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« La triste storia del bis...LA DESTRA OPERATIVA »

PIU' O MENO COSI'

Post n°688 pubblicato il 27 Settembre 2009 da quelluomo

Due cose mi fecero impressione di quella ragazza, anzi tre: era molto, molto giovane, penso che non avesse più di venticinque anni; suo fratello che l'accompagnava e la riveniva a prendere a bordo di una grossa utilitaria bianca, una Porsche Cayenne dotata di quattro esagerati tubi di scarico; infine il fatto che fosse bellissima, di quella bellezza che è inutile descrivere, che ognuno può immaginarsi come crede.

La cosa importante era che venisse e lei veniva con una certa regolarità, uno o due giorni durante la settimana, sempre nei week-end, e sempre verso le sei e mezza. Appariva un tipo allegro e vestiva come una zingara, con ampie gonne lunghe e maglie aderenti alla pelle che facevano risaltare le belle collinette.

La conobbi meglio con il passare del tempo e allora capitò spesso di andare al bar per bere insieme una birra. All'epoca io ero già fidanzato e lei lo sapeva, qualcuno doveva averglielo detto. Quando eravamo vicini al bancone, quasi spalla contro spalla mi accorsi che non disdegnava di lanciare occhiate ad altri uomini. Non era maliziosa e ritengo che non lo facesse a posta. Quella doveva essere la sua natura. A me non dispiaceva affatto.

Finalmente avemmo la possibilità di uscire da soli, senza nessuno fra i piedi. La portai in un bel ristorante fuori Roma dove nessuno mi avrebbe potuto riconoscere, nè prima, nè dopo la cena. Mangiammo cose deliziose e bevemmo cose ancora più deliziose. Lei era un'ottima forchetta e anche se così non si dice, era pure un ottimo bicchiere.

Verso le undici eravamo tutti e due alquanto ubriachi. Per questo lei fu molto sincera con me. Disse che aveva capito tutto e che aveva capito tutto perchè sapeva tutto. Che non avrebbe accettato di essere l'amante di nessuno e che io non le ispiravo la storia rovente di una notte. Mi dava solo un'alternativa. Avrei potuto lasciare la mia fidanzata e cominciare con lei una nuova storia. Per farmi capire di cosa si trattava, si lasciò baciare e toccare per un po', ma senza esagerare.

La mia vecchia non se lo meritava e io non ho mai amato le scelte drastiche. Però quel bacio mi aveva colpito e non sapevo cosa fare. Inoltre c'era la questione del termine. Lei aveva detto che in questi casi la cosa peggiore è che si vada per le lunghe. La sua opinione è che quando si va per le lunghe, ognuno si sente autorizzato ad improvvisare. Il giorno dopo avrei dovuto telefonarle, fra le tre e le quattro del pomeriggio, per dirle cosa avevo deciso di fare.

Purtroppo non potei telefonarle, il giorno dopo. C'era stato un brutto incidente. Nando si era sparato per sbaglio sul piede, mentre puliva la pistola. Non potevamo portarlo al pronto soccorso perchè il pezzo non era in regola e lui si sarebbe preso una denuncia. Cosa che non si poteva permettere. Girammo come pazzi finché non trovammo un paio di chirurghi disposti ad operarlo a casa sua. Questo scherzo gli costò più ventimila euro, per quello che ne so io. Ma andò a finire bene e Nando riprese presto a camminare.

In quel trambusto non le telefonai, non mi ricordai di farlo. E quando me ne resi conto, preferii non chiamarla più. Ci incontrammo ancora parecchie volte e lei fu sempre gentile con me. Ma era ormai acqua fredda.

 

 

 

 
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