Il campanile di Oroset I (episodio 103°)


felice

Felice Tolfo

 

seguito:

D’istinto tutti gli sguardi si concentrarono lungo la parte centrale dell’astronave dove finalmente si poteva notare un portellone in lento movimento verso il suo interno.

 

D’istinto tutti gli sguardi si concentrarono lungo la parte centrale dell’astronave dove finalmente si poteva notare un portellone in lento movimento verso il suo interno.

 

Ad apertura completata ci furono quindici secondi di vuoto assoluto, più che sufficienti per creare una certa dose di suspense.

L’alta tensione emotiva toccò il suo picco più alto quando

dal portellone fuoriuscì una scaletta che andò presto  

a toccare il suolo.

Tutti i presenti volsero i loro sguardi verso la parte interna dell’astronave dove la presenza di una flebile luce poteva apparire insufficiente per tenere quell’ambiente illuminato.

Solitamente si trattava di un piccolo spazio

dotato di doppia porta stagna:

praticamente il confine tra l’interno e l’esterno.

Ma la curiosità collettiva fu presto appagata dall’apparizione di certe figure in movimento.

 

Erano dei sopravvissuti!

Alcuni stavano già scendendo la scaletta mentre altri si apprestavano a farlo.

I selenesi presenti stavano per vivere un momento unico,

irripetibile…!!

Piuttosto bassi di statura, circa un metro e trenta/trentacinque!

Ne contarono sette.

Solamente sette per un’astronave così grande…??

Con un sincero ed emozionante abbraccio generale venne stabilito il primo contatto.

 

Le tute che indossavano, dimensioni a parte, non davano clamorosi segnali di diversità rispetto a quanto in casa.

 

Regolate le loro radio sulla frequenza gemella fecero intendere, parlando un ottimo italiano,

che l’equipaggio dell’astronave era in realtà formato da ventotto componenti,

ventuno dei quali deceduti nel tragico atterraggio…!!

Il primo pensiero rassicurare i lunari circa una loro più che fattiva presenza in affianco alle squadre che si sarebbero dovute alternare al recupero dei poveri corpi rimasti all’interno della loro astronave.

Dal frontale dei loro caschi, ciononostante le luci vi si riflettessero contro, si notavano delle evidenti diversità somatiche verso le quali nessuno dei presenti osò una qualsivoglia osservazione.

Vinti tutti i facili entusiasmi salirono sui fuoristrada per un trionfante rientro in città dove i sette ospiti avrebbero potuto ricevere tutta l’assistenza del caso.

I sette extra “terrestri/lunari” si sorpresero, e non di poco, nel vedere tanta e tale vastità dedicata agli spazi abitativi pur non rendendosi ancora conto della reale grandezza del posto:

 

“una città di sessantamila abitanti”!

 

Ma quando si levarono le tute e i caschi…??…??…??

tra i presenti ci fu un momento di grande stupore e meraviglia subito sostituito da una più che logica e umana comprensione…!!

Perché la circostanza che lasciò tutti un po’ perplessi, ma allo stesso tempo anche particolarmente entusiasti, non era la bassa statura, circa un metro e trentacinque, già notata mentre scendevano dall’astronave, e nemmeno i loro tratti somatici manifestamente diversi,

bensì quell’incredibile somiglianza,  

a dir poco clamorosa,

con   ET.

Il simpatico personaggio rappresentato nell’omonimo e famoso film..!!

Una somiglianza molto forte anche se non erano proprio uguali sputati.

Di statura moderatamente più alta, mani più piccole, viso ovale, orecchie più grandi e leggermente appuntite.

Il tutto per un risultato di bell’aspetto nella giusta proporzione!

Il colorito della pelle non era verde ma di un chiaro che dava sul roseo.

Ed erano tutti, nessuno escluso, dotati di vistose capigliature!

 


segue…..

Il campanile di Oroset I (episodio 102°)


felice

Felice Tolfo

 

seguito:

Non eravamo preoccupati per i nostri compagni che sapevamo essere al sicuro ed in perfetta salute. Dovevamo solamente verificare l’entità del cratere provocato dal meteorite che, sebbene fosse stato gentile nel suo cadere ben oltre il nostro tetto, avrebbe comunque potuto provocare qualche crepa di scortesia.>

Non eravamo preoccupati per i nostri compagni che sapevamo essere al sicuro ed in perfetta salute.  Dovevamo solamente verificare l’entità del cratere provocato dal meteorite che, sebbene fosse stato gentile nel suo cadere ben oltre il nostro tetto, avrebbe comunque potuto provocare qualche crepa di scortesia.>

Per l’avvenimento utilizzarono l’uscita della porta di accesso ottava,

la più vicina al punto d’impatto!

