Il campanile di Oroset I (episodio 140°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

 

Ottanta minuti per completare il percorso e fermarsi di fronte ad una solida parete di roccia, esattamente ai piedi di una piccola collina alta non più di sei metri. Dove, abilmente mimetizzata, la porta di accesso seconda stabiliva il confine tra la città e l’esterno ostile e letale.

 

Ottanta minuti per completare il percorso e fermarsi di fronte ad una solida parete di roccia, esattamente ai piedi di una piccola collina alta non più di sei metri. Dove, abilmente mimetizzata, la porta di accesso seconda stabiliva il confine tra la città e l’esterno ostile e letale.

 

Il cunicolo che portava alla prima delle due porte stagne,

bellamente dipinta con i colori tipici della regolite,

raggiungeva una profondità sufficiente per confonderla con l’ambiente.

La porta dotata di due videocamere con vista a 180 gradi posizionate alle due estremità nella parte alta della prima porta stagna.

Difficile notare anche il piccolissimo ma potente ripetitore onde radio presente in un angolo pensato strategico.

Indispensabile per mantenere il contatto tra la centrale di controllo e coloro i quali si allontanavano dalla città.

Assistenza garantita in un raggio di oltre cinquanta chilometri.

 

Perfettamente mimetizzati anche gli esterni dei portelloni, dell’hangar e del telescopio.

Otto erano le porte d’accesso alla città per sedici porte stagne parimenti dimensionate: larghezza due metri e venti – altezza due metri e trenta.

Dalla centrale di controllo Aleandro in aggiornamento.

 

<Tranquillo Aleandro>, rispose Alfonso, <proprio in questo istante ci troviamo di fronte alla porta di accesso seconda.>

<Okay Alfonso ma mi raccomando se ci sono delle novità, anche di poca rilevanza, chiamatemi!>

 

<Certo che sì…… mio grande capo…!!>

 

Con la fraterna soave assistenza della sala operativa attraversarono le due porte stagne per infilarsi direttamente nella galleria di collegamento con il terzo anello.

Autorizzati a privarsi dei rispettivi caschi grazie all’aria che, copiosa ed equilibrata, fuoriusciva dalle bocchette della tubazione saldamente ancorata lungo l’angolo del soffitto.

Da subito una bella discesa, decisa ma sicura, fino a raggiungere la profondità media della città (diciannove/venti metri). Per ritrovarsi tutti insieme all’interno del terzo anello in una breve pausa riflessiva dove Alfonso la faceva da padrone di casa.

Uno spazio certamente non esagerato ma dall’aspetto ben definito si delineava in un atrio che si schiudeva a quattro rispettive aperture. Una appena attraversata. La seconda, al momento chiusa per lavori, si trovava esattamente di fronte a loro ed era l’unica attrezzata con una porta,

 

la ben nota porta rossa…..

Due metri e venti di larghezza per due metri di altezza, 

collegava il terzo anello,

esattamente dove si trovavano,

con il secondo anello.

Piazzata nel bel mezzo delle due aperture che conducevano rispettivamente alla porta di accesso terza (direzione ascensionale) e l’altra, chiusa per lavori, alla porta di accesso prima (direzione discensionale).

 

Così com’era bloccato dai lavori anche il collegamento che dalla terza porta di accesso conduceva alla seconda.

Quella stessa porta rossa, al momento utilizzata esclusivamente dagli addetti ai lavori, fu sicuramente adoperata dal tecnico che si sarebbe dovuto incontrare con i tre controller.

 

Accanto alla porta rossa, esattamente alla sua destra osservandola da fuori, un’efficiente servizio di toilette.

Altrettanti servizi, praticamente un virtuale copia e incolla per le atre sette porte rosse esistenti lungo il terzo anello.

Tutte le aperture che collegavano il secondo anello con il primo ed il primo con la città altro non erano che dei corridoi aperti.

 

<Mi raccomando di prestare un’attenzione particolare al

casco…..

Dovrà essere perfetto per il nostro rientro!>

segue:

Il campanile di Oroset I (episodio 139°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

<Scusatemi ragazzi….. ma devo interrompervi perché ho ricevuto una comunicazione da parte di un tecnico addetto ai lavori nella parte interna della zona porta di accesso seconda che si sarebbe dovuto incontrare con  tre controller lungo il terzo anello, sembra per dei motivi personali…!!

