuta delle istituzioni, specie in contesti, come ora, di fragile legalità e rappresentanza dei governanti, a partire dal presidente della repubblica, chiunque si può arrogare il diritto di intervenire fuori dalle regole democratiche. Che è quello che vogliono. Quel gesto è un messaggio a quei poteri. Per questo si sta facendo tanta cagnara su quel gesto, che altrimenti non sarebbe così importante. Si dovrebbe inoltre considerare che nella rivoluzione "ideale" la disponibilità delle forze dell'ordine non dovrebbe essere considerata, si dovrebbe contare solo sulla forza del popolo, ed anzi, è comunque auspicabile che le forze dell'ordine restino imperterrite a fare il loro dovere, limitato alla esecuzione degli ordini lì dove corrispondenti alla legge. Questo garantirebbe la difesa delle istituzioni, dlela legalità, e infine della stessa comunità, in una fase di cambiamento sostanziale. In caso contrario non ci si potrebbe più fidare, perchè le forze dell'ordine si arrogherebbero il diritto di decidere con chi stare, e questo obbliga chi prende il potere a sostituirli in blocco. Attenzione comunque, non tutti i poliziotti l'hanno fatto, così come non tutti i sindacati dei poliziotti hanno dichiarato apertamente che era un gesto di condivisione. Anche tra la polizia, come dapertutto, non sono "uniformi". C'è quindi speranza. Un altro fatto è che Grillo ha apertamente invitato le forze dell'ordine a non garantire più la loro affidabilità nel proteggere le istituzioni. E' un fatto, c'è poco da dire. Consapevole o meno, Grillo diventa così "certamente" pericoloso, mentre prima le contraddizioni della mancanza di un processo decisionale esplicito, dei legami economici e di uno dei fondatori del M5S con i poteri forti, e alcuni punti del programma M5S, potevano essere solo degli indizi. Grillo quindi NON E' L'UNICA SPERANZA CHE ABBIAMO, MA LA CERTEZZA ORMAI CHE FA PARTE DEL GIOCO. Da Celentano a Grillo, dai network alle principali figure politiche trasversali a tutti i partiti, ci stanno tutti "invitando", in un modo o in un altro, ad accettare la "venuta" di questo "nuovo ordine mondiale". Il fatto che viene da tutti questi nominato in questo modo particolare, o simili, che viene auspicato come qualcosa di nuovo e positivo, fa capire chiaramente che è parte di un progetto già stabilito in precedenza, da molto, e ormai diffuso capillarmente in tutti i contesti. Ora anche l'ENEL, nelle sue pubblicià, parla dei cittadini come di "guerrieri". Proprio in questi giorni è uscita questa sua nuova pubblicità. Ci hai fatto caso?  Forse sembro paranoico, ma che le masse sono condizionate dalla pubblicità è un fatto, e che la pubblicità è uno dei principali veicoli degli stereotipi della collettività immaginaria di riferimento dei popoli è anch'esso un fatto. Ciò che percepisco, chiaramente ormai, senza più ombra di dubbio, è che la classe dominante ha deciso di cambiare, ed in modo drastico, distruggendo la storia dei popoli e delle costituzioni, per sostituire tutto con un nuovo modello. Ma ho anche chiaro che per farlo hanno bisogno dei popoli, che ci sia una accettazione, così come finora era stato da noi accettato il patto di schiavitù che è stato valido finora: noi abbiamo accettato di concedere il potere e la responsabilità della consapevolezza a pochi, che in cambio ci hanno garantito un certo benessere. Quel patto non può più essere garantito, perchè un simile patto non può durare a lungo, in quanto non giusto, nelle armonie della vita, non esplicito, ma ottenuto con l'inganno. E come tutti gli inganni, anche questo ha le gambe corte, perchè la coscienza di ognuno lavora in continuazione nel ricordarci i nostri doveri di vita, e prima o poi ci riesce. Per questo il potere investe in modo sconsiderato, fuori d aogni canone di economicità, proprio contro le tanto decantate regole di mercato, negli strumenti di condizionamento, distrazione, illusione. Questo patto non espresso è stato rotto dalla classe dirigente, o se vogliamo dalle regole della vita. Se non se ne forma un altro, altrettanto inespresso, così da viziare le nostre coscienze, la classe dirigente perderà il suo potere. Devono quindi agire in fretta. E facendolo, sono obbligati a scoprirsi, come sta infatti accadendo, almeno agli occhi di chi sa, pur nei loro tentativi mistificatori. Che questo nuovo ordine mondiale sia deleterio per i popoli è certo, perchè ce l'hanno tenuto nascosto finora, e perchè si vuole ottenere distruggendo il passato, dove nel "passato" ci sono i valori fondamentali della vita, bagaglio culturale comunque acquisito, ma fortemente corroso, e mai come oggi, proprio da quei poteri. Grillo non è una speranza, ma una certezza ormai di appartenenza a questo progetto. Non lasciamoci vincere dalla tentazione. Dobbiamo resistere. Anche a Grillo. L'unica vera speranza siamo noi stessi.