In breve tempo raggiunsero la zona incriminata,

a circa ottocento metri dall’uscita,

dove si unirono con la squadra che stava operando all’esterno.

Quel timore che stava alimentando una certa,

seppur contenuta,

apprensione venne subito spazzato via da un senso di meravigliosa cosmogioia…!!

Altro che meteorite…!!…??…!!

“Qualcosa di fantastico” 

quello che i loro occhi ebbero la fortuna di vedere:

un’astronave!

Maestosamente appoggiata su otto ruote centrali (due carrelli) e quattro posteriori (un carrello).

Il frontale non era pervenuto ma solamente dichiarato disperso tra le rocce e la sabbia polverosa.

 

La parte rimanente appariva, in tutto il suo splendore, perfettamente integra e alla facile portata dei soccorritori.

Un profilo nettamente diverso rispetto alle solite astronavi kalloxiane.

La luce forte ed intensa sprigionata dalle torce e dai fari posizionati sui mezzi permetteva una visuale praticamente a giorno dell’intera area dedicata all’astronave.

Strutturata a triangolo dava netta la sensazione di un qualcosa di maestoso da ammirare.

Alta poco più di otto metri, compresi i carrelli di allunaggio.

Surreale l’atmosfera che si respirava al punto da sembrare  magica…..

La tensione emotiva schizzava forte da parte di tutti i presenti!

 

Squadra di soccorso: Aleandro, otto incaricati specializzati interventi esterni e quattro fuoristrada;

Squadra già operante all’esterno: tre incaricati specializzati interventi esterni e un fuoristrada.

Armi zero.

Mai sfiorati da un solo pensiero armato,

non era contemplato nel loro DNA,

 

Indossando tute e caschi non potevano avvertire la temperatura che si era generata nella zona occupata dall’astronave,

ma il termometro misurava sessanta gradi.

 

Malgrado ciò vollero osservarla da vicino, anche per cercare di individuare una probabile fessura da portellone così da poter intervenire tempestivamente nell’eventualità di una prestazione di soccorso a degli ipotetici sopravvissuti. Ma non riuscirono a notare nulla che potesse, anche vagamente, assomigliare alla fessura che stavano cercando.

Quando all’improvviso furono scossi da un rumore stridulo,

simile ad una sirena strozzata.

D’istinto tutti gli sguardi si concentrarono lungo la parte centrale dell’astronave dove finalmente si poteva notare un portellone in lento movimento verso il suo interno.

 


segue…..

Dalla raccolta “storielle” di Felice Tolfo

 

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html

 

 

Se il mattino ti regala l’oro in bocca…..

 

Giovanotto mi alzavo al mattino con l’oro in bocca

 

quanto ne avrei potuto mettere via

 

Tutto quell’oro per tanti anni

Con innocente orgoglio sbandieravo ai quattro venti il mio slogan

 

la mattina mi fa sentire sempre l’oro in bocca

 

Beato te ribattevano moglie e figlio

 

Splendida sensazione che facile si prestava al gioco

 

Senti tu che hai l’ora in bocca

Per favore fammi questo e poi anche quest’altro

 

Oggi

anziano

 

inevitabili mutamenti fanno da contorno alla vita che per grazia ricevuta ancora mi accompagna

 

mi alzo un po’ più tardi

 

L’orgoglio dorato non c’è più

se n’è andato via

 

Al suo posto angoscia depressiva dal sapore tutt’altro che piacevole

 

Un mix di energia negativa

 

che però piano piano con il trascorrere delle ore se ne va

 

Moglie e figlio non mi dicono più nulla

 

 

 

 

 

 

 

Il campanile di Oroset I (episodio 103°)


felice

Felice Tolfo

 

seguito:

D’istinto tutti gli sguardi si concentrarono lungo la parte centrale dell’astronave dove finalmente si poteva notare un portellone in lento movimento verso il suo interno.

 

D’istinto tutti gli sguardi si concentrarono lungo la parte centrale dell’astronave dove finalmente si poteva notare un portellone in lento movimento verso il suo interno.

 

Ad apertura completata ci furono quindici secondi di vuoto assoluto, più che sufficienti per creare una certa dose di suspense.

L’alta tensione emotiva toccò il suo picco più alto quando

 

dal portellone fuoriuscì una scaletta che andò presto  

a toccare il suolo.

 

Tutti i presenti volsero i loro sguardi verso la parte interna dell’astronave dove la presenza di una flebile luce poteva apparire insufficiente per tenere quell’ambiente illuminato.

 

Solitamente si trattava di un piccolo spazio

dotato di doppia porta stagna:

praticamente il confine tra l’interno e l’esterno.

 

Ma la curiosità collettiva fu presto appagata dall’apparizione di certe figure in movimento.