<Scusatemi ragazzi….. ma devo interrompervi perché ho ricevuto una comunicazione da parte di un tecnico addetto ai lavori nella parte interna della zona porta di accesso seconda che si sarebbe dovuto incontrare con  tre controller lungo il terzo anello, sembra per dei motivi personali…!!

L’appuntamento era fissato per le sei e trenta presso la targa della miniera di sale…..

ma alle sette i tre ancora non si erano fatti vivi!

Adesso sono le sette e quaranta e sono preoccupato perché tutti i tentativi di contattarli via radio sono andati a vuoto.

Nulla di nulla! tutto tace…!!

Spero non sia niente di grave….>

 

Appese alla parete interna del terzo anello, in corrispondenza di ogni singola opera realizzata nel secondo anello, si notavano ben distinte le rispettive targhette di riconoscimento per un riferimento immediato: miniera minerali, miniera uranio, miniera sale, lago, lago con centrale elettrica, ossigeno, acquedotto, eccetera eccetera…!!

Le miniere, come i laghi, gli acquedotti, le centrali elettriche e le macchine per l’ossigeno, si trovavano nel secondo anello. La loro espansione sotterranea fu tale che in alcuni casi oltrepassarono il terzo e ultimo anello lasciando perfettamente inalterate le strutture di superficie.

 

<Va bene è meglio che ci sbrighiamo>, disse uno dei tre controller: Alfonso, il capo del gruppo, <con le tute ci vogliono dieci minuti per raggiungere la porta di accesso prima e due abbondanti per il disbrigo delle porte stagne.>

<Muovetevi…..> aggiunse Aleandro.

 

Oltrepassarono la porta rossa.

La stessa che Alex attraversò il giorno del suo arrivo a Selene.

Nel terzo anello alla loro destra lo sbarramento dovuto ai lavori lungo i canali di transito della seconda e terza porta di accesso.

Nella galleria per salire fino a raggiungere la porta di accesso prima.

Praticamente il momento perfetto per indossare il prezioso casco.

 

Il loro arrivo alla porta fu, per gli addetti della sala operativa, il classico colpo di bacchetta magica che diede il via all’operazione vera e propria dell’apertura della prima delle due porte stagne!

Alle otto precise si trovarono tutti fuori all’aperto…!!

L’ottavo dei quattordici giorni di buio,

con una visibilità certamente scarsa ma non del tutto assente.

Comunque facilitati nel loro percorso dalle luci dei caschi e delle torce.

  Finalmente a contatto con la natura lunare, pensò Alex!

 

Diligentemente in perfetta fila indiana Alfonso capo fila, dietro Desiderio e poi a seguire Isabel, Alex e Candido.

Regnava il buio e i trenta gradi sotto lo zero esaltavano una zona provvisoriamente interessata da una temperatura particolarmente mite.

Valutando la temperatura nei suoi valori estremi c’era da temere il peggio…!!

Ma per fortuna non era sempre così!!

Il panorama “lunare” che si presentava ai loro occhi aveva la forza di una bellezza incomparabile:

si trattava della Luna…!!

 

Una solitudine unica che autorizzava a godere di un panorama infinito!

 

Il suolo si presentava ricoperto dalla regolite con alcune pietre sparse qua e là.

Non troppo distanti alcune colline, pochi crateri vulcanici e ancora più lontano qualche montagna.

Estesi e profondi i numerosi crateri meteoritici.

 

La gita di cortesia brillantemente organizzata per Alex, in affianco ai tre controller, stava prendendo una piega del tutto imprevista. Però al momento non c’era alcun motivo per farsene una ragione di scontento.

Ottanta minuti per completare il percorso e fermarsi di fronte ad una solida parete di roccia, esattamente ai piedi di una piccola collina alta non più di sei metri. Dove, abilmente mimetizzata, la porta di accesso seconda stabiliva il confine tra la città e l’esterno ostile e letale.

segue:

Il campanile di Oroset I (episodio 138°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

Mi ero completamente scordato della tua eroica grande….. passeggiata post sbarco…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

 

Mi ero completamente scordato della tua eroica grande….. passeggiata post sbarco…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Isabel tu che sai tutto sulla tuta spaziale racconta al tuo amico com’é fatta e l’importanza che ha!>

<Allora mio caro Alex,

stiamo parlando di una tuta altamente tecnologica studiata per proteggere l’uomo che deve vivere all’esterno in un ambiente completamente ostile.