 
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GIORNATA MONDIALE DELL'INGANNO SULLA DONNA

Oggi avrei dovuto partecipare ad un evento sulla violenza sulle donne, invitato dalla mia padrona di casa, nonchè assessore alle pari opportunità. L'ho avvisata che ero fortemente contrario a questa che reputo una pericolosa campagna ideologica, ma avendomi chiesto perchè, avendo io spiegato le mie motivazioni, con mio sommo stupore mi ha condiviso tutte le mie ragioni. Mi sono deciso così ad accettare quell'invito. Avevo anche preparato un piccolo intervento, visto che me l'aveva chiesto. Purtroppo lei si è ammalata e non era presente, ma ho deciso di restare lo stesso, almeno fino a che fossi riuscito a resistere.

Vada per il sindaco, che ha esordito con un condivisibilissimo "rispetto per i diritti dell'essere umano", ma che ha sollecitato la mia pazienza aggiungendo subito dopo "in particolare quelli della donna". Ma chi mi ha fatto perdere le staffe è stato il sociologo. Ha cominciato facendo riferimento a dati non certi, pieni di "forse", "più o meno", ecc... usati però come base per la giustificazione della violenza sulla donna come fenomeno sul quale discutere a prescindere dagli altri tipi di violenza. E già questo dovrebbe essere uno scandalo per un sociologo, visto che già al corso di sociologia la prima cosa che insegnano al futuro sociologo è che i suoi studi si basano fondamentalmente su statistiche, su come farle in modo obiettivo, e su come riflettere obiettivamente sui dati ricavati. Poi si è messo ad evidenziare anacronisticamente i nostri immaginari collettivi di decenni fa, maschio come padrone, femmina come succube, come se fossero ancora oggi condivisi dalla maggior parte dei maschi, quando già invece ci si pone il problema del maschio spaesato, che abbandonato ormai il precedente riferimento, non trova più un suo ruolo. Comunque, sembrava mettersi bene quando ha evidenziato come la violenza di genere avvenga prevalentemente fra persone che si conoscono, tra le quali c'è una più o meno intensa intimità. E questa è già una seria indicazione sulla giusta via da seguire. Mi è piaciuto quando ha rilevato lui stesso che nenache nei più importanti manuali di sociologia si analizza a fondo la violenza di genere, tantomeno rapportata alla intimità, quando invece sembra essere uno dei problemi più profondi dell'essere umano. E mi è piaciuto ancora di più quando si è chiesto perchè mai questa assenza, e si è risposto che discutere sul legame tra violenza ed intimità mette in discussione le più profonde basi del proprio essere. Sembrava quindi andare nella giusta direzione, ma lo aspettavo al varco. Infatti subito dopo ha aggiunto che questa connessione tra violenza ed intimità dovrebbe far riflettere noi maschi, senza accennare alle femmine, e lì la mia sopportazione ha raggiunto il limite, e con mia moglie ce ne siamo andati.

Visto comunque che la mia riflessione sul tema l'avevo preparata, la butto quà, sperando che sia utile spunto per qualcuno.

