Creato da luvif il 12/06/2008

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IL CLEBBE CAP.3

Post n°49 pubblicato il 16 Marzo 2012 da luvif
 

– statemi bene a sentire, entrate in azione  nel corteo vestiti di jeans,  maglione, giubbotto e passamontagna, e mi raccomando i guanti. Portate con voi solo catene, niente coltelli, spranghe o bastoni. Voglio un lavoro pulito, picchierete per dieci minuti di seguito, poi vi darete alla fuga,  vi libererete dei giubbotti e passamontagna. Quando i celerini caricheranno, voi dovrete essere gia fuori dal corteo, senza raggrupparvi, sparpagliatevi e non fatevi beccare.-

 A conti fatti mi rimangono settanta milioni, i ragazzi si comportano esattamente come ho detto e nessuno viene preso,  la manifestazione diventa un calvario per dimostranti e poliziotti.   Prevenendo che presto il pescecane sarebbe venuto a cercarmi ,  seleziono altri dieci elementi da istruire per il futuro;  prendemmo addirittura un maestro di arti marziali per la palestra, Con somma felicità di Stecca.  Er secco invece si occupa del bar e non vuole sapere altro. (scommesse clandestine a parte)

Il politico è di nuovo di sopra, nel mio privè.

– ascolta bene Amedeo, questa volta mi serve un lavoretto di precisione, nel corteo ci saranno dei sindacalisti molto rompipalle, dovrete colpire loro.-

Getta  sul tavolo delle fotografie.

 – senta eccellenza, già è un rischio così, mo addirittura a persona? -

Lui ghigna:

- se è per i soldi, non sono un problema; il partito ha finanziato mezzo miliardo per quest’operazione, faremo a metà.

– trecentomila – dico io. – sei ragionevole. –

risponde lui, e allunga la mano che io gli stringo volentieri. E  dico:

- senza morti però. – si fa serio: - per quelli ci sono i servizi segreti.-

e se ne và. 

Scelgo quattro ragazzi per quel compito. Gli altri si dedicheranno a rompere teste e gettare scompiglio nel corteo. Il piano è semplice;  il politico li vuole invalidi e questo avrà. I ragazzi hanno una settimana di tempo per allenarsi a rompere la spina dorsale con un colpo secco. Il tutto mi costerà cento testoni. Accidenti oh! Me sembro diventato Agnelli, me sembro.

Na sera capito per caso lungo la via che dalle case popolari conduce a casa dei vecchi mia. Volevo starmene da solo, credo.     Pe fumamme na sigaretta, senza nessuno intorno a rompere le palle. C’avevo bisogno de riflette su er futuro mio e de li due amici mia. Le cose annavano bene ar clebbe, ma alcune cose non mi quadravano. In giro erano tutti convinti che erano i fasci a sabotare le manifestazioni proletarie, invece eravamo noi. E de politica nu ncè ne fregava proprio un cazzo a noi, le svastiche, i fasci e i capelli rasati erano solo na facciata. Si qualche citrullo convinto, veniva in palestra pe mparasse a spezzà le ossa pe motivi politici ma era raro trovare gente così in borgata. Nu me crederete mai ma c’erano parecchi padri de famiglia disoccupati ( oddio, magari non è che avevano tanta voglia de lavorà) ma voglio dire, ero ben felice di aiutare sti poveri disgraziati, ad andare avanti. Bella cosa la politica, una sera il deputato mi confidò che erano gli americani a pagare per boicottare la crescita proletaria nel paese in tutti i modi.

Comunque vabbè,  cammino lungo la via quanno dar ciglio erboso vedo sbucà no stivale cò la sola bucata, sembra uscito da una vignetta de strmtruppen. Annavo a due all’ora, co lo spider decappottato. A grulli che ve pensate c’annavo a piedi in territorio rosso?  Rallento guardo mejio e che te vedo? Na bella figa a cosce de fori svenuta drento er fosso. Scenno de corsa, l’avvicino bocconi e che te vedo? Sti fiji de mignotta l’anno scippata ar collo, ed è tutta insanguinata. Sento se respira ancora, le mollo due schiaffetti sulle guance cercando di raddrizzarla da quella posizione sconcia, co le gambe divaricate come na mignottona. Corro alla macchina a

prendere dell’acqua, e je spruzzo la faccia, con un gemito rinviene. – mamma mia – dice sconvorta. E te credo, co qua tranvata. Le dico calmo: - bona, bona, senti te poi move?- ci prova poverina, prima una gamba poi l’altra. Sembra che va tutto bene. – ce la fai ad alzarti che te porto al pronto soccorso? – lentamente annuisce. L’aiuto a sollevarsi, molto piano la guido a sedere e chiudo la coppotta del duetto. Che posso fa? La porto all’ospedale de Frascati. E sti stronzi de madama che fanno? Me tengono tutta la notte in questura: - a marescià, ma come vo devo da dì? L’ho trovata lungo la strada, riversa nella cunetta priva de sensi. – Calma pischè! Mo sentimo la ragazza, se conferma la tua storia ti lasciamo andare.-  poco dopo giunge un appuntato alto e piazzato, un cliente del clebbe, riconosco. Lui mi guarda senza battere ciglio, e allunga un foglio al collega dietro la scrivania. Poi mi dice: - la ragazza ha chiesto di voi, potete andare.-