Un tutt’uno con gli scarponi che sporgono fuori con la super soletta studiata per calpestare il suolo lunare.

Può resistere anche all’urto non violento di piccoli frammenti di meteorite e a deboli strisciate senza rovinarsi…..

Ma non essendo indistruttibile c’è l’obbligo di prestare sempre la massima attenzione per evitare qualsiasi tipo di strappo…!!>

 

Dotata di una serie di apparecchiature come le bombole dell’ossigeno, un sistema per la rigenerazione dell’aria respirata, la radio e l’amplificatore per le antenne. Inserite nello zaino contenitore assicuravano l’autosufficienza di esecuzione nelle varie operazioni. Sulla parte anteriore il giusto spazio per la quasi totalità dei comandi.

L’uso dell’ossigeno garantito per dodici ore di fila. Mentre la più piccola delle bombole consentiva una riserva di quaranta minuti.

In grado di resistere a sbalzi di temperatura compresi tra meno 200°C e più 150°C!

Le batterie indispensabili per il funzionamento delle apparecchiature presenti nella tuta erano in totale tre: due le principali per un’autonomia di quattordici ore e una supplementare da usare nei momenti di criticità.

 

Dimensioni dello zaino contenitore,

per l’importanza che rivestiva,

alquanto contenute.

La tecnologia kalloxiana permise di costruire delle bombole volumetricamente parlando sotto dimensionate ma con un’altissima concentrazione di ossigeno.

Lo stesso dicasi per le batterie e per l’intera attrezzatura funzionale.

Lo spazio risparmiato permise l’inserimento di un settore contenitore in modo tale da formare un unico zaino.

 Per ultimo il casco già ampiamente descritto da Alex e Isabel.

 

<Grazie professoressa Isabel, mi hai dato una grande lezione:

 “tecnologia di una tuta spaziale”.

 

Adesso mi rendo conto di essere alquanto ridicolo con la mia superficialità nell’affrontare certi argomenti. Anche se la cosa non mi preoccupa più di tanto perché la mia è solamente asineria pura!  Sono un terrestre completamente ignorante in materia spaziale…!!>

<Saggio è colui che sa essere anche “modesto modesto”….. Però mi raccomando….. non ti buttare troppo giù…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

  Uscirono tutti dal CTS1,

non prima di aver indossato le loro splendide tute bianche!

<Scusatemi ragazzi….. ma devo interrompervi perché ho ricevuto una comunicazione da parte di un tecnico addetto ai lavori nella parte interna della zona porta di accesso seconda che si sarebbe dovuto incontrare con  tre controller lungo il terzo anello, sembra per dei motivi personali…!!

segue:

Il campanile di Oroset I (episodio 139°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

 

<Scusatemi ragazzi….. ma devo interrompervi perché ho ricevuto una comunicazione da parte di un tecnico addetto ai lavori nella parte interna della zona porta di accesso seconda che si sarebbe dovuto incontrare con  tre controller lungo il terzo anello, sembra per dei motivi personali…!!

<Scusatemi ragazzi….. ma devo interrompervi perché ho ricevuto una comunicazione da parte di un tecnico addetto ai lavori nella parte interna della zona porta di accesso seconda che si sarebbe dovuto incontrare con  tre controller lungo il terzo anello, sembra per dei motivi personali…!!

 

L’appuntamento era fissato per le sei e trenta presso la targa della miniera di sale…..

ma alle sette i tre ancora non si erano fatti vivi!

Adesso sono le sette e quaranta e sono preoccupato perché tutti i tentativi di contattarli via radio sono andati a vuoto.

Nulla di nulla! tutto tace…!!

Spero non sia niente di grave….>

 

Appese alla parete interna del terzo anello, in corrispondenza di ogni singola opera realizzata nel secondo anello, si notavano ben distinte le rispettive targhette di riconoscimento per un riferimento immediato: miniera minerali, miniera uranio, miniera sale, lago, lago con centrale elettrica, ossigeno, acquedotto, eccetera eccetera…!!