"Da poco tempo è stato portato dai principali media alla coscienza collettiva questo nuovo termine, "femminicidio".
Per quanto ho capito io seguendo i media come tanti, ovvero leggendo prevalentemente i titoli dei quotidiani e seguendo i tg durante i pasti, il significato letterale di questo termine, "femminicidio", sarebbe "omicidio delle femmine".
In particolare, nel suo uso corrente, sembrerebbe voler indicare l'omicidio delle femmine da parte dei maschi.
Ancora più in particolare sembrerebbe si tratti di omicidio delle femmine da parte di maschi che hanno un particolare e profondo odio verso le femmine.
Un odio a prescindere, solo per il fatto che sono "femmine".
Un odio che sembrerebbe nasca da una qualche sorta di differenza tra il DNA maschile e quello femminile, qualcosa come la presenza di geni nel DNA maschile che impongono la violenza sul genere femminile, mentre non ci sarebbero geni simili nel DNA femminile.
La soluzione di questo problema sembrerebbe essere sostanzialmente una legge ad hoc che difenda e tuteli le femmine da questo odio genetico maschile.
Spero bene che la maggior parte dei presenti sorrida nell'ascoltare questa interpretazione. Ma se mi confronto con qualche donna che sente in modo particolare il problema, spesso questa è l'interpretazione che ricevo, e spesso solo perchè costretta dal mio incalzare, come se lei stessa sapesse, in fondo alla sua anima, la gravità, oltre che l'assurdità, di queste affermazioni, e tuttavia ancor più convinta quanto più la incalzo, fino ad ammettere di ritenere che la femmina è un essere superiore, se pur sottomessa al maschio, e che l'eventuale aggressività femminile è l'eccezione, mentre quella maschile è congenita.
Questo è un sentire diffuso, se pur non apertamente dichiarato, sia con le persone con le quali relaziono nella vita reale, sia con quelle che incontro nei social network.
E questo è il messaggio, sostanzialmente, diffuso dai media, in modalità tali che così sia interpretato da molti.
Ripeto, non ho dati certi su questo fenomeno, grazie anche ai media sempre solerti nel sensazionalismo, ma poco rispettosi della capacità del cittadino di trarre autonomamente conclusioni sulla base di dati che spesso vengono forniti parzialmente, così da falsarne la percezione, e raramente in modo puntuale e completo.
E se pur li avessi, la pur poca esperienza che ho avuto nel campo di ricerche statistiche mi indurrebbe a prenderli con le molle, che se una cosa ho imparato, è che qualsiasi dato statistico può essere interpretato in mille modi diversi, se non ottenuto seguendo rigide regole.
Il fatto è che questo fenomeno, il "femminicidio", così come a me sembra sia presentato dai media, stride fortemente con la mia esperienza di vita, sia quella vissuta in prima persona che quella osservata, ed ancor più studiata.
Sin da piccolo ho potuto osservare come l'aggressività, e la violenza alberghino sia nelle femmine che nei maschi. Nelle madri come nei padri, nei mariti come nelle mogli. Negli amici come nelle amiche. Nei colleghi come nelle colleghe. Negli adulti come nei bambini.
Certo, aggressività e violenza esternate con modalità generalmente diverse a seconda del genere o dell'età o del livello culturale, ma sostanzialmente sempre presenti.
Solo pochi mesi fa osservavo una madre che dopo un sonoro ceffone trascinava per strada, letteralmente, il figlio piangente che voleva fermarsi ad una vetrina.
Chi non si è sorpreso a provare almeno una volta aggressività verso la persona che tuttavia ama?
Non si diceva forse "l'amore non è bello se non è litigarello"?
Così come "tra moglie e marito non mettere il dito"?
Conosciamo bene tutti, almeno lo spero, le obiettive difficoltà di relazione tra due persone che si amano, vinte da entrambi nel percorso comune verso l'unione.
Conosciamo bene l'aggressività e la violenza che suscita il tradimento, vuoi nel senso classico ma soprattutto in generale, quando sia un tradimento di un patto d'amore, o d'affetto in generale, anche solo d'amicizia.
Che esistano a volte, o spesso, o sempre, ma in misure diverse da caso a caso, aggressività e violenza nei rapporti tra maschio e femmina è evidente, così come però esistono aggressività e violenza in qualsiasi tipo di rapporto affettivo, tra genitori e figli, madri o padri che siano, e figli o figlie che siano, d'amicizia, tra maschi o tra femmine, fino ai rapporti economici, dove il genere sessuale è l'ultima cosa che conta.
Che le cose accadono anche se i quotidiani non le pubblicano, è una cosa che ho imparato da molto tempo.
Sembra ovvio, ma non lo è poi tanto quando noto i giornali che per un mesetto elencano tutti gli incidenti mortali automobilistici del sabato sera, come se fossero la causa principale degli incidenti stradali, e come se fossero particolarmente intensi in quel periodo, per poi tacere magari per qualche mesetto o per anni, come se nessuno andasse più in discoteca.
Ma se vedo le statistiche, cosa che ho fatto in questo caso per esempio, gli incidenti mortali ci sono sempre, dal lunedì alla domenica, mattina e sera, coinvolgenti giovani ed anziani, ballerini o scaricatori di porto o casalinghe, che vadano in discoteca o al lavoro.
Ogni tanto, oltre agli innumerevoli omicidi di femmine perpetrati da maschi, leggo anche di omicidi di maschi perpetrati da femmine, di figli uccisi da padri e da madri, di madri o padri uccisi dai figli, di amici uccisi in stupide liti, e di omicidi di sconosciuti scaturiti da semplici incidenti stradali.
Ricordo una sera, davanti ad un locale ci fu un sinistro tra due ragazze. Una urlò all'altra che se avesse avuto una pistola le avrebbe sparato.
Mi chiedo allora: è propro vero che esiste una aggressività e violenza che sono peculiari del genere maschile, quando ho quotidianamente esempi di violenza femminile, fosse anche solo quella di una madre che impone al figlio maschio o femmina che sia di non guardare la tv, senza tante spiegazioni?
Ed è proprio vero che questa violenza nasca da un odio genetico verso le femmine, quando natura stessa ci crea e ci spinge l'uno verso l'altro, per i suoi fini riproduttivi e di salvaguardia della specie?
E se pur non si vuole parlare di violenza maschile nei confronti delle femmine, ma di violenza di genere, accettando quindi che esista anche una violenza femminile nei confronti dei maschi, è giusto parlare di violenza di genere, se poi osservo violenza in tutti gli altri casi di relazione tra esseri umani?
