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IL CLEBBE CAP.2

Post n°48 pubblicato il 16 Marzo 2012 da luvif
 

Guarda, nun sapevo davero che fa. Nu faceva freddo perchè eravamo ad agosto e provai a dormire nel garage de Stecca, ma era pieno de sorche lunghe du parmi boni. Mamma che schifo. Ancora me s’accappona la pelle solo a pensacce. Volete sapè chi m’ha sarvato da na brutta fine? E che cazzo, mo vò dico. Vanda a ninfomane. Se semo ncontrati pè caso na sera, che vagavo per quartiere.


 – a ber moretto voi salì stasera a casa mia?
O  sapevo che mè spompava ma nu sapevo davvero nd’annà.  Mortacci sua quanto m’ha cavarcato! Comunque m’ha detto bene, è rimasta invaghita de me  e vole che dormo da lei. Pè magnà però ce devo da pensà io. Lei er giorno dorme e la notte batte sulla prenestina, fino a mezzanotte, poi viene a casa e mi tromba fino all’alba. Vedeste che bella figa è Vanda, vi sacrifichereste anche voi. Nu po’ durà però. Un mese così e muoio, ho perso otto chili e quindi la manno a quer paese. Si ma mò ndò vado?  Er Stecca me da la dritta:


- senti Spadì, conosco uno che fitta un garage, cor soppalco per dormire, e niente topi.
-  sei sicuro che non ci sono sorche? -


 bella cosa l’amici. Mo ve chiederete perché no n’appartamento? Ma sinceramente voi me ce vedete a rifà er letto e a passà o straccio pè terra? Ecco cosa feci; er garage mi piacque molto, era adatto per la mia fissa de aprì un clebbe o club? Boh. Si un locale pè gente tosta, con tanto de palestra gestita da Stecca. E che soffitti! Quattro metri d’artezza. Dovreste da vede er soppalco tutto in truciolato col lettone, la scaletta per salire e il bagno nuovo de zecca. Tutto pè ducento cucuzze ar mese.    Che c’è, volete sapè come me chiamo? Prima damo n’occhiata al clebbe. Aspetta che apro a serranda. Ecco alla sinistra c’è la palestra, i tappeti, er ringhe. Er garage è enorme, quasi trecento metri quadri. A destra invece si trova er ritrovo vero e proprio, coi tavoli er bancone del bar  e li in fondo, dietro quer pannello c’è la scala che porta al soppalco. Cio so, è na
figata. Si io me chiamo Nanducci Amedeo. Che nome der cazzo! Voi chiamateme Spadino.  Perché me chiamo così voi sapè? Dimme ndove abiti che lo capisci da solo perchè me chiamo Spadino. Accidenti, neanche un mese e me ritrovo er clebbe pieno de gente in gamba, tutti tipi a posto e niente capelloni. Una sera viene a trovarci un tipo strano, col lungo cappotto di pelle e  l’occhiali scuri della lozza. Io pensai che era finocchio. Artro che finocchio! Ci fà cagare addosso, quando spara in aria la destra sbattendo forte i tacchi.
–    Hail Hitelr! -
 urla. Nessuno di noi risponde, lo guardiamo ammutoliti. A un certo punto gli dico:
-    aho ma da andò sei uscito? -
 lui mi viene vicino sorridendo, ha una voce rauca, da fumatore.

– devo parlarti da solo.-
Lo faccio salire con me sul soppalco facendo cenno a Stecca di seguirmi, lui si dirige alla vetrata a guardare di sotto, e dice: 
 - ho bisogno di gente dura, so che tu sei il capo qui.
 “non mi piace.”
Decido,
 - hai capito male,
e ora ricordo pure di chi si tratta.
- Noi  non siamo quello che pensi.
 si mette a ridere indicandomi di sotto; sui tappeti ci sono quattro che si stanno allenando con spranghe e catene. Si accende una sigaretta;


 - ho bisogno di venti di voi per la manifestazione dei compagni domenica mattina a piazza del popolo.-

così dicendo tira fuori una busta

- qui dentro ci sono cento milioni, te la senti di  guadagnarteli? –
Stecca mi guarda, io guardo lui
- e cosa dovremmo fare? – l’uomo torna a dire: - spaccare più teste possibile.-  
 Torno a guardarmi intorno, le cose vanno bene ma io quel tipo lo conosco di fama, è un pezzo grosso dello scudo crociato… Non sarà facile toglierselo dai piedi, e lui lo sa. E commenta:
 - quanto tempo potrai tenere aperto senza licenza? Guarda caso ne ho una pronta qui in tasca. –

sento chiaramente Stecca scandire le parole:
- a Spadì, ma te sei rincoglionito! Cosa aspetti a prendere quella busta? –
 io dico:
-  prima  la licenza.  mi porge la licenza, la leggo attentamente, ci sono pure le marche da bollo. Allungo l’altra mano a ricevere il pesante plico e lui si mette a ridere:
- non penserai che stanno qui dentro i cento milioni? –
si affaccia alla vetrata e fa un gesto verso la porta e entra un altro tipo con una grossa valigetta e me la consegna in mano. Istupidito la apro e guardo le mazzette dei soldi.
- d’accordo allora, ci vediamo domenica a Piazza del Popolo.-
- non ho dubbi che ci sarete.-
dice quel maiale andandosene via come era venuto.  
Ho convocato venti dei più duri e intelligenti del folto gruppo di persone che si identifica col clebbe. Gente disposta a tutto, capace di tenere la bocca chiusa. Siamo nei primi cinque anni del settanta e un milione è tanto. In borgata si amazza per cinquantamilalire, altro che milione...

 
 
 
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DISTRAZIONE, IL RACCONTO A QUATTRO MANI

NASCE "DISTRAZIONE" IL RACCONTO A QUATTRO MANI, DALLA GENIALE INVENTIVA DI LOSCRIGNO10 E LUVIF.

SEGUITE GLI SVILUPPI E CERCATE DI CAPIRE QUALE DEI DUE ARTISTI DI VOLTA IN VOLTA INTERVIENE A DARE VITA AGLI INTRECCI DELLA TRAMA.

QUANDO VEDRETE RISTAGNARE L'OPERA, PUO' ESSERE CHE GLI AUTORI ACCETTINO SUGGERIMENTI, MA NON E' DETTO...

 

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PRIMA RECENZIONE A PICCOLE PERLE

 
ScarpetteRosse.60 il 14/03/09 alle 17:24 via WEB
Bel libro, molto scorrevole. Quando lo inizi hai voglia di leggere tutte le storie, in ognuna ti pare di trovarti dentro e di viverla. Davvero bravo al mio amicone Nicoletta

 

IL BLOG SI RINNOVA

I° chiedo scusa per la moderazione; tranne le frasi offensive, pubblicherò tutte le risposte.

II° Via via sto eliminando quei post che mi sembrano superflui o non in tema con tutto il resto.

III° Non nascondo a nessuno che lo scopo di questo blog è di far conoscere a più gente possibile il mio libro "PICCOLE PERLE". Quale padre non è orgoglioso di mostrare al mondo intero il proprio figliolo?

IV° I post pubblicati su questo blog sono  l'aperitivo offerto dalla casa.

buona permanenza a tutti.