Le miniere, come i laghi, gli acquedotti, le centrali elettriche e le macchine per l’ossigeno, si trovavano nel secondo anello. La loro espansione sotterranea fu tale che in alcuni casi oltrepassarono il terzo e ultimo anello lasciando perfettamente inalterate le strutture di superficie.

 

<Va bene è meglio che ci sbrighiamo>, disse uno dei tre controller: Alfonso, il capo del gruppo, <con le tute ci vogliono dieci minuti per raggiungere la porta di accesso prima e due abbondanti per il disbrigo delle porte stagne.>

<Muovetevi…..> aggiunse Aleandro.

 

 

Oltrepassarono la porta rossa.

La stessa che Alex attraversò il giorno del suo arrivo a Selene.

Nel terzo anello alla loro destra lo sbarramento dovuto ai lavori lungo i canali di transito della seconda e terza porta di accesso.

Nella galleria per salire fino a raggiungere la porta di accesso prima.

Praticamente il momento perfetto per indossare il prezioso casco.

 

Il loro arrivo alla porta fu, per gli addetti della sala operativa, il classico colpo di bacchetta magica che diede il via all’operazione vera e propria dell’apertura della prima delle due porte stagne!

 

Alle otto precise si trovarono tutti fuori all’aperto…!!

L’ottavo dei quattordici giorni di buio,

con una visibilità certamente scarsa ma non del tutto assente.

Comunque facilitati nel loro percorso dalle luci dei caschi e delle torce.

  Finalmente a contatto con la natura lunare, pensò Alex!

 

Diligentemente in perfetta fila indiana Alfonso capo fila, dietro Desiderio e poi a seguire Isabel, Alex e Candido.

 

Regnava il buio e i trenta gradi sotto lo zero esaltavano una zona provvisoriamente interessata da una temperatura particolarmente mite.

Valutando la temperatura nei suoi valori estremi c’era da temere il peggio…!!

Ma per fortuna non era sempre così!!

Il panorama “lunare” che si presentava ai loro occhi aveva la forza di una bellezza incomparabile:

si trattava della Luna…!!

 

Una solitudine unica che autorizzava a godere di un panorama infinito!

 

Il suolo si presentava ricoperto dalla regolite con alcune pietre sparse qua e là.

Non troppo distanti alcune colline, pochi crateri vulcanici e ancora più lontano qualche montagna.

Estesi e profondi i numerosi crateri meteoritici.

 

La gita di cortesia brillantemente organizzata per Alex, in affianco ai tre controller, stava prendendo una piega del tutto imprevista. Però al momento non c’era alcun motivo per farsene una ragione di scontento.

Ottanta minuti per completare il percorso e fermarsi di fronte ad una solida parete di roccia, esattamente ai piedi di una piccola collina alta non più di sei metri. Dove, abilmente mimetizzata, la porta di accesso seconda stabiliva il confine tra la città e l’esterno ostile e letale.

segue:

Il campanile di Oroset I (episodio 138°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

Mi ero completamente scordato della tua eroica grande….. passeggiata post sbarco…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

 

Mi ero completamente scordato della tua eroica grande….. passeggiata post sbarco…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Isabel tu che sai tutto sulla tuta spaziale racconta al tuo amico com’é fatta e l’importanza che ha!>

<Allora mio caro Alex,

stiamo parlando di una tuta altamente tecnologica studiata per proteggere l’uomo che deve vivere all’esterno in un ambiente completamente ostile.

Un tutt’uno con gli scarponi che sporgono fuori con la super soletta studiata per calpestare il suolo lunare.

Può resistere anche all’urto non violento di piccoli frammenti di meteorite e a deboli strisciate senza rovinarsi…..

Ma non essendo indistruttibile c’è l’obbligo di prestare sempre la massima attenzione per evitare qualsiasi tipo di strappo…!!>

 

Dotata di una serie di apparecchiature come le bombole dell’ossigeno, un sistema per la rigenerazione dell’aria respirata, la radio e l’amplificatore per le antenne. Inserite nello zaino contenitore assicuravano l’autosufficienza di esecuzione nelle varie operazioni. Sulla parte anteriore il giusto spazio per la quasi totalità dei comandi.