E' indubbio che esiste anche la violenza dei genitori verso i figli.
Ultimamente pare anch'esso un fenomeno emergente la violenza dei figli verso i genitori.
E' corretto diversificare la violenza in tipologie, come quella di maschi verso femmine, o femmine verso maschi, di genitori verso figli, o più in generale di adulti verso bambini, e al contrario, di figli verso genitori?
E la violenza di chi uccide per rubare, o per ottenere un potere?
La violenza della malavita organizzata, è una violenza da trattare in modo diverso, semplicemente perchè sembra una violenza ragionata, organizzata, invece che innata?
Non si tratta forse invece in tutti questi casi, tutti, semplicemente di violenza sull'altro, vuoi per fini personali, vuoi per reazioni esagerate a violenze subite, intense e repentine, o lentamente somministrate nel tempo?
Non si tratta forse, in ultima analisi, semplicemente del problema che abbiamo tutti, sin da piccoli, di saper controllare i nostri impulsi, istintivi o condizionati che siano, convogliandoli nei sistemi di valori di buon senso che permettono il pacifico e proficuo vivere di una comunità?
Non è forse questo il principale insegnamento che noi genitori cerchiamo di dare o che dovremmo dare ai nostri figli?
Non si tratta quindi forse più che altro di un problema di educazione, quando si è piccoli, e di maturità da grandi, quando si decide o meno di riconoscere e autocorreggere gli errori educativi subiti?
Se è così, come io ritengo che sia, allora le cause sono da ricercarsi nei modelli educativi che le nostre società ci propongono, e che noi genitori seguiamo, consapevoli o meno che siamo.
C'è chi fa notare, volendo scaricare il grosso della colpa proprio sulle femmine, che la prima educazione, quella dei primi anni, quella che forma le basi della personalità dell'individuo adulto, volente o nolente, è data proprio dalle femmine: la madre, praticamente quasi unico riferimento nel primo anno di vita, e sempre presente nel quotidiano fino alla maturità, spesso anche dopo, con sommo dolore di generi e nuore.
Nonne, zie, cugine ed altre figure femminili aiutano spesso le madri nei primi anni di vita, ed anche dopo.
Negli asili e nelle scuole elementari, fino alle medie, il genere femminile ancora oggi regna sovrano.
Solo nelle superiori si comincia ad intravedere qualche professore.
Non sarebbe difficile scaricare tutto sulla femmina stessa.
Ma non è giusto. I genitori sono due, almeno nella famiglia naturale, maschio e femmina, e ad entrambi è richiesto di educare i figli.
Il padre ha il dovere, oltre che il diritto, di fare la propria parte, sin dai primi mesi di vita.
Ma non rientra negli stereotipi ancora ad oggi condivisi, sia dai maschi che dalle femmine.
Che ci provi un padre ad intromettersi quando la madre, insieme alle nonne, le zie, e quant'altro, cambiano i primi pannolini al piccolo, o gli somministrano le prime pappe. Rischia il linciaggio.
E così in tutti gli altri campi educativi, e per molti dei primi anni di vita.
Al padre non resta altro che accettare lo stereotipo pronto per lui, al quale è stato oltretutto educato, dai genitori e dai media, e che tutto sommato contribuisce a mantenere l'equilibrio familiare.
L'alternativa è una guerra senza tregua, col rischio di mettere in crisi la famiglia stessa.
Può sembrare esagerato quanto dico, ma è quanto accade puntualmente quando si provi realmente a mettere in discussione gli stereotipi ai quali siamo stati tutti educati, e che continuiamo a tramandare ai nostri figli, ancora oggi.
Perchè un conto è contribuire attivamente a modalità e ritmi decisi dalle madri, erroneamente scambiato come parità, un altro è invece intervenire su quei modi e ritmi, mettendoli in discussione.
Il maschio in questi casi quasi sempre si ritira in buon ordine, ed accetta la violenza femminile dettata dai rispettivi stereotipi.
Questo è il suo errore.
In questo contesto ed in molti altri, come quello del rapporto amoroso, il maschio è abituato ad accettare gli stereotipi proposti, così come la femmina, lasciando che siano questi stereotipi a decidere come vivere il rapporto, che però, proprio a causa di questa accettazione, si risolve sostanzialmente in uno scambio opportunistico, di comodo, piuttosto che in una condivisione da pari a pari di valori fondanti comunemente scoperti e decisi.
E forse è proprio l'accettazione di questi stereotipi a creare i presupposti per quei malintesi, quelle aspettative, che spesso vengono puntualmente tradite, in quanto non naturali, e lì dove si ritiene ci sia stato tradimento spesso nasce l'aggressività, che a volte sfocia in violenza.
Il compito del maschio, così come quello della femmina, io ritengo sia quello di mettere in discussione quegli stereotipi, insieme, fino in fondo, in nome dell'amore che li lega,che deve prevalere su questi stereotipi quando da questi viene attaccato.
La verità è che un simile confronto non è quasi mai fatto, per paura di mettere in crisi il rapporto, e non solo, per paura anche di mettere in crisi se stessi, e l'altro, ed essere costretti a rivedere tutto il proprio punto di vista sulla società, sui valori, sulla propria etica di vita.
Eppure, io mi chiedo cosa c'è di più bello e profondo del cambiare insieme, scoprendo sè stessi e l'altro, e la società nella quale si vive, e diventando un'unica entità, con la persona che si ama?
Ora però devo soffermarmi sul reale e più importante pericolo che questo fenomeno sta secondo me producendo.
Sapere che c'è chi pensa che il problema dipenda da presunti geni della violenza maschile verso il genere femminile, come se madre natura volesse cinicamente fare impazzire il maschio, da una parte creando in lui l'innegabile attrazione verso il genere femminile, come gran parte delle donne riconoscono, quando accusano l'uomo di ragionare con i suoi genitali, e dall'altra facendole odiare semplicemente in quanto femmine, sarebbe semplicemente ridicolo, qualcosa come i famosi geni della eterna giovinezza, dell'amore, dell'intelligenza, e quant'altro, che periodicamente i solleciti media ci informano che vengono scoperti da laboriosi scienziati, salvo poi non saperne più nulla.
Già mi vedo i futuri maschi appena nati prendere il vaccino contro la violenza verso le femmine, che sicuramente in futuro sarà scoperto, insieme agli altri vaccini.