 

Erano dei sopravvissuti!

Alcuni stavano già scendendo la scaletta mentre altri si apprestavano a farlo.

 

I selenesi presenti stavano per vivere un momento unico,

 

irripetibile…!!

 

Piuttosto bassi di statura, circa un metro e trenta/trentacinque!

Ne contarono sette.

Solamente sette per un’astronave così grande…??

Con un sincero ed emozionante abbraccio generale venne stabilito il primo contatto.

 

Le tute che indossavano, dimensioni a parte, non davano clamorosi segnali di diversità rispetto a quanto in casa.

 

Regolate le loro radio sulla frequenza gemella fecero intendere, parlando un ottimo italiano,

che l’equipaggio dell’astronave era in realtà formato da ventotto componenti,

ventuno dei quali deceduti nel tragico atterraggio…!!

 

Il primo pensiero rassicurare i lunari circa una loro più che fattiva presenza in affianco alle squadre che si sarebbero dovute alternare al recupero dei poveri corpi rimasti all’interno della loro astronave.

Dal frontale dei loro caschi, ciononostante le luci vi si riflettessero contro, si notavano delle evidenti diversità somatiche verso le quali nessuno dei presenti osò una qualsivoglia osservazione.

Vinti tutti i facili entusiasmi salirono sui fuoristrada per un trionfante rientro in città dove i sette ospiti avrebbero potuto ricevere tutta l’assistenza del caso.

 

I sette extra “terrestri/lunari” si sorpresero, e non di poco, nel vedere tanta e tale vastità dedicata agli spazi abitativi pur non rendendosi ancora conto della reale grandezza del posto:

 

“una città di sessantamila abitanti”!

 

Ma quando si levarono le tute e i caschi…??…??…??

 

tra i presenti ci fu un momento di grande stupore e meraviglia subito sostituito da una più che logica e umana comprensione…!!

Perché la circostanza che lasciò tutti un po’ perplessi, ma allo stesso tempo anche particolarmente entusiasti, non era la bassa statura, circa un metro e trentacinque, già notata mentre scendevano dall’astronave, e nemmeno i loro tratti somatici manifestamente diversi,

bensì quell’incredibile somiglianza,  

a dir poco clamorosa,

con   ET.

Il simpatico personaggio rappresentato nell’omonimo e famoso film..!!

Una somiglianza molto forte anche se non erano proprio uguali sputati.

Di statura moderatamente più alta, mani più piccole, viso ovale, orecchie più grandi e leggermente appuntite.

Il tutto per un risultato di bell’aspetto nella giusta proporzione!

Il colorito della pelle non era verde ma di un chiaro che dava sul roseo.

Ed erano tutti, nessuno escluso, dotati di vistose capigliature!

 


segue…..

Il campanile di Oroset I (episodio 102°)


felice

Felice Tolfo

 

seguito:

Non eravamo preoccupati per i nostri compagni che sapevamo essere al sicuro ed in perfetta salute. Dovevamo solamente verificare l’entità del cratere provocato dal meteorite che, sebbene fosse stato gentile nel suo cadere ben oltre il nostro tetto, avrebbe comunque potuto provocare qualche crepa di scortesia.>

Non eravamo preoccupati per i nostri compagni che sapevamo essere al sicuro ed in perfetta salute.  Dovevamo solamente verificare l’entità del cratere provocato dal meteorite che, sebbene fosse stato gentile nel suo cadere ben oltre il nostro tetto, avrebbe comunque potuto provocare qualche crepa di scortesia.>

Per l’avvenimento utilizzarono l’uscita della porta di accesso ottava,

la più vicina al punto d’impatto!

In breve tempo raggiunsero la zona incriminata,

a circa ottocento metri dall’uscita,

dove si unirono con la squadra che stava operando all’esterno.

Quel timore che stava alimentando una certa,

seppur contenuta,

apprensione venne subito spazzato via da un senso di meravigliosa cosmogioia…!!

Altro che meteorite…!!…??…!!

“Qualcosa di fantastico” 

quello che i loro occhi ebbero la fortuna di vedere:

un’astronave!

Maestosamente appoggiata su otto ruote centrali (due carrelli) e quattro posteriori (un carrello).

Il frontale non era pervenuto ma solamente dichiarato disperso tra le rocce e la sabbia polverosa.

 

La parte rimanente appariva, in tutto il suo splendore, perfettamente integra e alla facile portata dei soccorritori.

Un profilo nettamente diverso rispetto alle solite astronavi kalloxiane.

La luce forte ed intensa sprigionata dalle torce e dai fari posizionati sui mezzi permetteva una visuale praticamente a giorno dell’intera area dedicata all’astronave.