L’uso dell’ossigeno garantito per dodici ore di fila. Mentre la più piccola delle bombole consentiva una riserva di quaranta minuti.

In grado di resistere a sbalzi di temperatura compresi tra meno 200°C e più 150°C!

Le batterie indispensabili per il funzionamento delle apparecchiature presenti nella tuta erano in totale tre: due le principali per un’autonomia di quattordici ore e una supplementare da usare nei momenti di criticità.

 

Dimensioni dello zaino contenitore,

per l’importanza che rivestiva,

alquanto contenute.

La tecnologia kalloxiana permise di costruire delle bombole volumetricamente parlando sotto dimensionate ma con un’altissima concentrazione di ossigeno.

Lo stesso dicasi per le batterie e per l’intera attrezzatura funzionale.

Lo spazio risparmiato permise l’inserimento di un settore contenitore in modo tale da formare un unico zaino.

 Per ultimo il casco già ampiamente descritto da Alex e Isabel.

 

<Grazie professoressa Isabel, mi hai dato una grande lezione:

 “tecnologia di una tuta spaziale”.

 

Adesso mi rendo conto di essere alquanto ridicolo con la mia superficialità nell’affrontare certi argomenti. Anche se la cosa non mi preoccupa più di tanto perché la mia è solamente asineria pura!  Sono un terrestre completamente ignorante in materia spaziale…!!>

<Saggio è colui che sa essere anche “modesto modesto”….. Però mi raccomando….. non ti buttare troppo giù…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

  Uscirono tutti dal CTS1,

non prima di aver indossato le loro splendide tute bianche!

<Scusatemi ragazzi….. ma devo interrompervi perché ho ricevuto una comunicazione da parte di un tecnico addetto ai lavori nella parte interna della zona porta di accesso seconda che si sarebbe dovuto incontrare con  tre controller lungo il terzo anello, sembra per dei motivi personali…!!

segue:

Il campanile di Oroset I (episodio 137°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

“fare l’amore dolcemente”   

Un motivetto che si trasformò in un love refrain fino a notte inoltrata.

 

“fare l’amore dolcemente”  

 Un motivetto che si trasformò in un love refrain fino a notte inoltrata.

 

9 settembre

Ottavo dei quattordici giorni di buio

 

 

Il silenzio di quel mattino violentato dalla suoneria del cellulare di Alex…..

 

<Prontooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo, chi parlaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa?>

rispose un Alex più aitante che mai…!!

 

<Come chi parla…?? Sono le sei del mattino!> gridò Aleandro! <Ma che hai…..?? Non siamo mica all’opera…?? Ahahahah…!! Comunque ti sei già scordato di ieri…!! Eheheh….. ma non ti avevo detto che l’appuntamento sarebbe stato per le sette… e allora……??>

<Ciao Aleandro, impossibile da ricordare un tuo pensiero che ti sei tenuto dentro. Anche se la cosa ti può suonare strana non ci sono stati riferimenti circa l’orario di partenza!

Comunque va tutto bene, il tempo di vestirci e arriviamo…. dai su…..>

<Allora sbrigatevi, alle sei e trenta ci troviamo giù da voi!>

Bravi…!! Nulla da eccepire perché, malgrado lo screzio della sveglia, puntualissimi alle sei e trenta uscirono dalla porta della loro palazzina.

Ad aspettarli Aleandro e tre controller davvero esclusivi: Alfonso, Candido e Desiderio.

Compagni speciali in una spontanea e generosa ospitalità nei confronti del terrestre.

 

Una scarica di reciproche battute,

dopodiché s’incamminarono verso il CTS1

per il cambio di abbigliamento.

 

<Però queste tute, tutto sommato, non sono poi così scomode come si potrebbe pensare>, affermò Alex, <ti appesantiscono un po’ per via dello zaino tecnico ma nulla di insopportabile.

Mi piace un sacco il modo con il quale il casco diventa un tutt’uno, ermeticamente parlando, con l’anello della tuta semplicemente spingendocelo contro fino a sentire il doppio clik!>

<Mentre per toglierlo è sufficiente tenere premuto per due secondi il bottone posto sul lato destro dello stesso anello!> riprese Isabel.