Purtroppo non è così ridicolo. Questa direzione porta unicamente al razzismo, esattamente come quello verso i neri, o gli ebrei. L'ideologia razzista parte da differenze genetiche per giustificare presunti diritti di una razza rispetto ad un'altra. Ma sappiamo bene a cosa porta questa direzione.
Lo sanno bene i nostri legislatori, quelli di una volta, che si sono dannati per fare in modo che ogni legge non faccia mai riferimento a differenze di alcun tipo, ma tratti ogni essere umano egualmente.
Ed ora, invece, si vogliono fare leggi apposta per difendere in particolare le femmine dai maschi, o per regolare in modo differente la violenza di genere piuttosto che quella di altro tipo.
Così come si vuole ad esempio regolare la violenza omofoba in modo differente rispetto ad altri tipi di violenza.
Nessuna legge con tali presupposti potrà mai essere una legge giusta, nè quindi potrà mai risolvere alcun problema.
Leggi simili potranno solo portare ulteriori colpi alle basi del diritto, ai fondamenti del diritto degli esseri umani, alla nostra stessa umanità.
La violenza è tale in quanto viola i diritti di qualsiasi essere umano. Differenziare il trattamento vuol dire inserire il razzismo nel diritto.
Problemi come quello di cui si tratta oggi non si risolvono con leggi restrittive, perchè mai la legge ha risolto problemi che scaturiscono da impulsi irrefrenabili causati da disequilibri prevalentemente psicologici.
Può contenerli, ma a patto di limitare le libertà di tutti gli altri individui che di quelle leggi non hanno bisogno.
E a volte, a patto di andare verso regimi dittatoriali che sempre portano a conflitti sanguinosi, prima o poi.
Non è così forse, legge dopo legge, sotto una forte pressione mediatica, che è stato portato il popolo tedesco ad accettare e condividere l'obbrobrio nazista?
Non è così forse che anche il popolo italiano è stato portato ad accettare e condividere una ideologia che ci ha portati tutti alla seconda guerra mondiale?
Non è forse un altro l'obiettivo dell'essere umano, e cioè quello di liberarsi dal dominio degli istinti, e superare se stesso senza l'obbligo di regole imposte da esterni, ma ferme nel suo cuore, in funzione del bene comune?
L'unico risultato di leggi come quella sul femminicidio o sull'omofobia, così come quella sul negazionismo, è quello di portarci verso un futuro regime dittatoriale.
I tempi sono maturi. Gli ultimi anziani che si ricordano dell'ultima guerra stanno scomparendo.
La crisi attuale è, a detta di molti esperti, ancora più grave di quelle che precedettero la prima e la seconda guerra mondiale.
Il degrado attuale dei valori fondanti delle società è diffuso ed evidente, in ogni settore.
Il ricco diventa sempre più ricco e potente, senza più limiti, noncurante della sempre maggiore povertà accanto a lui, nella stessa nazione, nella stessa città.
I giovani non hanno più riferimenti nei quali credere e sperare.
L'aggressività generale, non quella femminicida, è in aumento.
In questo contesto il ripetersi del processo che ha portato al nazismo e al fascismo è facilmente innescabile.
E questa nostra generazione non ha nulla di meglio rispetto a quelle dell'epoca.
E non si vede il motivo per cui questa debba essere l'unica generazione, dall'inizio della storia conosciuta dell'uomo, che non viva almeno una guerra.
Attenzione quindi ad intraprendere strade pericolose, che nascondono i nostri reali problemi inducendoci al razzismo, alla divisione, alla violenza legiferata.
Il femminicido, alla luce di quanto detto, così come l'omofobia, secondo me sono operazioni di una propaganda ideologica che tende alla preparazione di un futuro, e neanche tanto, regime dittatoriale.
Di questi tempi si dovrebbe pensare a leggi che riportino l'economia nelle regioni, nei comuni, localmente, così che si possa vivere in pace, quando i poveri che soffrono, gli imprenditori e pensionati che si uccidono, sono importanti quanto gli omicidi cosiddetti di genere, quando le vere cause delle violenze familiari, dalle separazioni agli omicidi, ed anzi, la violenza familiare dipende ormai soprattutto dai problemi economici che sempre più distruggono le famiglie, piuttosto che da presunti geni nel dna.
Il mio dubbio, per non dire certezza, è che tutte queste distorsioni e questa enfatizzazione su questo fenomeno vogliano coprire le cause reali di quanto sta accadendo nel profondo tessuto sociale degli italiani, e dei popoli occidentali in generale.
Ed anche questo è quindi un segno del degrado diffuso e grave che stiamo vivendo.
Non lasciamo che questo degrado ci vinca.
Si ridia alle famiglie una speranza di futuro, per loro e per i loro figli.
Si ridia al maschio, ed alla femmina, la dignità di un lavoro.
Si interrompa il progetto globale di poche multinazionali che possiedono tutto, si interrompa la distruzione delle economie locali, delle produzioni locali, dei mercati locali, si interrompa l’accumulo senza freni delle ricchezze da parte di pochi, e la sottrazione delle ricchezze alla maggior parte dei cittadini.
Che i più ricchi prendano coscienza della direzione in cui stiamo andando tutti, che solo una grande catastrofe potrà riazzerare il degrado generale di tutti i ceti sociali e di tutte le categorie che stiamo vivendo. Se la si vuole evitare, siano loro per primi a tornare ai valori fondanti della società, siano loro a fare il primo passo, a sacrificare parte delle proprie ricchezze per una corretta amministrazione dello Stato, del territorio, dello stato sociale, per riavviare le economie locali, le produzioni, i commerci, la vita delle piccole realtà locali, per ridare dignità agli uomini, alle donne, alle famiglie, futuro ai loro figli, e serenità alla comunità nazionale nella quale quei ricchi sono nati, cresciuti, e insieme alla quale sono riusciti ad accumulare le loro ricchezze. Perchè così come da loro sono partiti, per poi diffondersi nelle gerarchie sociali, i fondamenti della ideologia liberista che ci ha portato a questo stato di cose, allo stesso modo possono ripartire e rigenerarsi quei valori positivi che fondano e mantengono il benessere sociale, perchè sono loro ora, di fatto, che hanno il potere di proporre modelli comportamentali che il resto del popolo tende a seguire.
Che l’essere umano torni ad essere il centro del suo interesse, piuttosto che il denaro. Questa è la reale soluzione al femminicidio, che è semplicemente un aspetto della violenza dilagante causata dal degrado generale dei valori e quindi dalla conseguente crisi."