Strutturata a triangolo dava netta la sensazione di un qualcosa di maestoso da ammirare.

Alta poco più di otto metri, compresi i carrelli di allunaggio.

Surreale l’atmosfera che si respirava al punto da sembrare  magica…..

La tensione emotiva schizzava forte da parte di tutti i presenti!

 

Squadra di soccorso: Aleandro, otto incaricati specializzati interventi esterni e quattro fuoristrada;

Squadra già operante all’esterno: tre incaricati specializzati interventi esterni e un fuoristrada.

Armi zero.

Mai sfiorati da un solo pensiero armato,

non era contemplato nel loro DNA,

 

Indossando tute e caschi non potevano avvertire la temperatura che si era generata nella zona occupata dall’astronave,

ma il termometro misurava sessanta gradi.

 

Malgrado ciò vollero osservarla da vicino, anche per cercare di individuare una probabile fessura da portellone così da poter intervenire tempestivamente nell’eventualità di una prestazione di soccorso a degli ipotetici sopravvissuti. Ma non riuscirono a notare nulla che potesse, anche vagamente, assomigliare alla fessura che stavano cercando.

Quando all’improvviso furono scossi da un rumore stridulo,

simile ad una sirena strozzata.

D’istinto tutti gli sguardi si concentrarono lungo la parte centrale dell’astronave dove finalmente si poteva notare un portellone in lento movimento verso il suo interno.

 


segue…..

Il campanile di Oroset I (episodio 101°)


felice

Felice Tolfo

 

seguito:

Una storia che sicuramente riuscirà ad entrare nel vivo dei tuoi sentimenti e ti darà anche la possibilità di scoprire

un’altra parte del nostro mondo dal sapore veramente “unico”!>

 

Una storia che sicuramente riuscirà ad entrare nel vivo dei tuoi sentimenti e ti darà anche la possibilità di scoprire

un’altra parte del nostro mondo dal sapore veramente “unico”!>

 

<Pendo dalle tue dotte labbra…..> gongolò Alex.

<Lo so…!!

Ebbene sì….. avevi visto giusto!

Quei bagliori di riflesso che timidamente illuminavano la galleria

provenivano dalle luci tremolanti delle torce dei minatori che frettolosamente stavano raggiungendo il loro posto di lavoro in una delle numerose gallerie presenti nel secondo anello.

Un passaggio dovuto

attraverso la galleria “incriminata”,

provvisoriamente ancora priva di illuminazione…!!

 

Adesso presta molta attenzione su quanto sto per dirti, e

soprattutto tieniti forte…..

 

perché non si trattava di lunari e, ovviamente, non potevano essere nemmeno dei terrestri! Allora dimmi chi erano…?? Ahahahah…!!>

<Chi erano…??  Bohhh….. Uahahah…!!>

<Orosetiani provenienti dal pianeta Oroset…!!

Come va Alex……?

Sei ancora vivo……?

Vedo che lo stupore e la curiosità sono riusciti, per l’ennesima volta, a far brillare i tuoi occhi…!!>

 

Alex non rispose.

Non poteva…..  

Rimase con la bocca spalancata…..

completamente basito…!!

Troppo grande la sua curiosità per perdersi anche un solo istante di quel magico momento.

Senza la benché minima esitazione esortò Aleandro di continuare!!

 

E Aleandro, ridente come raramente gli succedeva, non se lo fece ripetere due volte.

<Tutto accadde nella notte del 12 marzo 2012,

in una delle quattordici giornate di buio,

quando la stragrande maggioranza della popolazione stava ancora viaggiando lungo il percorso disegnato dal buon Morfeo.

Alcuni di noi vennero distratti da un certo fragore paragonabile ad un modesto boato.

Alle due e trenta del mattino dormivano quasi tutti e quel rumore, seppur anomalo,

 riuscì a scalfire il sonno di pochi selenesi.

Altri non potevano essere se non i soliti sventurati colpiti da una cronica insonnia….. Ahahahah…!!

 

I componenti di una squadra che stavano operando all’esterno notarono in lontananza, ad una distanza di sicurezza generosamente oltre la linea del tetto di Selene, una debolissima scia di luce splendere per un paio di secondi e nulla più! Mentre altri, a dire il vero pochi eletti, la notarono attraverso le finestre virtuali.

Immediatamente ci organizzammo con una squadra di soccorso!

Non eravamo preoccupati per i nostri compagni che sapevamo essere al sicuro ed in perfetta salute.  Dovevamo solamente verificare l’entità del cratere provocato dal meteorite che, sebbene fosse stato gentile nel suo cadere ben oltre il nostro tetto, avrebbe comunque potuto provocare qualche crepa di scortesia.>


segue…..