Io vivo e lavoro a Cairo Montenotte ma sono originario di Savona per cui ho deciso di dedicare alcune pagine del mio blog al contributo che la mia città ha dato alla Lotta di Liberazione contro in nazifascimo, una specie di ringraziamento al posto dove sono nato e anche a mia madre che ha partecipato in prima persona alla Resistenza in città e sulle colline intorno (mio padre era in marina con gli alleati e si trovava in Sardegna).
Ho trovato materiale nel sito dell'ISREC (Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea) e penso di proporlo alla vostra attenzione, con qualche piccola integrazione se penso sarà il caso.
La Resistenza in Liguria e a Savona
La posizione geografica della Liguria fa sì che la regione assuma un ruolo fondamentale per i nazifascisti, che subito dopo l'Otto Settembre, temendo un imminente sbarco alleato, procedono ad una pesante occupazione militare di tutta la regione. E' all'interno di questo contesto che vanno letti gli eventi dei mesi successivi sia per quanto concerne la Resistenza, sia per quelli che saranno i violenti e capillari sistemi di controllo, operati dai nazifascisti su tutta la popolazione.
La forze della Resistenza, d'altra parte, consapevoli dell'importanza strategica delle vie di comunicazione fra la Liguria, la pianura Padana e la Francia, già nell'autunno del 43 cercano di occupare le posizioni strategiche più vicine alle vie di comunicazione. In Liguria la partecipazione popolare alla guerra di liberazione che non diede tregua all'invasore fin dal primo giorno dell'occupazione nazista è dimostrata dai 18.000 combattenti e dai 3.000 caduti. La ferocia nazista si evidenziò attraverso la tortura di centinaia di uomini e donne nelle celle della Casa dello studente di Genova e il massacro di centinaia di giovani inermi in diverse località della regione.
Il prefetto fascista di Genova, Basile, attuò la deportazione in massa degli operai liguri dopo i grandi scioperi che schierarono la classe operaia quasi senza defezioni dalla parte del movimento di liberazione. La presenza di formazioni partigiane alle spalle dello schieramento tedesco, sui monti dell'Appennino e le Alpi Marittime appena fuori, ma anche dentro le città, rese difficile ai tedeschi la difesa sia dal mare che dalla terra e li fece vivere come in stato di assedio.
Nelle prime ore del 9 settembre '43, i nazisti occupano Savona. Prendono posizione nei punti strategici della città e della provincia. Squadre di cittadini si mobilitano per raccogliere armi e munizioni abbandonate dai militari italiani. Un giovane savonese, Mannorino Mannari, lancia una bomba, in Piazza Giulio II, contro un'auto tedesca; viene arrestato. Il suo corpo crivellato sarà rinvenuto nei pressi di Cadibona.
A Savona, dopo il 25 luglio torna Sandro Pertini e durante gli scioperi di febbraio-marzo `44 giunge Giancarlo Pajetta il cui fratello Giuliano era deportato a Mauthausen dove faceva parte comitato clandestino di liberazione del campo, una funzione che veniva riconosciuta a livello internazionale perché nel campo c'erano molti superstiti, reduci della guerra di Spagna e lui era uno di quelli.
La locale federazione fascista aveva trasmesso una lista di duecento nomi di "sovversivi pericolosi per l'ordine e la sicurezza dello stato", l'intento era quello di operare un rastrellamento su larga scala. Ma negli stessi giorni inizia la costituzione dei primi nuclei di resistenza armata sulle montagne che presto iniziarono a colpire gli avamposti nazifascisti, nonostante la repressione durissima portata avanti soprattutto dalle Brigate Nere che causò moltissime vittime non solo tra i partigiani ma anche tra la popolazione civile.
Alla resistenza savonese diedero il loro apporto militari ed ex prigionieri di guerra russi, austriaci, polacchi (tra cui risalta la figura del comandante Herman Wigoda) e alcuni ufficiali jugoslavi già prigionieri nel campo di concentramento di Garessio.
Per il contributo dato alla resistenza, la città di Savona è stata decorata di medaglia d'oro al valor militare. Nella motivazione si legge «Le genti di Savona....reagirono alla occupazione ...opponendo alla prepotente sopraffazione nazifascista una lotta tanto coraggiosa quanto ostinata. Formazioni di volontari armati furono organizzate, alimentate e assistite dalla popolazione....per oltre 19 mesi, svolsero un'intensa attività di minaccia e logoramento al presidio nemico della regione. Non valsero a frenare lo slancio generoso né la precarietà dei mezzi, né la preponderanza delle forze avversarie, né la barbarie a cui queste ispirarono la loro spietata opera di repressione con arresti in massa, deportazioni, torture, fucilazioni, massacri di innocenti e distruzioni. . .»
per oggi mi fermo qui!
fonte: Isrec - contributo personale

Inviato da: CoachFactory
il 20/12/2011 alle 08:42
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il 20/12/2011 alle 08:19
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il 12/02/2010 alle 13:51
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il 14/09/2009 alle 17:10
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il 14/09/2009 alle 16:57