 
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44 CINGHIALI

Post n°148 pubblicato il 08 Giugno 2013 da Silvio.Perroni

Me pare popo er momento giusto pe' anna' a magna' er gelato dar Baffo, er bar vicino alla posta de' Piazzale Adriatico. Un bar come quelli de' 'na vorta. Accanto c'è er circolo cacciatori, dentro nun ce vedi 'na macchinetta magnasordi manco si la cerchi. Er gioco più d'azzardo che ce poi fa' lì è er tresette cor morto. Tre pensionati discutono de n'amico loro che se spaccia pe' pescatore esperto, quanno che ar lago do' vanno loro a pesca' nun ce l'hanno mai visto. Quanno che entri e dici 'bonasera te risponne urlando. Er baffo urla. Nun sa' parla'. Urla. Quanno te racconta che l'anno scorso ha ammazzato 44 cinghiali urla, come se te se volesse magnà. Co' la carabbina eh, che quà mica se scherza. Er fijo poi te spiega che so 'na comitiva che vanno a caccia insieme, mica lui solo, magari i cinghiali in tutto erano 'na decina, ma ce po' sta' de aumentalli un po'. Seconno me mette più paura lui a un regazzino ignaro che l'orco cattivo. Ma poi je da' er cono da un euro, sì sì, un euro, l'unico forse, co' n'impacciataggine che fa' tenerezza. E soprattutto, er gelato è da paura, i gusti de 'na vorta, quelli che nun te ricordi più perchè credi che t'è cambiato er palato invecchiando, che da regazzino è tutto più bono, e invece no, so' i gelati che so' cambiati. Quello no. E la panna, da leccarsi i baffi. Se sveja alle 4 pe' manna' avanti er bar. E va a dormiì a mezzanotte. Da 'na vita. Così dice la moje, un ber po' più giovane e lui, ma che l'ama de l'amore de 'na vorta, accanto a lui fino alla morte. Sempre chino, la vita s'è fatta senti', ma sempre indaffarato, o a sistemà er frigo bar, o in cucina a preparà i tramezzini, o quella panna da Dio. Er cappuccino.... nun è come l'artri, che stai a metà cornetto ed è già finito. E' denso, pieno, finisci er cornetto e ce n'hai ancora metà da beve. E bono. Pe' nun parlà der maritozzo co' la panna. Che te lo dico a fa... Ok, ammazza i cinghiali, e quarche vorta pure quarche capriolo, Ma dentro quer bar respiri la vita de 'na vorta, semplice, sana, bona, come sta scomparendo. Dice che je vengono spesso a fa le visite de controllo, ma lui li frega sempre, er gelato suo e tutte le cose sue so' le mejo. Io lo so qual'è er segreto: ce mette l'anima. Peccato che me ne devo anna' via da Roma proprio ora che ho trovato er mejo bar de 'sta città che ormai de romano e d'antico e de bono c'ha poco e gnente. Ciao Baffo, continua così, sei tutti noi. Tu che leggi, è tutto vero. Va a Roma, cerca la posta de Piazzale Adriatico, poi va verso er ponte sopra Viale Jonio, e te lo trovi. Entra, chiedi un cono,co' la gianduia, e co' la panna soprattutto, nun dimenticà. Assaggia, e te se riapre un monno... Mo' vado però, che er cono m'aspetta...

