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Vita di famiglia
Post n°228 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da t_xte
Essere saggia a volte mi sembra un'impresa disperata, sono istintiva, non so tacere, anzi più spesso urlo, perchè quella cosa che mi rode dentro, come un disagio a lungo anestetizzato irrompe imrpovviso e potente come un fiume in piena. Ho litigato stasera, nel bene e nel male litigo sempre per causa di mio figlio. La differenza sostanziale tra un uomo e una donna quando diventano papà e mamma è che, mentre l'uno torna ad essere bambino, regredendo in modo inversamente proporzionale all'età dell'infante, l'altra cresce, si responsabilizza. A volte, per amor di pace lei chiude gli occhi davanti a ciò che appare oggettivamente errato e così quando finisce la giornata, dopo aver baciato il piccolo che dorme, si guarda allo specchio e si vede più grassa, con uno o due capelli bianchi che le colpiscono il viso come violenti pugni. Esistono però momenti in cui improvvisamente trabocca la goccia! lei urla, si agita, le viene il mal di stomaco, si chiude in una stanza in apparente tranquillità, ma sente in realtà un gatto idrofobo dentro allo stomaco. Tende un orecchio e di là sembra che tutto fili liscio come l'olio, si sente triste, la sua presenza crea soltanto panico e scompiglio, i suoi urli sollevano un muro tra lei e gli altri. Si sente una pazza, una povera pazza isterica. Arriva il papà-bambino poco dopo, ed ecco, le presenta quella odiata, interminabile lista di errori che lei sa già di aver fatto, perchè quel gatto idrofobo è il rimorso che la rode. Ma lei non tace, no! gli presenta (è orgogliosa e fiera in realtà) le sue rimostranze avendo cura di suffragarle dai fatti. Lui si sente accusato, come in un processo, dice di cercare di migliorare se stesso (ma intanto la sua sigaretta accesa in casa ha ammorbato l'aria che pure la sua creatura respira) e che lei gli rinfaccia episodi passati. Niente dell'altro mondo gente! E' soltanto un estratto di vita familiare. |
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IV (PARLA PER ME)
Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
un'onda palpitante alla tua forza, e potessi
Condividere tutto l'impulso della tua potenza,
soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Potessi essere almeno com'ero nell'infanzia, compagno
Dei tuo vagabondaggi alti nei cieli, come quando
superare il tuo rapido passo celeste
sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei
A te con questa preghiera nella mia dolente
necessità. Ti prego, levami come un'onda, come
una foglia o una nuvola. Cado
Sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
peso di ore ha incatenato, incurvato
uno a te troppo simile: indomito, veloce e orgoglioso.
V
Fà di me della tua cetra, com'è della foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono
come le sue! Il tumulto
Delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
profondo ed autunnale, e dolcemente triste.
Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!
Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l'universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!
E con l'incanto di questi miei versi disperdi,
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!
E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d'una profezia! Oh, Vento,
se viene l'Inverno, potrà la Primavera essere lontana?
Percy B. Shelley







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il 11/11/2010 alle 14:46
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il 14/10/2010 alle 01:33