Uomini ed (in)fedeltà: istruzioni per l’uso

di Doppiaerre

La fedeltà è una virtù, un impegno morale, con cui  una persona manifesta rispetto ed amore verso il proprio partner. Punto.

Detto ciò, è tuttavia di pubblico dominio – inutile girarci attorno – come la società attuale, rispetto al recente passato, sia ricca di tentazioni e nuovi stimoli. Ciò vale, evidentemente, tanto per gli uomini quanto per le donne.

Solitamente gli uomini (o quantomeno coloro che tradiscono) esplorano territori diversi, vanno a escort, cerano l’amante istituzionale, vanno in Internet. Al contrario, le donne non sono, solitamente, alla ricerca del fast food maschile. Per loro non è solo attività aerobica: hanno bisogno del corteggiamento, delle parole, ma soprattutto inseguono storie passionali, di grandi sentimenti ad alto quoziente emotivo.

A differenza degli uomini che <convivono> con l’adulterio e rimangono bigami anche per decenni, per le donne l’infedeltà, invece, rappresenta (ma non sempre) l’ultima spiaggia: prima provano a far capire al compagno che qualcosa non va, ma se vengono ignorate e si convincono che nulla potrà davvero migliorare, allora forse iniziano a cercare un’alternativa. Seria.

Ma parliamo di uomini. Il movente è quasi sempre una forte attrazione sessuale nei confronti di una donna diversa dalla propria, la noia che provano all’interno del proprio rapporto di coppia o semplicemente la voglia di alimentare (e coltivare) la grandezza del proprio ego. Ma non tutti gli uomini sono dediti all’adulterio.

Distinguiamo la platea in tre categorie: il fedelissimo/moralista, il romantico/passionale, il primitivo/benefattore. Ce ne sarebbe anche un’altra che possiamo definire per certi versi <trasversale> rispetto alle prime tre: leggete bene, l’idealista/vanesio.

Il fedelissimo/moralista

Fedeli si nasce. In un mondo dove il tradimento del partner rappresenta la <normalità> l’eccezione è proprio la fedeltà. Immerso e sommerso per lo più negli impegni lavorativi e familiari il fedelissimo cerca (invano) di non trascurare i bisogni della propria partner. Padre affettuoso e presente ma tremendamente <conservativo>.

Volete terrorizzarlo ? Proponete loro un giro di shopping per comprare un abito nuovo, una cena al ristorante e magari anche un drink. È molto probabile che il solo pensiero lo sgomenti perché geneticamente propenso a restare stare a casa al calduccio, lontano dalla confusione, dalle code, dal rumore, e magari davanti all’IPAD, o peggio a partite di calcio…

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Rassicurante e sensibile, se solo riuscisse anche a condividere con la propria compagna esperienze ed interessi, piccole e grandi gioie e talvolta anche sprazzi di pura felicità – e non solo incombenze familiari – sarebbe proprio perfetto ! Ma questa è pura utopia.

Il romantico/passionale

Cosa spinge un uomo con moglie e figli che non abbandonerà mai ad avere un’ amante? Perchè preferisce fare una doppia (complicatissima) vita, dire mille bugie sia all’una che all’altra e non lo fa decidere a scegliere una sola? Misteri

Il romantico, da una parte, percorre la tortuosa strada dell’emancipazione dalle catene di una convivenza trascinata da troppo tempo in nome, magari, del conformismo, dall’altra ricrea con la nuova partner le stesse esplosive dinamiche emotive già vissute con la moglie.

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Dolce, tenero, romantico, sentimentale, passionale, ed attento alle esigenze dell’amante, ma anche della moglie, dopo un primo periodo ove prevale la componente ludica con piena intesa sessuale e divertimento, transita rapidamente alla fase delle promesse (che mai verranno mantenute).

Ma una volta distante dalle braccia di Cupido il passionale inizia a temporeggiare perchè chiamato alla scelta. Moltissimi non decidono. O meglio dentro di loro hanno già deciso perché non lasceranno mai la moglie e i figli ma in realtà non lasceranno mai l’amante. Aspettano che decidano per lui. Le altre.

Il primitivo/benefattore

Evita relazioni impegnative ma è fortemente dedito alla partner occasionale che provoca in lui scariche di adrenalina simili al bungee jumping. Ama accompagnarsi con donne molto giovani comprese nella fascia di età compresa tra 20-30 anni al picco del periodo fertile, inevitabilmente escort di <fatto> o di <diritto>.

Pur alla ricerca di una soluzione semplice e per niente impegnativa dal punto di vista sentimentale, non limita la sua richiesta a banali prestazioni sessuali per il soddisfacimento dei propri istinti, bensì esorcizza la propria angoscia esistenziale nascondendo una immaturità di fondo, una forte fragilità ed un’incapacità di comunicare.