 
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SUL CONCETTO DEL "FORSE" E DEL "LIBERO ARBITRIO"

In natura non esiste il "forse".
Almeno non esiste sicuramente nel campo del "descrivere" della realtà, quando si debba dire "questo è così" oppure "questo non è così".

Il "forse" è solo un altro modo per dire "non ho sufficienti informazioni (oppure non riesco a gestirne la quantità) tali da definire con certezza questo contesto".

Ma anche nel campo dell'"agire" non c'è così tanta possibilità come si crede.

Nella maggior parte dei casi, anzi, quasi tutti, anzi, forse (eheheh) tutti, si agisce sulla base di informazioni non complete, quindi il risultato dell'azione non è certamente determinabile non perchè esiste il "caso" (altro concetto inesistente in natura), ma perchè le informazioni in possesso non permettono di stabilire con certezza l'unico esito possibile di quella determinata azione in quel determinato contesto.

Solo in un caso, forse (eheheh), può esistere il concetto del "forse".

Ovvero quando si hanno a disposizione tutte le informazioni necessarie a stabilire con certezza l'esito di una azione da compiere piuttosto che di un'altra.
In questo caso si tratta solo di "volontà". La volontà di ottenere un determinaot risultato piuttosto che un altro.

Ma anche in questo caso, la volontà decide in base agli obiettivi prefissati.
E gli obiettivi prefissati vengono decisi in base all'unica scelta che è alla base di tutto: la scelta di favorire la "vita" o di favorire la "non vita".
Sulla base di questa unica scelta tutto il resto è, ammettendo di avere sempre tutte le informazioni, già stabilito.

Quindi una volta fatta consapevolmente questa scelta, quando si hanno sempre tutte le informazioni necessarie, non c'è altro da decidere.
Tutto è già "programmato",, si è letteralmente schiavi, senzienti, della scelta di "vita" o di "non vita".

Praticamente quasi tutto ciò che crediamo sia libero arbitrio, dipende nella quasi totalità dei casi esclusivamente dalla mancanza di informazioni.
In pochissimi casi invece dipende dalla reale possibilità di scelta, l'unica che abbiamo: scegliere la "vita", o la "non vita".

Ma se si arriva almeno ad un certo grado serio di consapevolezza, non c'è neanche la possibilità di scegliere tra "vita" e "non vita". Tra un cielo azzurro ed un bel sole ed il nulla, tra il mare ed il suo profumo ed il nulla, ma anche tra un cielo grigio ed il nulla, o addirittura tra la morte, necessaria riformazione di vita, ed il nulla, la scelta è obbligata: "vita".

E questo vuol dire che tutto ciò che viene fatto contro la vita è causato non da scelta, ma da mancanza di consapevolezza, di informazioni, in ultima analisi, è causato dall'errore.

Si sbaglia quando si ritiene di avere informazioni a sufficienza, ed anche corrette, riguardo al contesto su cui agire, mentre in realtà non se ne hanno a sufficienza o non sono corrette.

Un altro tipo di errore è quello di agire anche quando si è consapevoli di non avere informazioni  a sufficienza, e si agisce solo per ottenere piacere.

Erra chi si trova in un contesto che non conosce.

Erra l'errante.

 
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NAZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI: L'ILLUSIONE GLOBALE

L'altro giorno un senatore grillino, elencando in Parlamento chi ci guadagna col gioco d'azzardo, ovvero da Letta a un pò tutti i politici e la classe dirigente italiana, mostrando legami di parentela, conoscenza, affari tra loro, ha indirettamente mostrato come, pur non volendo fare i complottisti, chi detiene il potere sia di fatto una vera e propria casta, un insieme di persone, legate da parentele od altro, che si scambiano favori.
E non si nascondono in un sotterraneo incappucciati con riti strani, ma fanno i loro accordi alla luce del sole, magari a cena, in un bel ristorante.

E lo stesso accade a livello globale.
Il mercato globale è controllato da una manciata di famiglie, più o meno imparentate tra loro o legate da rapporti di affari.
Non sono più i complottisti che lo dicono, ma studi di ricercatori blasonati.
E basta fare un giro su Google e cercare a campione le multinazionali che fanno parte di una qualsiasi holding, per averne conferma.

