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NESSUN UOMO E' UN'ISOLA
Post n°193 pubblicato il 09 Ottobre 2009 da t_xte
Ho sempre pensato che l'uomo sia un animale sociale, bisognoso degli altri per affermare la propria identità. Gli altri ci fanno stare bene, si preoccupano per noi e noi coltiviamo i nostri affetti creando una rete di amicizie e stretti legami. Nessun uomo è un'isola. Esistono uomini che per avvicinarsi a Dio scelgono di essere eremiti, ma attraverso la preghiera cercano il bene dell'umanità. Mi sono accorta anche che esistono isole, per scelta chiudono le porte del loro cuore, divengono deserti, luoghi inospitali, non vedono altro che se stessi. Per quanto possa sforzarmi non c'è nulla in loro che io possa cambiare. Niente di bello che io possa vedere. Non sanno godere nemmeno di quei frutti che non hanno mai coltivato. Non sentono scorrere la vita dentro loro. Pensano che tutto sia dovuto, scontato. I semi che cadono tra le pietre hanno vita breve.
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IV (PARLA PER ME)
Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
un'onda palpitante alla tua forza, e potessi
Condividere tutto l'impulso della tua potenza,
soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Potessi essere almeno com'ero nell'infanzia, compagno
Dei tuo vagabondaggi alti nei cieli, come quando
superare il tuo rapido passo celeste
sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei
A te con questa preghiera nella mia dolente
necessità. Ti prego, levami come un'onda, come
una foglia o una nuvola. Cado
Sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
peso di ore ha incatenato, incurvato
uno a te troppo simile: indomito, veloce e orgoglioso.
V
Fà di me della tua cetra, com'è della foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono
come le sue! Il tumulto
Delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
profondo ed autunnale, e dolcemente triste.
Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!
Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l'universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!
E con l'incanto di questi miei versi disperdi,
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!
E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d'una profezia! Oh, Vento,
se viene l'Inverno, potrà la Primavera essere lontana?
Percy B. Shelley







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