- fanculo- mormoro uscendo fuori dall’ufficio. Sono le cinque del mattino. La ragazza è sveglia, tutta fasciata al collo e le mani. Quando mi vede sorride contenta. – ciao-  le dico  – come stai?-  parla a fatica; - sto bene, grazie a te. Mi chiamo Valeria e tu? – Amedeo – bofonchio a bassa voce, come se avessi detto: “merdaccia.”  La ragazza allunga una mano fasciata che le stringo con delicatezza: - Amedeo- ripete tenendomi la mano : - mi piace il tuo nome. E anche tu mi piaci. Sei fidanzato?- strofino l’anfibi sul pavimento di linoleum azzurro chiaro; - frequento qualche scajia ma niente de serio.- dico orgoglioso di me. Lei mi rimprovera: - non è carino definire così una ragazza.- la guardo scemito: - no, no. So proprio mignotte. Belle ragazze, ma zoccole de prima categoria.- lei si mette a ridere. – ho capito, vuoi dire che non sei fidanzato.- ecco l’hai detto.-  sbotto serio. Poi le dico: - aspetta, pè caso me stai a di che te voi fidanzà co me? – sento sto stronzo der core che s’agita ner petto, manco fossi ar primo pelo. – e se fosse che mi diresti?- me domanda facendo l’occhi dorci. E mo che ie dico? Me interrogo barbino. Alla fine me decido

– che se piace a te sta bene pure a me. –

me chino e le do un bacio d’assaggio.

All’alba non viene un granchè bene. Famo na cosa veloce che c’avemo na bocca amara come er veleno. Sto pe annammene quando te vedo sbucà un rosso de quelli c’avemo pestato la settimana scorsa. Dritto entra nella stanza di Valeria e si china a baciarla sulla guancia. Sto per prenderlo al braccio quando incrocio il suo sguardo pieno de lacrime e lo lascio subito andare.

– grazie – dice singhiozzando – grazie per aver soccorso mia sorella. - 

Valeria si è addormentata, sotto l’effetto dei farmaci. Il rosso mi segue fuori in corridoio è sconvolto;

- mi resta solo lei, i nostri genitori sono morti qualche anno fa, ti ricordi il pullman che precipitò dal raccordo sulla strada sottostante schiacciando una macchina? –

lo ricordavo eccome, ero li poco distante alla fermata del tranvetto. Così mormoro come un pivello: - erano i tuoi genitori quelli? – scorgo nuove lacrime sul volto del ragazzo, lo guardo meglio e noto che siamo alti uguali, anche di corporatura siamo simili. Solo che i suoi vestiti sono sdrucidi dall’uso. Ci sediamo su una panchina lungo il corridoio. Strano, sembra che il rosso ha un’anima. E sogna di poter dare a sua sorella tutto quello che le serve.  A un certo punto mi chiede:

- mi chiamo Andrea e tu? Di te conosco solo le botte.- conclude ridendo. Così sono costretto a dire ancora il mio odioso appellativo.

– mi chiamo Amedeo, ma tu puoi chiamarmi spadino.- anzi ti conviene - 

asserisco scuro in volto. Sono stanco morto,  e mi alzo stiracchiandomi:

- io vado a dormire, di a tua sorella che vengo a trovarla stasera.- lo guardo meglio e gli chiedo: - ne hai soldi?- lui interpreta male le mie parole:

- al momento sono al verde, ma al più presto mi sdebito.

– ma che dici sei scemo pe caso? –

tiro fuori un par de centoni e glie li allungo con una scusa; - tiè compra dei fiori a Valeria. Anzi no, comprate qualche vestito nuovo che i fiori a tua sorella li porto io -  resta li come un salame a fissarmi mentre sparisco a bordo del mio duetto alfaromeo nuovo di zecca. A dì sconvorto è poco. Ma che mi sta succedendo? Ho dato due centoni a un rosso proletario. E mi sta pure simpatico. Non trovo le parole, ma ho visto un uomo dietro i capelli lunghi, le sue lacrime mi hanno spiazzato. Sicuramente deve essere colpa di Valeria, il suo bacio mi ha rammollito.

 
 
 
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DISTRAZIONE, IL RACCONTO A QUATTRO MANI

NASCE "DISTRAZIONE" IL RACCONTO A QUATTRO MANI, DALLA GENIALE INVENTIVA DI LOSCRIGNO10 E LUVIF.

SEGUITE GLI SVILUPPI E CERCATE DI CAPIRE QUALE DEI DUE ARTISTI DI VOLTA IN VOLTA INTERVIENE A DARE VITA AGLI INTRECCI DELLA TRAMA.

QUANDO VEDRETE RISTAGNARE L'OPERA, PUO' ESSERE CHE GLI AUTORI ACCETTINO SUGGERIMENTI, MA NON E' DETTO...

 

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PRIMA RECENZIONE A PICCOLE PERLE

 
ScarpetteRosse.60 il 14/03/09 alle 17:24 via WEB
Bel libro, molto scorrevole. Quando lo inizi hai voglia di leggere tutte le storie, in ognuna ti pare di trovarti dentro e di viverla. Davvero bravo al mio amicone Nicoletta

 

IL BLOG SI RINNOVA

I° chiedo scusa per la moderazione; tranne le frasi offensive, pubblicherò tutte le risposte.

II° Via via sto eliminando quei post che mi sembrano superflui o non in tema con tutto il resto.

III° Non nascondo a nessuno che lo scopo di questo blog è di far conoscere a più gente possibile il mio libro "PICCOLE PERLE". Quale padre non è orgoglioso di mostrare al mondo intero il proprio figliolo?

IV° I post pubblicati su questo blog sono  l'aperitivo offerto dalla casa.

buona permanenza a tutti.