In ultima analisi, sia in Italia che nel mondo, si tratta sempre e solo, come dall'era dei tempi, di lotta tra "tribu" per il potere.
Queste famiglie sono trasversali rispetto a nazioni, razze, ideologie, e religioni. Ed anzi, sfruttano queste entità, nazioni, ideologie, religioni, a proprio piacimento, come strumenti di controllo dei popoli, mettendole le une contro le altre o alleandole, a seconda di come conviene in un dato momento.

La realtà, vista da questo punto di vista, diventa incredibilmente e drammaticamente molto semplice, e spiegabile, a tal punto che non si possono più avere dubbi che questo punto di vista sia l'unica chiave interpretativa corretta.

Per uscire dall'illusione globale è necessaria una profonda cultura umanistica, che dia il coraggio di abbandonare ogni identificazione con entità create e gestite da umani: nazioni, ideologie, religioni.

Solo dopo aver fatto questo passo, ed essere riusciti ad identificarsi realmente unicamente con ciò che si è, esseri viventi parte di un universo che segue leggi precise per il suo funzionamento, si può riuscire ad avere la percezione corretta della realtà, di come l'umanità sia divisa fondamentalmente in gruppi dominanti e popoli schiavi.

Questi sono i reali termini del problema.
Chi vuole cambiare il mondo deve prima essere cosciente di questo, e quindi decidere di accettare la lotta.
Come nell'antichità.
Come prima di ogni società costituita.
Non c'è nessun progresso di coscienze o intelletto.
Le regole di fondo sono sempre le stesse.

C'è chi identifica queste "tribu" con il "malvagio", coloro che sono da debellare.
Ma non è così semplice.
Queste famiglie non rappresentano il "malvagio", ma semplicemente loro stesse.
Il "malvagio" è in ognuno di noi, in loro quanto in noi.

Se è possibile un tale stato di cose, è perchè noi schiavi accettiamo, in modo più o meno inconsapevole, la nostra schiavitù, la condizione offerta da quei signori, sfuggendo alla verità ogni volta che una contraddizione, una incongruenza, una coincidenza, tentano di mostrarcela.
E' un patto ancestrale, fatto nell'era dei tempi, che persiste e si rinnova ad ogni generazione, ogni volta che un essere umano nasce e comincia ad essere educato dai suoi genitori, e poi dai rappresentanti della società, preti, insegnanti, dottori, politici.

Se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo prima passare per la nostra coscienza.
Questo è il vero potere che hanno coloro che ci comandano, per questo fanno di tutto per corromperci, adularci, tentarci, e non darci il tempo di riflettere.
Perchè se arrivassimo alla piena consapevolezza di quel patto di schiavitù, ci ribelleremmo, troveremmo la forza di reagire.

Ma c'è un problema: come possono autocontrollarsi 7 miliardi di persone non più gestite da strutture ben storicizzate di potere come per l'appunto gli Stati, le ideologie, le religioni?

 
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PERCHE' L'OLIGARCHIA FAVORISCE LE RIVOLUZIONI

Mi chiedevo già da tempo perché l'oligarchia globale stia lasciando sputtanare i suoi servi nei vari governi, e perché stia lasciando così tanto spazio ai movimenti cosiddetti "rivoluzionari".
E mi chiedevo perché tutti questi nuovi "rivoluzionari" hanno questa smania di cambiare sistemi democratici che ancora non sono neanche stati realizzati, invece di identificare nelle "persone" il potere e quindi combattere quelle. Poi ho scoperto che dietro a Grillo, gli Indignados, Occupy Wall Street, ecc... ci sono Sassoon, Soros, ecc... ovvero la stessa oligarchia.
Altra assurdità, è stato lo sputtanamento globale dell'OMS con la suina, allarme globale per una epidemia che avrebbe distrutto il mondo, vaccini prodotti a iosa, ma che nessuno ha preso, e nessuna epidemia c'è stata.
Ho una sola risposta: il sistema capitalistico globale, come nelle altre due precedenti crisi che hanno preceduto la prima e la seconda guerra mondiale, sta arrivando al collasso.
Questa volta la terza guerra mondiale rischierebbe di danneggiare anche la stessa oligarchia.
E quindi tentano di convogliare la crescente consapevolezza del popolo in questi movimenti, per traghettarci nel nuovo ordine mondiale facendoci credere che sarà una rivoluzione del popolo.
Se non ci riusciranno, proveranno con qualche epidemia, e come ultima possibilità, la guerra.
Gli stessi fondatori di questi movimenti "rivoluzionari" ci stanno preparando, come il video di Casaleggio, co-fondatore con Grillo del M5S, e legato a Sassoon, che prevede, speculandoci addirittura sopra per la sua azienda, 6 miliardi di morti nel 2040...
Possiamo evitarlo solo unendoci al più presto, tutti insieme, contro ogni cambiamento di istituzioni, contro tutto il sistema di potere, e contro ogni nuovo movimento che non abbia origini chiare e popolari, avendo l'unico scopo di applicare le costituzioni democratiche fino in fondo.


Questo è il futuro politico che prevede il cofondatore con Grillo del M5S: 6 miliardi di morti!

http://www.casaleggio.it/media/video/gaia-il-futuro-della-politica-1.php

 
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