<E se per caso il dispositivo non dovesse funzionare allora si può rimediare manualmente con la levetta inserita sul lato sinistro. Uahahah…!!> proseguì Alex.

<Eppoi a guardarlo bene è proprio figo con i tre occhi sul frontale e le due aste portabandiera posteriori!>

<Guarda che i tre occhi in realtà sono le due videocamere con al centro la luce. E quelle che tu chiami aste portabandiera non sono altro che le due antennine: una per i microfoni e l’altra per gli altoparlanti! Ahahahah…!!>

<Non avevo dubbi sugli occhi, mentre sulle aste…?? Uahahah…!!

Però sbrighiamoci perché non vedo l’ora di uscire!>

<Ahahahah…!!  Ahahahah…!!> un divertito Aleandro che non perdeva mai l’occasione per una bella risata. <Ma che bravi….. Certo Alex per te è già la seconda volta, ecco perché ti è riuscita così bene la descrizione del casco…..

Mi ero completamente scordato della tua eroica grande….. passeggiata post sbarco…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

segue:

Il campanile di Oroset I (episodio 138°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

 

Mi ero completamente scordato della tua eroica grande….. passeggiata post sbarco…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

 

Mi ero completamente scordato della tua eroica grande….. passeggiata post sbarco…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

 

<Isabel tu che sai tutto sulla tuta spaziale racconta al tuo amico com’é fatta e l’importanza che ha!>

 

<Allora mio caro Alex,

stiamo parlando di una tuta altamente tecnologica studiata per proteggere l’uomo che deve vivere all’esterno in un ambiente completamente ostile.

Un tutt’uno con gli scarponi che sporgono fuori con la super soletta studiata per calpestare il suolo lunare.

Può resistere anche all’urto non violento di piccoli frammenti di meteorite e a deboli strisciate senza rovinarsi…..

Ma non essendo indistruttibile c’è l’obbligo di prestare sempre la massima attenzione per evitare qualsiasi tipo di strappo…!!>

 

Dotata di una serie di apparecchiature come le bombole dell’ossigeno, un sistema per la rigenerazione dell’aria respirata, la radio e l’amplificatore per le antenne. Inserite nello zaino contenitore assicuravano l’autosufficienza di esecuzione nelle varie operazioni. Sulla parte anteriore il giusto spazio per la quasi totalità dei comandi.

L’uso dell’ossigeno garantito per dodici ore di fila. Mentre la più piccola delle bombole consentiva una riserva di quaranta minuti.

In grado di resistere a sbalzi di temperatura compresi tra meno 200°C e più 150°C!

Le batterie indispensabili per il funzionamento delle apparecchiature presenti nella tuta erano in totale tre: due le principali per un’autonomia di quattordici ore e una supplementare da usare nei momenti di criticità.

 

Dimensioni dello zaino contenitore,

per l’importanza che rivestiva,

alquanto contenute.

La tecnologia kalloxiana permise di costruire delle bombole volumetricamente parlando sotto dimensionate ma con un’altissima concentrazione di ossigeno.

Lo stesso dicasi per le batterie e per l’intera attrezzatura funzionale.

Lo spazio risparmiato permise l’inserimento di un settore contenitore in modo tale da formare un unico zaino.

 Per ultimo il casco già ampiamente descritto da Alex e Isabel.

 

<Grazie professoressa Isabel, mi hai dato una grande lezione:

 

 “tecnologia di una tuta spaziale”.

 

Adesso mi rendo conto di essere alquanto ridicolo con la mia superficialità nell’affrontare certi argomenti. Anche se la cosa non mi preoccupa più di tanto perché la mia è solamente asineria pura!  Sono un terrestre completamente ignorante in materia spaziale…!!>

<Saggio è colui che sa essere anche “modesto modesto”….. Però mi raccomando….. non ti buttare troppo giù…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

 

  Uscirono tutti dal CTS1,

non prima di aver indossato le loro splendide tute bianche!

 

<Scusatemi ragazzi….. ma devo interrompervi perché ho ricevuto una comunicazione da parte di un tecnico addetto ai lavori nella parte interna della zona porta di accesso seconda che si sarebbe dovuto incontrare con  tre controller lungo il terzo anello, sembra per dei motivi personali…!!

segue: