Come Eva da una costola di Adamo

Share on Facebook

Certe volte, come Eva da una costola d’Adamo, una donna nasceva nel mio sonno da una falsa positura della mia coscia. Formata dal piacere che ero sul punto di gustare, m’immaginavo che fosse lei ad offrirmelo. Il mio corpo, sentendo nel suo il mio proprio calore, voleva ricongiungersi ad esso; mi svegliavo. Gli altri esseri umani mi apparivano molto lontani se li confrontavo con questa donna lasciata da pochi attimi appena; la mia guancia era ancora calda del suo bacio, il mio corpo indolenzito dal peso del suo corpo. Se, come a volte succedeva, il suo volto era quello di una donna che avevo conosciuta nella vita, ero certo che mi sarei consacrato a un unico scopo: ritrovarla, come chi intraprende un viaggio per vedere con i suoi occhi una città di cui ha desiderio, e s’immagina di poter godere in una cosa reale il fascino di una cosa sognata. A poco a poco il suo ricordo svaniva, avevo dimenticato la fanciulla del mio sogno“.

Marcel Proust, Dalla parte di Swann

Il tempo, così come lo concepiamo nello stato di veglia, si dilata nel sogno, dove non sono possibili correzioni o aggiunte. Se sia preferibile lo stato di coscienza a quello del sogno è difficile a dirsi; di certo c’è che le trame dei sogni che si moltiplicano all’infinito sono un dono del cielo. Un’ombra più profonda che non deve spaventare.

P.S. Nemo, questo post è solo per te.