 

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Il continuo e compulsivo ricorso a (bellissime e giovani) donne di piacere lo tranquillizza generando in lui effimero sollievo, che però innesca pericolosi circoli viziosi. E difatti può accadere che non si faccia alcun scrupolo a dilapidare patrimoni personali e familiari per ricompensare con regali di ogni tipo (compresi mono-locali ed autovetture) le donne che compra perchè non sempre il rapporto economico impedisce l’entrata in gioco dei sentimenti e del senso di gratitudine.

L’idealista/vanesio

Può essere considerato un tradimento il pensiero di avere un rapporto sentimentale (e non necessariamente solo sessuale) con una persona diversa dal vostro partner ? O per renderlo tale è necessario l’atto fisico? Non per l’idealista che, per istinto, di fronte alla bellezza dell’ignara malcapitata, esprime per lei tutto il suo talento artistico permeato da un introverso esibizionismo.

Fiamma del passato, conoscenza superficiale o semplicemente vicina di casa, il prodotto della fantasia, concepito comunque da una figura femminile reale, diventa improvvisamente la musa ispiratrice di racconti, fiabe, poesie, ritratti e sculture (e slide-story…)  attraverso cui il virtuoso manifesta il suo elegante stato d’animo, le sue raffinate montagne russe emozionali ed il totale – per il tempo necessario alla realizzazione dell’opera – coinvolgimento emotivo.

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Se si specchiasse nelle acque di uno stagno, è probabile che, come Narciso, troverebbe qualche difettuccio nel proprio riflesso. Ed infatti, dedito al culto di se stesso, con ego sufficientemente sviluppato ed una significativa generosità d’animo (evidentemente solo potenziale) per vie traverse riesce a mettere in scena la sua vena creativa avendo cura di scegliere palcoscenico appropriato e parterre qualificato.

All’angosciosa ricerca del (solo) applauso dell’inconsapevole dea delle arti, scompare nel nulla se avesse solo la minima percezione di aver toccato le corde giuste. Diagnosi e cura ? Secondo blocco, terzo piano, reparto psichiatria.

 

Uomini ed (in)fedeltà: istruzioni per l’usoultima modifica: 2016-10-26T15:55:26+02:00da cavalli99

2 pensieri riguardo “Uomini ed (in)fedeltà: istruzioni per l’uso”

  1. L’autore decanta un lucido spaccato del moderno esemplare maschio del primate cosiddetto intelligente (qualcuno qui potrebbe ravvisare una corrosiva ironia in questa definizione), che indegnamente calpesta il suolo di quel bellissimo ma ahimè sfortunato pianeta che dicono apparire azzurro dallo spazio, che ha avuto la sventura di ospitare miliardi di questi distruttivi, egoisti, litigiosi, maleducati, portatori sani di quel virus, vero e proprio flagello inestirpabile, che è la stupidità. Apro una parentesi: sarà forse questo il motivo per cui le ipotetiche forme di vita extraterrestre, di cui tanto si vocifera tra i suddetti primati, ci osservano con un misto di pietà e ilarità dallo spazio, ma guardandosi bene dall’avvicinarsi oltre? Chiusa la parentesi filosofica, tornando al breve ma interessante saggio dell’autore, che nella sua oserei dire scientifica analisi del fenomeno fa apparire il buon Sigmund un dilettante o poco più, non ho potuto fare a meno di notare, nelle due ultime categorie nelle quali l’autore ha classificato il cosiddetto sesso forte della specie oggetto dello studio, due cari amici (per motivi di privacy non mi è concesso dare nessun indizio che ne faccia risalire l’identità), che potrebbero essere definiti, e qui cito l’acerrimo rivale del su citato Sigmund, ovvero Carl Gustav, come i due archetipi del primitivo/benefattore e dell’idealista/vanesio. L’ironico paradosso è che i due “archetipi”, pur essendo molto simili, anzi quasi uguali sotto molti punti di vista (e l’autore solo sa cosa voglio dire e quanta fatica mi costa non poter aggiungere altro, sempre per quel discorso della privacy), eppure in questo caso, per le beffarde e insondabili, ma proprio per questo affascinanti leggi che scandiscono l’evoluzione umana, li ha “separati” in questo aspetto del destino. E tra l’altro, col rischio di dire troppo, i due cari amici non sono più dei ragazzini, e lungi dal cominciare a mettere la testa a posto, continuano imperterriti a perpetrare il ruolo che quel mattacchione di un regista, al quale non manca un, come dire, “divino” senso dell’umorismo, gli ha affibbiato.

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